Cambiare per cambiare

L‘uno, due, tre che si intuiva (o meglio si sperava) potesse mettersi in moto per pervenire ad un reale cambiamento degli equilibri politici di questo paese e non solo nell’ambito della dialettica destra – sinistra, ma anche nell’ambito dello stesso centro – sinistra, con i risultati del primo e secondo turno delle elezioni amministrative comincia  a diventare realtà.

Il punto uno è stato raggiunto da nord a sud ed il risultato permette di leggere alcune costanti riferibili alla efficacia della selezione dal basso, al ridimensionamento dell’antipolitica, alla capacità dell’elettorato di selezionare secondo regole di intelligenza collettiva tra le diverse offerte politiche.

Il punto due da raggiungere è ora nell’immediato il raggiungimento del quorum sui quattro referendum. Un passaggio obbligato per dimostrare che la volontà di cambiamento è maggioritaria nel paese. Un obiettivo per il cui raggiungimento occorre un forte impegno sul piano della comunicazione (in particolare televisiva). Se il quorum non venisse raggiunto il rischio sarebbe quello di un ritardo, forse insopportabile per il paese, del cambiamento politico ormai indispensabile .

Il punto tre, le elezioni anticipate, si raggiungerà e le elezioni si vinceranno non tanto invocando cambi della legge elettorale e/o governi tecnici e/o alleanze più o meno larghe e più o meno improbabili, che gli elettori leggono come fastidiosisime manovre da politicanti di bassa lega, quanto cominciando il lavoro di selezione (primarie di coalizione) della classe politica a tutti i livelli e superando le limitazioni della legge elettorale con trasparenti primarie di collegio.