Quarantanni meno un giorno

C’era stata,

la rivolta a Berkley, negli USA, la battaglia di Valle Giulia in Italia, il maggio francese, e l’autunno di quell’anno da noi sarebbe stato ricordato a lungo come autunno caldo.  All’est invece a partire dal 5 gennaio 1968 e fino al 20 agosto del 1968,

c’era stata,

la Primavera di Praga, una stagione di liberalizzazione e riforme in Cecoslovacchia, repressa dai carri armati degli invasori dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia.

Era il 19 gennaio del 1969,

e quel giorno dopo tre giorni di agonia moriva a Praga lo studente Jan Palach.

Iscritto alla Facoltà di filosofia dell’Università Carlo di Praga, aveva seguito con interesse la stagione riformista del suo paese, ma visse tutta la delusione conseguente all’invasione sovietica.
Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969 Jan Palach si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, ai piedi della scalinata del Museo Nazionale.
Si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. L’agonia durò tre giorni durante i quali Jan mantenne la lucidità.
Ai medici disse d’aver preso a modello i buddisti del Vietnam che si davano fuoco per protesta contro la guerra.
I funerale, il 25 gennaio, nonostante la presenza delle truppe di occupazione furono imponenti e videro la partecipazione di oltre 600 mila persone, provenienti da tutto il Paese. Almeno altri sette studenti, tra cui Jan Zajíc, nei mesi successivi seguirono il suo esempio e si tolsero la vita, nel silenzio degli organi d’informazione, controllati dalle forze d’invasione.

Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava all’orizzonte del cielo di Praga” 

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