Sequestro di beni per 45 milioni di euro a Mariano Saracino e Giuseppe Pisciotta

La DIA (Direzione investigativa Antimafia) di Trapani ha confiscato beni per oltre 45 milioni di euro riconducibili ai due imprenditori di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, di 65 anni, e Giuseppe Pisciotta di 69 anni, già soci nella gestione di imprese per la realizzazione di costruzioni edili e per la produzione e commercio di conglomerati cementizi.
Mariano Saracino già definito “cassiere della mafia”, è ritenuto a disposizione della famiglia di Castellammare del Golfo ma anche dell’area palermitana, poiché avrebbe messo a disposizione I propri immobili per nascondiglio di latitanti e per riunioni di mafia. L’imprenditore è stato più volte condannato, con sentenze passate in giudicato, per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione e altro.
Il Saracino, dicono le risultanze processuali, ha svolto la sua attività imprenditoriale sfruttando il cosiddetto “metodo mafioso”, attraverso l’illecita ingerenza nel settore degli appalti pubblici.
Oggetto della confisca imprese, immobili, terreni, veicoli e altri beni.

Castellammare del Golfo in “Coma Profondo”

Leggo in rete che ci siamo persi di vedere, visto che è andata in scena dal 17 al 19 febbraio al Teatro Cometa Off di Via Luca Della Robbia 47 di Roma, la rappresentazione teatrale “Coma Profondo”.

Ecco lo so, il lettore ora penserà che si vogliano fare le solite, scontate e facili battute, alludendo allo stato di “salute” non brillante della nostra cittadina. Battute facili e magari orientate a fini politici, vista la mozione di sfiducia in itinere nei confronti del sindaco Marzio Bresciani.

E invece no, è tutto vero, per come potrete facilmente verificare in rete e il titolo “Coma Profondo” è vero che non è riferito a Castellammare del Golfo ed ai suoi abitanti, ma tuttavia in “Coma Profondo”, Castellammare del Golfo c’è ed è luogo di accadimenti di importanza planetaria, insomma l’ombelico del mondo.

Dicono sia una storia complicata questa rappresentata nei giorni scorsi per LET (Libere Interpretazioni Teatrali) da Emilia Di Pietro e Simone Iovino a partire da un testo di Simone Iovino.

Non avendolo visto, vi dirò che è una storia al limite del surreale, in cui sul palcoscenico gli attori, impersonano l’Es, il Super Io, Beckett, “ognuno di noi ce l’ha”, e l’Istinto di conservazione.
Da quel che ho capito leggendo gli spettatori entrano nella mente di un mafioso in coma, un tale Don Calogero e gli attori interpretano i diversi segmenti mentali.
Ciascuno degli attori è chiuso nel suo mondo, e solo a volte e a intermittenza dialoga con l’altro. In tali dialoghi gli attori si interrogano sul perchè sono in coma, da cosa sia dipeso il coma, e sopratutto cercano di scoprire cosa era accaduto prima della perdita di coscienza, si percepisce che hanno poco tempo a disposizione, prima che il coma diventi irreversibile.
La memoria allora parte, fa un grande giro di ricognizione all’indietro nel tempo, fino ad arrivare al 1992.
Il mondo esterno è virtuale, proiettato sullo schermo alle spalle del palco.
E’ un anno di stragi e di svolte planetarie.
È l’inizio del glocal e del violento patto di sangue tra stato e mafia.
Si parla di deregulation, si dice, con qualche approssimazione, voluta dal governo Clinton, e della loggia dei Cavalieri del Santo Sepolcro, riunitisi proprio a Castellammare del Golfo per imporre il loro potere sul mondo, e instillando la logica del terrore sfociata nell’inferno delle Torri Gemelle.

In una sorta di “rappresentazione del mondo ai tempi di Beppe Grillo e di Silvio Berlusconi” si mostra che nella società dello spettacolo gli andamenti sociali sono decisi da un manipolo di banditi che operano indisturbati nella segretezza dei sotterranei, un substrato esecutivo paragonabile a quello che è in scena, all’interno di una mente che lotta per imporre la propria criminale sopravvivenza.

E come nei post di Beppe Grillo si conclude con: «In ogni caso tu non ti arrendi, non ci arrendiamo, noi moriamo in piedi. L’hai capito?».

Francamente non so se sia un’opera di un qualche pregio, ma la curiosità di vedere la rappresentazione qui a Castellammare del Golfo mi è venuta e spero venga anche a coloro che in loco si occupano di teatro.

Una più approfondita recensione la trovate qui e qui la scheda sintetica.

*** – Update

Voi non ci crederete, ma quando ho scritto questo post, non avevo visto questo:

Forconi Castellammare

Forconi Castellammare

A Palermo arrestato il boss mafioso Giovanni Nicchi

Palermo – Giovanni Nicchi è stato bloccato all’interno di un appartamento di via Filippo Juvara, a pochi passi dal palazzo di Giustizia. Nicchi, che ha solo 28 anni, è considerato il principale boss della mafia palermitana dopo l’arresto di Domenico Raccuglia.
Ricercato dal 2006 per associazione mafiosa, estorsione e altro: è considerato l’erede di Salvatore Lo Piccolo. L’arresto, messo a segno dalla Catturandi, si sarebbe concretizzato nelle ultime 48 ore.

A Milano la polizia ha arrestato un altro boss mafioso Gaetano Fidanzati, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi. È stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile in via Marghera mentre era in compagnia del cognato.

da Corriere.it

Ancora su “Della cosa loro di Sicilia e della cosa nostra di Salemi”

Torno sull’argomento per segnalare altri elementi di conoscenza ed approfondimento, relativi alle due vicende segnalate nel post precedente.

Il primo elemento è che la figlia dell’assessore regionale Giovanni Ilarda, Giuliana, aveva già lavorato presso un assessorato regionale, quello retto allora dalla ex magistrata, (anche lei come il padre, e poi dici la casta), Agata Consoli, nel suo ufficio di gabinetto e con il precedente governo.
Per cui oggi vi è chi si chiede: “Viene tuttavia trascurato il fatto che Giuliana Ilarda avesse già lavorato, legittimamente, in un ufficio di gabinetto alle dipendenze di un assessore-magistrato, Agata Consoli. Non era certo l’unico congiunto di personaggi influenti. Gli uffici di gabinetto sono ospitali e generosi. E affidare a personale esterno incarichi a tempo determinato che potrebbero essere espletati da dirigenti regionali in servizio non è una consuetudine recente. Ma nessuno ha sollevato la questione in passato. Chissà per quale ragione ?“.

Il secondo elemento di riflessione lo trovate integralmente qui ed è la risposta del Presidente di Sos Italia Libera, Nino Ippolito, al giornalista Rino Giacalone, nel quale Nino Ippolito a parte le ovvie espressioni polemiche sul “giornalismo a tesi“, sulla “vigliacca considerazione fondata sul nulla“, sul “cronista saldamente incollato alla sua scrivania” e infine sulla “supponente ed imbarazzante aurea mediocritas“, contesta le affermazioni non dimostrate di Rino Giacalone:

“Spacciando per veri pressuposti completamente inventati, il cronista fa discernere una serie di considerazioni fuorvianti e volutamente ambigue. L’associazione regionale contro il racket e l’usura “Sos Italia Italia Libera”, costituita a Salemi circa un mese e mezzo fa, non ha mai chiesto l’utilizzo o l’assegnazione di terreni o immobili confiscati alla mafia, men che meno i terreni confiscati al mafioso Salvatore Miceli. Né, del resto, l’associazione ha manifestato l’intenzione di farlo, per il semplice fatto che non è tra i suoi compiti la gestione di terreni o l’esercizio di attività di natura economica.

Se solo Giacalone avesse esercitato il più elementare dovere del lavoro giornalistico, e cioè la verifica e il riscontro delle notizie, avrebbe appreso che i terreni da lui falsamente trasformati in oggetto di interesse da parte dell’associazione, sono stati ufficialmente chiesti in assegnazione dalla “Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus” presieduta da Piero Sardo (che sui terreni ha peraltro già fatto un sopralluogo) con sedi a Firenze e Bra, che intende impiantarvi dei campi sperimentali, e che il Comune di Salemi, già un mese fa, ha scritto alla Prefettura di Trapani manifestando l’intenzione di assegnarli proprio a questa prestigiosa istituzione.”

Salemi, terreni confiscati a mafioso assegnati al Comune

Questi terreni sono una risorsa per la nostra comunità“, lo ha detto il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, nel corso di un sopralluogo con alcuni amministratori ed il comandante della stazione dei carabinieri, il maresciallo Giovanni Teri, ad un appezzamento di terreno, nelle campagne del Comune del Belice, confiscato al latitante Salvatore Miceli, ricercato da oltre sette anni per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga, ed assegnato al Comune di Salemi.

Si tratta di oltre sessantacinque ettari di terreno, che saranno destinati a finalità sociali. Il terreno, a circa sette chilometri dal centro abitato di Salemi, è attualmente incolto. Annessi agli appezzamenti vi sono alcuni immobili in condizioni di abbandono e allo stato non utilizzabili.

Ad  un ambizioso progetto di utilizzo sociale stanno già lavorando l’assessore all’agricoltura Peter Glidewell e l’assessore alla creatività Oliviero Toscani.