Attenti al virus

E’ una storia lunga e parte da lontano.

A metà degli anni 70′ c’era ancora la Cassa per il Mezzogiorno, qualcuno lì in alto decise di utilizzare un pò di miliardi nella costruzione di depuratori per alcuni centri rivieraschi.
L’idea, anche se la modalità di realizzazione delle opere e la modalità della spesa furono clientelari, tuttavia non era peregrina e per certi versi anzi all’avanguardia dati i tempi (parliamo di più di trentanni fa).
Scartate le localizzazioni proposte per la foce del Fiume Freddo, e di Vallone del Lupo in evidente contrasto con interessi immobiliari ben rappresentati nell’amministrazione locale fu proposta ed accettata la localizzazione in contrada Cerri.
Pochi, pochissimi giovani fecero allora nel silenzio generale e generalizzato della politica e della società civile di allora un minimo di contro-informazione per avvisare dei pericoli, peraltro facilmente intuibili, che sarebbero derivati da tale localizzazione.

Furono, fummo, facili profeti.

L’emanazione frequente di cattivi odori ed il loro propagarsi al centro abitato non appena avviato, unito a non risolti problemi relativi alla gestione del funzionamento e della manutenzione, fecero si che il depuratore fosse presto bypassato e che i liquami non trattati tramite condotta sottomarina fossero sversati oltre la diga foranea.

Una soluzione provvisoria.

In Italia, si dice, niente è più duraturo del provvisorio e oggi il depuratore abbandonato per oltre  trenta anni è solo un fantasma ma il sito continua ad essere appellato “depuratore di contrada Cerri“.

Il virus

L’ appellativo ha permesso il maturare e farsi strada del virus, il virus del suo ripristino nel medesimo luogo, incastonato oggi ad interrompere la continuità tra la città e il porto a vocazione turistica, in prossimità di strutture ricettive nel frattempo sorte nei paraggi tra i quali due albergi (il Cala Marina e il Cerri Hotel)  e di numerosi esercizi commerciali.

Follia ?

Tutto ciò potrà sembrare folle, ma come accaduto negli anni 70′ ancora oggi il virus non trova oppositori convinti ma politici incastrati tra la necessità inderogabile della realizzazione di un depuratore per la cittadina e una localizzazione forzata da scelte ormai inattuali e che non può per nessuna ragione essere considerata non discutibile.

Già nel 2004  il sindaco Ancona persa la battaglia per la delocalizzazione, annunciava l’inizio dei lavori entro il 2005 e la loro ultimazione per la fine del 2006, opponendo ai dubbi dei pochi che si opponevano e si oppongono improbabili fantascientifiche nuove soluzioni tecniche.
Per fortuna di tutti i lavori non vennero avviati nel 2005.

Ma il virus tuttavia continuava a fare la sua strada e i soldi disponibili passarono da 1.800.000 euro a 4.700.000 euro comprensivi del rifacimento della condotta sottomarina.

I lavori, andati già in gara, per problemi legati alla stassa gara non sono stati avviati e nel novembre del 2007 furono oggetto di un appello del consigliere provinciale Nino Mistretta oggi candidato sindaco al Presidente della Provincia, Sen. Antonio d’Alì, “affinché possa essere eliminato ogni ostacolo che ancora si frappone all’entrata in funzione del depuratore di Castellammare del Golfo“.

Questo ci dà modo di esporre le posizioni dei candidati sindaci i quali in tre casi su quattro, (Nino Mistretta, Marzio Bresciani e Salvo Bologna) sono convinti che il male minore sia di partire dall’attuale localizzazione non opponendosi alla sua realizzazione in contrada Cerri, ma anzi accelerandone la realizzazione.
Unico a porre il problema della localizzazione prioritariamente è il candidato di Rifondazione Comunista Camillo Navarra.

L’ingegnere Marzio Bresciani non lascia, ma anzi raddopia e alla realizzazione qui ed ora del depuratore in contrada Cerri (ben consapevole della illogicità della collocazione del “cesso” in salotto), aggiunge la progettazione e creazione di un nuovo depuratore in sostituzione dell’esistente.

Mi chiedo dove troverà mai di questi tempi il non politico sindaco Bresciani chi gli finanzia non uno ma due depuratori nell’arco di una sindacatura.

Vuoi vedere che anche qui ci sarà chi farà ricorso alla mitica “cordata di imprenditori italiani” ?