Operazione Crimiso. Intercettazione in carcere, giudice sotto tutela
Il giudice per le indagini preliminari Giangaspare Camerini è stato posto sotto tutela per una conversazione intercettata in carcere tra alcuni presunti mafiosi della cosca di Alcamo e Castellammare del Golfo. L’intercettazione non è chiarissima e il senso non è unico ma la preoccupazione è forte. Nella conversazione tra un detenuto e un suo familiare si ricorda che “se il giudice si assentasse il giorno in cui dovrà decidere se rinviare a giudizio gli imputati, gli arrestati tornerebbero liberi”.
Secondo quanto emerso, i due interlocutori facevano inoltre riferimento alla possibilità di un incidente o di qualche evento che potrebbe impedire al giudice Camerini di andare in udienza. Per evitare pericoli, il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza ha quindi disposto l’assegnazione di una blindata e di una protezione per il giudice. Sull’episodio ora indaga la Squadra Mobile di Trapani che assieme alla sezione Criminalità Organizzata e ai commissariati di Alcamo e Castellammare, aveva condotto l’inchiesta sulla cosca alcamese. Si tratta dell’operazione Crimiso.
Tra le accuse contestate, associazione mafiosa, incendio, minacce, estorsione, violazione della sorveglianza speciale. L’inchiesta è coordinata dai pm della Dda di Palermo Carlo Marzella, Pierangelo Padova e Paolo Guido e dal procuratore aggiunto Teresa Principato. Il Gup Camerini, titolare di processi di mafia, aveva chiuso nel gennaio scorso un procedimento contro la mafia di Pagliarelli riguardante gli uomini di Gianni Nicchi. Nelle scorse settimane un altro allarme era venuto fuori sempre grazie alla intercettazioni in carcere: il pm Francesco Del Bene era finito al centro di conversazioni tra uomini della Noce. Stesso discorso per il pm Nino Di Matteo, oggetto di ripetute lettere anonime con minacce.
- sono circa 12.000 gli iscritti nelle liste elettorali e circa 9.000 i voti validi che alla luce delle precedenti esperienze saranno espressi.
- sono poco meno di 300 i candidati con un rapporto medio quindi di un candidato al consiglio comunale ogni 30 voti validi.
- che sono cinque i candidati a sindaco con una media quindi (per quel che vale) di un candidato Sindaco ogni 1.800 votanti.
Queste le mie personalissime valutazioni.
Lista Movimento 5 Stelle, la mia stima dice che dovrebbe attestarsi tra i 250 e i 450 voti in considerazione della incompletezza della lista (solo 15 candidati), della esclusione dalla lista (con qualche trasmigrazione anche nelle liste avversarie e dichiarazione di sostegno) di una parte degli animatori locali del movimento e del tipo di competizione nella quale scarsa dovrebbe risultare l’influenza del “brand” Grillo.
La candidata sindaco ritengo potrebbe raccogliere maggiori consensi della lista per il consiglio comunale.
Le due liste a sostegno di Salvatore Fundarò sembrano pressochè equivalenti sul piano della forza esprimibile ed orientativamente attestantesi entrambe mediamente poco sotto la media. Personalmente stimerei per ciascuna una media tra i 400 e i 500 voti. Non dovrebbe superare la somma dei voti delle due liste, il candidato sindaco Salvatore Fundarò.
Le tre liste a sostegno di Maria Tesè, che “a freddo”, cio’è prima che scendessero in campo le altre squadre e che queste cominciassero a giocare potevano valere anche più di 1.600 voti, per quelle che sono le mie conoscenze del pregresso e degli ambienti politico-sociali castellammaresi nell’insieme, ad urne aperte, non dovrebbero superare nel complesso i 1.300 voti, con la candidata a Sindaco che ritengo si attesterà al di sotto di questo totale.
Credo che saranno tra i 6.300 e i 6.800 i voti che rimarranno a disposizione delle liste dei due sfidanti principali.
Nicola Coppola ha quattro liste dalla sua, tutte e quattro forti e costruite con l’obiettivo di realizzare quel 40% dei voti validi che gli assicurerebbero la maggioranza dei seggi in consiglio evitando la costruzione di liste a rischio del non raggiungimento della soglia di esclusione. Piero Russo ha dalla sua cinque liste, ma tra queste, due appaiono molto forti e le altre tre meno seppure non appaiano a priori a rischio di non raggiungimento della soglia per essere ammesse al riparto dei seggi.
In complesso dunque le forze messe in campo dai due sfidanti sembrano (e sottolineo sembrano) equivalersi e pertanto il rischio che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 40% dei voti validi (circa 3.600 voti) mi sembra concreto, a meno di non escludibili sfondamenti, da parte di uno dei due sfidanti, che finiscano per annichilire il campo dei “competitor” marginali.
Per ciò che mi sembra di percepire Nicola Coppola, sul piano della stima e della cerchia di relazioni sociali prima ancora che politiche, parte in vantaggio su Piero Russo.
Escludo che considerazioni di tipo politico-programmatico, per cui il candidato tizio promette di realizzare questo piuttosto che quest’altro per come promesso dal candidato sempronio, per l’elettorato castellammarese costituiscano motivo di scelta di un candidato piuttosto che un’altro. Per non dire poi delle scelte intorno alla legalità, alla trasparenza e/o intorno all’impegno anti-mafia, per le quali si ritengono più che sufficienti da parte dei candidati maggiori, ma anche dalla stragrande maggioranza dell’elettorato, generiche e fiduciose promesse e prese di distanza formali.
Ecco io, giuste o sbagliate che siano, le mie considerazioni le ho fatte e messe nero su bianco.
Naturalmente per la gioia di tutti i “pierini” sono sempre pronto ad ammettere di avere sbagliato una volta aperte le urne, qualora i risultati si discostassero in modo significativo da quelli esposti a venti giorni dal voto.
*** Update
Sono disposto ad un ulteriore rischio fornendo nella serata di sabato 8 giugno alla vigilia del voto una personalissima stima, espressa in percentuale, del risultato finale, non delle liste, ma dei candidati sindaci:
Naturalmente mi concederete un margine del +/- 1,5%
*** Update 2°
Ho tentato in questa mattinata di lunedì 10 giugno a provare a rispondere al quesito se il sindaco eletto avrà anche la maggioranza in consiglio, ma rispondere in nodo anche solo lontanamente credibile a questo quesito allo stato attuale è impossibile, perchè bisognerebbe riuscire a stabilire con ragionevole certezza da un lato quante saranno le liste che non raggiungeranno la soglia del 5% e dall’altro il totale dei voti validi da cui scomputare i voti attribuiti a tali liste. Per ora sono arrivato alla convinzione che potrebbero essere tra 4 e 5 le liste che rimarranno sotto soglia e che pertanto è possibile che il sindaco eletto possa usufruire del premio di maggioranza.
Qui la parte della legge elettorale che stabilisce le modalità di attribuzione dei seggi:
“3. L’attribuzione dei seggi alle liste è effettuata successivamente alla proclamazione dell’elezione del sindaco.
4. Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti
riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi. Per le finalità di cui al comma 7, non sono pertanto computabili i voti espressi per le liste che, ai sensi del presente comma, non sono ammesse all’assegnazione dei seggi.
5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i rispettivi candidati alla
carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna
lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2,
3, 4 . . ., sino a concorrenza del numero dei consiglieri da
eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti,
i più alti in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente.
Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti
quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi
nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere
e decimali, il seggio è attribuito alla lista o gruppo di liste
che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di
quest’ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano più
seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi eccedenti
sono distribuiti, fra le altre liste, secondo l’ordine dei quozienti.
6. Nell’ambito di ciascun gruppo di liste collegate, la
cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente ai voti
riportati, è divisa per 1, 2, 3, 4 …, sino a concorrenza del
numero dei seggi spettanti al gruppo di liste. Si determinano in tal modo i quozienti più alti e, quindi, il numero
dei seggi spettanti ad ogni lista.
7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio viene assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate, ai sensi del comma 5. Il premio di maggioranza previsto per la lista o le liste collegate al sindaco eletto viene attribuito solo nel caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi.“
“Udienza preliminare Processo Crimiso” :
Accettata dal Giudice Camerini la richiesta di Costituzione di Parte Civile dell’Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese.
Si è svolta oggi, 09 maggio 2013 presso l’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, alle ore 10,00 davanti al giudice Giangaspare Camerini, l’Udienza Preliminare che cerca di far luce sulla nuova mafia di Alcamo e Castellammare del Golfo, a carico di Bonura Antonino, Bosco Antonino, Bosco Vincenzo, Bussa Sebastiano, Campo Vincenzo, Leo Rosario Tommaso, Mercadante Salvatore, Pidone Nicolò, Rugeri Diego detto “Diego u’ nicu”, Sanfilippo Giuseppe e Sottile Michele, arrestati circa un anno fa durante l’operazione antimafia denominata “Crimiso.”
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio, violazione di domicilio aggravata e violazione delle prescrizione derivanti dalla Sorveglianza Speciale di P.S..
I sopra citati sono accusati di fare parte di Cosa Nostra e di gestire gli affari del mandamento di Alcamo, storicamente composto dalle famiglie di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi e accusati di acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di autorizzazioni, appalti e servizio pubblici.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal Procuratore Aggiunto Teresa Principato e dai Sostituti Carlo Marzella, Paolo Guido e Pierangelo Padova aveva chiuso l’inchiesta che si è conclusa con i rinvii a giudizio per le persone ritenute appartenenti alle cosche del mandamento di Alcamo, ha fatto luce su una spaccatura apertasi all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici, alcuni anni fa, nelle operazioni Tempesta I e II. Secondo gli inquirenti, tale spaccatura poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare.
E’ stata accettata la richiesta di costituzione di Parte Civile inoltre per il Comune di Castellammare del Golfo, Confindustria Trapani, Associazione Antiracket Castellammare del Golfo, Castello Libero, FAI, Centro Studi ed iniziative Pio La Torre, Addiopizzo, Associazione Antiracket di Marsala, il Sig. Buscemi ed il Sig. Impastato.
Le ufficializzazioni delle due ultime candidature, Piero Russo e Nicola Coppola, che si vanno ad aggiungere a quelle di Salvatore Fundarò e di Maria Tesè, ed in attesa della candidatura espressione di un M5s, che appare al momento diviso ed incerto intorno alla candidatura di Domenico Barone, rendono sempre più chiaro il quadro dei candidati a Sindaco e degli schieramenti in campo alle amministrative 2013 del 9 e 10 giugno di Castellammare del Golfo.
Annunciata ieri, con un comunicato ufficiale, la candidatura di Piero Russo, già consigliere comunale ed assessore democristiano, poi berlusconiano, ed in ultimo capogruppo del Popolo della Libertà al Consiglio Provinciale, è ormai ufficiale.
A designarlo è stato un tavolo del centrodestra e di forze civiche attorno al quale si sono ritrovati oltre al PDL, la destra di Musumeci, L’UDC che fa riferimento all’On. Turano, il PDS dell’On. Giovanni Lo Sciuto ed esponenti della lista civica Castellammare Si.
Il senatore Antonio D’Alì, che lo sostiene, e in precedenza sostenitore del sindaco uscente Marzio Bresciani, come Piero Russo del resto, dice: “Sono molto lieto che attorno alla figura nota e stimata di Piero Russo, da sempre alfiere del Popolo della Libertà a Castellammare del Golfo, si sia coagulata una tensione politica e programmatica giovane, entusiasta e positiva, come si conviene in una fase di forte rinascita del rapporto tra cittadini e loro rappresentanti. Sono certo che Piero Russo e la sua squadra di assessori e consiglieri sapranno dare ai cittadini di Castellammare del Golfo le risposte importanti per il loro progredire economico e sociale”.
Prevista per domenica l’apertura della campagna elettorale. Bisognerà attendere i prossimi giorni per rendersi conto della forza di quest’area, in relazione alle liste ed al quadro delle candidature che riuscirà a mettere in campo.
In precedenza Nicola Coppola più volte assessore e sindaco democristiano di Castellammare del Golfo negli anni 80′ e 90′ e tra gli artefici del successo del sindaco Marzio Bresciani alle precedente elezioni amministrative aveva annunciato la propria candidatura sancita ufficialmente da un un documento firmato dai rappresentanti delle liste civiche a suo sostegno: Mimmo Bucca, Gaspare Canzoneri, Franco Galante e Salvo Bologna già candidato a sindaco per il Pd alle scorse amministrative.
Nicola Coppola sarà infatti sostenuto da cinque liste civiche: “Lavoro e Sviluppo”, “SiAmo Castellammare” “Udc-Castellammare democratica Unita”, “Turismo Castellammare” e Partito Democratico, una ampia coalizione che dovrebbe raccogliere, fra gli altri, i nove consiglieri comunali uscenti di Fli e Pdl.
Si fa sempre più stretto lo spazio per Maria Tesè e per la sua coalizione costituita dal vivace movimento locale “Cambiamenti” e da “Il Megafono” che fa riferimento al presidente della Regione Rosario Crocetta.
Il Pd, dalla pur limitata consistenza si divide in mille rivoli, in considerazione che anche il quarto candidato il medico Salvatore Fundarò, sostenuto da “Con Noi per Castellammare” e “Volare” vanta una certa vicinanza al Partito Democratico, e che anche “Il Megafono”, che sostiene Maria Tesè, è emanazione del Pd.
Il Pdl vede gran parte del suo ex gruppo consiliare schierato a sostegno di Nicola Coppola invece che a sostegno di Piero Russo.
L’area che un tempo faceva riferimento all’UDC è oggi divisa in tre tronconi a sostegno rispettivamente di Nicola Coppola, Piero Russo e Salvatore Fundarò.
Infine l’ultimo arrivato il Movimento Cinque Stelle, forte di una clamorosa affermazione alle ultime politiche in cui è risultato il primo partito con ben 2.783 voti, si dice abbia smarrito (o gli è stata rubata ?) la schedina e non sembra proprio possa passare all’incasso il 10 giugno.
*** Update
Si dice sia ufficiale che la candidata a Sindaco del M5S sarà Valentina Mattarella.
La Guardia di Finanza di Palermo ha sequestrato a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, un elegante complesso turistico-alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani su richiesta della Procura di Palermo. Interessato dal provvedimento di sequestro è un imprenditore di 64 anni, originario di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso e per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e sottoposto l’anno successivo alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno per 3 anni e sei mesi, oltre al sequestro di beni immobili e quote societarie.
Le indagini economico finanziarie concluse dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo hanno dimostrato come, in concomitanza del sequestro patrimoniale a suo tempo disposto nei riguardi dell’imprenditore, quest’ultimo abbia trasferito, solo formalmente, la titolarità di società ed aziende ai figli, all’epoca poco più che ventenni, che negli anni successivi hanno compiuto diverse operazioni d’investimento, fra cui la costruzione di un villaggio-residence.
La simulazione di tali trasferimenti, e quindi la riconducibilità all’imprenditore delle ulteriori operazioni aziendali realizzate negli anni dalle società formalmente intestate ai figli, è emersa sia per l’attiva e costante partecipazione del soggetto ad importanti atti di gestione delle aziende stesse, che ne hanno confermato il ruolo di effettivo proprietario, sia per le limitate capacità reddituali autonome dei figli al momento dell’acquisizione.
In aggiunta alla diretta riconducibilità del patrimonio all’imprenditore, le indagini delle Fiamme Gialle hanno fatto emergere la evidente sproporzione fra l’entità degli investimenti economico – finanziari effettuati ed i redditi ufficialmente percepiti, tale da far ritenere che il patrimonio posto sotto sequestro sia stato conseguito grazie al reimpiego di proventi illeciti.
Tra i beni colpiti dal provvedimento, oltre al “resort” composto da 13 mini appartamenti a schiera e piscina, figurano la relativa società di gestione, attività di bar e pasticceria in Castellammare del Golfo, nonché disponibilità finanziarie, tra le quali conti correnti e depositi a risparmio.
*** Update
L’elenco dei beni del sequestro Palmeri
Questo l’elenco dei beni finiti sotto sequestro. Si trovano tutti a Castellammare del Golfo.
Società Grotticelli di Nicola Palmeri con sede in via Pompei.
Hotel Residence Grotticelli in contrada Grotticelli-Buonriposo.
Società “New age” di Anna Maranzano con sede in via Firenze.
Società “Produzioni del golfo srl” con sede in via Firenze.
Bar-pasticceria “Le capannelle”, in contrada Gemmadoro.
Ditta individuale “Palmeri Leonardo”, con sede in via Pergola.
Ditta individuale “Palmeri Nicola”, con sede in via Pompei.
Libretti e depositi bancari per 5 mila euro.
*** Update
“E’ importante sentire la rassicurante presenza dello Stato”.
Il sindaco Marzio Bresciani interviene sul sequestro di beni, per sei milioni di euro, ad un imprenditore di Castellammare, condannato per mafia.
Plauso alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine del sindaco Marzio Bresciani che interviene sull’operazione con cui la Guardia di Finanza, dopo il provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani, su richiesta della Procura di Palermo, ha sequestrato, per un valore di circa sei milioni di euro, un complesso alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie, di un imprenditore di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso. «E’ importante, per tutti noi castellammaresi, sentire la rassicurante presenza dello Stato sul nostro territorio -afferma il sindaco Marzio Bresciani-. Infliggere duri colpi alla mafia, con maxisequestri e smantellamenti di gruppi malavitosi, è essenziale per contrastare il radicamento dell’illegalità. Per questo, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera cittadinanza, esprimo vivo apprezzamento e piena condivisione, per l’importante lavoro in difesa della legalità, che Magistratura e Forze dell’Ordine stanno svolgendo nel nostro paese».
“IL RUOLO DI ANTONIO D’ALÌ, EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA Trapani e i maxi appalti per la Coppa America Sequestrata una parte del porto: sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss Matteo Messina Denaro
Una parte del porto di Trapani sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Per questo il questore ha ottenuto dal tribunale il sequestro di una parte dello scalo marittimo oltre a diverse società che – attraverso prestanome – sarebbero riconducibili al mafioso più ricercato d’Italia. E perché l’appalto da 46 milioni di euro assegnato in vista della regata del 2005 della “America’s cup” sarebbe stato pilotato proprio dalle cosche. Si tratta di un provvedimento giudiziario clamoroso, che non ha precedenti. Al centro delle indagini condotte da Giuseppe Linares ci sono Francesco e Vincenzo Morici, titolari di numerose aziende e risultati in legami strettissimi con Messina Denaro. E nelle carte processuali è ben delineato anche il ruolo di Antonio D’Alì, ex presidente della provincia di Trapani ed ex sottosegretario nel governo Berlusconi, attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fiorenza Sarzanini
“Mafia, scoperte altre società di Messina Denaro Scatta un sequestro di beni da 30 milioni di euro
Polizia e Guardia di finanza hanno individuato un reticolo di imprese che sarebbero riconducibili all’ultimo grande latitante di mafia. Gli interessi del padrino trapanese nei lavori all’interno dei porti di SALVO PALAZZOLO
Dal 1993 sembra imprendibile, ma continua a fare affari in Italia e all’estero. Il superlatitante trapanese Matteo Messina Denaro ha escogitato un nuovo lucroso business, quello dei lavori all’interno dei porti. Ne sono convinti gli investigatori della Divisione Anticrimine della questura di Trapani e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria: questa mattina, hanno fatto scattare un sequestro da trenta milioni di euro, che riguarda l’impero di due insospettabili imprenditori edili siciliani, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, ufficialmente i titolari di cinque società che gestiscono appalti importanti. L’ultimo, all’interno del porto di Trapani, riguarda una ristrutturazione da 40 milioni di euro, aggiudicata a un’associazione temporanea di imprese di cui fa parte anche la “Società italiana dragaggi spa”, un vero colosso nel settore.
Il provvedimento “di sequestro anticipato ai fini di confisca” firmato dalla sezione Misure di prevenzione di Trapani sostiene adesso che i Morici farebbero parte del “cartello” di imprese legate al latitante Matteo Messina Denaro. Le indagini dicono che i Morici furono utilizzati prima dal vecchio capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, poi dopo il suo arresto, dal reggente che lo sostituì, Francesco Pace. Con la benedizione di Messina Denaro, che era interessato al condizionamento degli appalti più importanti della provincia.
Le indagini – coordinate da Giuseppe Linares, il dirigente di polizia che per anni ha dato la caccia al superlatitante -
hanno ricostruito il reticolo societario che faceva capo ai Morici: è costituito soprattutto da imprese costituite a Roma. Il sequestro è stato disposto per la “Morici Francesco e c. sas”, la “Morici immobiliare”, la “Coling spa”, l’impresa individuale Morici Vincenzo e l’impresa individuale Morici Francesco. Il provvedimento riguarda anche nove partecipazioni societarie, 142 beni immobili e 36 rapporti bancari.
(09 aprile 2013)
09/04/2013 - Stretta su Matteo Messina Denaro, sequestro da 30 milioni a due imprenditori
Nel mirino Francesco e Vincenzo Morici, ritenuti legati al boss latitante di Castelvetrano. Oltre a 6 società nel provvedimento anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. Blitz in Sicilia, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. Il procedimento legato al processo a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì
TRAPANI. Sei società degli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici (padre e figlio), ritenuti legati al boss latitante Matteo Messina Denaro, sono state sottoposte a sequestro anticipato su disposizione della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani e su proposta del questore Carmine Esposito, a conclusione di accertamenti compiuti dalla Divisione anticrimine della Questura e dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.
Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente ad oltre trenta milioni di euro. Oltre alle 6 società figurano anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. I provvedimenti sono stati eseguiti a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. La proposta del questore (accolta dal Tribunale) si basa sulle carte processuali del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì, in corso di svolgimento dinanzi al gup di Palermo.
In occasione della “Louis Vuitton Cup – Act 8 -9″, il gruppo imprenditoriale dei Morici si sarebbe accordato con Cosa Nostra per aggiudicarsi la gara relativa ai lavori di strutturazione del porto di Trapani (importo a base d’asta: 46 milioni di euro). Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni rese dai vari indagati, sarebbe emersa l’esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace (capomafia di Trapani), il senatore D’Alì ed imprese partecipanti, per favorire i Morici nell’aggiudicazione e per utilizzare materiali non conformi, tali da alterare la stabilità dell’opera nel tempo.”
“Blitz dei Carabinieri per disarticolare un nuovo ‘super mandamento’ di Cosa nostra, quello di Camporeale, “capace di imporsi con la forza – dicono gli investigatori – sulle altre articolazioni mafiose palermitane”.
Dall’alba centinaia di militari dell’Arma sono impegnati nell’operazione antimafia; 37 gli arresti.
Giacomo Tinervia, sindaco di Montelepre
C’è anche il sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia tra le 37 persone arrestate stamane dai carabinieri. Tinervia, eletto in una lista civica di centrodestra, è accusato di concussione e concorso in estorsione; secondo gli investigatori avrebbe avuto stretti rapporti con il capomafia del paese Giuseppe Lombardo, anche lui tra gli arrestati.
L’indagine, condotta dai Pm della Dda Francesco Del Bene, Sergio De Montis e Daniele Paci, ha documentato numerosi episodi di estorsione ed anche la preparazione di un omicidio attraverso un’intercettazione ambientale.
La costituzione del nuovo supermandamento e la riorganizzazione interna all’organizzazione era stata affidata a una sorta di manager di Cosa Nostra, anche lui arrestato oggi: Antonino Sciortino, 51 anni, un allevatore di Camporeale tornato in libertà nel 2011 dopo essere stato detenuto al regime del 41 bis.
Seguendo le sue mosse, i carabinieri del gruppo di Monreale hanno ricostruito gli organigrammi del supermandamento e i suoi interessi, compresi i collegamenti con i “cugini” d’oltreoceano in Usa.
Le indagini hanno fatto luce su diversi casi di ‘pizzo’, ma anche su una serie di furti di bestiame destinato alla macellazione clandestina. Il nuovo “super mandamento” per affermare la sua posizione di predominio aveva gia’ cominciato a uccidere. Gli inquirenti hanno ricostruito un recente caso di ‘lupara bianca’, con il sequestro e il successivo omicidio della vittima.”
“Il sindaco di Montelepre
I pubblici ministeri Francesco del Bene, Sergio Demontis e Daniele Paci hanno chiesto e ottenuto l’arresto non solo per i boss, ma anche per un insospettabile. E’ il sindaco di Montelepre, il paese divenuto celebre per le gesta del bandito Salvatore Giuliano: Giacomo Tinervia è finito in carcere con l’accusa di estorsione e concussione. Sono state le intercettazioni ad incastrarlo. Ma i carabinieri non seguivano lui, piuttosto il capomafia del paese, Giuseppe Lombardo, fra gli arrestati del blitz. Lombardo non aveva segreti per i suoi uomini: raccontava tutto, e non immaginava di farlo davanti a una microspia. Un giorno raccontò pure di quando aveva scoperto la mazzetta intascata dal sindaco. La vittima era l’imprenditore che si era aggiudicato l’appalto per ristrutturare la palestra del paese. Il capomafia rimproverò aspramente il primo cittadino, Giacomo, “Giacomino”, Tinervia. Perchè la prima mazzetta spettava a Cosa nostra.
Ecco come il capomafia ricordava quel giorno: “Che è Giacomino? Quanto ti sei fottuto? Minchia ma io… Quanto ti sei fottuto tu? Dice, ma che c’entra. Giacomino, allora non lo hai capito, quanto ti sei fottuto tu? Giusè, dice, che in tutto il lavoro mi può dare sei, settemila euro? Ah, lo hai messo a posto tu? Ma che c’entra, io poi te li facevo avere. Giacomino, me li facevi avere che? Gli ho detto, duemila euro? Dice, quelli che restavano. Quelli che restavano? Gli ho detto, ventimila euro voglio”.
Così, dopo il rimprovero del boss, il sindaco avrebbe fatto da intermediario con l’imprenditore, per non scontentare Cosa nostra. E l’imprenditore pagò anche il pizzo, 20 mila euro. Il sindaco aveva già intascato 7 mila euro. Tinervia ha un passato di militanza nel movimento di Gianfranco Miccichè, alle ultime elezioni regionali è stato candidato con Fli. “
“I 37 arrestati nell’operazione condotta dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Palermo, che ha sgominato un super mandamento nel Palermitano, sono Giuseppe Abbate, di Giardinello (PA), 40 anni; Antonio Badagliacca, 66 anni, attualmente detenuto; Domenico Billeci, 65 anni; Davide Buffa, 46 anni, anche lui detenuto, tutti e tre di Monreale (PA); Sebastiano Bussa, 37 anni, di Castellamare del Golfo, già in carcere; il romeno Valica Buzila, 42 anni, residente a Montelepre (PA); Onofrio Buzzetta, 47 anni, di Monreale; Angelo Cangialosi, 39 anni, palermitano e residente a Borgetto; Calogero Caruso, 68 anni, di Torretta (PA); Sergio Damiani, 42 anni, di Palermo, attualmente detenuto; Antonino Giambrone, 34 anni, di Borgetto; Ignazio Grimaudo, 22 anni, di Monreale; Carmelo La Ciura, 67 anni, di Monreale; il palermitano Vincenzo La Corte, 25 anni, residente a Monreale; Giuseppe Libranti Lucido, 39 anni, di Monreale; Francesco Lo Cascio, 52 anni, di Camporeale (PA); Giuseppe Lo Voi, 40 anni, di San Giuseppe Jato (PA); Giuseppe e Salvatore Lombardo, rispettivamente di 35 e 90 anni, di Montelepre; Giovanni Longo, 44 anni, di San Cipirello (PA); Christian e Vincenzo Madonia, di 25 e 50 anni, di Monreale; Giuseppe Marfia,, 62 anni, di Altofonte (PA); Francesco Matranga, 41 anni, palermitano, residente a Piana degli Albanesi (PA); Giuseppe Micalizzi, 40 anni, di Palermo e residente a Monreale; Salvatore Mulé, 36 anni, di San Giuseppe Jato, residente a San Cipirello; Santo Porpora, 55 anni, di Monreale; Salvatore Prestigiacomo, 40 anni, di Torretta; Salvatore Romano, 58 anni, di Monreale; Giovanni Rusticano, 43 anni, di Monreale; Antonino Sciortino, 50 anni, di Camporeale; Francesco Sorrentino, 49 anni, di Monreale, attualmente detenuto; Giuseppe Speciale, 30 anni, di Partinico (PA); Giacomo Tinervia, 53 anni, sindaco di Montelepre; Salvatore Tocco, 43 anni, di San Giuseppe Jato; Francesco Vassallo, 40 anni, di Palermo e residente ad Altofonte; Giuseppe Antonio Vassallo, 51 anni, di Altofonte.”
(ANSA) – TRAPANI, 4 APR – La Prefettura compira’ un atto ispettivo alla Provincia regionale di Trapani per verificare l’eventuale ingerenza della mafia in seno alla giunta, guidata fino ad agosto scorso dal deputato regionale dell’Udc, Mimmo Turano, e al consiglio, presieduto da Peppe Poma, fino allo scorso novembre esponente dell’Udc. Gli ispettori passeranno al setaccio, gli atti dei politica implicati, a vario titolo, in inchieste di mafia.
Un castellammarese sorpreso nel gesto del “facepalm” nel momento in cui apprende il nome di un possibile candidato a Sindaco.
Elezioni amministrative 2013
Dicesi “facepalm”:
“Un facepalm (a volte anche face-palm o face palm) è il gesto fisico di posizionare una mano aperta sopra il viso o di abbassare il viso all’interno di una o due mani. Il gesto è usato in molte culture come segnale di frustrazione, imbarazzo, shock o sorpresa. Il gesto non è di recente origine, e sebbene comune, non è culturalmente universale. Jim Horne lo usò nel 1953. Da allora è diventato popolare come un meme di internet basato sull’immagine del personaggio del Capitan Jean-Luc Picard che eseguiva il gesto in Star Trek: The Next Generation nell’episodio Dèjà Q. Immagini di agenti di borsa “facepalmanti” sono state ampiamente utilizzate dai media per comunicare l’abbattimento associato ad andamenti negativi della borsa valori, e a un’ampia varietà di film considerati brutti, affari, e decisioni politiche sono state descritte come facepalms o “momenti da facepalm”. Secondo la lessicografa Susie Dent della Oxford University Press, questa versatilità è una delle ragioni per cui la parola è stata linguisticamente un “successo”. Il gesto non è proprio solo dell’uomo. Un gruppo di mandrilli dello zoo di Colchester ha adottato un gesto simile per indicare il desiderio di evitare relazioni sociali o di essere lasciati soli“.
E’ morto ieri 7 marzo a Roma il regista Damiano Damiani.
Damiano Damiani era un grande siciliano, ma non abitava in Sicilia ne era nato in Sicilia. Anzi essendo nato a Pasiano di Pordenone avrebbe potuto o dovuto essere assai lontano per sensibilità e cultura dalla Sicilia e dal sentire siciliano, ed invece nella sua lunga carriera di regista ha contribuito in modo notevole a far conoscere l’Isola ai siciliani, all’Italia ed al mondo intero, come tanti e tanti siciliani (per nascita) non hanno saputo e/o voluto fare.
Su questo blog ci si può imbattere in più post scaturiti da fatti di cronaca degli ultimi anni in qualche modo agganciabili a sue precedenti produzioni.
In particolare si è parlato de “La Piovra 1″ qui e qui de “La moglie più bella”.
Di lui si ricordano sopratutto i film dell’impegno civile, da “Il giorno della civetta“, del 1968 a “La moglie più bella” del 1970, da “Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica” e “L’istruttoria è chiusa: dimentichi” entrambi del 1971 a “Girolimoni“, del 1972, da “Il delitto Matteotti” a “Perchè si uccide un magistrato“, da “Un uomo in ginocchio” a “La Piovra 1” e a “Pizza connection“.
La sua idea di cinema era in fondo semplice, cinema non solo come espressione artistica, ma anche mezzo di denuncia sociale, in grado di mostrare senza censure o moralismi l’anomala normalità con cui viene vissuta la violenza e l’ingiustizia del potere in tutte le sue forme.