Porto di Castellammare, ma chi vigila sugli esecutori dei lavori ?

Qualcosa di più sull’appalto relativo ai lavori di prolungamento e messa in sicurezza del porto di Castellamare del Golfo:

L’appalto era tanto vigilato dalla prefettura e dalla commissione straordinaria che gestiva l’amministrazione comunale a Castellammare del Golfo, che ad aggiudicarselo fu una associazione di imprese costituita dal “Consorzio Veneto Cooperativo” (CO.VE.CO), di Marghera, il cui presidente, Antonella Colavizza, trevigiana, risulta denunciata per turbata libertà d’incanti ed associazione per delinquere; dalla COGEM di Alcamo e dalla “CO.M.E.S.I. di Palermo, il cui amministratore unico è una donna, Rosalia Rita Olinda Taormina, figlia di un soggetto condannato dal Tribunale di Reggio Calabria per turbativa d’asta.

L’appalto è quello per la costruzione del porto di Castellammare, gara da 20 milioni di euro, dal carcere l’imprenditore boss Tommaso “Masino” Coppola fremeva perchè “gli impegni presi” venissero mantenuti e così incaricava il nipote, Salvatore Fiordimondo, perchè contattasse “Camillo” (Iovino, oggi sindaco di Valderice) perchè a sua volta parlasse col “senatore” – Antonio D’Alì. Ma non solo per questo appalto anche perchè le sue imprese continuassero a fornire la Calcestruzzi Ericina, si proprio questa.“.

Quello sopra è l’incipit di un articolo di Rino Giacalone per Articolo21.info dal titolo “Porto di Castellammare, così la mafia trovava sponda nelle Istituzioni e nella politica” che,  mi sbaglierò forse, si regge su qualche informazione errata, o carente per trarre il giudizio della parte iniziale.

In ogni caso tutto l’articolo lo trovate qui

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Valderice verso il commissariamento per infiltrazioni mafiose

Il quadro emerso con l’ inchiesta di ieri, al di là degli aspetti penali relativi ai singoli indagati, innocenti fino a definitiva condanna,  indica l’emergere o per meglio dire il riemergere nell’ambito dell’amministrazione di un ente locale della nostra provincia della commistione tra politica e malaffare.

E’ assai probabile che il Prefetto avvii, di qui a non molto, le procedure previste dall’articolo 143 del T.U. dell’Ordinamento degli Enti Locali, per intenderci quello che ha per titolo: “Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso” 

Un consiglio ci sentiamo di dare alla collettività valdericina, quello di chiedere, sommessamene o a gran voce facciano loro, le dimissioni immediate, per il bene della cittadina dell’ericino, del consiglio comunale e del sindaco.

Ciò non darà loro la matematica certezza di evitare un ignominioso e dannoso, per l’intera collettività, commissariamento per infiltrazioni mafiose, ma potrebbe essere un utile contributo, ed un indicatore di una ritrovata unità d’intenti, della collettività in direzione del contrasto alla mafia ed alle sue infiltrazioni.