Castellammare, affidiamoci a Magritte

Proviamoci con Magritte

Proviamoci con Magritte

In fondo, anche in questo caso è stato il “noir” ad ispirare l’opera.
Fu infatti un celebre racconto “noir” di Anne Radcliffe, scrittrice attratta dal soprannaturale, amante di rovine e fantasmi, ad ispirare il titolo del dipinto.
E non sono forse le rovine esse stesse della medesima natura dell’incompiuto, di quell’eterno incompiuto che è il porto di Castellammare ?
Ed ancora non è forse anche qui il pensiero corrente rappresentato dal castello, fondato (la roccia) sulll’infondabile (il cielo) quale metafora delle scelte compiute, in nome della cultura corrente, in questo mare dalla grande onda in movimento, cangiante, fluida, e metafora di un continuo divenire non risolto ?
E poi tutto l’insieme, bloccato in una sorta di istantanea di una realtà tanto immobile quanto irreale, ditemi, se non è il ritratto di Castellammare e dei suoi abitanti.
Si. Si può fare !

Le chateau des Pyrénées (Il castello dei Pirenei)
René Magritte – Olio su tela del 1961 (200,3 x 145 cm) -Israel Museum di Gerusalemme

Committente dell’opera fu il celebre avvocato internazionale newyorchese Harry Torczyner, colto amatore d’arte, che fu per dieci anni un amico sincero e costante per l’artista, al quale richiese, appunto, nell’ottobre 1957 un suo dipinto per nascondere nel proprio ufficio un angolo. Scartata l’idea del ritratto della moglie, Torczyner scelse uno dei tre schizzi inviatigli dal pittore, quello con un castello di pietra su una pietra nella notte, aggiungendo che le proprie preferenze sarebbero andate al vederlo aleggiare al di sopra di un mare tempestoso, cupo come il Mare del Nord della propria gioventù, ma in un cielo chiaro come il cielo de ‘L’impero delle luci’, perché dal cupo oceano sorgesse la roccia come speranza coronata dal castello.