Dal Giornale di Sicilia: “A Salemi taroccati i manifesti antimafia”…

Ah siiiiiiiii ?

Allora mettiamoci daccordo !

Il manifesto antimafia era quello di prima che recitava:

«MA QUALE MAFIA! CITTADINI, RIBELLATEVI»,

o quello corretto in:

«MA QUA È MAFIA, CITTADINI, RIBELLATEVI»

visto che in precedenza era accaduto questo ?

Al Giornale di Sicilia evidentemente, come da tradizione, non hanno dubbi.

Su Salemi, Sgarbi e Giammarinaro, la verità di Oliviero Toscani

“Toscani: Giammarinaro sempre presente nella giunta di Salemi

Lo afferma Oliviero Toscani, dopo le polemiche sull’indagine sull’ex deputato regionale a cui sono stati sequestrati beni per 35 milioni

TRAPANI. «Giammarinaro partecipava sempre alle riunioni della giunta municipale di Salemi. Sgarbi dica quello che vuole. Ma questa è la realtà che, tra l’altro, ho raccontato ai magistrati». Lo ha detto Oliviero Toscani, dopo le polemiche seguite all’indagine sull’ex deputato regionale Pino Giammarinaro, cui sono stati sequestrati beni per 35 milioni di euro nell’ambito di un’indagine su riciclaggio e intestazione fittizia di beni. «Anche con tutta la buona volontà, in Sicilia, non è possibile far nulla. Sgarbi parla, parla ma non conclude mai nulla: è come il coitus interruptus. – aggiunge – Io me ne sono andato da Salemi perché ho capito che non avrei mai potuto realizzare nulla di concreto. Mi sono rotto i c… e non voglio sapere più niente. Basta, è come se fossero tutti morti. Con Salemi ho già perso molto tempo e tutto quello che ho fatto è stato a titolo gratuito».”

da GDS.IT

A proposito del post “Il ramo castellammarese dell’operazione ‘Salus iniqua'”, Nino Ippolito

ci tiene a dire che:

“In riferimento al contenuto dell’articolo dell’opinionista Rino Giacalone, da voi pubblicato e in cui vengo tirato in ballo, chiedo, ai sensi della legge sulla stampa, la pubblicazione della seguente replica:
Sono stato amico di Pino Giammarinaro. E lo sono stato con fierezza, pienamente consapevole delle vicissitudini giudiziarie che lo hanno riguardato. Le responsabilità penali sono personali. E, nonostante la furia forcaiola di certi antimafiosi di mestiere che vivono e si nutrono di sospetti, non si trasmette agli amici. Inoltre la pena nel nostro ordimanento, ha valore rieducativo, non contempla la morte civile di un individuo.
Da tempo, quella con Giammarinaro, è un’amicizia troncata. Per mia scelta. Ed è, come ha ricordato lo stesso Sgarbi, di dominio pubblico. Dei motivi (per principio, perchè le amicizie non si devono giustificare) non debbo darne conto a nessuno, nemmeno a quegli investigatori che si eccitano, con lo stesso spasmo che mostrano le iene di fronte al sangue, quando annunciano che «riecheggieranno le sirene» (così si legge sul profilo Facebook di un investigatore trapanese), men che meno a mediocri giornalisti, e mi riferisco all’imponente (fisicamente) Rino Giacalone, dal quale apprendo che io avrei preso e consegnato «ordini». Circostanza letteralmemnte inventata dal Giacalone perché da nessuna parte è scritta una simile cosa. E’ una sua chiosa da mestatore e suggestionatore. Essere «citati» in una indagine non può diventare, come fa il vigliacco Giacalone, il pretesto per alimentare sospetti o attribuire, arbitrariamente, comportamenti che non non ho mai avuto. Io sono stato ascoltato come «persona informata dei fatti».
In un rapporto di amicizia non si prendono o si danno ordini. Succede nei rapporti di subalternità, come quelli della disciplina militare, che Rino Giacalone, per ragioni non solo professionali, certamente conosce meglio di me.
Il solo ordine che conosco è quello cavalleresco di San Costantino, di cui ho fatto parte parte. Per contrappormi – vanamente – all’affollato e, ahinoi, non riconosciuto, «Ordine Asinino», dove albergano tanti, boriosi e ignoranti giornalisti che coltivano la ripicca e la ritorsione.
Io prendo ordini dalla mia conscienza. Per questo ciò che si è scritto su di me è una infamia da vigliacchi. E poco importa se a scriverlo sia stato un investigatore esaltato, prevenuto o infedele o, come temo, sia piuttosto il premeditato schizzo di fango ispirato da una opinione, una ipotesi, una suggestione.
Circa un anno fa, lo stesso Giacalone, giornalista antimafia «da tavolino», scrisse su di me una serie di fandonie alle quali, non dopo avergli ricordato le ricorrenti castronerie grammaticali e sintattiche di cui é notoriamente infarcita la sua scrittura (disponibile, a richiesta, a stilare l’impietoso cahier de doléances…), replicai chiedendo la pubblicazione di una rettifica nella quale sottolineavo, tra le altre cose, il suo giornalismo «a tesi» e, peggio ancora, l’assenza di riscontro preventivo alle cose pubblicate, così come il riconoscimento del diritto di replica ai soggetti chiamati in causa.
Lui, che rimprovera continuamente ai suoi supposti avversari di utilizzare la querela come strumento intimidatorio, mi denunciò. Il magistrato ha ritenuto pertinenti le mie considerazioni e comunque nell’alveo del «diritto di critica». Giacalone, probabilmente, avrà masticato amaro, anche perchè quelle mie considerazioni contenevano giudizi sulle sue qualità professionali.
Chiedo, come si dice in questi casi – l’onere della prova. Che non è una ipotesi, e nemmeno la ricostruzione fantasiosa e arbitraria di un investigatore che interpreta piuttosto che riportare i «fatti». L’onore della prova, dunque, per capire – qualunque ne sia l’origine – il perché di questa infamia. E così difendermi da questo fango gratuito. Aspettando che l’opinionista Giacalone mi dica chi ha detto o chi ha scritto che io avrei preso «ordini».

Nino Ippolito
Addetto Stampa di Vittorio Sgarbi”

*** Nota di Diarioelettorale

Quanto sopra si pubblica per dovere, con piacere, ed integralmente per rispetto della persona Nino Ippolito e del suo diritto di replica, ove nello scritto di Rino Giacalone precedentemente pubblicato abbia ravvisato giudizi gratuiti ed offensivi sulla sua persona, ovvero il riferire di fatti e circostanze non vere o cosa ancor più grave false.

Non siamo noi in condizione di stabilire se sia scritto da qualche parte che Nino Ippolito abbia preso e consegnato ordini da e del Giammarinaro, non siamo giornalisti. Di ciò si assume la responsabilità “il giornalista” Rino Giacalone, essendo stato pubblicato il pezzo integrale, da noi solo parzialmente citato, su testata giornalistica autorevole e con ben altra diffusione di quella che può vantare un blog di provincia.

Resta il fatto che qui, nella replica da parte di Nino Ippolito si esprimono giudizi su Rino Giacalone che francamente appaiono gratuiti, non suffragati da dimostrazione di alcun tipo e che quindi vengono pubblicati integralmente solo per completezza dell’informazione, secondo il principio del “chi ha detto cosa” fermo restando la totale assunzione di responsabilità in ogni sede da parte dello stesso Nino Ippolito.

Il ramo castellammarese dell’operazione “Salus iniqua”

dice Rino Giacalone in un articolo di ricostruzione dei risvolti dell’operazione “Salus iniqua” di oggi dal titolo “Mafia, borghesia e sanita': Trapani e gli affari dell’ex onorevole Pino Giammarinaro”, a proposito dei risvolti castellammaresi dell’operazione odierna :

Chi è Giuseppe “Pino” Giammarinaro

Uno dei suoi più intimi amici il giornalista Nino Ippolito, portavoce del sindaco Sgarbi, addetto stampa dell’on. Pio Lo Giudice, e in passato anche addetto stampa dell’attuale ministro Saverio Romano quando questi era a capo dell’Udc siciliana, lo chiama “Pino manicomio” non è una offesa ma una simpatica presa in giro, perchè anche il nome di Ippolito risulta citato nelle indagini come uno di quei soggetti che portavano al Comune gli ordini di Giammarinaro. Imprenditore, presidente di Usl, deputato regionale nel 1991, Pino Giammarinaro dovette andare latitante per sfuggire ad un ordine di cattura mentre sedeva a sala d’Erocle, dal processo per mafia fu assolto, ma nel frattempo è finito condannato per peculato e concussione, sorvegliato speciale per 4 anni. Circostanze queste che nel 2001 lo hanno portato a ricandidarsi alla Regione con la lista “cuffariana” del Biancofiore, sfiorando la rielezione. Nonostante la sorveglianza speciale, venuta a cadere da poco tempo, dopo averla per intero scontata, nello stesso periodo di tempo e fino a tempi recentissimi, Pino Giammarinaro risulta avere arricchito e ampliato il quadro delle conoscenze e dei rapporti, di natura politico-affaristica, dalla sua parte una costante legittimazione del suo operato e un sostegno istituzionale e politico tali da porre poi agevolmente in essere le condotte finalizzate al controllo occulto di attività economiche nel settore della sanità beneficiarie di finanziamenti pubblici regionali, nonché al condizionamento di importanti settori della cosa pubblica e della vita politica della provincia di Trapani. Dalla sua parte imprenditori, medici, operatori sanitari e dirigenti dell’Asl oggi Asp, Giammarinaro sarebbe stato a capo di un comitato di affari per controllare una serie di strutture di assistenza convenzionate con la sanità pubblica, attraverso rpestanome, ci sono poi i capitoli di indagine relativi all’intromissione nella fase decisione circa la nomina di manager e dirigenti di servizi pubblici. Obiettivo? Ottenere tornaconti elettorali e tornaconti in denaro attraverso rimborsi che venivano elargiti a occhi chiusi di dirigenti della sanità pubblica che si raccordavano dietro le quinte con lo stesso ex parlamentare. Denaro pubblico finito nelle tasche del politico per milioni di euro hanno spiegato gli investigatori. Ma i buoni servizi della sanità gli sono anche serviti per ottenere certificati medici di comodo così da sfuggire alle reti della sorveglianza speciale.

Il delitto Capizzo

L’omicidio si delinea sullo sfondo della gestione di residenze sanitarie e centro di emodialisi tra Mazara e Salemi. Capizzo, infermiere professionale, trovato ucciso l’1 ottobre del 2002, era amministratore unico del “Centro Emodialisi Mazarese”, dove Giammarinaro sarebbe stato socio occulto. Capizzo in passato avrebbe anche “curato” la latianza del deputato quando era ricercato per mafia, ne custodiva denaro e libretti, raccogliendo denaro per agevolarlo, L’omicidio non ha avuto mai una chiara pista, è rimasto senza colpevoli, ma gli affari sono emersi bene e oltre al Cem riguardano altri centri, Life e Villa Letizia, fittiziamente intestati ad un ex vice sindaco di Castellammare, Francesco Cacciatore, alla moglie di questi Maria Neglia, a Stefano Liuzza, per il centro Salus, Antonino Maniscalco ancora per la Cem, Nicolò Domenico Ardagna che da autista dell’onorevole divenne per suo conto proprietario terriero, Ardagna dipendente della Salus era poi componente del collegio sindacale della cooperativa Villa Letizia. Nei rapporti tra Giammarinaro e Cacciatore, presidente del Cda di Villa Letizia, c’è una intercettazione nella quale si sente parlare della creazione di un fondo in nero per un miliardo di vecchie lire. Nella coop Villa Letizia compaiono anche i nomi del figlio di Giammarinaro, Francesco, e della segreteria dell’ex politico Mirella Robino.

Giammarinaro e la politica. Le storie del sindaco Sgarbi e del deputato Lo Giudice. I rapporti col ministro Saverio Romano

Alle ultime regionali Giammarinaro sostenne la candidatura dell’on. Giuseppe Lo Giudice ex presidente dell’ordine dei medici di Trapani. Dopo la sua elezione questi si rese conto che sarebbe stato un burattino nelle mani di Giammarinaro. Ma non solo si vide chiedere il pagamento di 200 mila euro da parte dell’on. Giammarinaro per spese elettorali. Quella che sembrava semmai una vera e propria tangente. Sentito dagli investigatori, Lo Giudice ha comuinciato a delineare uno spaccato incredibile. E da questo punto in poi l’inchiesta potrebbe avere presto sviluppi ben oltre la Sicilia:
infatti mette in luce i rapporti di Giammarinaro con l’attuale ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, e con Vittorio Sgarbi, di cui Giammarinaro sarebbe stato stato uno dei principali sponsor per
l’elezione a sindaco di Salemi. Dai suoi vecchi amici di partito Cuffaro e Romano, però, Giammarinaro ha lo stop alla ricandidatura per le regionali del 2008 per via del suo status di ex sorvegliato speciale. Lo racconta il medico Pio Lo Giudice, che viene prescelto per candidarsi al suo posto e che, ammetterà poi, si rese conto di essere diventato un “burattino” nelle sue mani. Agli inquirenti Lo Giudice racconta di aver avuto da Giammarinaro la richiesta di 200 mila euro per le spese da questi sostenute per campagna elettorale. E quando chiese a Romano un rimborso dal partito per le spese elettorali seppe che erano già stati erogati 40.000 euro consegnati a Giammarinaro.”

tutto l’articolo qui

Salemi: uccelli senza zucchero per Giammarinaro

“Infiltrazioni mafiose al Comune di Salemi” – Maxisequestro al politico sponsor di Sgarbi
Il tribunale di Trapani ha messo i sigilli all’impero economico di Giuseppe Giammarinaro, ex deputato regionale ed ex sorvegliato speciale, che aveva sostenuto la candidatura del critico d’arte.
I giudici: “Ha condizionato l’attività amministrativa”. La polizia e la finanza accusano Giammarinaro di aver gestito attraverso prestanome una rete di società che ha intascato milioni di euro di contributi dalla sanità pubblica.
Applicata per la prima volta la norma sul “sequestro anticipato” prevista dal nuovo pacchetto sicurezza

di SALVO PALAZZOLO per La Repubblica

Nell’ottobre 2009, il fotografo Oliviero Toscani l’aveva detto senza mezzi termini ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo: “Mi sono dimesso dall’incarico di assessore della giunta di Vittorio Sgarbi, a Salemi, perché mi sono reso conto che il contesto territoriale, che mi permetto di definire mafioso, non mi consentiva di operare in maniera libera e autonoma nell’amministrazione comunale”. Toscani mise a verbale un nome, quello di Giuseppe Giammarinaro, ex deputato regionale democristiano ed ex sorvegliato speciale, da sempre uno dei potenti della politica trapanese: “Partecipa alle riunioni della giunta – rivelò l’assessore dimissionario – Giammarinaro assume anche decisioni, senza averne alcun titolo”.
Adesso, le indagini della divisione anticrimine della questura di Trapani e dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria dicono che Giammarinaro avrebbe continuato ad esercitare il suo potere politico non solo sul Comune di Salemi, ma soprattutto sulla sanità trapanese. Per questa ragione, il tribunale Misure di prevenzione di Trapani ha emesso un provvedimento di sequestro anticipato di beni nei confronti dell’esponente politico, così come proponeva il questore Carmine Esposito.

I sigilli sono scattati per un patrimonio da 35 milioni di euro: è costituito innanzitutto da undici società che gestiscono centri di analisi, di emodialisi e di fisiotetapia, poi anche case famiglie e centri per anziani. Secondo la magistratura, un impero economico costruito attraverso una rete di prestanome. Il provvedimento del tribunale riguarda anche conti correnti, appartamenti, terreni e auto di lusso.

Nel 2000, l’esponente politico era stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma adesso il tribunale di Trapani ritiene che le nuove indagini, coordinate da Giuseppe Linares (l’ex capo della squadra mobile oggi a capo della divisione anticrimine), abbiamo messo in evidenza “nuovi indizi” di relazioni di Giammarinaro con Cosa nostra. Il collegio presieduto da Alessandra Camassa parla nel provvedimento di “metodo mafioso” che l’ex fedelissimo di Totò Cuffaro avrebbe usato nei suoi rapporti con gli amministratori del Comune di Salemi.

La scorsa estate, il sindaco Vittorio Sgarbi aveva litigato pubblicamente con Giammarinaro. La rottura era avvenuta sulla destinazione di alcuni fondi. Intanto, continuavano ad arrivare pesanti minacce di morte al primo cittadino di Salemi. Prima, una testa di maiale recapitata al comando di polizia municipale; poi, una carcassa di cane lasciata nei pressi dell’ufficio di gabinetto. Le indagini della Procura antimafia di Palermo non sono mai riuscite a individuare gli autori delle intimidazioni, ma nel provvedimento di archiviazione il pm Carlo Marzella ha scritto: “E’ emerso un intenso e costante condizionamento dell’attività amministrativa del Comune di Salemi da parte di Giammarinaro”.

Emblematico, un episodio, scoperto grazie alle intercettazioni disposte dalla Procura. Il 16 ottobre 2009, l’assessore Caterina Bivona chiamò il sindaco Sgarbi per informarlo che la prefettura di Trapani sollecitava l’assegnazione di un terreno confiscato al boss Salvatore Miceli. Sul tavolo del primo cittadino c’erano le richieste di “Slow food” e dell’associazione “Libera”. Ma Giammarinaro voleva che il bene andasse all’Aias: l’assessore lo disse chiaramente a Sgarbi.

In un’altra intercettazione, il vice sindaco Antonella Favuzza confida a un amico che il bilancio del Comune di Salemi è stato fatto a casa di Giammarinaro, dove l’assessore Bivona e il consigliere Lorenzo Bascone avrebbero portato i documenti dell’amministrazione per modificare alcuni capitoli di spesa.

Fra qualche giorno, il tribunale sarà chiamato a confermare il sequestro e a decidere su un’altra richiesta del questore di Trapani, che sollecita l’obbligo di soggiorno per Giammarinaro, fino al 2015.

Siamo stati alla XIII settimana della cultura … ad Alcamo

E’ iniziata ieri 9 aprile 2011 la XIII settimana della cultura.
Nella vicina Alcamo (ma anche a Salemi) è stato prediposto un dettagliato ed intenso programma di visite guidate, incontri, mostre ed eventi.
Ieri ed oggi siamo stati con il professore Roberto Calia a scoprire l’Alcamo medievale e barocca.

 

Castellammare del Golfo: “C’è nessuno ?”

Tra i 57 comuni siciliani individuati dal decreto firmato dall’assessore regionale al Turismo, Daniele Tranchida (area Futuro e Libertà), come localita’ a vocazione turistica Castellammare del Golfo (e quindi Scopello e la Riserva dello Zingaro per la sua parte) non c’è.

Certo altri comuni si potranno aggiungere, se dimostreranno di essere in possesso delle caratteristiche e dei requisiti fissati dal bando approvato con lo stesso decreto di approvazione del primo elenco e che sara’ pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.

Perchè è importante essere compresi tra queste località ?

Perchè queste località saranno inserite nel Piano settoriale per l’attivazione delle linee di intervento del Programma operativo Fesr 2007/2013, che e’ uno strumento di programmazione delle misure comunitarie riferibili all’assessorato al Turismo.
Essere o meno negli elenchi comporta, quindi, il diritto o meno, ad un elemento di premialita’ per ottenere i finanziamenti comunitari che saranno messi a bando per riqualificare e diversificare l’offerta turistica, per valorizzare le caratteristiche e le tipicita’ culturali, ambientali e monumentali di questi centri per svilupparne le capacita’ di attrazione turistica.

Accanto ai capoluoghi di provincia (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani), il decreto approvato riconosce localita’ a vocazione turistica i comuni di Brolo, Castelmola, Cefalu’, Geraci Siculo, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, San Marco d’Alunzio e Savoca, in quanto rientrano compresi tra i borghi che la Consulta del Turismo dell’Anci riconosce come i piu’ belli d’Italia; Lipari, Leni, Malfa, Santa Marina Salina, nelle isole Eolie, Caltagirone, Militello Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Piazza Armerina, Scicli, Sortino, che detengono beni dichiarati patrimonio dell’umanita’ dall’Unesco; Lampedusa, Favignana, Pantelleria, Ustica, per la loro particolare localizzazione paesaggistica e Acireale, Erice, Giardini Naxos, Milazzo, Sciacca, Taormina, Salemi, Monreale, San Vito Lo Capo, Marsala, Ribera, Menfi, Giarre, Paterno’, Vizzini, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Castelbuono, Petralia Soprana, Gangi, Pollina, Piana de gli Albanesi, Avola, Mazara del Vallo, per la loro conclamata, storica, valenza turistica.

Come si vede i criteri per stabilire chi è dentro e chi è fuori sono stati al solito talmente aleatori, da potere permettere che in provincia di Trapani potesse essere escluso Castellammare del Golfo in favore di Salemi e Mazara del Vallo, il che la dice lunga sul peso e sulla influenza della classe politica locale.

E’ noto che la giunta tecnica del Lombardo quater risulta costituita da tecnici di “area” e che l’assessore Tranchida in particolare è di area Fututo e Libertà.

Il recente comunicato relativo alla partecipazione della delegazione siciliana alla recente assemblea costituente di Duturo e Libertà infatti diceva: “In Sicilia sono 2.700 le adesioni al “Manifesto per l’Italia” e alla Costituente di Futuro e Libertà per l’Italia. Inoltre quasi mille tra amministratori, dirigenti e simpatizzanti siciliani di Fli parteciperanno al congresso fondativo in programma questo fine settimana a Milano. A guidarli i vertici regionali: il coordinatore Pippo Scalia, il capogruppo all’Ars Livio Marrocco,
I deputati nazionali Nino Lo Presti, Fabio Granata e Carmelo Briguglio. Tra i presenti anche Luigi Gentile, Alessandro Aricò e Pippo Currenti (deputati Ars) e gli assessori regionali “tecnici” Daniele Tranchida e Gianmaria Sparma.
Da Trapani si muoveranno in 40, guidati da Marrocco e Massimo Grillo (che con il movimento Liberi- Area sociale ha aderito a Fli): tra gli altri figurano Sebastiano Cusenza (capogruppo a Castellammare del Golfo), Felice Errante (assessore a Castelvetrano), Nicola Lentini (coordinatore provinciale di Generazione Giovani) e Antonino Barbera (consigliere comunale a Trapani).“.

E’ noto anche che la delegazione di Futuro e Libertà in Consiglio Comunale è anche la più numerosa.

Ci sono problemi a darsi una mossa ?

Sgarbi, le dimissioni erano solo uno scherzo

Sembra che le dimissioni annunciate con le rituali grida e i consueti strepiti da parte del sindaco di Salemi si siano rivelate una farsa.

Sgarbi, dimissioni farsa

di Umberto Lucentini

Aveva dichiarato di voler lasciare il posto di primo cittadino a Salemi perché gli avevano tolto una scorta. Invece si è solo “autosospeso”, un istituto giuridico che non esiste. Lo rivela il capogruppo Pd del comune siciliano(28 gennaio 2011)«Vittorio Sgarbi scrive all’Espresso di essersi dimesso da sindaco di Salemi perché gli è stata tolta la scorta? A noi non risulta». Domenico Venuti, 31 anni, capogruppo del Pd in consiglio comunale del comune siciliano, aggiunge un nuovo tassello sulle tragicomiche vicende politiche del noto critico d’arte. Per la cronaca: Sgarbi aveva annunciato – con un piccato fax inviato alla redazione del nostro settimanale – di essersi dimesso da sindaco di Salemi dopo che gli era stata tolta la scorta, a seguito di una nostra inchiesta. Ma le cose, sembra, non stanno proprio così.

Consigliere Venuti, ci spieghi…
«Sgarbi ha inviato un fax al Comune di Salemi con la propria firma autenticata da un notaio in cui comunica che si autosospende da sindaco e delega le sue funzioni alla giunta e al vicesindaco. Ma l’auto-sospensione da sindaco è un istituto giuridico che non esiste. E poi, Sgarbi cosa fa: auto-comunica al Comune, di cui è massimo rappresentante, questa scelta? Non è previsto che si dichiari di non svolgere una funzione per cui si è stati eletti. Se si dimette lo si deve comunicare al Prefetto di Trapani».

Quindi Sgarbi è ancora sindaco di Salemi?
«Al momento sì. Ho chiesto agli uffici del Comune di inviare le carte al Prefetto ed all’Assessorato Regionale agli Enti Locali perché facciano le loro valutazioni».

E se si dimettesse veramente?
«Sarebbe un fatto deplorevole che Sgarbi, con il sistema dell’annuncio delle dimissioni, invitasse impropriamente le istituzioni a tornare indietro sulla decisione della revoca della scorta. E’ un inusuale stimolo che, secondo me, significa mancare di rispetto al Prefetto e al Comune di Salemi che non può essere “usato” per motivi diversi da quelli strettamente legati all’attività amministrativa».

Ma Sgarbi corre un reale pericolo a causa della revoca della scorta?
«Non posso essere io a fare questa valutazione. Ho rispettato la decisione degli organismi competenti che hanno attribuito a Sgarbi la scorta e devo rispettare anche la scelta di farla cessare, che immagino motivata». E dal punto di vista politico: che giudizio dà di Sgarbi-sindaco?
«A parte i continui colpi di scena mediatici che hanno dato notorietà a Salemi, e questo è fuori discussione, dico che in due anni e mezzo la giunta da lui guidata non ha realizzato un’azione incisiva né dal punto di vista dell’attività ordinaria né per la realizzazione di progetti a lungo respiro».

Esempi?
«Non c’è stata una programmazione amministrativa ed economica, infatti è stato sforato il patto di stabilità, e questo crea problemi al Comune… La giunta Sgarbi non ha rinegoziato il piano dei costi relativi allo smaltimento dei rifiuti tanto che la tassa comunale è diventata esorbitante. Ci sono zone della città a rischio cedimento idro-geologico per le quali le precedenti giunte avevano predisposto dei piani di risanamento che non hanno avuto seguito. Mesi fa un alloggio popolare è stato sgomberato su iniziativa dei vigili del fuoco perché pericolante…».

Se Sgarbi lasciasse veramente la carica di sindaco, per Salemi sarebbe un danno?
«Io rispetto la sua elezione, lo ha voluto la gente di Salemi, ci mancherebbe. Il problema è che le frequenti assenze di Sgarbi hanno di fatto lasciato la città nelle mani di Pino Giammarinaro, “allenatore manager” di parecchi consiglieri, di almeno tre componenti della giunta e di svariati funzionari: un discusso personaggio politico che, problemi giudiziari a parte, usa metodi politici che si ispirano al clientelismo e non alla programmazione e allo sviluppo».

Il contrasto all’eolico è uno dei cavalli di battaglia di Sgarbi, perchè teme infiltrazioni mafiose.
«E’ giusto che si indaghi se la mafia vuole infiltrarsi nell’eolico come in tutte le altre attività in cui ci sono interessi economici. Ma l’eolico in sé e per sé non va fermato. E, a proposito di mafia, un’ultima notizia…».

Quale, Venuti?
«Segnalo che la giunta Sgarbi non ha presentato il piano di utilizzo necessario per l’assegnazione di beni confiscati ai boss, che qui a Salemi restano inutilizzati».

da L’Espresso

A Salemi Vittorio Sgarbi rinnova la giunta

Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha rimodulato la sua giunta.

Come vice riconfermata Antonella Favuzza (attuazione del programma, bilancio, finanze, mutui, affari generali, difesa degli animali, gemellaggi), riconfermati gli assessori Bernardo Tortorici Perrier Montaperto (trasparenza e legalità, energie rinnovabili, musei, centro storico, decoro urbano, tempo libero, territorio, turismo, paesaggio, pari opportunità, tolleranza, religioni) e Antonina Grillo (urbanistica, sanità, trasporti, personale, politiche del lavoro, politiche giovanili, politiche comunitarie, finanziamenti europei, patrimonio, giardini, gal “elimos”).

I nuovi assessori sono: Salvatore Angelo, già preside del liceo classico D’Aguirre (prg, pubblica istruzione, attività produttive, artigianato, commercio); Salvatore Sanci (edilizia popolare, sport, contenzioso, spettacolo, servizi sociali,) e Giuseppe Ilardi (cimitero, società partecipate, protezione civile, manutenzioni e lavori pubblici).

Il sindaco Vittorio Sgarbi mantiene l’interim della polizia municipale e della cultura.

Fuori dalla giunta è l’avvocato Caterina Bivona.

Chi ha vinto, chi ha perso ?

Liborio Furco presidente Gal Elimos

Suo vice è il sindaco di Calatafimi

30-12-10 | TURISMO | Sicilia | Con una nuova riunione del Cda, sono state attribuite le cariche amministrative del Gal Elimos, Unione dei Comuni della Valle del Belice, la società consortile costituita con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo turistico attraverso la valorizzazione dei beni culturali e dei prodotti tipici locali.

E’ stato nominato ufficialmente Presidente del Gal Elimos Liborio Furco, di Castellammare del Golfo.  Sociologo, docente universitario, esperto il politiche di sviluppo e coordinatore scientifico del Cemsi, Furco è attualmente anche direttore dell’Istituto Superiore di Giornalismo, consulente esperto politiche euromediterranee, di relazioni fra gli enti, di attività di promozione per le politiche di integrazione economiche e sociali ed è stato dirigente tecnico agenzia regionale per l’impiego.

La sua nomina è stata fatta per la preparazione e le competenze nel settore, superando qualsiasi altro criterio di scelta. A essere nominato vice presidente è stato il sindaco di Calatafimi, Nicola Ferrara, in quanto Comune capofila del Gal. Sono sette i componenti del Cda, 4 privati e 3 pubblici.

L’associazione Nuova Direzione di Castellamare, la Provincia regionale di Trapani rappresentata da Simone Magaddino, la Banca di Credito Cooperativo di Partana con Vincenzino Culicchia, Salemi con Caterina Agueci, per quanto riguarda i primi. I Comuni di Calatafimi, Valderice, Poggioreale rappresentati dai rispettivi sindaci per quanto riguarda i soggetti pubblici.

da GDS.IT