Guerra per bande o guerra tra bande ?

“Guerra per bande” è una espressione che mi è nota dagli anni della gioventù, quando tra i miei primi acqisti di libri ci fù proprio un tascabile dal medesimo titolo o pressapoco (forse era “La guerra per bande“), l’autore non so se fosse Guevara Ernesto, come dicono i cataloghi, ovvero Ernesto Che Guevara come riporta la copertina dell’attuale edizione. Nei miei ricori però vi è un Camillo Cienfuegos artefice con Fidel Castro e Che Guevara della rivoluzione cubana, come coautore o come persona a cui il libro era dedicato e credo fosse edito dalla Mondadori nella collana degli Oscar.

Quel libro come altri, non so che fine abbia fatto.

Tutta questa manfrina per dire che, quella in corso, tra le procure di Salerno e Catanzaro, su molti giornali, viene citata sia come una “guerra per bande” che come una “guerra tra bande”, che non è la medesima cosa.

La guerra per bande, come appresi allora, è la gueriglia, contrapposta alla guerra tra eserciti, e di tutta evidenza di tecnica militare si tratta, di modi ciò di esercitare l’arte della guerra.

Guerra tra bande,  invece è espressione giornalistica atta ad identificare un conflitto tra gruppi urbani, e/o malavitosi.

Ciò detto e suscitato il dubbio sulla correttezza o meno dell’espressione “guerra per bande”, vi segnalo un articolo di Andrea Romano su il Riformista dal titolo:

Questione morale? No, la questione è politica. E non saranno i giudici a salvarci

La guerra per bande in corso tra le procure di Salerno e Catanzaro è molto più di un colpo al prestigio della magistratura. Rappresenta la pietra tombale sulla narrativa della rivoluzione giudiziaria, l’illusione che la politica italiana potesse essere rinnovata facendo leva sull’iniziativa dei giudici. Quella narrativa ha accompagnato gli ultimi due decenni di storia nazionale lungo le linee di un inedito bipolarismo politico-giudiziario. Da una parte, nella sinistra post-azionista e post-comunista, coloro che hanno creduto di far vidimare la propria patente di diversità morale nelle aule di tribunale. Dall’altra, una destra berlusconiana che si è fatta vanto e forza anche elettorale di un pregiudizio anti-magistrati a sfondo qualunquistico assai più che garantista.

Tra queste due trincee uguali e contrarie, parti della magistratura si sono fatte prendere in mezzo troppe volte e ogni volta con criteri sempre meno comprensibili dal mondo esterno. Fino allo spettacolo di questi giorni, di fronte al quale la reazione non può che essere quella riassunta da una firma tradizionalmente vicina alle ragioni della magistratura come Giuseppe D’Avanzo: “Un cittadino non può che pensare che la sua libertà personale, i suoi beni, la sua reputazione sono affidati a una consorteria scriteriata e incosciente”.

Tutto l’articolo lo trovate qui

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Sicilia i costi della politica

Quando si parla di costi della politica a prevalere nell’opinione pubblica è lo scandalo per i costi delle assemblee elettive e delle indennità e stipendi per coloro che ricoprono incarichi esecutivi, quali sindaci, assessori,ministri ecc.

I demagoghi di ogni colore politico, ciclicamente alimentano la sfiducia verso le istituzioni democratiche rapresentative, in ciò favoriti dalla debolezza delle stesse istituzioni e da una sorta di selezione al peggio da cui sembra alimentarsi la classe politica.

In realtà la voce più consistente del costo della politica origina proprio dal fatto che le classi politiche selezionate risultano sempre più inadeguate ad affrontare la complessità dei problemi.

I rifiuti per esempio.

In Sicilia, la spesa media annua del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e’ di 280 euro, la piu’ alta d’Italia con un incremento del 7,7% rispetto all’ultimo anno. Nella regione, cioe’, si pagano ben 63 euro in piu’ rispetto alla media nazionale di a 217 euro.

La spesa piu’ bassa in Molise (117 euro).

In Sicilia, a Siracusa per la Tarsu (400 euro) si arriva a pagare piu’ del doppio rispetto a Caltanissetta (172,5 euro), Trapani (182 euro) e Ragusa (198 euro), 33 euro in piu’ rispetto ad Agrigento, 35 euro in piu’ rispetto a Catania, 115 euro in piu’ rispetto a Messina, 139 euro in piu’ rispetto a Palermo e 107 euro in piu’ rispetto a Enna, che e’ peraltro l’unico capoluogo siciliano ad aver introdotto la Tia (Tariffa di igiene ambientale) prevista dal decreto Ronchi del 1997.

O l’acqua.

Agrigento per esempio è la provincia più assetata d’Italia, quella dove la scorsa estate i militari facevano la guardia alle condotte per contrastare i furti d’acqua, e proprio ad Agrigento, dove nelle case i rubinetti rimangono a secco fino a 15 giorni in un mese, l’acqua costa 322 euro contro i 229 euro della media nazionale.

In media una famiglia tipo (3 persone, 192 metri cubi d’acqua in un anno) in Sicilia, spende per l’acqua annualmente 251 euro, con un aumento nel biennio 2006 – 2007 dell’8,7% contro il 4,6% della media nazionale.

La variazione è imputabile alle province di Agrigento (+38%), Trapani e Messina (+9%), Catania (+5%), Enna (+3%); nelle altre le tariffe restano ferme.

Dopo Agrigento, le province più care risultano Enna (296 euro), Caltanissetta (274 euro), Trapani (232 euro) e Palermo (220 euro). Si scende sotto i 200 euro a Ragusa (196), Messina (194), Siracusa (181) e Catania (168).

La Sicilia supera la media paese anche per quantità di acqua immessa nelle tubature ma persa: 40% contro 35%.

Ed ancora, i prezzi e le tariffe prese in esame, sono quelle del servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura e depurazione, quota fissa o ex nolo contatori) comprensivi quindi dei canoni di depurazione.

Avete idea di quanti sono i depuratori inefficienti, non funzionenti e/o inesistenti ?

Provate ad immaginare il costo di questo spreco per singolo contribuente e per l’intero sistema paese e poi se vorrete, continuate pure a pensare che il problema sia riconducibile ad un assessore in più o un assessore in meno, o a mille euro in più o in meno ai sindaci

 

NB – I dati sui rifiuti e sull’acqua li trovate in questo dossier rifiuti e dossier acqua di Cittadinanza Attiva, dal quale potrete anche scaricare il modulo per chiedere il rimborso del canone di depurazione non dovuto.