Al Comune di Salemi sventolerà anche la bandiera del Tibet

Sul Palazzo Comunale di Salemi sventolerà la bandiera del Tibet.  Sarà issata dal sindaco Vittorio Sgarbi e dall’assessore ai Diritti Umani, Oliviero Toscani, per denunciare le repressioni della Cina.

Nei giorni scorsi la giunta comunale guidata dal critico d’arte ha approvato l’adesione all’associazioneComuni, province e regioni per il Tibet“, decidendo di esporre la bandiera tibetana all’interno del Municipio fino a quando il Governo della Repubblica Popolare di Cina e quello tibetano in esilio non avranno concordato uno status di piena autonomia per il Tibet all’interno dei confini cinesi.

La giunta comunale ha inoltre invitato il sindaco a trasmettere la delibera al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Camere, ai Presidenti delle Regioni e dei Consigli regionali, al Presidente e al Primo Ministro della Repubblica Popolare di Cina, al Dalai Lama, al Governo e al Parlamento tibetano in esilio, al Presidente del Parlamento Europeo, al Segretario Generale delle Nazioni Unite e all’Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet.

Intanto l’assessore comunale al Nulla, Graziano Cecchini, pochi giorni fa è entrato clandestinamente in Birmania dal nord della Thailandia, assieme ad una missione di pace e di volontariato dichiarando: “Sono qui in Birmania come cittadino, come artista, come volontario ma anche come rappresentante del Comune di Salemi e in questa veste cercherò di raccogliere testimonianze documentali sulle violenze del regime militare“.

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2 thoughts on “Al Comune di Salemi sventolerà anche la bandiera del Tibet

  1. Iniziativa senzaltro lodevole ed estendibile alle amministrazioni del comprensorio,(Erice città della Pace), il tema andrebbe approfondito con seminari e dibattiti.
    Lo sviluppo di un territorio passa sia dalla capacità di attrarre finanziamenti ed invenstimenti, ma soprattutto dalla capacità dei suoi cittadini di immaginare un mondo ed un futuro migliore.
    buon lavoro
    Nicola Bosco

  2. GAETANO PORCASI
    Sono importanti le emozioni in questa battaglia, in questa guerra per la legalità, la giustizia, la libertà insomma, per una vita migliore. Sono importanti perché la memoria di quello che è successo dopo tanti anni, soprattutto se ad avvolgerla è la nebbia del mistero, finisce per raffreddarsi sempre un po’ e diventare storia. Non è così per tutti, ma chi certi fatti non li ha vissuti, o chi ne sta lontano, o chi è poco attento alle cose, li trova soltanto nei libri, che sono sempre un po’ più lenti, un po’ più riflessivi, anche quando sono appassionati. Per questo serve l’emozione, a riscaldare quei fatti a farli tornare con forza alla memoria, a strapparli dalla storia e a farli diventare ricordi, condivisi anche da chi non li ha vissuti. Il compito di fare memoria con il cuore oltre che con la mente spetta alla narrazione, al racconto. E quando questo racconto ti esplode davanti agli occhi con tutti i suoi colori, e le sue linee, i suoi particolari, tutti i suoi dettagli carichi di significati, tutte le sue emozioni, allora non è più soltanto narrazione, è magia. Per questo i quadri di Gaetano Porcasi sono non solo così belli ma così importanti, per il carico di emozioni che si portano dentro e per questa capacità di farle brillare alla vista di chi guarda, immediatamente, con passione. È la forza della pittura, dell’immagine dipinta, che riesce ad evocare il mondo diverso dalla parola. In questo modo tutto il dolore, la crudeltà, ma anche la pietà, l’orgoglio, la speranza, che si accompagnano ad episodi della nostra storia e della nostra vita, come le uccisioni di Mario Francese, del generale Dalla Chiesa, di don Puglisi e di tanti altri, emergono con violenza sulla tela e si compongono in una narrazione continua che è molto più di un film, molto più di un romanzo, è la magia della pittura. Mi sono venute in mente tante cose, a guardare quelle immagini. Tante e tutte assieme. Mi sono venuti in mente il sole e la luce della Sicilia, mi sono tornati in mente i sapori e i colori di quella terra, mi sono sentito partecipe di un racconto di speranza, di resistenza e di riscatto, mi sono sentito male per tutto il dolore che ha accompagnato la nostra storia recente, ho provato indignazione per tutti i segreti che ancora la avvolgono, mi sono chiesto cosa passerà per la testa di un ragazzo che non sa nulla di tutto questo mentre guarda questi quadri e poi mi sono sentito meglio pensando che probabilmente proverà molte delle emozioni che sento io, avrà la stessa memoria, gli stessi ricordi di qualcosa che stiamo vivendo in quel momento, davanti a quelle tele, a quelle linee e a quei disegni. Si, sono importanti le emozioni. Per questo queste tele, questi dipinti e questi disegni, sono armi, armi di pace e libertà, in questa guerra.
    Carlo Lucarelli scrittore
    http://www.gaetanoporcasi.it

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