Il Generale Mario Mori assolto

Ancora una volta, oggi il Generale dei Carabinieri Mario Mori ed il colonnello Mauro Ubino, sono stati assolti perchè “il fatto non costituisce reato”, dimostrandosi ancora una volta in un’aula di giustizia che certi teoremi ed i loro autori e propagandisti possono offendere ripetutamente ed impunemente uomini che per quelli che sono stati i comportamenti nell’ambito dei loro doveri di istituto non solo non meritano tali offese, ma al contrario meriterebbero maggiori manifestazioni di stima ed apprezzamenti.

“Il Tribunale di Palermo ha assolto il generale dei carabinieri Mario Mori. Era accusato di non avere catturato, ad ottobre del ’95 il boss Bernardo Provenzano consentendogli, così, di rimanere latitante. Assolto anche il colonnello Mauro Obinu. Entrambi erano accusati di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione a Cosa nostra. La sentenza è stata pronunciata, dopo circa sette ore e mezza di camera di consiglio, dalla quarta sezione del tribunale presieduta da Mario Fontana, alla presenza dei due ufficiali. L’accusa aveva chiesto 9 anni per l’ex generale del Ros Mori e 6 anni e mezzo per il coimputato, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per entrambi. La formula assolutoria è stata: «perché il fatto non costituisce reato». Si tratta della stessa impiegata dai giudici il 20 febbraio del 2006, nell’altro processo a carico di Mori ( e del capitano Ultimo) per la mancata perquisizione del covo del boss Totò Riina. Anche in quell’occasione l’alto ufficiale dei Carabinieri venne assolto in primo grado, e anche in appello e in Cassazione.”

da Corriere.it

Qui il video della lettura della sentenza

E qui la sentenza

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Diciannove anni dopo Capaci, tra vittime, furfanti e sciacalli

«È accaduto l’otto dicembre, a Fiumicino. L’ho fermato io. L’ho supplicato piangendo di dire la verità. E mi sono quasi affidata a lui, invece di ignorarlo e di maledirlo come bisogna fare con quanti hanno fatto affari e coperto gli assassini di Cosa Nostra. Perché l’ho fatto? Io ce l’ho con me stessa, sciocca, caduta nella trappola. Ma ce l’ho soprattutto con chi mi aveva fatto credere che quel furfante fosse davvero affidabile. Lo vedevo protetto dalla polizia, coccolato dai magistrati, all’università accanto a Salvatore Borsellino, osannato nelle trasmissioni televisive, sui plachi della politica, perfino a Verona con gli uomini di Di Pietro e, fino a qualche settimana fa, in comunella con i giornalisti antimafia al convegno di Perugia…»

«Non sono più sicura di niente. Ma è assurdo che tanti magistrati fossero invece sicuri di Ciancimino. Ci servono eroi vivi in questo Paese. Ma eroi alla Ninni Cassarà. Inquirenti come lui che facevano indagini serie. Anche con gli infiltrati per scavare e scoprire. Non solo affidandosi a pentiti infidi, alle parole, a mafiosi pagati con stipendi certo superiori al mio. Ci pensino i magistrati che vanno ai convegni, in tv, a presentare libri. La mia diffidenza di sempre mi porta a pensare che tanti cercano un po’ di visibilità per se stessi. Anche a costo di usare un personaggio dubbio e ambiguo. E ci sono caduta anch’io. Ma lo Stato non dovrebbe metterci in condizioni di diventare creduloni, con le cicatrici che ci portiamo addosso»

Quelle sopra sono parole di Rosaria Costa la giovane moglie di Vito Schifani agente di polizia della scorta di Giovanni Falcone, saltato in aria con il giudice e la moglie quel 23 maggio del 1992, e che tutti ricordiamo per il sofferto perdono pronunciato nella chiesa di San Domenico di Palermo ai funerali delle vittime della strage di Capaci.
Il “furfante” di cui parla Rosaria Costa è Massimo Ciancimino.

Tutto l’articolo lo trovate su Corriere.it

… per tutto il resto c’è Radio Radicale !

Ne senti parlare ovunque, sulla carta stampata in televisione ed online, ma non ti fidi delle cose riportate e vorresti saperne di più ascoltando con le tue orecchie cosa ha veramente detto nel processo a Mauro Obinu e Mario Mori il figlio di Vito Ciancimino, Massimo ?  Niente di più facile basta collegarsi a Radio Radicale per ascoltare testi, avvocati, giudici ed imputati, udienza per udienza, di questo come degli altri grandi processi italiani.

In particolare l’archivio di Radio Radicale contiene files audio provenienti dai numerosi processi scaturiti dalle tante “anomalie” della storia italiana di questo dopoguera. Dai processi per le stragi politiche degli anni 70′ ai processi per le grandi corruzioni, dai processi per mafia e camorra, ai processi le cui sentenze hanno finito per segnare le tappe del cambiamento del costume e dei diritti civili.

La pagina da cui partire è questa.