La lezione che viene da Trento

Ieri si è votato a Trento per l’elezione del sindaco.

Il risultato era piuttosto scontato, nel senso che a priori era dato per vincitore l’uscente sindaco Andreatta (PD) espressione di una eterogenea coalizione che và dagli autonomisti del Partito Autonomista Trentino Tirolese, alla lista civica di Leali al Trentino Laici e Democratici, e alla Lista Civica Unione per Trento , passando per i socialisti di Socialisti Democratici per Trento, i democristiani dell’UDC di Casini, ma anche Di Pietro – Italia dei Valori, i Verdi e Democratici per Trento e naturalmente il Partito Democratico.

Otto erano i concorrenti.

Al momento in cui scrivo lo spoglio dà il candidato di centro-sinistra al 65,32 % ed il candidato del PdL al 19,30% seguito dalla candidata della Lega Nord al 6,66% e quindi dal candidato di Rifondazione Comunista al 2,57%.

Nello specifico qui chi ha seguito la logica dello “splendido isolamento” e della aspirazione al “bipartitismo”, questa volta è stato il PdL uscendone battuto oltre le aspettative.

Lezione:

Riveda il Pd la sua posizione sui tre quesiti del Referendum elettorale del 21 giugno, e riavvii la politica delle alleanze delle diverse e plurali posizioni del centro-sinistra.

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