Le ufficializzazioni delle due ultime candidature, Piero Russo e Nicola Coppola, che si vanno ad aggiungere a quelle di Salvatore Fundarò e di Maria Tesè, ed in attesa della candidatura espressione di un M5s, che appare al momento diviso ed incerto intorno alla candidatura di Domenico Barone, rendono sempre più chiaro il quadro dei candidati a Sindaco e degli schieramenti in campo alle amministrative 2013 del 9 e 10 giugno di Castellammare del Golfo.
Annunciata ieri, con un comunicato ufficiale, la candidatura di Piero Russo, già consigliere comunale ed assessore democristiano, poi berlusconiano, ed in ultimo capogruppo del Popolo della Libertà al Consiglio Provinciale, è ormai ufficiale.
A designarlo è stato un tavolo del centrodestra e di forze civiche attorno al quale si sono ritrovati oltre al PDL, la destra di Musumeci, L’UDC che fa riferimento all’On. Turano, il PDS dell’On. Giovanni Lo Sciuto ed esponenti della lista civica Castellammare Si.
Il senatore Antonio D’Alì, che lo sostiene, e in precedenza sostenitore del sindaco uscente Marzio Bresciani, come Piero Russo del resto, dice: “Sono molto lieto che attorno alla figura nota e stimata di Piero Russo, da sempre alfiere del Popolo della Libertà a Castellammare del Golfo, si sia coagulata una tensione politica e programmatica giovane, entusiasta e positiva, come si conviene in una fase di forte rinascita del rapporto tra cittadini e loro rappresentanti. Sono certo che Piero Russo e la sua squadra di assessori e consiglieri sapranno dare ai cittadini di Castellammare del Golfo le risposte importanti per il loro progredire economico e sociale”.
Prevista per domenica l’apertura della campagna elettorale. Bisognerà attendere i prossimi giorni per rendersi conto della forza di quest’area, in relazione alle liste ed al quadro delle candidature che riuscirà a mettere in campo.
In precedenza Nicola Coppola più volte assessore e sindaco democristiano di Castellammare del Golfo negli anni 80′ e 90′ e tra gli artefici del successo del sindaco Marzio Bresciani alle precedente elezioni amministrative aveva annunciato la propria candidatura sancita ufficialmente da un un documento firmato dai rappresentanti delle liste civiche a suo sostegno: Mimmo Bucca, Gaspare Canzoneri, Franco Galante e Salvo Bologna già candidato a sindaco per il Pd alle scorse amministrative.
Nicola Coppola sarà infatti sostenuto da cinque liste civiche: “Lavoro e Sviluppo”, “SiAmo Castellammare” “Udc-Castellammare democratica Unita”, “Turismo Castellammare” e Partito Democratico, una ampia coalizione che dovrebbe raccogliere, fra gli altri, i nove consiglieri comunali uscenti di Fli e Pdl.
Si fa sempre più stretto lo spazio per Maria Tesè e per la sua coalizione costituita dal vivace movimento locale “Cambiamenti” e da “Il Megafono” che fa riferimento al presidente della Regione Rosario Crocetta.
Il Pd, dalla pur limitata consistenza si divide in mille rivoli, in considerazione che anche il quarto candidato il medico Salvatore Fundarò, sostenuto da “Con Noi per Castellammare” e “Volare” vanta una certa vicinanza al Partito Democratico, e che anche “Il Megafono”, che sostiene Maria Tesè, è emanazione del Pd.
Il Pdl vede gran parte del suo ex gruppo consiliare schierato a sostegno di Nicola Coppola invece che a sostegno di Piero Russo.
L’area che un tempo faceva riferimento all’UDC è oggi divisa in tre tronconi a sostegno rispettivamente di Nicola Coppola, Piero Russo e Salvatore Fundarò.
Infine l’ultimo arrivato il Movimento Cinque Stelle, forte di una clamorosa affermazione alle ultime politiche in cui è risultato il primo partito con ben 2.783 voti, si dice abbia smarrito (o gli è stata rubata ?) la schedina e non sembra proprio possa passare all’incasso il 10 giugno.
*** Update
Si dice sia ufficiale che la candidata a Sindaco del M5S sarà Valentina Mattarella.
La Guardia di Finanza di Palermo ha sequestrato a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, un elegante complesso turistico-alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani su richiesta della Procura di Palermo. Interessato dal provvedimento di sequestro è un imprenditore di 64 anni, originario di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso e per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e sottoposto l’anno successivo alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno per 3 anni e sei mesi, oltre al sequestro di beni immobili e quote societarie.
Le indagini economico finanziarie concluse dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo hanno dimostrato come, in concomitanza del sequestro patrimoniale a suo tempo disposto nei riguardi dell’imprenditore, quest’ultimo abbia trasferito, solo formalmente, la titolarità di società ed aziende ai figli, all’epoca poco più che ventenni, che negli anni successivi hanno compiuto diverse operazioni d’investimento, fra cui la costruzione di un villaggio-residence.
La simulazione di tali trasferimenti, e quindi la riconducibilità all’imprenditore delle ulteriori operazioni aziendali realizzate negli anni dalle società formalmente intestate ai figli, è emersa sia per l’attiva e costante partecipazione del soggetto ad importanti atti di gestione delle aziende stesse, che ne hanno confermato il ruolo di effettivo proprietario, sia per le limitate capacità reddituali autonome dei figli al momento dell’acquisizione.
In aggiunta alla diretta riconducibilità del patrimonio all’imprenditore, le indagini delle Fiamme Gialle hanno fatto emergere la evidente sproporzione fra l’entità degli investimenti economico – finanziari effettuati ed i redditi ufficialmente percepiti, tale da far ritenere che il patrimonio posto sotto sequestro sia stato conseguito grazie al reimpiego di proventi illeciti.
Tra i beni colpiti dal provvedimento, oltre al “resort” composto da 13 mini appartamenti a schiera e piscina, figurano la relativa società di gestione, attività di bar e pasticceria in Castellammare del Golfo, nonché disponibilità finanziarie, tra le quali conti correnti e depositi a risparmio.
*** Update
L’elenco dei beni del sequestro Palmeri
Questo l’elenco dei beni finiti sotto sequestro. Si trovano tutti a Castellammare del Golfo.
Società Grotticelli di Nicola Palmeri con sede in via Pompei.
Hotel Residence Grotticelli in contrada Grotticelli-Buonriposo.
Società “New age” di Anna Maranzano con sede in via Firenze.
Società “Produzioni del golfo srl” con sede in via Firenze.
Bar-pasticceria “Le capannelle”, in contrada Gemmadoro.
Ditta individuale “Palmeri Leonardo”, con sede in via Pergola.
Ditta individuale “Palmeri Nicola”, con sede in via Pompei.
Libretti e depositi bancari per 5 mila euro.
*** Update
“E’ importante sentire la rassicurante presenza dello Stato”.
Il sindaco Marzio Bresciani interviene sul sequestro di beni, per sei milioni di euro, ad un imprenditore di Castellammare, condannato per mafia.
Plauso alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine del sindaco Marzio Bresciani che interviene sull’operazione con cui la Guardia di Finanza, dopo il provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani, su richiesta della Procura di Palermo, ha sequestrato, per un valore di circa sei milioni di euro, un complesso alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie, di un imprenditore di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso. «E’ importante, per tutti noi castellammaresi, sentire la rassicurante presenza dello Stato sul nostro territorio -afferma il sindaco Marzio Bresciani-. Infliggere duri colpi alla mafia, con maxisequestri e smantellamenti di gruppi malavitosi, è essenziale per contrastare il radicamento dell’illegalità. Per questo, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera cittadinanza, esprimo vivo apprezzamento e piena condivisione, per l’importante lavoro in difesa della legalità, che Magistratura e Forze dell’Ordine stanno svolgendo nel nostro paese».
Così come trascritto nel resoconto stenografico della seduta di giovedì 4 aprile 2013 dell’ARS il testo e la :
“Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge “Norme in materia di rappresentanza e doppia preferenza di genere. Modifiche di norme in materia di soglia di sbarramento per l’elezione dei consigli comunali e di rimborsi dei permessi retribuiti degli amministratori locali” nn. 5-55-66-67 bis/A
«Articolo 1. Norme in materia di rappresentanza e doppia preferenza di genere 1. Alla legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) l’articolo 1 bis è sostituito dal seguente: Art. 1 bis – Composizione delle liste per l’elezione dei consigli comunali. 1. Nelle liste di candidati per l’elezione del consiglio comunale nessun genere può essere rappresentato in misura superiore a due terzi dei componenti della stessa lista, con arrotondamento all’unità superiore in caso di cifra decimale pari o superiore a 0,5, ed all’unità inferiore in caso di cifra decimale inferiore a 0,5.’. b) all’articolo 2, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente:
3 bis. Il voto alla lista è espresso, ai sensi del comma 3, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome ed il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’;
c) il comma 2 dell’articolo 2 ter è sostituito dal seguente: 2. Il voto alla lista è espresso, ai sensi del comma 3 dell’articolo 2 bis, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltrre sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome e il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’; d) il comma 2 dell’articolo 4 è sostituito dal seguente: 2. Il voto alla lista è espresso, ai sensi del comma 3 dell’articolo 3, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome ed il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’. 2. Al comma 1 dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi per l’elezione dei consigli comunali nella Regione siciliana, approvato con decreto presidenziale 20 agosto 1960, n. 3, e successive modifiche ed integrazioni, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:
e bis) verifica il rispetto delle disposizioni del comma l dell’articolo 1 bis della legge regionale 15 settembre 1997 n. 35 e successive modifiche e integrazioni, e, in caso di inosservanza, assegna ai presentatori della lista un termine di ventiquattro ore per la regolarizzazione della stessa. Trascorso inutilmente tale termine, riduce la lista cancellando i nomi dei candidati appartenenti al genere più rappresentato, procedendo dall’ultimo della lista, in modo da assicurare il rispetto del citato comma 1 dell’articolo 1 bis della legge regionale n. 35/1997. Qualora la lista, in esito alla cancellazione delle candidature eccedenti, contenga un numero di candidati inferiore a quello minimo prescritto, ricusa la lista.’. 3. All’articolo 38 del Testo unico delle leggi per l’elezione dei consigli comunali nella Regione siciliana, approvato con decreto presidenziale 20 agosto 1960, n. 3, e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) il comma 3 è sostituito dal seguente: 3. L’elettore può manifestare sino ad un massimo di due preferenze esclusivamente per i candidati della lista da lui votata. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’; b) il comma 4 è soppresso; c) il comma 8 è sostituito dal seguente: 8. Qualora vengano espressi più di due voti di preferenza per candidati di una medesima lista, si intende votata la sola lista, ferme restando le altre cause di nullità dei voti previste dalla legge.»“
Fioriscono nelle realtà locali che andranno al voto in Sicilia per rinnovare sindaci e consigli comunali, e tra queste Castellammare del Golfo, formazioni politiche che nel nome manifestano l’amore per le realtà locali in cui nascono e negli enunciati tentano, all’insegna del civismo, di cavalcare anchessi l’onda dell’antipolitica .
Così se a Custonaci nasce SìAMO Custonaci a sostegno della candidatura a Sindaco della città dei marmi dell’ingegnere Giuseppe Bica (persona non nuova alla politica), a Castellammare del Golfo si propone SìAmo Castellammare, lista civica che nasce dall’iniziativa di nove consiglieri comunali uscenti i quali vinte le elezioni del 2008 appoggiando entusiasticamente il sindaco Marzio Bresciani, in seguito lo hanno appoggiato in modo sempre meno convinto, fino a passare decisamente all’opposizione (a dimostrazione della bontà iniziale delle loro scelte) e che ora ritenendo di avere acquisito l’esperienza giusta nei passati cinque anni di mandato consiliare, si ripropongono per la rielezione nella certezza di sapere “ora” cosa fare per il futuro ed animati da tanto ma tanto amore per la nostra città.
Amore e morte: il mito di Orfeo ed Euridice
In greco i termini per dire Amore e Morte sono Eros e Thanatos tuttavia l’amore in Grecia era di volta in volta follia, mania, estasi, sofferenza, quasi sempre esperienza voluttuosa, da vivere o da rimpiangere e l’associazione fra amore e morte non è appartenuta, se non marginalmente, alla cultura greca.
La morte ed il conseguente desiderio di dissoluzione che traspare già nelle assai diffuse formule del tipo “mi fai morire!”, “ti amo da morire”, si legherà all’amore solo a partire dal Cinquecento, quando la danza macabra, malinconica e casta, propria fin li della morte, verrà trasformata in una lasciva danza erotica.
Vi è chi ha visto tuttavia nel mito di Orfeo, che scende negli inferi a pretendere la sua Euridice, una sorta di anticipazione del legame tra amore e morte, in quanto Orfeo, con la sua musica, con la sua vitalità e i suoi entusiasmi, porrebbe l’amore in contrapposizione alla morte e con tale consapevolezza scende nell’Ade a negoziare altri giorni di gioia tra se e l’amata già morta.
L’epilogo della storia è noto a tutti: Orfeo ottiene dagli dei degli inferi il permesso di resuscitare Euridice, a patto che non si giri a guardarla finché non saranno usciti dall’Ade, ma proprio sul limite Orfeo si gira e perde per sempre l’amata.
Perché Orfeo si gira ?
In una bella canzone dal titolo di “Euridice“, Roberto Vecchioni sulla scia del Cesare Pavese dei Dialoghi con Leucò spiega il voltarsi di Orfeo in modo non convenzionale, immaginando che ottenuto ciò che agognava Orfeo ora abbia paura che Euridice, dopo aver assaporato il freddo della morte non riesca più a scaldarsi al fuoco dell’amore, che sia insomma morta dentro, anche se apparentemente viva.
Ecco “morta dentro”, ma apparentemente viva, proprio come questa città, proprio come Castellammare del Golfo.
Euridice – Roberto Vecchioni
Morirò di paura e venire là in fondo, maledetto padrone del tempo che fugge, del buio e del freddo: ma lei aveva vent’anni e faceva l’amore, e nei campi di maggio, da quando è partita, non cresce più un fiore … E canterò, stasera canterò, tutte le mie canzoni canterò, con il cuore in gola canterò: e canterò la storia delle sue mani che erano passeri di mare, e gli occhi come incanti d’onde scivolanti ai bordi delle sere; e canterò le madri che accompagnano i figli verso i loro sogni, per non vederli più, la sera, sulle vele nere dei ritorni; e canterò finché avrò fiato, finché avrò voce di dolcezza e rabbia gli uomini, segni dimenticati, gli uomini, lacrime nella pioggia, aggrappati alla vita che se ne va con tutto il furore dell’ultimo bacio nell’ultimo giorno dell’ultimo amore; e canterò finché tu piangerai, e canterò finché tu perderai, e canterò finché tu scoppierai e me la ridarai indietro.
Ma non avrò più la forza di portarla là fuori, perché lei adesso è morta e là fuori ci sono la luce e i colori: dopo aver vinto il cielo e battuto l’inferno, basterà che mi volti e la lascio nella notte, la lascio all’inverno…
e mi volterò le carezze di ieri mi volterò non saranno mai più quelle mi volterò e nel mondo, su, là fuori mi volterò s’intravedono le stelle
mi volterò perché l’ho visto il gelo che le ha preso la vita, e io, io adesso, nessun altro, dico che è finita; e ragazze sognanti m’aspettano a danzarmi il cuore, perché tutto quello che si piange non é amore. e mi volterò perché tu sfiorirai, mi volterò perché tu sparirai, mi volterò perché già non ci sei e ti addormenterai per sempre.
L’Inconsolabile da Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese
Il sesso, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più.(Parlano Orfeo e Bacca).
Orfeo: E’ andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva.
Bacca: Strane parole, Orfeo. Quasi non posso crederci. Qui si
diceva ch’eri caro agli dèi e alle muse. Molte di noi ti seguono
perché ti sanno innamorato e infelice. Eri tanto innamorato che – solo tra gli uomini – hai varcato le porte del nulla. No, non ci credo, Orfeo. Non è stata tua colpa se il destino ti ha tradito.
Orfeo: Che c’entra il destino. Il mio destino non tradisce. Ridicolo che dopo quel viaggio, dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.
Bacca: Qui si dice che fu per amore.
Orfeo: Non si ama chi è morto.
Bacca: Eppure hai pianto per monti e colline – l’hai cercata e chiamata – sei disceso nell’Ade. Questo cos’era?
Orfeo: Tu dici che sei come un uomo. Sappi dunque che un uomo non sa che farsi della morte. L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore. Cercavo un passato che Euridice non sa. L’ho capito tra i morti mentre cantavo il mio canto. Ho visto le ombre irrigidirsi e guardar vuoto, i lamenti cessare, Persefòne nascondersi il volto, lo stesso tenebroso-impassibile, Ade, protendersi come un mortale e ascoltare. Ho capito che i morti non sono più nulla.
Bacca: Il dolore ti ha stravolto, Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? Euridice era quasi rinata.
Orfeo: Per poi morire un’altra volta, Bacca. Per portarsi nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare con me giorno e notte. Tu non sai cos’è il nulla.
Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto. No, non ci posso credere.
Orfeo: Capiscimi, Bacca. Fu un vero passato soltanto nel canto. L’Ade vide se stesso soltanto ascoltandomi. Già salendo il sentiero quel passato svaniva, si faceva ricordo, sapeva di morte. Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai.
Bacca: Come hai potuto rassegnarti, Orfeo? Chi ti ha visto al ritorno facevi paura. Euridice era stata per te un’esistenza.
Orfeo: Sciocchezze. Euridice morendo divenne altra cosa. Quell’Orfeo che discese nell’Ade, non era più sposo né vedovo. Il mio pianto d’allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride a ricordarli. La stagione è passata. Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso. Un destino, se vuoi. Mi ascoltavo.
Bacca: Molte di noi ti vengon dietro perché credevano a questo tuo pianto. Tu ci hai dunque ingannate?
Orfeo: O Bacca, Bacca, non vuoi proprio capire? Il mio destino non
tradisce. Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo.
Bacca: Qui noi siamo più semplici, Orfeo. Qui crediamo all’amore e alla morte, e piangiamo e ridiamo con tutti. Le nostre feste più gioiose sono quelle dove scorre del sangue. Noi, le donne di Tracia, non le temiamo queste cose.
Orfeo: Visto dal lato della vita tutto è bello. Ma credi a chi è stato tra i morti… Non vale la pena.
Bacca: Un tempo non eri così. Non parlavi del nulla. Accostare la morte ci fa simili agli dèi. Tu stesso insegnavi che un’ebbrezza travolge la vita e la morte e ci fa più che umani… Tu hai veduto la festa.
Orfeo: Non è il sangue ciò che conta, ragazza. Né l’ebbrezza né il sangue mi fanno impressione. Ma che cosa sia un uomo è ben difficile dirlo. Neanche tu, Bacca, lo sai.
Bacca: Senza di noi saresti nulla, Orfeo.
Orfeo: Lo dicevo e lo so. Ma poi che importa? Senza di voi sono disceso all’Ade…
Bacca: Sei disceso a cercarci.
Orfeo: Ma non vi ho trovate. Volevo tutt’altro. Che tornando alla luce ho trovato.
Bacca: Un tempo cantavi Euridice sui monti…
Orfeo: Il tempo passa, Bacca. Ci sono i monti, non c’è più Euridice. Queste cose hanno un nome, e si chiamano uomo. Invocare gli dèi della festa qui non serve.
Bacca: Anche tu li invocavi.
Orfeo: Tutto fa un uomo, nella vita. Tutto crede, nei giorni. Crede perfino che il suo sangue scorra alle volte in vene altrui. O che quello che è stato si possa disfare. Crede di rompere il destino con l’ebbrezza. Tutto questo lo so e non è nulla.
Bacca: Non sai che farti della morte, Orfeo, e il tuo pensiero è solo morte. Ci fu un tempo che la festa ci rendeva immortali.
Orfeo: E voi godetela la festa. Tutto è lecito a chi non sa ancora. E’ necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno. L’orgia del mio destino è finita nell’Ade, finita cantando secondo i miei modi la vita e la morte.
Bacca: E che vuol dire che un destino non tradisce?
Orfeo: Vuol dire che è dentro di te, cosa tua; più profondo del sangue, di là da ogni ebbrezza. Nessun dio può toccarlo.
Bacca: Può darsi, Orfeo. Ma noi non cerchiamo nessuna Euridice. Com’è dunque che scendiamo all’inferno anche noi?
Orfeo: Tutte le volte che s’invoca un dio si conosce la morte. E si scende nell’Ade a strappare qualcosa, a violare un destino. Non si vince la notte, e si perde la luce. Ci si dibatte come ossessi.
Bacca: Dici cose cattive… Dunque hai perso la luce anche tu?
Orfeo: Ero quasi perduto, e cantavo. Comprendendo ho trovato me stesso.
Bacca: Vale la pena di trovarsi in questo modo? C’è una strada più semplice d’ignoranza e di gioia. Il dio è come un signore tra la vita e la morte. Ci si abbandona alla sua ebbrezza, si dilania o si vien dilaniate. Si rinasce ogni volta, e ci si sveglia come te nel giorno.
Orfeo: Non parlare di giorno, di risveglio. Pochi uomini sanno. Nessuna donna come te, sa cosa sia.
Bacca: Forse è per questo che ti seguono, le donne della Tracia. Tu sei per loro come il dio. Sei disceso dai monti. Canti versi di amore e di morte.
Orfeo: Sciocca. Con te si può parlare almeno. Forse un giorno sarai come un uomo.
Bacca: Purché prima le donne di Tracia…
Orfeo: Di’.
Bacca: Purché non sbranino il dio.
su Cesare Pavese ed i Dialoghi con Leucò vi consiglio questo saggio.
Un castellammarese sorpreso nel gesto del “facepalm” nel momento in cui apprende il nome di un possibile candidato a Sindaco.
Elezioni amministrative 2013
Dicesi “facepalm”:
“Un facepalm (a volte anche face-palm o face palm) è il gesto fisico di posizionare una mano aperta sopra il viso o di abbassare il viso all’interno di una o due mani. Il gesto è usato in molte culture come segnale di frustrazione, imbarazzo, shock o sorpresa. Il gesto non è di recente origine, e sebbene comune, non è culturalmente universale. Jim Horne lo usò nel 1953. Da allora è diventato popolare come un meme di internet basato sull’immagine del personaggio del Capitan Jean-Luc Picard che eseguiva il gesto in Star Trek: The Next Generation nell’episodio Dèjà Q. Immagini di agenti di borsa “facepalmanti” sono state ampiamente utilizzate dai media per comunicare l’abbattimento associato ad andamenti negativi della borsa valori, e a un’ampia varietà di film considerati brutti, affari, e decisioni politiche sono state descritte come facepalms o “momenti da facepalm”. Secondo la lessicografa Susie Dent della Oxford University Press, questa versatilità è una delle ragioni per cui la parola è stata linguisticamente un “successo”. Il gesto non è proprio solo dell’uomo. Un gruppo di mandrilli dello zoo di Colchester ha adottato un gesto simile per indicare il desiderio di evitare relazioni sociali o di essere lasciati soli“.
Dopo la digressione leggera del precedente post, ritorniamo ad occuparci della arida tecnica.
Nello spazio di tempo intercorso tra le elezioni del 2008 e le prossime del maggio 2013, c’è stato tempo per una sorta di declassamento del nostro comune sceso sotto la soglia dei 15.000 abitanti e dall’altro per il varo di una apposita normativa per i comuni avente popolazioni compresa tra i 10.000 ed i 15.000 abitanti.
In particolare le modifiche alla precedente legge elettorale sono state introdotte dall‘articolo 8 della legge n.6 del 05.04.2011, che si riporta sotto.
Del fatto che si voti a turno unico, vista l’alta improbabilità che si raggiunga una perfetta parità di voti tra i due candidati a Sindaco che risultassero con il maggior numero di voti, avevamo già detto. Vince quindi il candidato Sindaco che prende più voti e poco importa che essi siano pari al 70 o al 20 per cento del totale.
Della possibilità di voto disgiunto e del fatto che il voto dato ad una lista non si estende automaticamente al candidato Sindaco collegato e delle possibilità di manovra che offre tale novità ai “furbetti” del voto, si è pure detto in uno dei precedenti post.
Tuttavia qui è da aggiungere che nelle realtà in cui il voto disgiunto è stato sperimentato, raramente ha prodotto risultati non coerenti, si veda a titolo di esempio le recenti elezioni per il presidente ed il rinnovo del consiglio regionale della Lombardia.
Non si è detto dell‘obbligo del rispetto della rappresentanza di genere, per rispettare il quale le liste non potranno avere più di 3/4 di candidati di un solo genere.
Resta da dire ora dell‘attribuzione dei seggi in consiglio.
Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato Sindaco proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del Consiglio viene assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. Il premio di maggioranza previsto per la lista o le liste collegate al Sindaco eletto viene attribuito solo nel caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi.
Nella particolare situazione castellammarese, per le cose dette nei post precedenti, c’è il rischio concreto di ritrovarsi un Sindaco che sin da subito non disporrà di una maggioranza in consiglio.
Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale dei voti validi espressi, il che significa che intorno ai 450 voti di lista è da fissare la soglia di allarme per cui i candidati consiglieri di una tale ipotetica lista rischiano di avere solo perso del tempo, il tutto nell’ipotesi (non irreale) di 9.000 voti validi.
Il metodo delle divisioni successive potrebbe determinare l’elezione di candidati con quoziente più basso della cifra corrispondente a tale sbarramento visto che alle scorse amministrative gli ultimi due consiglieri furono assegnati con quozienti inferiori a 400 voti e complessivamente cinque consiglieri furono assegnati con quozienti inferiori a 450 voti ?
Probabilmente si, visto che al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi.
Per il dopo c’è da dire che il numero dei consiglieri comunali è rimasto invariato e non è sceso da 20 a 16 per come previsto dalle modifiche della normativa nazionale, grazie al fatto che la Regione Siciliana non ha legiferato in materia.
Gli assessori scendono comunque a quattro dei sette che erano e potranno essere contemporaneamente anche consiglieri comunali, ma in numero non superiore alla metà della giunta.
A seguire l’articolo 8 della L.R.S. n. 6 del 5 aprile 2011
Art. 8.
Elezione del sindaco e dei consigli nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti 1. Dopo l’articolo 2 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, sono inseriti i seguenti: a) ‘Art. 2 bis. – Elezione del sindaco nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti. – 1. Nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti il sindaco è eletto a suffragio universale e diretto a turno unico contestualmente all’elezione del consiglio comunale. 2. Ciascun candidato alla carica di sindaco deve dichiarare all’atto della presentazione della candidatura il collegamento con una o più liste presentate per l’elezione del consiglio comunale. La dichiarazione ha efficacia solo se convergente con analoga dichiarazione resa dai delegati delle liste interessate. 3. La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa utilizzata per l’elezione del consiglio. La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste cui il candidato è collegato. Ciascun elettore esprime separatamente il voto per il candidato sindaco e per una delle liste ad esso collegate; il voto espresso soltanto per una delle liste di candidati al consiglio non si estende al candidato sindaco collegato e il voto espresso soltanto per il candidato sindaco non si estende alla lista o al gruppo di liste collegate. Ciascun elettore può altresì votare per un candidato alla carica di sindaco anche non collegato alla lista prescelta, tracciando un segno sul relativo rettangolo. 4. È proclamato eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità si procede ad un turno di ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, da effettuarsi la seconda domenica successiva a quella del primo turno di votazione. In caso di ulteriore parità è proclamato eletto il più anziano di età.’; b) ‘Art. 2 ter – Elezione del consiglio comunale nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti – 1. Le liste per l’elezione del consiglio comunale devono comprendere un numero di candidati non superiore al numero dei consiglieri da eleggere e non inferiore ai due terzi, con arrotondamento all’unità superiore qualora il numero dei consiglieri da comprendere nella lista contenga una cifra decimale superiore a 50. 2. Il voto alla lista viene espresso, ai sensi del comma 3 dell’articolo 2 bis, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre un voto di preferenza per un candidato della lista da lui votata, scrivendone il cognome sull’apposita riga posta a fianco del contrassegno. 3. L’attribuzione dei seggi alle liste è effettuata successivamente alla proclamazione dell’elezione del sindaco. 4. Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi. Per le finalità di cui al comma 7, non sono pertanto computabili i voti espressi per le liste che, ai sensi del presente comma, non sono ammesse all’assegnazione dei seggi. 5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i rispettivi candidati alla carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2, 3, 4 . . ., sino a concorrenza del numero dei consiglieri da eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti, i più alti in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente. Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere e decimali, il seggio è attribuito alla lista o gruppo di liste che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di quest’ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano più seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi eccedenti sono distribuiti, fra le altre liste, secondo l’ordine dei quozienti. 6. Nell’ambito di ciascun gruppo di liste collegate, la cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente ai voti riportati, è divisa per 1, 2, 3, 4 …, sino a concorrenza del numero dei seggi spettanti al gruppo di liste. Si determinano in tal modo i quozienti più alti e, quindi, il numero dei seggi spettanti ad ogni lista. 7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio viene assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate, ai sensi del comma 5. Il premio di maggioranza previsto per la lista o le liste collegate al sindaco eletto viene attribuito solo nel caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi. 8. Sono proclamati eletti consiglieri comunali i candidati di ciascuna lista secondo l’ordine delle rispettive cifre individuali. In caso di parità di cifra individuale sono proclamati eletti i candidati che precedono nell’ordine di lista.’. 2. Agli articoli 3 e 4 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, le parole “10.000 abitanti”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle parole “15.000 abitanti.”.
E’ morto ieri 7 marzo a Roma il regista Damiano Damiani.
Damiano Damiani era un grande siciliano, ma non abitava in Sicilia ne era nato in Sicilia. Anzi essendo nato a Pasiano di Pordenone avrebbe potuto o dovuto essere assai lontano per sensibilità e cultura dalla Sicilia e dal sentire siciliano, ed invece nella sua lunga carriera di regista ha contribuito in modo notevole a far conoscere l’Isola ai siciliani, all’Italia ed al mondo intero, come tanti e tanti siciliani (per nascita) non hanno saputo e/o voluto fare.
Su questo blog ci si può imbattere in più post scaturiti da fatti di cronaca degli ultimi anni in qualche modo agganciabili a sue precedenti produzioni.
In particolare si è parlato de “La Piovra 1″ qui e qui de “La moglie più bella”.
Di lui si ricordano sopratutto i film dell’impegno civile, da “Il giorno della civetta“, del 1968 a “La moglie più bella” del 1970, da “Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica” e “L’istruttoria è chiusa: dimentichi” entrambi del 1971 a “Girolimoni“, del 1972, da “Il delitto Matteotti” a “Perchè si uccide un magistrato“, da “Un uomo in ginocchio” a “La Piovra 1” e a “Pizza connection“.
La sua idea di cinema era in fondo semplice, cinema non solo come espressione artistica, ma anche mezzo di denuncia sociale, in grado di mostrare senza censure o moralismi l’anomala normalità con cui viene vissuta la violenza e l’ingiustizia del potere in tutte le sue forme.
Ogni tornata elettorale ha una sua storia, dinamiche proprie valide per e in quel momento storico. Solo la pigrizia intellettuale potrebbe portarci ad identificare il quanto già accaduto, con quanto accadrà a giorni e a non cogliere costanti e differenze.
Per ora solo un fatto è certo, che il bipolarismo tra un centro-destra berlusconiano ed un centrosinistra gravitante intorno al Pd è finito.
Ora siamo dentro un sistema multipolare anomalo, con vaghi, molto vaghi, riferimenti sia all’attuale configurazione della politica tedesca che greca.
In tal senso ciò che accade in Italia è perfettamente europeo.
In tale sistema la radicalizzazione che si determina negli ultimi giorni che precedono il voto, è immaginabile premierà secondo due dinamiche opposte entrambe di cambiamento.
Da un lato l’elettorato che vorrà cambiare determinando il massimo dell’instabilità rispetto allo status precedente, obbiettivo raggiungibile a parere di molti votando Grillo, e all’estremo opposto chi vorrà cambiare ma rafforzando il polo della stabilità identificato in Italia Bene Comune, quello che si raccoglie intorno al Pd e a Sel.
Gli altri, tutto gli altri raggruppamenti, ritengo soffriranno parecchio di tale dinamica. Alcuni mancando il quorum ed altri raggiungendo risultati al di sotto delle aspettative.
Se ciò si verificherà, e se questa sarà la chiave di lettura possibile anche a posteriori è allora possibile immaginare un risultato di IBC tra il 33% ed il 36%, che ove si attestasse sul valore superiore della forchetta potrebbe fare ragionevolmente sperare nel raggiungimento della maggioranza anche al Senato, un M5s tra il 22% ed il 25% ed un Cdx tra il 24% ed il 27% ed infine un centro montiano tra il 12% ed il 9%. Tutto il resto rimarrebbe fuori.
Cosa ci attende per il dopo ?
L’autosufficienza di IBC, sul piano strettamente numerico, dipende dal risultato del senato, ed in ogni caso rischia di essere comunque una autosufficienza assai relativa.
Sul piano politico invece la prospettiva che era data per auspicabile, anzi certa, dai vertici politici del Pd, di una alleanza con il centro montiano, pur se non accantonata, non potrà che risentire delle cadute di stile mostrate da questa area nella sua difficile ricerca del consenso in campagna elettorale, ne del probabile insuccesso delle liste che a tale schieramento fanno capo.
Vi sarà da fare i conti allora con la certamente numerosa pattuglia grillina, che al di là delle estremizzazioni tattiche e strategiche del capo, tende al pragmatismo ed alle buone pratiche, una risorsa importante quindi a cui guardare con attenzione, ove non si voglia rimanere prigionieri di vecchi schemi non più rispondenti alle necessità del presente.
Immaginare quindi a Roma un quadro di relazioni politiche simile a quello messo in piedi da Rosario Crocetta in Sicilia, non è poi tanto lontano dalla realtà.