Vittorio Sgarbi “non chiudere l’ospedale di Salemi”

“Preso atto delle puntualizzazioni dell’assessore Russo, voglio sottolineare che né verso di lui e la sua professionalità, né tanto meno verso l’amico Presidente della Regione io intendevo indirizzare contumelie, ma indicare una ineludibile strada da percorrere insieme per l’impegno del tutto gratuito e senza indennità che muove con spirito missionario o, altamente politico, me e i miei assessori, in particolare Oliviero Toscani che finanzia molte attività senza ricevere alcun finanziamento dalla Regione per idee ed impulsi di cui tutto il mondo è a conoscenza e che sono stati riconosciuti anche dai 16 rappresentanti della stampa estera ospitati proprio dal Presidente Lombardo. 

In questa logica non si può innalzare il nome, l’immagine e la vitalità di una città (e questo vale oggi per Salemi ma da anni vale anche e soprattutto per Pantelleria) e privarla di quei servizi primari dei quali l’ospedale è l’emblema più necessario.

Mentre la città cresce non le si può togliere quello che ha al di là di direttive e piani di rientro.

Così al Presidente Lombardo rivolgo intanto una prima domanda: mentre ammirano e traggono anch’essi beneficio dal lavoro che svolgiamo a Salemi, perché, prima di una qualunque decisione e al di là di direttive astratte, l’assessore Russo, in rapporti amichevoli con me e con i miei assessori, non è venuto in visita all’ospedale di Salemi per apprezzarne le risorse, la pulizia e i reparti di riconosciuta qualità rispetto ad altri ospedali,  e da preservare, non da abolire, in cambio di un ospizio per lungodegenti e, forse, senza neppure un pronto soccorso ?

Allo stesso modo, per l’attenzione che meritiamo, che ci è dovuta, così come ci vengono chiesti – a me e a Toscani in particolare – impegni per tutta l’Isola, non sarebbe stata, vista la sua competenza ed esperienza, inopportuna una visita dello stesso Presidente Lombardo, per apprezzare il funzionamento e i servizi garantiti dall’ospedale di Salemi.

E’ soltanto per quest’ordine di considerazioni che io ho dichiarato di essermi meravigliato di una mancanza di attenzione per una città di cui parlano i giornali di tutto il mondo.

Ed in questo senso va intesa anche l’infelice espressione di “una sicilia allo sbando”, pensando a molte realtà più in balia della criminalità ma senza prospettive e progetti che ne indichino un futuro desiderato e desiderabile da parte di tutti i siciliani, del Presidente della Regione e mia.

E se la collaborazione per un risultato, al quale noi diamo tutte le energie, non dovesse esserci, e se il segnale di mancata attenzione dovesse essere la chiusura dell’ospedale di Salemi, io potrei anche ritenere interrotta la mia esperienza di sindaco a Salemi e rinunciare a spendere energie senza trovare da parte delle autorità regionali disponibilità, attenzione particolare e garanzie di scelte non fatte sulla carta ma valutate le circostanze.

Queste circostanze a Salemi e per la Sicilia sono un esempio e un  modello per cui vogliamo non riconoscenza, ma riconoscimento.

Ecco la ragione delle mie parole, senza alcuna animosità, se non specifica nei confronti dell’assessore Russo e del Presidente Lombardo, ai quali resta la mia stima personale, ma li voglio partecipi alla nostra impresa.

All’assessore Russo voglio aggiungere: la miopia è un difetto correggibile fisicamente, ma molto pericoloso metaforicamente.”

Quel toscano che scappò in Sicilia

Due passioni: Garibaldi e la letteratura
Quel toscano che scappò in Sicilia

E poi c’era Leopoldo. Barboni, per la precisione. Nato nel 1848, toscanissimo, bozzettista niente male, grande appassionato di letteratura ammiratore senza se e senza ma di Giuseppe Garibaldi, dirigente scolastico

di Francesco Ghidetti

E poi c’era Leopoldo. Barboni, per la precisione. Nato nel 1848, toscanissimo (amava viaggiare, al massimo, tra Pisa e Livorno), bozzettista niente male, grande appassionato di letteratura (conosceva praticamente a memoria Giosue Carducci e Francesco Domenico Guerrazzi), ammiratore senza se e senza ma di Giuseppe Garibaldi, dirigente scolastico. Una vita serena, tra ‘gite’ in campagna e bicchieri di vino rosso. Una moglie adorata, quei bei tramonti nella campagna livornese. E poi l’insegnamento, le letture, le dolci giornate con gli amici. E invece… E invece ecco che cosa ci racconta lui in una lettera del 1895 al siciliano Nunzio Nasi, tra i protagonisti della vita politica italiana: “Io era a Livorno cioè a pochi passi da Pisa, dove sono nato, e sotto ogni aspetto avevo il diritto e il dovere di dirmi felicissimo. Ma questa felicità non doveva durare! Per una fatale caduta, alla mia povera e buona moglie si svilupparono tre fibromi, e quando la si minacciò delle più terribili fra le operazioni chirurgiche, io, atterrito, chiesi di essere tramutato quaggiù perché mia moglie è di Trapani e qua ha sorelle, e queste, in tanto penosa congiuntura, le avrebbero porta ogni più delicata assistenza”.

Un disastro, direte. E, invece, no. Barboni trascorse tutta la sua vita nel trapanese (morì nel 1921), fu apprezzatissimo intellettuale e fece carriera: da insegnante a preside a provveditore agli studi e abitò in una villetta che, parole sue, tanto amava da sentire ancora l’eco delle gesta garibaldine. E che non fosse una carriera di poco conto lo dimostra il fatto che ebbe tra i suoi alunni personaggi del calibro di Giovanni Gentile, il famoso filosofo di Castelvetrano, protagonista della storia italiana specie durante il fascismo. Barboni insegnava al Liceo Ximenes che sarebbe come dire oggi il Mamiani a Roma o il Parini a Milano.

Una storia molto divertente che potrete trovare in un bel volume scritto da uno studioso di vaglia, Salvatore Costanza: Cultura e informazione a Trapani fra Otto e Novecento. E anche una storia molto istruttiva che vede un palcoscenico con attori di primo piano. Come il già citato Gentile e la sua potente famiglia che agisce in quel di Castelvetrano. Come Francesco De Stefano, raffinato storico delle vicende siciliane dal Medioevo al Risorgimento. Per non parlare di Nunzio Nasi, deputato del ‘partito massonico’, vittima di complotti ma sempre amatissimo dalle genti del trapanese. E non è finita perché in queste pagine di Costanza assistiamo ai primi passi di un giovanissimo commissario a Castelvetrano di nome Cesare Mori, futura icona fascista della lotta alla mafia. Oppure il grande storico Nicolò Rodolico.

Ma non solo di uomini si parla. Ci sono le attività culturali, le biblioteche, i giornali, le tipografie e una lotta politica aspra e appassionante come solo in Sicilia sa essere. Insomma, un saggio tutto da leggere. Che sfata molti luoghi comuni e che ci restituisce l’immagine ‘bella’ di una Sicilia troppo spesso ingabbiata in schemi prefissati e perciò falsi.

da Quotidianonet