Non Favignana ma Selinunte per i “pasdaran” del Pdl

E’ “Il Tempo” di Roma il quotidiano nazionale che con più convinzione prova a cavalcare l’onda di quella che, capeggiata dal deputato mazarese Nicola Cristaldi, si preannuncia  ora come un “Pdl forum“, ora come una “riunione di frondisti“, o come detto dall’ex ministro Mario Landolfi (AN): “Ma quale fronda! Noi siamo i pasdaran del Popolo della liberta“, dedicando ben due articoli nel giro di pochi giorni all‘incontro che si svolgerà a Selinunte e non più a Favignana dal 12 al 14 settembre.

Crescono gli interrogativi, nei vari ambienti di Fi e An, e risuonano come un tam tam ormai da parecchi giorni, di fronte al cosidetto “Patto del Notaio“, nel quale Berlusconi e Fini hanno fissato nero su bianco il peso che i rispettivi apparati di provenienza avranno nel futuro Pdl, fissati secondo la formula 70 e 30, cio’è settanta per cento agli uomini di Forza Italia e trenta per cento agli uomini di An.

Dice “Il Tempo“: “C’è chi, negli ambienti azzurri della capitale, fa notare che il malumore per lo più proviene da An, ‘basta osservare la lista dei partecipanti al forum’. Secca la replica degli organizzatori: ‘Alleanza Nazionale è storicamente un partito molto più radicato sul territorio rispetto a Forza Italia‘. Ma anche nel partito del cavaliere ci sono parecchi scontenti di come si stanno conducendo le cose.” ed ancora “Un partito non lo si crea in laboratorio – spiega uno dei partecipanti al forum trapanese – deve considerare le realtà territoriali. Altrimenti, avremo un partito in vitro, basato semplicemente sulla spartizione delle quote, così come ha fatto il Pd.”.

Sullo sfondo, ma non tanto resta la questione della revisione della legge elettorale, sempre da “Il Tempo“: “Può un partito come il Popolo della Libertà essere costruito solo a livello verticistico ?” e “Possono quattro persone sedersi a tavolino e decidere per oltre trecento parlamentari ?“.

One thought on “Non Favignana ma Selinunte per i “pasdaran” del Pdl

  1. Le unificazioni non possono essere operazioni di vertice che lasciano il tempo che trovano, così come l’altrui recente esperienza dimostra.
    È necessario che siano rispettate e salvaguardate le singole identità di provenienza e che le parti originariamente maggioritarie non prevalichino nella gestione di programmi e di apparati.
    In attesa di tempi più opportuni, ad affrettate unioni di facciata che creano malcontento nella base e favoriscono la formazione di micromovimenti di dissidenza, senza contribuire alla chiarificazione del quadro politico, è preferibile consolidare una forma di confederazione a garanzia di trasparenza e autonomia di posizioni.

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