Caso Valderice, potevamo restarne fuori ?

Su La Sicilia.it c’è una anticipazione sull’operazione che ha portato all’arresto di 9 persone, tra le quali il vice sindaco di Valderice, Francesco Maggio, e al sequestro di 8 società per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Ricordando a me stesso, prima ancora che a chi legge, che Valderice è andata al rinnovo dell’amministrazione locale, come Castellammare del Golfo, nello scorso giugno,  che “sponsor” di entrambe le sindacature è stato il medesimo “politico nazionale“, e che di Tommaso Coppola ci eravamo occupati qui , nel rinviarvi a “La Sicilia. it” per l’intero articolo e ad acquistare domani “La Sicilia” per gli approfondimenti, vi ripropongo a titolo di anticipazione, la conclusione del pezzo:

L’imprenditore Tommaso Coppola, già condannato per mafia, tramite il suo referente locale inviava dal carcere “sollecitazioni” nei confronti di un esponente politico nazionale di Trapani. Le richieste di Coppola riguardavano, in particolare, la gestione della Calcestruzzi ericina, sequestrata al boss Vincenzo Virga.

L’imprenditore chiedeva al politico di intervenire sul prefetto di Trapani affinchè sollecitasse gli amministratori giudiziari a garantire la prosecuzione della fornitura di materiali all’azienda confiscata. Dalle intercettazioni emerge che era stata data assicurazione da parte del politico nazionale che sarebbe intervenuto sul Prefetto pro tempore, per la fornitura relativa ai lavori del porto di Castellammare del Golfo, secondo le richieste di Coppola.

Aggiornamento (1)

Il Messaggero.it sull’argomento aggiunge nuovi elementi vi ripropongo le parti più interessanti:

Boss in carcere chiede intervento politici. L’imprenditore Tommaso Coppola, ritenuto vicino al capomafia latitante Matteo Messina Denaro, avrebbe ordinato dal carcere le variazioni di intestazione dei beni per evitarne il sequestro e avrebbe indicato i politici da contattare per ottenere «favori». Gli investigatori hanno accertato che Coppola, con la complicità di consulenti, come Francesco Mineo (anche lui arrestato stamani), ha occultato i propri beni, tentando di condizionare settori politici e istituzionali, al livello locale, regionale e nazionale, su strategie imprenditoriali.

L’imprenditore chiedeva ai suoi complici di contattare il senatore del Pdl Antonio D’Alì, all’epoca sottosegretario all’Interno, per farlo intervenire in favore di un’impresa, oggi sequestrata. Dalle intercettazioni emerge che Coppola ordina al geometra Vito Virgilio e all’ex vice sindaco di Valderice, Camillo Iovino (ora sindaco), di contattare il senatore D’Alì «affinché perorassero la Siciliana inerti e bituminosi srl per una fornitura di inerti per i lavori del porto di Castellammare del Golfo». Proprio sulle forniture della Siciliana inerti bituminosi si apprende dalle intercettazioni che Coppola avrebbe sempre fatto riferimento, attraverso altre persone, all’ex sottosegretario all’Interno, per farlo intervenire anche sul prefetto di Trapani affinché un’azienda sequestrata alla mafia continuasse a servirsi del materiale fornito dalla società dell’imprenditore arrestato.

Inoltre avrebbe ordinato di contattare il responsabile della Comesi, l’impresa aggiudicataria per la realizzazione del porto di Castellammare del Golfo in merito a una commessa da realizzare.

per il resto leggete l’articolo su “Il Messaggero.it

Aggiornamento (2)

Su Articolo 21.info un lungo pezzo di Rino Giacalone, vi ripropongo la parte relativa al porto di Castellammare del Golfo:

Appalti per la Litoranea di Trapani e il porto di Castellammare del Golfo e la Calcestruzzi Ericina.
Coppola è in carcere perchè ha fatto da «regista» all’aggiudicazione di una serie di appalti per conto di Cosa Nostra, si è anche occupato di una sorta di «tangentopoli», per ripagare funzionari pubblici che si prestavano ai suoi voleri, e il «regista» lo avrebbe fatto anche dopo il suo arresto del 2005 dal carcere, imponendo che le sue aziende ed i suoi mezzi continuassero a lavorare in importanti lavori pubblici, come quelli della «litoranea nord» di Trapani (e in questo caso l’escamotage era quello di applicare sui mezzi adesivi che ne attribuivano la proprietà ad altre imprese, pensava in questo modo che non venissero individuati come propri) o ancora che la sua società di produzione inerti anche con lui in manette continuasse a rifornire il cantiere dei lavori del porto di Castellammare del Golfo (appalto affidato alla ditta Comesi) e la Calcestruzzi Ericina, l’impresa confiscata che i mafiosi avevano cercato di far fallire e con la quale poi volevano fare affari almeno all’esito di questo nuovo capitolo di indagine: «Parla con Camillo e parla col senatore» era la frase che Coppola ripeteva per ogni questione al nipote Salvatore Fiordimondo ad ogni colloquio in carcere che a loro insaputa veniva video registrato dagli investigatori.

Le «sollecitazioni» che secondo “Masino” Coppola erano da rivolgere a un esponente politico nazionale, per il tramite di un suo referente locale, si dovevano muovere su un duplice binario: il primo consisteva nell’intervenire sul prefetto dell’epoca (Giovanni Finazzo) perché questi, rivolgendosi agli amministratori giudiziari della Calcestruzzi Ericina, doveva far si che proseguisse la fornitura di materiali all’azienda confiscata. Il secondo tentativo era finalizzato ad ottenere il rispetto di impegni precedentemente assunti per la fornitura dei materiali necessari per i lavori di ristrutturazione del porto di Castellammare del Golfo (materiali inerti per la produzione di calcestruzzo e pietrame). Le «intercettazioni» hanno svelato che a Coppola dai suoi congiunti è stata data assicurazione in merito all’intervento dell’indicato esponente politico nazionale, sia nei confronti del prefetto, sia per la fornitura relativa ai lavori del porto di Castellammare del Golfo: durante quel colloquio però Salvatore Fiordimondo faceva presente allo zio che «era il caso di attendere ancora che si fossero “calmate le acque” prima di intervenire». Nipote intraprendente, che fuori andava sostenendo che «lui con lo zio non c’entrava nulla» e che dalle società «Tommaso Coppola era stato estromesso». Solo che alcuni soci sono risultati economicamente «incapaci» ad acquistare quella «mole di quote».

il resto lo trovate qui

Aggiornamento (3)

Interessante la dichiarazione del Procuratore Aggiunto di Trapani Roberto Scarpinato rilasciata all’agenzia ASCA:

L’economia meridionale non e’ zavorrata, come molti pensano, dall’imposizione del pizzo ma da una classe dirigente che, invece di utilizzare i soldi pubblici per dare lavoro, li usa per attivita’ illecite.“.

Aggiornamento (4)

Assai completo l’articolo del “Il Sole24ore” di cui vi fornisco alcuni stralci:

Nessun nome è stato fatto in conferenza stampa oggi a Trapani, «posizioni da approfondire» ha detto il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, ma nell’ordinanza i nomi ci sono e sono quelli del senatore Antonio D’Alì, dell’odierno sindaco di Valderice Camillo Iovino (in manette è finito il suo vice Francesco Maggio che faceva da prestanome a Coppola) e del prefetto, oggi di Catania Giovanni Finazzo. C’è anche la testimonianza di un amministratore giudiziario della Calcestruzzi Ericina, Luigi Miserendino, convocato da Finazzo proprio per valutare se mantenere quella fornitura. I magistrati a proposito del prefetto però annotano che il suo non è stato «un intervento perentorio».

Coppola è riuscito a ottenere un finanziamento da oltre 2 milioni per un residence da ampliare, un altro finanziamento da oltre un milione lo stava ottenendo per fare costruire un nuovo residence. Il tutto veicolato da due patti territoriali. Anche in questo caso di mezzo c’era la politica, due amministratori, oggi non più in carica di Erice, l’ex sindaco Ignazio Sanges e l’ex suo vice sindaco l’avvocato Leonardo Mione. Al primo Coppola avrebbe chiesto di parlare con Silvio Cuffaro, fratello dell’allora Governatore Totò Cuffaro. Silvio Cuffaro, commercialista, era revisore dei conti al Comune di Erice. «Allo stato nessun politico è stato raggiunto da informazione di garanzia e non posso dire se ci sono indagini o meno» ha detto ancora Scarpinato.

Tra gli episodi particolari quello per la costruzione (20 milioni di euro) del nuovo porto di Castellammare del Golfo. Anche lì Coppola voleva fare assicurarsi le forniture di calcestruzzo.

L’intero articolo qui

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One thought on “Caso Valderice, potevamo restarne fuori ?

  1. Un “uno due” per il senatore d’Alì | Diarioelettorale Weblog

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