L’Italia un paese sempre più nelle mani degli oligarchi

Negli USA il 4 novembre si vota per eleggere il presidente, anzi si sta già votando, e si stima che il 3 novembre avrà già votato un terzo degli elettori poichè il voto anticipato è consentito in trentuno stati.

Contrariamente a ciò che si pensa dalle nostre parti Barack Obama e John Mccain non sono gli unici candidati, ma ai due sono da aggiungere una decina di altri candidati le cui uniche possibilità sono quelle di giocare un qualche ruolo, in negativo, in qualcuno degli stati in bilico, a danno di questo o quello dei due maggiori candidati.

L’esistenza di due forti aggregazioni,(democratici e repubblicani), in grado di schiacciare qualsiasi aspirazione dei cosidetti “indipendenti” tuttavia non ha mai messo in discussione come diritto costituzionale la scelta dell’uomo prima che del partito.     

In Italia invece.

L’iter parlamentare della nuova legge elettorale per le europee va avanti, trattata sui media quasi come una questione secondaria, senza che se ne parli abbastanza e che se ne metta in discussione l’alterazione della natura stessa della nostra democrazia..

Siamo sempre più europei, dipendenti dalle istituzioni europee a cui più o meno consapevolmente abbiamo ceduto nel tempo una parte sempre maggiore della sovranità nazionale, e ciò che si sta esaminando sarà lo strumento principe per mezzo del quale il popolo italiano dovrà decidere gli uomini e donne che intende delegare in sua vece al Parlamemto Europeo.

Se ne parla poco e non si dice abbastanza che tolgono la possibilità di esprimere la preferenza per “tizio” piuttosto che per “caio”, così come è stato già fatto per il Parlamento nazionale, aumentando il potere di cui già gode l’oligarchia ed allontanando sempre di più gli elettori dagli eletti (o per meglio dire, dai nominati).

 

 

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Vittorio Sgarbi e Marta Bravi – Clausura a Milano e non solo. Da suor Letizia a Salemi

Uscirà il 12 novembre per I tipi della Bompiani “Clausura a Milano e non solo. Da suor Letizia a Salemi” il libro scritto da Vittorio Sgarbi con Marta Bravi de “Il Giornale”, racconto dei due anni alla guida dell’assessorato alla Cultura di Milano del sindaco di Salemi e rivendicazione delle ragioni della libertà della cultura nei confronti della politica.

Nel libro ci sono suor Letizia (la Moratti) e fra Clemente (Mastella), Paolo Glisenti e l’Expo, l’Ara Pacis, le pale eoliche, la valle del Belice, tutti insieme per sostenere la tesi che la “clausura”, vale a dire interessi e perbenismo, è in espansione su tutta la Penisola.