Quel toscano che scappò in Sicilia

Due passioni: Garibaldi e la letteratura
Quel toscano che scappò in Sicilia

E poi c’era Leopoldo. Barboni, per la precisione. Nato nel 1848, toscanissimo, bozzettista niente male, grande appassionato di letteratura ammiratore senza se e senza ma di Giuseppe Garibaldi, dirigente scolastico

di Francesco Ghidetti

E poi c’era Leopoldo. Barboni, per la precisione. Nato nel 1848, toscanissimo (amava viaggiare, al massimo, tra Pisa e Livorno), bozzettista niente male, grande appassionato di letteratura (conosceva praticamente a memoria Giosue Carducci e Francesco Domenico Guerrazzi), ammiratore senza se e senza ma di Giuseppe Garibaldi, dirigente scolastico. Una vita serena, tra ‘gite’ in campagna e bicchieri di vino rosso. Una moglie adorata, quei bei tramonti nella campagna livornese. E poi l’insegnamento, le letture, le dolci giornate con gli amici. E invece… E invece ecco che cosa ci racconta lui in una lettera del 1895 al siciliano Nunzio Nasi, tra i protagonisti della vita politica italiana: “Io era a Livorno cioè a pochi passi da Pisa, dove sono nato, e sotto ogni aspetto avevo il diritto e il dovere di dirmi felicissimo. Ma questa felicità non doveva durare! Per una fatale caduta, alla mia povera e buona moglie si svilupparono tre fibromi, e quando la si minacciò delle più terribili fra le operazioni chirurgiche, io, atterrito, chiesi di essere tramutato quaggiù perché mia moglie è di Trapani e qua ha sorelle, e queste, in tanto penosa congiuntura, le avrebbero porta ogni più delicata assistenza”.

Un disastro, direte. E, invece, no. Barboni trascorse tutta la sua vita nel trapanese (morì nel 1921), fu apprezzatissimo intellettuale e fece carriera: da insegnante a preside a provveditore agli studi e abitò in una villetta che, parole sue, tanto amava da sentire ancora l’eco delle gesta garibaldine. E che non fosse una carriera di poco conto lo dimostra il fatto che ebbe tra i suoi alunni personaggi del calibro di Giovanni Gentile, il famoso filosofo di Castelvetrano, protagonista della storia italiana specie durante il fascismo. Barboni insegnava al Liceo Ximenes che sarebbe come dire oggi il Mamiani a Roma o il Parini a Milano.

Una storia molto divertente che potrete trovare in un bel volume scritto da uno studioso di vaglia, Salvatore Costanza: Cultura e informazione a Trapani fra Otto e Novecento. E anche una storia molto istruttiva che vede un palcoscenico con attori di primo piano. Come il già citato Gentile e la sua potente famiglia che agisce in quel di Castelvetrano. Come Francesco De Stefano, raffinato storico delle vicende siciliane dal Medioevo al Risorgimento. Per non parlare di Nunzio Nasi, deputato del ‘partito massonico’, vittima di complotti ma sempre amatissimo dalle genti del trapanese. E non è finita perché in queste pagine di Costanza assistiamo ai primi passi di un giovanissimo commissario a Castelvetrano di nome Cesare Mori, futura icona fascista della lotta alla mafia. Oppure il grande storico Nicolò Rodolico.

Ma non solo di uomini si parla. Ci sono le attività culturali, le biblioteche, i giornali, le tipografie e una lotta politica aspra e appassionante come solo in Sicilia sa essere. Insomma, un saggio tutto da leggere. Che sfata molti luoghi comuni e che ci restituisce l’immagine ‘bella’ di una Sicilia troppo spesso ingabbiata in schemi prefissati e perciò falsi.

da Quotidianonet

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