Sicilia, “trombettieri” tanti, sicurezza poca

Nei film western, quelli che ci hanno fatto conoscere, seppure in modo oggi giudicato non “politicaly correct“, l’epopea della conquista del West, accadeva che città, contee e lande non ancora raggiunte dalla legge e dalla civiltà, fossero temporaneamente nelle mani di fuorilegge, e grassatori di ogni risma.

La logica dello spettacolo voleva però che se il male non riuscivano a debellarlo nè la coalizione, più o meno numerosa dei cittadini onesti, nè lo sceriffo, e i buoni erano sul punto di capitolare, come deus ex machina,  un “arrivano i nostri !e conseguente materializzazione di un drappello di cavalleria, preceduto dal trombettiere, risolveva per il meglio tutta la vicenda, e concludeva degnamente il film.

Qui in Sicilia “trombettieri”, tanto più in questi ultimi mesi, se ne sono visti tanti, ma dei “nostri” nessuna traccia. 

Quale tristezza, nel vedere vacillare un uomo indubbiamente forte come Andrea Vecchio, imprenditore e presidente dell’Ance Catania, dopo aver subito, la notte scorsa, l’ennesimo furto in uno dei suoi cantieri.

Questa volta sono stati sottratti due escavatori, ed è il quinto episodio di criminalità ai suoi danni, che si registra in pochi mesi.

Dopo aver resistito alle pressioni del racket, fatto arrestare gli estortori ed avere accettato tutte le limitazioni che comporta il vivere sotto protezione, ora l’imprenditore Andrea Vecchio comincia a dubitare: “non so che fare, se chiudere il cantiere e licenziare i 45 dipendenti che ci lavorano o fare arrivare altri due escavatori e munire gli operai di armi“.

Capito.

Siamo solo al primo tempo.

 

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