Il ramo castellammarese dell’operazione “Salus iniqua”

dice Rino Giacalone in un articolo di ricostruzione dei risvolti dell’operazione “Salus iniqua” di oggi dal titolo “Mafia, borghesia e sanita’: Trapani e gli affari dell’ex onorevole Pino Giammarinaro”, a proposito dei risvolti castellammaresi dell’operazione odierna :

Chi è Giuseppe “Pino” Giammarinaro

Uno dei suoi più intimi amici il giornalista Nino Ippolito, portavoce del sindaco Sgarbi, addetto stampa dell’on. Pio Lo Giudice, e in passato anche addetto stampa dell’attuale ministro Saverio Romano quando questi era a capo dell’Udc siciliana, lo chiama “Pino manicomio” non è una offesa ma una simpatica presa in giro, perchè anche il nome di Ippolito risulta citato nelle indagini come uno di quei soggetti che portavano al Comune gli ordini di Giammarinaro. Imprenditore, presidente di Usl, deputato regionale nel 1991, Pino Giammarinaro dovette andare latitante per sfuggire ad un ordine di cattura mentre sedeva a sala d’Erocle, dal processo per mafia fu assolto, ma nel frattempo è finito condannato per peculato e concussione, sorvegliato speciale per 4 anni. Circostanze queste che nel 2001 lo hanno portato a ricandidarsi alla Regione con la lista “cuffariana” del Biancofiore, sfiorando la rielezione. Nonostante la sorveglianza speciale, venuta a cadere da poco tempo, dopo averla per intero scontata, nello stesso periodo di tempo e fino a tempi recentissimi, Pino Giammarinaro risulta avere arricchito e ampliato il quadro delle conoscenze e dei rapporti, di natura politico-affaristica, dalla sua parte una costante legittimazione del suo operato e un sostegno istituzionale e politico tali da porre poi agevolmente in essere le condotte finalizzate al controllo occulto di attività economiche nel settore della sanità beneficiarie di finanziamenti pubblici regionali, nonché al condizionamento di importanti settori della cosa pubblica e della vita politica della provincia di Trapani. Dalla sua parte imprenditori, medici, operatori sanitari e dirigenti dell’Asl oggi Asp, Giammarinaro sarebbe stato a capo di un comitato di affari per controllare una serie di strutture di assistenza convenzionate con la sanità pubblica, attraverso rpestanome, ci sono poi i capitoli di indagine relativi all’intromissione nella fase decisione circa la nomina di manager e dirigenti di servizi pubblici. Obiettivo? Ottenere tornaconti elettorali e tornaconti in denaro attraverso rimborsi che venivano elargiti a occhi chiusi di dirigenti della sanità pubblica che si raccordavano dietro le quinte con lo stesso ex parlamentare. Denaro pubblico finito nelle tasche del politico per milioni di euro hanno spiegato gli investigatori. Ma i buoni servizi della sanità gli sono anche serviti per ottenere certificati medici di comodo così da sfuggire alle reti della sorveglianza speciale.

Il delitto Capizzo

L’omicidio si delinea sullo sfondo della gestione di residenze sanitarie e centro di emodialisi tra Mazara e Salemi. Capizzo, infermiere professionale, trovato ucciso l’1 ottobre del 2002, era amministratore unico del “Centro Emodialisi Mazarese”, dove Giammarinaro sarebbe stato socio occulto. Capizzo in passato avrebbe anche “curato” la latianza del deputato quando era ricercato per mafia, ne custodiva denaro e libretti, raccogliendo denaro per agevolarlo, L’omicidio non ha avuto mai una chiara pista, è rimasto senza colpevoli, ma gli affari sono emersi bene e oltre al Cem riguardano altri centri, Life e Villa Letizia, fittiziamente intestati ad un ex vice sindaco di Castellammare, Francesco Cacciatore, alla moglie di questi Maria Neglia, a Stefano Liuzza, per il centro Salus, Antonino Maniscalco ancora per la Cem, Nicolò Domenico Ardagna che da autista dell’onorevole divenne per suo conto proprietario terriero, Ardagna dipendente della Salus era poi componente del collegio sindacale della cooperativa Villa Letizia. Nei rapporti tra Giammarinaro e Cacciatore, presidente del Cda di Villa Letizia, c’è una intercettazione nella quale si sente parlare della creazione di un fondo in nero per un miliardo di vecchie lire. Nella coop Villa Letizia compaiono anche i nomi del figlio di Giammarinaro, Francesco, e della segreteria dell’ex politico Mirella Robino.

Giammarinaro e la politica. Le storie del sindaco Sgarbi e del deputato Lo Giudice. I rapporti col ministro Saverio Romano

Alle ultime regionali Giammarinaro sostenne la candidatura dell’on. Giuseppe Lo Giudice ex presidente dell’ordine dei medici di Trapani. Dopo la sua elezione questi si rese conto che sarebbe stato un burattino nelle mani di Giammarinaro. Ma non solo si vide chiedere il pagamento di 200 mila euro da parte dell’on. Giammarinaro per spese elettorali. Quella che sembrava semmai una vera e propria tangente. Sentito dagli investigatori, Lo Giudice ha comuinciato a delineare uno spaccato incredibile. E da questo punto in poi l’inchiesta potrebbe avere presto sviluppi ben oltre la Sicilia:
infatti mette in luce i rapporti di Giammarinaro con l’attuale ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, e con Vittorio Sgarbi, di cui Giammarinaro sarebbe stato stato uno dei principali sponsor per
l’elezione a sindaco di Salemi. Dai suoi vecchi amici di partito Cuffaro e Romano, però, Giammarinaro ha lo stop alla ricandidatura per le regionali del 2008 per via del suo status di ex sorvegliato speciale. Lo racconta il medico Pio Lo Giudice, che viene prescelto per candidarsi al suo posto e che, ammetterà poi, si rese conto di essere diventato un “burattino” nelle sue mani. Agli inquirenti Lo Giudice racconta di aver avuto da Giammarinaro la richiesta di 200 mila euro per le spese da questi sostenute per campagna elettorale. E quando chiese a Romano un rimborso dal partito per le spese elettorali seppe che erano già stati erogati 40.000 euro consegnati a Giammarinaro.”

tutto l’articolo qui

Salemi: ma allora Oliviero Toscani aveva ragione !

Dopo la clamorosa rottura e conseguenti irrevocabili dimissioni di Oliviero Toscani di quasi un anno fa, di cui si era detto qui, qui e qui, sembra che il tempo, da quel galantuomo che è, abbia deciso di dare ragione ad Oliviero Toscani se, dopo quanto detto qui, bisogna ora registrare le ulteriori dichiarazioni della vice sindaco di Salemi Antonella Favuzza che, a proposito della bocciatura da parte del Consiglio Comunale del Conto Consuntivo, dichiara:

“Ancora una volta i consiglieri comunali di Pino Giammarinaro, compreso il saltellante Presidente del Consiglio Comunale Giusy Asaro e l’ondivago capogruppo della fantomatica Udc Nino Ardagna, votano un atto contro gli interessi della città nell’idea di piegare l’Amministrazione alle logiche partitocratiche.

L’immarcescibile Uomo del Monte [Pino Giammarinaro ndr.], che dice di non occuparsi di nulla e invece si fa interessato promotore di incontri in luoghi della sanità pubblica con consiglieri più o meno malleabili per concordare azioni più o meno politiche contro me e Sgarbi rei di non essere manovrabili, continua a destabilizzare la vita amministrativa della città, frapponendo ostacoli di diversa natura, esasperando il sindaco con continue richieste di posti in giunta e assurde verifiche di maggioranza,  sperando magari di costringere Sgarbi alle dimissioni o di portare in aula una mozione di sfiducia.

La bocciatura del consuntivo degli uomini di Giammarinaro è anche la risposta alla scelta del Comune di revocare da Capo Settore alle Manutenzioni un ingegnere a loro assai caro. Ne prendiamo atto, ma non torniamo indietro. I salemitani però debbono sapere che proprio gli uomini di Giammarinaro fino ad oggi hanno avuto in mano la gestione della Manutenzione e dei Lavori Pubblici, i settori ai quali i cittadini imputano i maggiori disservizi. La dimostrazione che certa politica non si concilia con l’efficienza.

Non si può infine sottacere l’intesa tra l’ignavo PD e gli uomini di Giammarinaro che in consiglio ormai, da oppositori a Sgarbi, si muovono all’unisono.
Il PD si vergogni di parlare di “gestioni sgangherate” in una città che, grazie alla rinnovata e positiva immagine che le ha dato Sgarbi, ha dato visibilità financo alle loro mediocri posizioni.
E’ lo stesso PD che parla come un marziano sceso sulla terra, dimenticando di avere amministrato per un decennio Salemi senza aver prodotto un solo atto degno di essere annoverato.”

A proposito delle dichiarazioni relative al Pd ed al suo ruolo Domenico Venuti uno dei due consiglieri comunali del PD all’opposizione in consiglio comunale dichiara:

“Ignavia e mediocrità trasudano, semmai, dalle dichiarazioni dell’ufficio per la comunicazione che arriva addirittura a formulare farneticanti intese politiche ed ataviche responsabilità dell’opposizione al solo fine di provare a giustificare il fallimento dell’amministrazione Giammarinaro-Sgarbi“.

A sostegno della vice sindaco interviene l’onorevole Giulia Adamo del Pdl Sicilia:

“Esprimo il mio sostegno personale e politico al vicesindaco di Salemi Antonella Favuzza. E’ un’amministratrice coraggiosa che sta lavorando per il bene della sua città pur tra mille ostacoli posti dalla vecchia politica”.

Alla prossima.

Caso Valderice, potevamo restarne fuori ?

Su La Sicilia.it c’è una anticipazione sull’operazione che ha portato all’arresto di 9 persone, tra le quali il vice sindaco di Valderice, Francesco Maggio, e al sequestro di 8 società per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Ricordando a me stesso, prima ancora che a chi legge, che Valderice è andata al rinnovo dell’amministrazione locale, come Castellammare del Golfo, nello scorso giugno,  che “sponsor” di entrambe le sindacature è stato il medesimo “politico nazionale“, e che di Tommaso Coppola ci eravamo occupati qui , nel rinviarvi a “La Sicilia. it” per l’intero articolo e ad acquistare domani “La Sicilia” per gli approfondimenti, vi ripropongo a titolo di anticipazione, la conclusione del pezzo:

L’imprenditore Tommaso Coppola, già condannato per mafia, tramite il suo referente locale inviava dal carcere “sollecitazioni” nei confronti di un esponente politico nazionale di Trapani. Le richieste di Coppola riguardavano, in particolare, la gestione della Calcestruzzi ericina, sequestrata al boss Vincenzo Virga.

L’imprenditore chiedeva al politico di intervenire sul prefetto di Trapani affinchè sollecitasse gli amministratori giudiziari a garantire la prosecuzione della fornitura di materiali all’azienda confiscata. Dalle intercettazioni emerge che era stata data assicurazione da parte del politico nazionale che sarebbe intervenuto sul Prefetto pro tempore, per la fornitura relativa ai lavori del porto di Castellammare del Golfo, secondo le richieste di Coppola.

Aggiornamento (1)

Il Messaggero.it sull’argomento aggiunge nuovi elementi vi ripropongo le parti più interessanti:

Boss in carcere chiede intervento politici. L’imprenditore Tommaso Coppola, ritenuto vicino al capomafia latitante Matteo Messina Denaro, avrebbe ordinato dal carcere le variazioni di intestazione dei beni per evitarne il sequestro e avrebbe indicato i politici da contattare per ottenere «favori». Gli investigatori hanno accertato che Coppola, con la complicità di consulenti, come Francesco Mineo (anche lui arrestato stamani), ha occultato i propri beni, tentando di condizionare settori politici e istituzionali, al livello locale, regionale e nazionale, su strategie imprenditoriali.

L’imprenditore chiedeva ai suoi complici di contattare il senatore del Pdl Antonio D’Alì, all’epoca sottosegretario all’Interno, per farlo intervenire in favore di un’impresa, oggi sequestrata. Dalle intercettazioni emerge che Coppola ordina al geometra Vito Virgilio e all’ex vice sindaco di Valderice, Camillo Iovino (ora sindaco), di contattare il senatore D’Alì «affinché perorassero la Siciliana inerti e bituminosi srl per una fornitura di inerti per i lavori del porto di Castellammare del Golfo». Proprio sulle forniture della Siciliana inerti bituminosi si apprende dalle intercettazioni che Coppola avrebbe sempre fatto riferimento, attraverso altre persone, all’ex sottosegretario all’Interno, per farlo intervenire anche sul prefetto di Trapani affinché un’azienda sequestrata alla mafia continuasse a servirsi del materiale fornito dalla società dell’imprenditore arrestato.

Inoltre avrebbe ordinato di contattare il responsabile della Comesi, l’impresa aggiudicataria per la realizzazione del porto di Castellammare del Golfo in merito a una commessa da realizzare.

per il resto leggete l’articolo su “Il Messaggero.it

Aggiornamento (2)

Su Articolo 21.info un lungo pezzo di Rino Giacalone, vi ripropongo la parte relativa al porto di Castellammare del Golfo:

Appalti per la Litoranea di Trapani e il porto di Castellammare del Golfo e la Calcestruzzi Ericina.
Coppola è in carcere perchè ha fatto da «regista» all’aggiudicazione di una serie di appalti per conto di Cosa Nostra, si è anche occupato di una sorta di «tangentopoli», per ripagare funzionari pubblici che si prestavano ai suoi voleri, e il «regista» lo avrebbe fatto anche dopo il suo arresto del 2005 dal carcere, imponendo che le sue aziende ed i suoi mezzi continuassero a lavorare in importanti lavori pubblici, come quelli della «litoranea nord» di Trapani (e in questo caso l’escamotage era quello di applicare sui mezzi adesivi che ne attribuivano la proprietà ad altre imprese, pensava in questo modo che non venissero individuati come propri) o ancora che la sua società di produzione inerti anche con lui in manette continuasse a rifornire il cantiere dei lavori del porto di Castellammare del Golfo (appalto affidato alla ditta Comesi) e la Calcestruzzi Ericina, l’impresa confiscata che i mafiosi avevano cercato di far fallire e con la quale poi volevano fare affari almeno all’esito di questo nuovo capitolo di indagine: «Parla con Camillo e parla col senatore» era la frase che Coppola ripeteva per ogni questione al nipote Salvatore Fiordimondo ad ogni colloquio in carcere che a loro insaputa veniva video registrato dagli investigatori.

Le «sollecitazioni» che secondo “Masino” Coppola erano da rivolgere a un esponente politico nazionale, per il tramite di un suo referente locale, si dovevano muovere su un duplice binario: il primo consisteva nell’intervenire sul prefetto dell’epoca (Giovanni Finazzo) perché questi, rivolgendosi agli amministratori giudiziari della Calcestruzzi Ericina, doveva far si che proseguisse la fornitura di materiali all’azienda confiscata. Il secondo tentativo era finalizzato ad ottenere il rispetto di impegni precedentemente assunti per la fornitura dei materiali necessari per i lavori di ristrutturazione del porto di Castellammare del Golfo (materiali inerti per la produzione di calcestruzzo e pietrame). Le «intercettazioni» hanno svelato che a Coppola dai suoi congiunti è stata data assicurazione in merito all’intervento dell’indicato esponente politico nazionale, sia nei confronti del prefetto, sia per la fornitura relativa ai lavori del porto di Castellammare del Golfo: durante quel colloquio però Salvatore Fiordimondo faceva presente allo zio che «era il caso di attendere ancora che si fossero “calmate le acque” prima di intervenire». Nipote intraprendente, che fuori andava sostenendo che «lui con lo zio non c’entrava nulla» e che dalle società «Tommaso Coppola era stato estromesso». Solo che alcuni soci sono risultati economicamente «incapaci» ad acquistare quella «mole di quote».

il resto lo trovate qui

Aggiornamento (3)

Interessante la dichiarazione del Procuratore Aggiunto di Trapani Roberto Scarpinato rilasciata all’agenzia ASCA:

L’economia meridionale non e’ zavorrata, come molti pensano, dall’imposizione del pizzo ma da una classe dirigente che, invece di utilizzare i soldi pubblici per dare lavoro, li usa per attivita’ illecite.“.

Aggiornamento (4)

Assai completo l’articolo del “Il Sole24ore” di cui vi fornisco alcuni stralci:

Nessun nome è stato fatto in conferenza stampa oggi a Trapani, «posizioni da approfondire» ha detto il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, ma nell’ordinanza i nomi ci sono e sono quelli del senatore Antonio D’Alì, dell’odierno sindaco di Valderice Camillo Iovino (in manette è finito il suo vice Francesco Maggio che faceva da prestanome a Coppola) e del prefetto, oggi di Catania Giovanni Finazzo. C’è anche la testimonianza di un amministratore giudiziario della Calcestruzzi Ericina, Luigi Miserendino, convocato da Finazzo proprio per valutare se mantenere quella fornitura. I magistrati a proposito del prefetto però annotano che il suo non è stato «un intervento perentorio».

Coppola è riuscito a ottenere un finanziamento da oltre 2 milioni per un residence da ampliare, un altro finanziamento da oltre un milione lo stava ottenendo per fare costruire un nuovo residence. Il tutto veicolato da due patti territoriali. Anche in questo caso di mezzo c’era la politica, due amministratori, oggi non più in carica di Erice, l’ex sindaco Ignazio Sanges e l’ex suo vice sindaco l’avvocato Leonardo Mione. Al primo Coppola avrebbe chiesto di parlare con Silvio Cuffaro, fratello dell’allora Governatore Totò Cuffaro. Silvio Cuffaro, commercialista, era revisore dei conti al Comune di Erice. «Allo stato nessun politico è stato raggiunto da informazione di garanzia e non posso dire se ci sono indagini o meno» ha detto ancora Scarpinato.

Tra gli episodi particolari quello per la costruzione (20 milioni di euro) del nuovo porto di Castellammare del Golfo. Anche lì Coppola voleva fare assicurarsi le forniture di calcestruzzo.

L’intero articolo qui

Castellammare del Golfo, sensibilità a confronto

Leggo su “La Sicilia” di oggi dell’ennesima perla ad opera dell’amministrazione locale castellammarese.

La perla in questione riguarda l’autorizzazione rilasciata ad un Circo a tenere i propri spettacoli nel parcheggio antistante il cimitero comunale.
Immediate le rimostranze degli “incivili” cittadini castellammaresi I quali con una nota hanno espresso il loro disappunto: “Non ci è sembrato delicato da parte dell’amministrazione comunale concedere l’autorizzazione per installare il circo proprio davanti al cimitero. Questo significa avere poco rispetto per i defunti“.

Intervistato da Enzo Di Pasquale il vice sindaco Carlo Navarra, ha giustificato il tutto ammettendo che: “In effetti non è il luogo adatto per piazzarvi un circo. Il regolamento comunale prevede per questo genere di spettacoli la zona di Santa Rita. Qui purtroppo i mezzi del circo non avevano la possibilità di fare manovre e l’area non era sufficiente per accoglierli. Per questa ragione il regolamento è andato in deroga e abbiamo chiesto il parere al comando dei vigili urbani. Da qui la decisione di utilizzare l’area antistante il cimitero comunale che sarà occupata solo per quattro giorni“.

Resta il fatto che l’estraneità sempre più manifesta di questa amministrazione rispetto alla cultura e valori condivisi della cittadinanza castellammarese, non può arrivare a mettere in discussione anche la sensibilità ed il rispetto che a Castellammare del Golfo si nutre nei confronti dei defunti.