Castellammare del Golfo: la città del non governo

Leggevo oggi “La Sicilia” ed in particolare le cronache della notte di ferragosto da parte di Enzo Di Pasquale per Castellammare del Golfo e Vito Manca per San Vito.
La descrizione del medesimo evento, un pò casuale, un pò tradizionale del fare l’alba in spiaggia nella notte tra il 14 ed il 15 di agosto, dava nei due casi la sensazione di trovarsi non a poche decine di chilometri di distanza e nello stesso golfo della Sicilia, ma in due realtà distanti anni luce e su due pianeti diversi.
Così se i ragazzi di San Vito sono: “un’onda lunga, colorata, variopinta, mossa da un ritmo martellante”,”tante dune, senza un movimento regolare“, quelli di Castellammare del Golfo sono: “orde di giovani” che “hanno letteralmente invaso la playa della cittadina del Golfo” ed in più “tutto il litorale è stato occupato da tende, casse piene di legna da ardere, casse da birra, sacchetti con salsicce, pane, meloni“.

Ma quanti erano questi giovani ?

A San Vito: “Erano davvero tanti nelle ore che attendevano lo scoccare della mezzanotte per festeggiare il 15 agosto. Tutti in tenda ma senza organizzazione. Tutti in mare, uno accanto all’altro. Non era necessario conoscersi. Tanti amori alla luce della spiaggia“.
A Castellammare del Golfo si dice solo sia stata una: “invasione di barbari“.

Ma come è andata a San Vito e come è andata a Castellammare del Golfo ?

A San Vito: “La spiaggia è stata rispettata. La birra scorreva a fiumi ma in tanti si dirigevano nelle aree destinate ai rifiuti. Un segno di civiltà che fino a qualche anno fa era degno di una prima pagina estiva. Gli eccessi sono stati fermati sul nascere. Qualcuno, come sempre, ha alzato il gomito ma soltanto per esibizionismo. C’era voglia di divertirsi. Una voglia che ha coinvolto anche intere famiglie che si sono integrate alla marea di giovani. Anche loro con il sacco a pelo ed il bambino dietro che guardava stranito tanta confusione e musica di ogni tipo. C’era la musica fai da te. Quella tradizionale, una chitarra, un bongo e canzoni di ogni genere. C’era la musica del «Sea Garden». Una vera e propria bolgia con la musica da discoteca. Impossibile accedervi dopo qualche ora dopo il tramonto. C’è chi ha ballato senza fermarsi un solo momento. Musica incalzante che toglieva il respiro e dava sfogo agli amplificatori.
Ma c’era pure il controcanto. Naturale. In piazza. A due passi dalla Chiesa. Il palco ed un gruppo locale pronto a far ballare tutti. Grande successo per i «pezzi» latino-americani ma soprattutto per mazurche, polke e fox trot. Qui i ragazzi erano in minoranza, ma quando il gruppo ha intonato l’ultima di Vasco Rossi «Il mondo che vorrei», chi si stava dirigendo a passo svelto verso la spiaggia ha rallentato il passo. Ha alzato al cielo l’accendino ed ha fatto come si fa allo stadio. Quasi un omaggio al vecchio Vasco. Ma la piazza era dei turisti. Di quelli davvero bravi. Gente da balera. Gente con passi figurati da scuola da ballo che si sono divertiti fino all’una di notte. Un’ora oltre il consentito a Ferragosto è possibile. E’ quasi giusto.

A Castellammare del Golfo: un vuoto pneumatico di iniziative, assenza di predisposizione di servizi,  rifugio in salvifiche azioni repressive e l’indomani le desolanti dichiarazioni del sindaco Marzio Bresciani: “Non siamo riusciti a frenare questa invasione, non ci aspettavamo una così incivile condotta da parte di scapestrati. Il prossimo anno chiederemo se è necessario l’intervento dell’esercito“.

Già l’indomani.

A San Vito dicono le cronache: “La sabbia era pulita. I bambini potevano andare al mare senza alcun rischio. L’unico che correvano era quello di una giornata ventosa e di un mare increspato
A Castellammare del GolfoIl lido sabbioso invaso da bottiglie di birra, legna ancora che ardeva, cocci di vetro, siringhe, carbone sparso di qua e di là. Qualche gruppo più «educato» ha pensato di allestire una discarica praticando un’enorme buca nella sabbia seppellendo quintali di rifiuti“, in compenso non c’era vento ed il mare era piatto.

Conclusioni.

A San Vito si è potuta misurare la capacità di quella amministrazione nel governare gli eventi e piegarli verso esiti positivi, a Castellammare alla ennesima riconferma di una sempre più preoccupante incapacità amministrativa.

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