Bilancio sociale, chi lo fà e chi lo promette

Questo paese non finisce mai di stupire.

Qui, le parole, i concetti, le azioni, che servono in tutta Italia a designare qualcosa di preciso, definito, circoscrito, misurabile, finiscono spesso per assumere tutt’altro significato, spesso neanche lontanamente avvicinabile al senso comune del termine, quando addirittura non si arriva ad usare le medesime parole per negarle.

Prendiamo il caso di “Bilancio Sociale“.

Il termine come capirete facilmente con una rapida ricerca su Google, definisce nell’ambito della comunicazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini (ma anche tra imprese e consumatori, per esempio) un modello di rendicontazione sulle quantità e sulle qualità di relazione tra l’ente ed i gruppi di riferimento rappresentativi dell’intera collettività, mirante a delineare un quadro omogeneo, puntuale, completo e trasparente della complessa interdipendenza tra fattori economici e fattori socio-politici connaturati e conseguenti alle scelte fatte.

Per la pubblica amministrazione l’autorità competente ha individuato delle linee guida e dei modelli di rendicontazione a cui le amministrazioni che intendono cimentarsi nella redazione di tale bilancio è opportuno che si adeguino, al fine di diffondere la cultura della trasparenza amministrativa e favorire la costruzione di un dialogo permanente tra istituzioni e cittadini.

Lo scopo della redazione, pubblicazione e diffusione di un tale documento è quindi di  dar conto del complesso delle attività dell’amministrazione e a rappresentare in un quadro unitario il rapporto tra visione politica, obiettivi, risorse e risultati.

Più delle parole sono forse gli esempi che possono chiarire di cosa stiamo parlando:
in questa pagina il Bilancio sociale del Comune di Livorno Ferraris in Provincia di Vercelli (circa 4.500 abitanti), in verità non particolarmente brillante per chiarezza;
in questa pagina invece il link al “Bilancio sociale” del Comune di Trivero (circa 6.500 abitanti) in Provincia di Biella, realizzato con una chiarezza di espozizione encomiabile che dimostra la piena comprensione dello spirito dello strumento.

Come si vede realizzare simili strumenti di informazione, comunicazione, trasparenza è possibile anche in comuni di piccola dimensione e se si ha rispetto per la lingua e per l’intelligenza dei cittadini amministrati, perchè le parole sono importanti.

 

Castellammare: trasparenza vo cercando ch’è si rara !

Qui si raccoglie l’appello del Presidente del Senato onorevole avvocato Renato Schifani, il quale, a margine della cerimonia di commemorazione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, svoltasi a Palermo il 3 settembre scorso nel sedicesimo anniversario della uccisione da parte di un commando mafioso, ha affermato: “La mafia si combatte anche con la trasparenza degli atti amministrativi”.

Una dichiarazione autorevole e rilevante in considerazione che sono proprio le pubbliche amministrazione a dare i peggiori esempi, arrivando persino a disattendere lo spirito delle leggi vigenti in materia di trasparenza.

Fra queste, le assemblee legislative, tra le quali il Parlamento siciliano, che dopo avere atteso ben 18 anni, infine ha disciplinato male, con il regolamento dell’accesso, i diritti all’informazione dei siciliani.

Un documento, firmato da 57 giornalisti, segnala che in un articolo del Regolamento vengono elencati almeno venti casi di esclusione dall’accesso che di fatto vanificano il principio di trasparenza e pertanto chiedono la revisione del Regolamento, al fine di garantire l’effettiva trasparenza dell’attività amministrativa.

I 57 giornalisti hanno esteso la loro richiesta di trasparenza a tutte le amministrazioni locali siciliane, al fine di rendere effettivo il diritto all’informazione sull’attività di Regione, Province e Comuni.

In quanto al Comune di Castellammare del Golfo, nell’attesa che l’autorevole appello del Presidente del Senato venga raccolto, si segnala che dalla pubblicazione di questo post, nulla è cambiato.

 

*** “Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto I