Pierferdinando Casini, rinnovarsi (almeno provarci) o morire

Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini parlando all’assemblea nazionale del suo partito, avendo compreso che i margini di sopravvivenza dell’Udc si restringono sempre più, dopo la nascita del Pdl, (e la sua forte caratterizzazione di partito di stretta osservanza cattolica, nonostante Fini), e che sarà oltremodo difficile reggere un secondo scontro con il partito di Berlusconi, tenta di intercettare anche lui, come Di Pietro (con altre argomentazioni), possibili settori in fuga dal Pd, e lancia la proposta di una nuova formazione politica.

Il suo pensiero va naturalmente agli ex democristiani e agli ex margheritini di Rutelli & C.

La nuova formazione si chiamerebbe partito della Nazione e per rendere la cosa più appetibile Casini premette che non avrebbe intenzione di esserne a capo.

Secondo Casini, “l’illusione bipartitica cadrà fin dalle prossime elezioni europee, noi siamo l’alternativa, quella vera e siamo pronti a concorrere al governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo perchè se facessimo una scelta di campo ora saremmo solo e semplicemente in contraddizione con noi stessi.”

“Costruiremo un partito che si propone di governare quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia. Quando la suggestione sarà finita noi ci saremo. Non dobbiamo avere paura non dobbiamo avere fretta ma soprattutto non dobbiamo consentire a nessuno di svendere la nostra prospettiva per mettere il proprio sedere su qualche assessorato.”

Casini dice di volere costruire un partito della nazione che “non aspira unicamente a essere l’ago della bilancia della politica italiana” ma ha un programma “più impegnativo, un partito della nazione che verrà costruito con pazienza, equilibrio e responsabilità”.

“Un partito di iscritti in cui nessuno possa rivendicare rendite di posizione. Un partito laico come la dc e di ispirazione cristiana che tra clericalismo e laicismo sappia qual è la strada da prendere“.

Ed infine conclude alla Berlusconi vecchia maniera “siamo consci che le forze che puntano alla modernizzazione e al cambiamento sono una minoranza ma aiutateci a costruire una nuova casa, la casa degli italiani“.

Il fatto è che come si vede dalle conclusioni (la casa degli italiani) e dalle recenti prese di posizione che hanno rivelato la concezione di laicità dello Stato di ciascuno, ciò che propone Casini si rivela solo come l’aggregazione di quanti hanno le medesime concezioni del Pdl, ma rifiutano di avere come capo Berlusconi, con in più l’aggravante (secondo la concezione corrente) di essere dei professionisti della politica.

La mia impressione è che quanto avanzato da Casini sia più una prospettiva lanciata ad uso interno allo scopo di bloccare per quanto possibile le previste emorragie di adesioni e di consensi, che una proposta in grado di far uscire l’Udc dai sui confini sempre più angusti,  ed i cui spazi culturali, e di rappresentanza politica vengono sempre più occupati dal Pdl.

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