Diciannove anni dopo Capaci, tra vittime, furfanti e sciacalli

«È accaduto l’otto dicembre, a Fiumicino. L’ho fermato io. L’ho supplicato piangendo di dire la verità. E mi sono quasi affidata a lui, invece di ignorarlo e di maledirlo come bisogna fare con quanti hanno fatto affari e coperto gli assassini di Cosa Nostra. Perché l’ho fatto? Io ce l’ho con me stessa, sciocca, caduta nella trappola. Ma ce l’ho soprattutto con chi mi aveva fatto credere che quel furfante fosse davvero affidabile. Lo vedevo protetto dalla polizia, coccolato dai magistrati, all’università accanto a Salvatore Borsellino, osannato nelle trasmissioni televisive, sui plachi della politica, perfino a Verona con gli uomini di Di Pietro e, fino a qualche settimana fa, in comunella con i giornalisti antimafia al convegno di Perugia…»

«Non sono più sicura di niente. Ma è assurdo che tanti magistrati fossero invece sicuri di Ciancimino. Ci servono eroi vivi in questo Paese. Ma eroi alla Ninni Cassarà. Inquirenti come lui che facevano indagini serie. Anche con gli infiltrati per scavare e scoprire. Non solo affidandosi a pentiti infidi, alle parole, a mafiosi pagati con stipendi certo superiori al mio. Ci pensino i magistrati che vanno ai convegni, in tv, a presentare libri. La mia diffidenza di sempre mi porta a pensare che tanti cercano un po’ di visibilità per se stessi. Anche a costo di usare un personaggio dubbio e ambiguo. E ci sono caduta anch’io. Ma lo Stato non dovrebbe metterci in condizioni di diventare creduloni, con le cicatrici che ci portiamo addosso»

Quelle sopra sono parole di Rosaria Costa la giovane moglie di Vito Schifani agente di polizia della scorta di Giovanni Falcone, saltato in aria con il giudice e la moglie quel 23 maggio del 1992, e che tutti ricordiamo per il sofferto perdono pronunciato nella chiesa di San Domenico di Palermo ai funerali delle vittime della strage di Capaci.
Il “furfante” di cui parla Rosaria Costa è Massimo Ciancimino.

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Ne senti parlare ovunque, sulla carta stampata in televisione ed online, ma non ti fidi delle cose riportate e vorresti saperne di più ascoltando con le tue orecchie cosa ha veramente detto nel processo a Mauro Obinu e Mario Mori il figlio di Vito Ciancimino, Massimo ?  Niente di più facile basta collegarsi a Radio Radicale per ascoltare testi, avvocati, giudici ed imputati, udienza per udienza, di questo come degli altri grandi processi italiani.

In particolare l’archivio di Radio Radicale contiene files audio provenienti dai numerosi processi scaturiti dalle tante “anomalie” della storia italiana di questo dopoguera. Dai processi per le stragi politiche degli anni 70′ ai processi per le grandi corruzioni, dai processi per mafia e camorra, ai processi le cui sentenze hanno finito per segnare le tappe del cambiamento del costume e dei diritti civili.

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