Ancora parole in prestito, alla faccia della crisi

«Lo psiconano è un razzista, ha detto che Obama è abbronzato»

Credo che una bella fetta di commentatori ed elettori della sinistra dovrebbe sciogliere una sua ambiguità linguistica. Si può essere legittimamente convinti che non sia giusto, che non sia opportuno o che sia persino razzista prendere in giro le persone per una condizione fisica indipendente dalla loro volontà, e quindi non apostrofare nessuno chiamandolo frocio, nano, negro, muso giallo, zingaro, terrone, eccetera. Oppure si può essere legittimamente convinti che finché trattasi di innocua presa per il culo, meglio essere liberali, anche per evitare di dare connotati negativi a parole che inizialmente non ne avevano e arrivare ai noti eccessi del politicamente corretto. Le due cose insieme, però, non si possono fare. Bisognerebbe rendersi conto che chiamare Berlusconi «Al Tappone» o «psiconano» non è diverso da chiamare Franco Grillini «al Frocione» o Barack Obama «psiconegro». La stessa cosa vale per il ministro Brunetta, all’indirizzo del quale ho letto cose piuttosto violente – peraltro col vile paravento di un testo di De André citato completamente a sproposito. Io mi dichiaro indubbiamente favorevole alla liberalizzazione della presa per il culo, ma mi sembra che tanti difensori del politicamente corretto senza se e senza ma non si accorgano della contraddizione

da Francesco Costa

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