E che avevamo detto noi ?

La conferma di buona parte del disegno politico esposto qui arriva oggi direttamente dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale,  conversando con i cronisti,  a proposito del referendum indetto per il 21 giugno con il quale si intende modificare l’attuale legge elettorale, in risposta ad una domanda su come avrebbe votato, ha detto:

certo. La risposta è ovvia. Il referendum dà un premio di maggioranza al partito più forte e vi sembra che io possa votare no ?
Va bene tutto ma non si può pensare di essere masochisti. Non abbiamo posto noi il problema ma puoi domandare all’avvantaggiato di votare no per un vantaggio che gli altri gli regalano e potrebbe essere confermato dal popolo ?“.

A chi gli chiedeva della contrarietà della Lega sul referendum, Berlusconi ha risposto: “E ci credo, se io fossi nei loro panni non sarei contento”.

Quanto ai cambiamenti della Costituzione, dopo aver premesso che la maggioranza è “sempre aperta ad una discussione e a un confronto franco con l’opposizione”, Berlusconi ha aggiunto che gli sembra “strano che da parte dell’opposizione oggi arrivino certe richieste”, quale quella di cambiare la Costituzione solo con l’accordo dell’opposizione.

A questa affermazione Berlusconi “obbietta” che: “non c’é una norma che preveda questo”, che è la stessa Costituzione a prevedere le modalità di cambiamento e che “non c’é un solo articolo nella Carta costituzionale che dica che è necessario il concorso dell’opposizione“.

Berlusconi ha ricordato anche che “la Costituzione indica essa stessa come debba essere cambiata, quali maggioranze debbano esserci, le formule dei voti successivi in Parlamento e poi, alla fine, ci sono i referendum abrogativi. Tutto è quindi previsto. Non vedo – ha concluso – come si possa pensare ad una innovazione per la modifica della Costituzione che non è nella Carta stessa”.

Annunci

Tra invidia, allarme e disgusto

Apprendere che il tizio di cui al video stranoto che vi ripropongo, Luca Luciani il “motivatore”, d.g. Telecom, quello che trasforma la sconfitta di Napoleone a Waterloo in una vittoria,anzi nel suo capolavoro guadagna 976.000 euro all’anno, (e sta al 165° posto nella classifica de Il Sole 24 Ore) dovrebbe suscitare allarme (e forse anche disgusto) in chi legge, ascolta e guarda, ogni qual volta sente pronunciare da politici, giornalisti ed economisti italici, le parole “merito” e “meritocrazia“, ma non escludo che la faccenda vista in un’altra ottica possa anche suscitare invidia.

Non so voi, ma io mi dichiaro allarmato e disgustato.