Sulla politica verso gli immigrati, niente polemiche, solo una richiesta di informazione

Scrive oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, un pezzo dal titolo ‘Quando il premier disse: “Quelle navi non vanno fermate“, in cui è possibile leggere:

“…

Rileggere quanto disse allora il leader azzurro, deciso a sottolineare i contrasti dentro il governo Prodi che per arginare gli sbarchi in Puglia aveva varato il pattugliamento delle coste andando incontro alla spaventosa tragedia della “Kater I Rades” affondata con una manovra sbagliata dalla «Sibilla», è fonte di sorprese. 

Per cominciare, secondo l’Ansa, il leader azzurro accorso a Brindisi a in contrare i sopravvissuti, ricordò che «”’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva espresso deplorazione su questa misura del blocco navale: ora dopo quello che è successo, dobbiamo riscattare la nostra immagine e dobbiamo fare tutto ciò che le nostre possibilità ci consentono, non solo con il nostro esercito per proteggere gli aiuti, ma dobbiamo essere tutti noi generosi”. 

Quindi, offerta ospitalità personale a una dozzina di profughi, espresse “le sue riserve sul pattugliamento” e smentì assolutamente a Repubblica che Romano Prodi l’avesse preavvertito: “Non sono stato informato né di blocchi né di pattugliamenti. Prodi mi aveva informato dell’intervento finalmente possibile in Albania, dicendomi che era stato trovato un accordo con i paesi di cui mi ha fatto i nomi — Portogallo, Francia, Grecia ed altri — per una missione di pace. Su questo, io ho detto ‘Sono pienamente d’accordo’. Tra l’altro ho studiato diritto della navigazione, a suo tempo: so che nessuno può fermare navi civili in acque non territoriali, non è previsto assolutamente un diritto di questo genere da parte di nessuno Stato. Se avessi sentito parlare di blocco navale, avrei subito drizzato le antenne».

Di più, aggiunse all’Ansa: «Credo che l’Italia non possa accettare di dare al mondo l’immagine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Pae se vicino, temendo per la sua vita, cercando salvezza e scampo in un paese che ritiene amico. Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimento a chi si trova in queste condizioni”. 

E chiuse: “Dobbiamo lavare questa macchia, che sarà pure venuta dalla sfortuna, ma che è venuta da una decisione che non si doveva prendere”.

…”

Ora tralasciando qualsiasi altra ed ulteriore considerazione, anche in questo caso solo una richiesta di informazione, per sapere: che fine hanno fatto quella dozzina di profughi ?

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