Chissà dove vive Franceschini … ma anche Centorrino non scherza!

Leggo che a margine della presentazione a Catania del suo libro “In 10 parole – Sfidare la destra sui valori” Dario Franceschini già reggente del Pd e capogruppo del Partito democratico alla Camera avrebbe affermato: “Il Mezzogiorno d’Italia potrebbe diventare la California d’Europa, il problema è di scelte politiche, di investire su persone di qualità e di spiegare nel resto del nord del Paese che il Sud non è un problema ma una risorsa per l’Italia“.

La California con l’Ilinois è attualmente uno dei due stati americani a rischio di bancarotta, tanto che il presidente Obama ha proposto l’assegnazione di 25 miliardi di sussidi da parte dello stato federale ai due stati.

Per farsi un’idea della gravità della situazione della California, a seguire una serie di link che illustrano la disastrosa situazione economica della California:

qui un link per conoscere quanto è il deficit della California in inglese;

qui un link a Il Sole 24 Ore di qualche mese fa;

e qui un altro articolo in italiano sul deficit della California in cui si illustrano le misure messe in atto dal governatore.

In questi casi, di fronte al pronunciamento di “cazzate immani da parte del politico di turno, mi capita di chiedermi se è più grave l’ignoranza del politico o l’ignoranza della platea. Perchè se è evidente che Franceschini è rimasto ai Dik Dik di Sognando California, la platea che va a sentirlo a quale futuro aspira, per affidare le speranze di cambiamento di questo paese ad un  soggetto così mediocre ?

E mi era sfuggita questa di “tale” (e qui il tale ci stà) Mario Centorrino economista e professore dell’università di Messina, assessore alla formazione della regione Sicilia, della giunta “ter” di Raffaele Lombardo, quella delle riforme, il quale afferma intervenendo a Siracusa agli Stati generali dell’autonomia: “Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di ‘sfiga’ nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo“. Insomma un “elogio dell’ignoranza” che sembra fare il verso a quanto affermato da Silvio Berlusconi non molto tempo fa a proposito de “La Piovra“.

Che tristezza … si tristezza perchè anche a Siracusa, come a Catania nessuna scarpa è volata.

Quale futuro per Palermo ?

Il finale del reportage palermitano di Fulvio Abbate, dopo il “Il giorno della civetta” e “Dimenticare Palermo”, il futuro

grazie a Teledurruti

*** – Il Giorno della civetta – Film del 1968 di Damiano Damiani con: Claudia Cardinale, Lee J. Cobb, Franco Nero, Serge Reggiani.

Dal romanzo (1961) di Leonardo Sciascia: Dopo l’assassinio dell’imprenditore edile Colasberna e la misteriosa sparizione dell’ unico testimone dell’omicidio, il capitano Bellodi è deciso a far luce sulla questione. Dopo aver trovato solo omertà e reticenza deciderà di giocare l’ultima carta che gli rimane con la confessione di un informatore, il quale rivelerà a Bellodi che il mandante dell’ omicidio è Don Arena,capomafia del paese. Nonostante sappia che Don Arena ha amici ai vertici della politica, Bellodi decide di continuare il suo lavoro fino in fondo. Non appena Don arena viene arrestato e l’ indagine sembra chiusa, l’informatore del capitano viene assassinato, Don Arena viene rilasciato e Bellodi viene trasferito a Parma.
Quando uscì fu vietato ai minori di 18 anni.

*** – Dimenticare Palermo – Film del 1990 di Francesco Rosi con: James Belushi, Mimi Rogers, Joss Ackland, Carolina Rosi

Dal romanzo omonimo di Edmonde Charles-Roux. Carmine Bonavia, figlio di immigrati italoamericani, è candidato a sindaco di New York. Come promessa elettorale, per eliminarne definitivamente il problema, fa una clamorosa proposta: la liberalizzazione della droga.

Al fine di conoscere più a fondo l’argomento, decide di passare la luna di miele con la giovane sposa Carrie proprio a Palermo: alloggiato in un lussuoso hotel, visita i più bei monumenti della città, ma ne contempla anche il degrado. E qui la mafia (preoccupata a fondo dalla sua proposta, che la priverebbe del racket più lucroso) tenta in ogni modo di incastrarlo, coinvolgendolo infine nell’omicidio (inscenato ad arte) di un giovane fioraio, con cui Carmine poco tempo prima aveva avuto un alterco. La vicenda rischia di mandare all’aria i progetti elettorali, in quanto egli è accusato di omicidio premeditato.

Su indicazione di un anziano principe che vive segregato da anni nel suo stesso albergo per timore di vendette della mafia, Carmine può così incontrare, in una villa fuori città, un potente boss italoamericano, che gli spiega il “danno” che egli recherebbe a Cosa Nostra, e gli propone un patto: rinunciare a liberalizzare la droga, in cambio della diffusione di foto-prove che lo scioglierebbero dall’accusa di omicidio. Carmine accetta, ma una volta rientrato a New York ed essere stato prosciolto, conferma di volere perseverare col suo obiettivo. E viene ucciso poche ore dopo averlo fatto.

E’ un film che sostiene due tesi, la prima che legalizzare la vendita delle droghe è misura utile a stroncare il narcotraffico, la seconda che l’essere siciliani non è un dato di fatto, ma un destino al quale non ci si può sottrarre.

Vittorio Sgarbi e il manierismo dell’antimafia

In attesa della conferenza stampa di oggi a Palermo, in cui con l’assessore regionale ai Beni Culturali Antonello Antinoro, presenterà alla stampa l’esposizione a Salemi, dal 31 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, de “L’adorazione dei pastori“, celebre dipinto di Pieter Paul Rubens, il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi con una intervista rilasciata a “IL Giornale” rinnova la polemica sui “professionisti dell’antimafia” sollevatasi a seguito della sua decisione di concedere la cittadinanza onoraria alla signora Agnese Leto Borsellino, vedova del giudice Paolo Borsellino.

I soliti professionisti dell’antimafia

Vittorio Sgarbi è come sempre un fiume in piena. Ma stavolta è anche terribilmente serio. «Questa è una intimidazione gravissima, contro una signora che spontaneamente e nobilmente ha manifestato il suo affetto di fronte a una città che rinasce». Una piccola città, Salemi, che ieri era per tutti la patria dei cugini Salvo, il feudo di Matteo Messina Denaro. E oggi è diventata il laboratorio creativo del sindaco «alieno», dove le case storiche si vendono a un euro, ma chi compra deve ristrutturarle. «Lo sa che la settimana scorsa è venuto a trovarci un inviato di Le Monde? Ha scritto un reportage bellissimo su Salemi».

E ora anche l’«endorsement» della vedova Borsellino.

Perché i fratelli del magistrato ce l’hanno con lei?

«Perché sono dei professionisti dell’antimafia, come quelli denunciati da Sciascia tanti anni fa. La Sicilia oggi sta cambiando: in giro non si sente più quella retorica, quel vittimismo che per troppo tempo ha bloccato lo sviluppo di questa terra magnifica e ricchissima. Evidentemente a qualcuno questo non fa comodo».

Forse la mafia non esiste più?

«Cito il procuratore Piero Grasso, cito l’ultimo libro di Ayala: la mafia c’è ancora, ma oggi lo Stato è più forte. Quindici anni fa la mafia in Sicilia era il potere, oggi no. Mi chiedo se i fratelli di Paolo Borsellino siano contenti o in fondo abbiano un po’ di nostalgia».
Se la mafia ha perso il potere, il merito è proprio dello Stato.

Si è pentito dei suoi attacchi ai magistrati?

«Negli ultimi anni le Procure hanno ottenuto ottimi risultati, spesso sospendendo le garanzie: giustissimo. Ma sono state condotte anche azioni contro innocenti, come Musotto e Calogero Mannino, e io sono fiero delle mie battaglie garantiste. Un magistrato che mette in carcere un innocente compie un crimine peggiore di un sequestro di persona. E questo tema in Italia è ancora molto attuale».

Come lo è la memoria di Borsellino.

«Per questo sono orgoglioso della cittadinanza onoraria a sua moglie. Da assessore a Milano, una delle mie ultime decisioni era stata quella di costruire due obelischi in memoria di Falcone e Borsellino. Spero che Rita Borsellino ora non ordini di bloccare tutto».

*** – Il manierismo del titolo fa riferimento, per essere in tema con la figura di Vittorio Sgarbi critico d’arte, alla corrente artistica detta “manierista”, una corrente, soprattutto pittorica, del XVI secolo che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti.
Il gusto manierista, sempre più raffinato, autoreferenziale e decorativo, si consumerà alla fine in imprese di estremo virtuosismo per una fruizione sempre più privata ed estremamente elitaria.

E’ la Sicilia irredimibile, o l’Assemblea Regionale Siciliana ?

Ci si chiede di fronte a certe notizie per quale ragione il concetto espresso ne “Il Gattopardo” da Tomasi di Lampedusa e ripreso successivamente da Sciascia circa l’irredimibilità della Sicilia debba trovare continue conferme, anche oggi nel 2008, e da quanti si propongono per il cambiamento, a dispetto di quanti, e ce ne sono, si ostinano ad alimentare e a correr dietro ogni pur flebile speranza di un cambiamento possibile. 

Una norma, proposta dal capogruppo del PD all’Assemblea Regionale Siciliana Antonello Cracolici e fatta propria dai colleghi di maggioranza e minoranza della Prima Commissione dell’ARS, reintroduce la possibilità per gli elettori siciliani in occasione delle elezioni comunali di esprimere, “fino a tre preferenze, di cui almeno una di genere, pena la nullità delle preferenze successive alla prima“.

In altre parole nelle competizioni elettorali comunali, se la norma diventerà legge, tornerà il sistema della preferenza multipla, già abolito anni fà da un referendum popolare in quanto ritenuto, tanto più in Sicilia, sistema atto al controllo del voto, e ad imporre quanti erano espressi dalle burocrazie dei partiti, e dalle consorterie mafiose.

A far notare la cosa è la parlamentare regionale marsalese Giulia Adamo che afferma:

E’ sorprendente vedere come una grande forza politica che si dice democratica faccia della reintroduzione della preferenza multipla per le elezioni comunali un proprio, anzi il proprio cavallo di battaglia.
E’ ancor più sorprendente che lo faccia, proponendo un sistema di voto tanto farraginoso da rendere quasi scontato l’annullamento delle preferenze successive alla prima e che lo faccia camuffando il tutto dietro il paravento del voto a tutela delle donne.
” ;

e continua:

Credo opportuno ricordare ai colleghi del PD che storicamente l’uso di “terzine” e “quartine” è stato in Sicilia il sistema migliore per il controllo del voto, per la tutela di coloro che erano espressi dalle burocrazie dai partiti (quando non da altri e peggiori consessi) e per la limitazione della libertà di scelta degli elettori.”;

ed infine:

Volendo dare per scontata la buona fede di chi ha proposto la norma non possiamo che sperare che siano loro stessi a comprenderne l’intrinseca pericolosità, ricredendosi e ritirando la proposta.”