Elezioni politiche 2013, la volata finale ed oltre !

Ogni tornata elettorale ha una sua storia, dinamiche proprie valide per e in quel momento storico. Solo la pigrizia intellettuale potrebbe portarci ad identificare il quanto già accaduto, con quanto accadrà a giorni e a non cogliere costanti e differenze.
Per ora solo un fatto è certo, che il bipolarismo tra un centro-destra berlusconiano ed un centrosinistra gravitante intorno al Pd è finito.
Ora siamo dentro un sistema multipolare anomalo, con vaghi, molto vaghi, riferimenti sia all’attuale configurazione della politica tedesca che greca.
In tal senso ciò che accade in Italia è perfettamente europeo.
In tale sistema la radicalizzazione che si determina negli ultimi giorni che precedono il voto, è immaginabile premierà secondo due dinamiche opposte entrambe di cambiamento.

Da un lato l’elettorato che vorrà cambiare determinando il massimo dell’instabilità rispetto allo status precedente, obbiettivo raggiungibile a parere di molti votando Grillo, e all’estremo opposto chi vorrà cambiare ma rafforzando il polo della stabilità identificato in Italia Bene Comune, quello che si raccoglie intorno al Pd e a Sel.

Gli altri, tutto gli altri raggruppamenti, ritengo soffriranno parecchio di tale dinamica. Alcuni mancando il quorum ed altri raggiungendo risultati al di sotto delle aspettative.

Se ciò si verificherà, e se questa sarà la chiave di lettura possibile anche a posteriori è allora possibile immaginare un risultato di IBC tra il 33% ed il 36%, che ove si attestasse sul valore superiore della forchetta potrebbe fare ragionevolmente sperare nel raggiungimento della maggioranza anche al Senato, un M5s tra il 22% ed il 25% ed un Cdx tra il 24% ed il 27% ed infine un centro montiano tra il 12% ed il 9%. Tutto il resto rimarrebbe fuori.

Cosa ci attende per il dopo ?

L’autosufficienza di IBC, sul piano strettamente numerico, dipende dal risultato del senato, ed in ogni caso rischia di essere comunque una autosufficienza assai relativa.
Sul piano politico invece la prospettiva che era data per auspicabile, anzi certa,  dai vertici politici del Pd, di una alleanza con il centro montiano, pur se non accantonata, non potrà che risentire delle cadute di stile mostrate da questa area nella sua difficile ricerca del consenso in campagna elettorale, ne del probabile insuccesso delle liste che a tale schieramento fanno capo.

Vi sarà da fare i conti allora con la certamente numerosa pattuglia grillina, che al di là delle estremizzazioni tattiche e strategiche del capo, tende al pragmatismo ed alle buone pratiche, una risorsa importante quindi a cui guardare con attenzione, ove non si voglia rimanere prigionieri di vecchi schemi non più rispondenti alle necessità del presente.

Immaginare quindi a Roma un quadro di relazioni politiche simile a quello messo in piedi da Rosario Crocetta in Sicilia, non è poi tanto lontano dalla realtà.

Del MUOS ed altre cose

Sul MUOS e su cosa ha detto esattamente il ministro dell’Interno Cancelleri al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, a proposito del fare eseguire la sospensione dei lavori di costruzione delle antenne del MUOS di Niscemi, leggere qui.

Marco Travaglio su Papania

Visto che in tanti arrivano su questo blog per sapere cosa ha scritto Travaglio su Papania, vi giro l’articolo.

Lo stalliere del Pd di Marco Travaglio

Domenica abbiamo domandato in prima pagina al “nuovo” Pd di Bersani se “discuterà della moralità dei candidati”. Il “nuovo” Pd di Bersani ha subito raccolto l’appello. Infatti, nella “nuova” Direzione, fa il suo trionfale ingresso il senatore Nino Papania da Alcamo (Trapani), ex Margherita. Lo stesso a cui hanno appena arrestato l’autista-giardiniere-factotum per mafia. Lo stesso che nel 2002 ha patteggiato a Palermo 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio: era indagato per aver sistemato in posti pubblici diversi disoccupati privi dei titoli di legge, in un giro di assunzioni facili per cui sindacalisti senza scrupoli prendevano tangenti. Nel 2008 Dario Franceschini annunciò: “Non presenteremo candidati con procedimenti in corso né con sentenze passate in giudicato”. Strano: Papania fu ricandidato dopo il patteggiamento e rieletto per la terza volta senatore (diversamente da Nando Dalla Chiesa, colpevolmente incensurato). Scelta lungimirante: il 4 novembre la Dda di Palermo ha arrestato il suo braccio destro Filippo Di Maria, considerato l’autista, il cassiere e l’uomo di fiducia del boss di Alcamo, Nicolò Melodia detto “il macellaio”, catturato nel 2007 assieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo. Nei giorni pari Di Maria scarrozzava il boss Melodia, in quelli dispari il senatore Papania. Arrotondava. “Emerge – annota la Mobile di Trapani – da numerose conversazioni che Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro ad amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore”. Ed era attivissimo “in occasione di alcune competizioni elettorali”: come “le primarie 2005 per il candidato premier” e “per il candidato alla presidenza della Regione Sicilia” (contro Rita Borsellino e per Ferdinando Latteri). “Lo staff del sen. Papania – scrive il gip – e altri politici locali contattavano ripetutamente il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza”. Il Giornale gongola: “Anche il Pd ha il suo ‘stalliere’ mafioso”. Ma naturalmente chi fosse Di Maria non lo sapeva nessuno. Infatti la nuova Direzione del Pd non ha trovato un posto per due simboli dell’antimafia come Rosario Crocetta e Beppe Lumia (la Borsellino non è iscritta). Ma a Papania sì, in quota Franceschini. E questa sarebbe l’opposizione. Poi c’è il centrodestra, con i suoi Berlusconi, Dell’Utri e Cosentino. E’ la famosa “alternanza”.

Salemi: sarà vero ?

POL – Vittorio Sgarbi ora pensa di fare il sindaco di Venezia

Roma, 25 ago (Velino) – È stato appena eletto sindaco della siciliana Salemi, ma Vittorio Sgarbi non si vuole certo fermare. Adesso sta pensando alla sua prossima possibilità: correre per diventare il primo cittadino di Venezia.

Il critico d’arte pensa da tempo alla Serenissima: lui è nato a Ro Ferrarese, e Venezia ha sempre rappresentato il centro culturale d’eccellenza, l’approdo ideale per un amante del patrimonio artistico. Ora Sgarbi si trova proprio a Venezia, per commentare il restauro del film “Ladri di biciclette”, uno degli eventi del prossimo Festival internazionale del cinema. E grazie a Cesare Campa, già parlamentare di Forza Italia, ora consigliere comunale e leader dei commercianti, che ha lanciato il nome dell’ex sottosegretario ai beni culturali come possibile nome per il centrodestra alle prossime elezioni amministrative, adesso Sgarbi ci crede in questa scommessa.

Salemi intanto rimane al centro delle sue attività. Nella cittadina siciliana gli arrivi dei turisti non si contano più: le compravendite di immobili sono immediatamente cresciute, con Sgarbi sindaco. Giungono improvvisamente, specie dalla Lombardia, visitatori inaspettati che cercano una casa, una villa, un edificio abbandonato da ristrutturare. Salemi si è risvegliata dopo un lungo periodo di torpore, e nei negozi sono tornati i clienti: “forestieri”, ma tutti muniti di contanti e carte di credito. Tra i commercianti c’è ottimismo, Sgarbi ha rappresentato una ventata di novità per tutta la zona, e anche Rosario Crocetta (politicamente agli antipodi rispetto al critico d’arte) è diventato suo amico per condividere le battaglie contro le pale eoliche.

Ora la sfida veneziana. Stavolta Sgarbi non vuole lasciarsela scappare: mettere la fascia di primo cittadino di Venezia è un suo vecchio sogno. E finalmente, da amministratore, potrebbe “influenzare” quella Biennale che non lo ha mai amato.

Il Velino