Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo !

Diciamoci la verità Massimo Gramellini è uno che si legge con piacere, e questa volta parafrasando papa Pio VII, “non potevo, non volevo e non dovevo” esimermi dal riproporvi il suo, “Cosche dell’altro mondo”, su La Stampa di oggi.

Cosche dell’altro mondo

Da giorni sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero. Che non è vero che domenica scorsa, a Torre Annunziata, la processione del santo patrono si sia fermata davanti alla casa di un noto camorrista della zona per rendergli pubblico omaggio. Che non è vero che l’arcivescovo di Castellammare, monsignor Felice Cece, abbia minimizzato la sottomissione della sua comunità al signorotto feudale, affermando che la sosta non intendeva omaggiare il camorrista, oh no, ma la chiesa di Santa Fara. Che non è vero che l’arcivescovo abbia continuato ad arrampicarsi sui muri, nonostante il sindaco Luigi Bobbio gli avesse prontamente replicato che la chiesa di Santa Fara si trova dieci metri prima della casa del camorrista e che rimane chiusa quasi tutto l’anno. Ma soprattutto sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero, non può essere vero, che la conferenza dei vescovi italiani (Cei) – dotata di riflessi felini quando tratta di intervenire su coppie di fatto, fine vita o fecondazione artificiale, all’alba del quinto giorno dagli incredibili avvenimenti di Castellammare non abbia ancora sentito il bisogno di far sentire pubblicamente la sua voce. Anche solo per ricordare che Gesù non è morto in croce per andare a inginocchiarsi duemila anni dopo davanti alla porta di un camorrista.

Per favore, qualcuno mi dica che tutto questo non è vero. Che siamo in un Paese evoluto abitato da cittadini e da arcivescovi evoluti. Vero?

Emma Bonino, che qualcosa ne sa, su Lampedusa dice

che “per ignoranza o per calcolo, il governo ha creato il «dramma» Lampedusa invece di governare il problema in piena legalità (e umanità)”.

Su La Stampa di oggi può leggersi una lettera della senatrice Emma Bonino, (già commissario europeo per gli aiuti umanitari d’urgenza), ve la ripropongo:

Né vittimismi né allarmismi per affrontare l’emergenza

EMMA BONINO*

Caro direttore,

affermo in tutta tranquillità che, per ignoranza o per calcolo, il governo ha creato il «dramma» Lampedusa invece di governare il problema in piena legalità (e umanità). Oscillando tra allarmismo e vittimismo, minacce di crisi di governo e dichiarazioni tanto sguaiate quanto irresponsabili di autorevoli ministri, il governo ha ignorato e violato due strumenti che aveva a disposizione per fronteggiare in maniera incisiva la crisi degli sfollati nel Mediterraneo.

Il primo è la direttiva 55/2001 emanata dall’Europa dopo la crisi umanitaria del Kosovo nel 1999. E’ intitolata: «Norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi». Un titolo più calzante alla situazione di oggi è davvero difficile trovarlo. Ma lo è anche nei contenuti perché, con questa direttiva, sono regolate le norme minime per la concessione della protezione temporanea, che vale per un anno e può essere prorogata di un altro, massimo due. La condizione cessa quando è accertata la possibilità di un rimpatrio sicuro. La direttiva – di grande civiltà e buon senso, come si vede – è stata recepita nell’ordinamento nazionale nell’aprile 2003 e, tardivamente e obtorto collo, il governo si sta finalmente muovendo per la sua attivazione.

Il secondo risale addirittura al 1998. In base all’art. 20 del Testo unico delle leggi sull’immigrazione, analoghe misure di carattere eccezionale possono essere attivate a livello nazionale con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, anche senza una preliminare concertazione europea, per «rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione europea».

Di che parliamo, dunque? Parliamo di un governo che ha volutamente ignorato gli strumenti normativi esistenti scegliendo, invece, di fare di Lampedusa un’orrenda vetrina mediatica da strumentalizzare per fini politico-elettorali. Così si è cinicamente scelto di bloccare a Lampedusa migliaia di persone lasciate per giorni senza la minima assistenza, a cominciare da adeguate strutture igieniche e sanitarie, con la palese volontà di esasperare la situazione, costringendoli a una pesantissima coabitazione forzata con gli abitanti dell’isola. A questo si è poi aggiunto l’inspiegabile ritardo di un controverso piano-regioni, con la previsione di tendopoli, senza i dovuti controlli come il caso Manduria ha ampiamente dimostrato. Il tutto, poi, accompagnato da un’assurda e immotivata polemica con i Paesi europei e con l’Ue. Da non tralasciare neppure il capitolo, anche questo poco edificante, della direttiva sui rimpatri del 2008 che non è stata attuata nell’ordinamento italiano entro il termine del 24 dicembre scorso. La principale responsabilità è del ministro Maroni che ha affermato che l’Italia non poteva trasporre la direttiva a causa del reato d’ingresso o permanenza irregolare di stranieri previsto dalla legge n. 94/2009 che, appunto, viola le disposizioni della direttiva, come confermano le numerose pronunce giurisdizionali e le questioni pregiudiziali inviate alla Corte di Giustizia dell’Ue. Sia quindi chiaro a tutti il vero motivo della mancata trasposizione finora. Ma c’è la possibilità di porvi rimedio poiché la legge comunitaria 2010 è tuttora all’esame della Camera dove è stata modificata con l’introduzione della norma sulla responsabilità civile dei magistrati: non ci vorrebbe nulla ad inserire anche il recepimento della direttiva sui rimpatri quando tornerà al Senato.

Se questo è il quadro della situazione ad oggi, occorre capire cosa intende fare il governo a partire da domani. Ed è opportuno fin d’ora avvertire che allontanamenti coercitivi e collettivi sono illegittimi, come stabilito dal Protocollo IV della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, e che il blocco navale previsto dalla risoluzione 1973 dell’Onu ha lo scopo di far rispettare l’embargo su forniture al regime di Gheddafi e non di far da barriera a chi cerca di fuggire dalle zone di guerra. Insomma con tanto ritardo e tanti drammi evitabili, il governo deve «scoprire» che non c’è altra strada se non quella della protezione temporanea. Che non c’è altra strada, cioè, se non quella della legalità e dell’applicazione delle norme.

*Vicepresidente del Senato ed ex commissario europeo

 

Emma Bonino (Bra, 9 marzo 1948) è una politica italiana, vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008. È una delle figure più influenti del radicalismo liberale italiano dell’età repubblicana.
È stata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi II, mentre in passato è stata Commissario Europeo dal 1995 al 1999, ed eurodeputata a Strasburgo. È stata inoltre membro del comitato esecutivo dell’International Crisis Group (organizzazione per la prevenzione dei conflitti nel mondo), Professore Emerito all’Università Americana del Cairo, nonché segretaria del Partito Radicale.

da Wikipedia

Diseconomy: il caso FIAT (2)

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

1 – GOVERNO DI CLASSE? PECCATO NON APPROFITTARNE…
Da oltre 4 mesi non sono capaci di trovare uno straccio di ministro dell’industria. Passano tutto il tempo a litigare, anziché a governare. Quel poco che fanno, o è “ad aziendam” o è “ad personam”. Di fronte a una situazione del genere il PMU aveva due scelte: incazzarsi e pilotare un qualche ribaltone, oppure approfittarne per farsi meglio i cazzi propri e piazzare qualche colpaccio di quelli storici. Come da tradizione, il Potere Marcio Unificato ha scelto la seconda strada . Tutti sanno perfettamente chi, in questo Paese, la sta prendendo in quel posto ogni giorno. Lo sanno tutti, meno i giornali.

2 – ECCO CHI DECIDE LA POLITICA INDUSTRIALE DELL’ITALIA…
Vi eravate bevuti tutte quelle cazzate su “la Fiat sempre più americana” e su “Marchionne con la testa e il portafogli ormai a Detroit”? Vi consolavate con quelle amene favolette fataliste raccontate perfino da Repubblica? Bene, la ricreazione è finita: “Contratti, lo strappo di Federmeccanica. Disdetta dell’accordo del 2008, vale solo quello firmato senza la Fiom” (Repubblica, p.1).

Come spiega bene Roberto Mania (“Marcegaglia dice sì a Marchionne, così la Fiat resterà in Confindustria”, p. 13), “sono Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne ad aver imposto la linea dello scontro alla Federmeccanica. E’ il compromesso tra il leader degli industriali e il capo della Fiat siglato a Roma il 28 luglio che ha portato alla decisione clamorosa di ieri: il “recesso dal contratto nazionale dei metalmeccanici”.

Una Confindustria senza Fiat sarebbe “una piccola Confindustria”, sostiene Repubblica (ma è davvero così?). Ma soprattutto avrebbe un problema di quote e di soldi per mandare avanti il proprio baraccone di figuranti nel coro di governo.

3 – IL PADRONE IN REDAZIONE
Ovviamente, vista dal Corriere, la faccenda è solo un problema del sindacato. Anzi, di un solo sindacato. “Rischio Aventino per la Cgil” è il titolo dell’articolessa di giornata del vicedirettore Dario Di Vico (p.1). Ecco che scrive: “Siamo dunque all’anno zero delle relazioni industriali italiane, ci stiamo lasciando dietro un pezzo di Novecento.

Si condividano fino in fondo oppure no le sue motivazioni e la tattica che ha applicato, Sergio Marchionne ha fatto centro, è riuscito a imporci un repentino cambio di agenda. In tanti e da tanto tempo sostenevano, anche nella sinistra riformista, che non si potesse andare avanti all’infinito portandosi dietro una strumentazione sindacale ormai logora”. Per oggi, può bastare.

dalla rassegna stampa di Dagospia

Ti stai sbagliando … non è Francesca

1 – Francesca, l’addetta alla “ripassatina”, è una fisioterapista. Nel pezzo “Ma quali escort siamo soltanto fisioterapiste” “LA STAMPA” oggi indaga sul profilo della massaggiatrice di Bertolaso che attualmente è in malattia per un problema alla spina dorsale. Secondo il pezzo, Francesca ha 45 anni, lavora con contratto regolare. Fu segnalata da Laura, la responsabile del centro estetico poco dopo l’apertura della struttura. Prima del Salaria aveva un’ attività in proprio. “E’ una bravissima fisioterapista richiestissima per i dolori intramuscolari, ha clienti che vogliono solo lei e tra loro c’è Bertolaso”, ha detto una collega.

2 – Carlo Bonini invece su “La Repubblica” pensa di asolvere al suo dovere di giornalista in un modo che ricorda tanto il motto della benemerita “usi ad obbedir tacendo”, ed anche lui oggi riferisce perentoriamente in un lungo pezzo: “Guido Bertolaso frequenta con assiduità il “Salaria sport Village” di Roma, centro riconducibile a Diego Anemone. Nella sala massaggi del centro, il capo della Protezione civile incontra almeno una dozzina di volte prostitute ingaggiate da Anemone, in particolare tali Francesca e Monica (brasiliane).”

Ora vorremmo sapere di più su Monica.

Lo sapremo domani da Bonini su “La Repubblica” ?

Primarie del PD, sondaggio online de La Stampa

Anche per La “La Stampa.it“, come per il “Corriere.it“, ad essere in testa nel sondaggio online sulle primarie del PD di domenica prossima è Ignazio Marino, dato qui al 40%,  segue Pierluigi Bersani con il 30% e ultimo Dario Franceschini con il 29%.

Qui il campione è ancora assai limitato, 4.000 votanti al momento, contro gli oltre 45.000 che si sono espressi nel sondaggio del Corriere.

Valgono sempre in ogni caso e comunque le considerazioni esposte qui a proposito di tali sondaggi.

Salemi sulla stampa nazionale

Si segnalano qui, relativamente a Salemi ed alla attività della giunta di Vittorio Sgarbi sulla stampa nazionale di ieri, un lungo ed interessante articolo, dal titolo “Tra le meraviglie di Sgarbilandia”, di Francesco La Licata per “La Stampa” ed un breve redazionale dal titolo “A ruba le case a un euro” su “Il Giornale”.

Tra le meraviglie di Sgarbilandia

La casa acquistata a un euro. Possibile? Già, un euro in un pieno centro storico carico di autentici tesori d’arte. Anche se, già da subito in verità, l’assessore si affretta a precisare che «non è proprio un affare», visti i tempi e i vincoli (stilistici e di materie prime) concessi dal comune agli «acquirenti» che saranno impegnati al restauro. Siamo a Salemi, profonda, profondissima Sicilia. Fino a ieri terra misconosciuta ai più se non per la parte meno presentabile che immancabilmente fa riferimento ai cugini Nino e Ignazio Salvo e a tutto un presepe mafioso che affonda le radici nella storia giudiziaria dell’Isola.

Oggi quella Sicilia, come in una favola, sembra sbiadire giorno dopo giorno quasi per effetto di intrugli misteriosi e inspiegabili, fino a somigliare ad un “luogo dell’immaginazione” che potremmo chiamare «Sgarbilandia». E così vanno prendendo corpo iniziative e idee messe in circuito da un gruppo di «matti», la definizione è del critico prestato alla politica, che «si sono messi in gioco per scommettere sulla possibilità di ribaltare una situazione sociale, economica e culturale destinata allo stato vegetativo».

Quella della casa a un euro è l’idea che – nelle intenzioni dei creativi della giunta tecnica sgarbiana (Oliviero Toscani, il principe Bernardo Tortorici di Raffadali e l’architetto romano Peter Glidewell) – dovrebbe portare a Salemi, pardon a «Sgarbilandia», i «nuovi Mille». Ecco, la cittadina ha un feeling collaudato con l’impresa Garibaldina, come dimostra il balcone di piazza Dittatura, da dove il barbuto condottiero assunse i poteri che consentirono di fare di Salemi capitale d’Italia, seppure per un sol giorno.

Questi «nuovi Mille», nelle intenzioni di Vittorio Sgarbi, dovranno essere altrettanti «cittadini illustri» che prendono casa a Salemi, «capovolgendo così un flusso migratorio che ha visto i Siciliani andare al Nord in cerca di soldi e fortuna». «Saranno i ricchi del Nord – insiste il professore – a venire qui e non potranno che portare ricchezza». Per questo all’inizio di settembre è stata data, in pompa magna, la cittadinanza onoraria ai coniugi Moratti. Anzi il presidente dell’Inter, per l’occasione, ha potuto anche inaugurare un nuovo club di fede nerazzurra.

Ma a “Sgarbilandia” sembra essersi verificato un contagio inarrestabile e, dopo i Moratti, è arrivato il ministro Rotondi, e Brunetta, e poi Afef Tronchetti Provera, e Anna Falchi e Forattini e il ministro Zaia. Domenica scorsa, in occasione della sfilata di Marella (quale posto migliore di “Sgarbilandia” per un eccesso di mondanità?) s’è materializzato anche Ricucci con qualche amico, a cui non potrà essere destinata una casa troppo vicina a quella della Falchi, ovviamente. Un’epidemia (migliaia di richieste) che non sembra risparmiare anche esponenti dello schieramento opposto agli sgarbiani, se è vero che un interessamento è stato manifestato anche dall’ex ministro Cesare Damiano.

Ma siamo soltanto all’inizio dell’esperimento e la strada sembra in salita. Il principe-assessore all’urbanistica, Bernardo Tortorici raffredda gli entusiasmi: «Arrivano messaggi da tutto il mondo. Ne arrivano dall’Australia, dal Canada, dal Nord Europa, dalla Germania, dalla Francia. Dalla Russia, dalla Lituania e dalla Lettonia».

E questo è già un problema perché il centralino, come dire, non è abituato al dialogo poliglotta. «E poi bisognerà mettere ordine – aggiunge – in un ufficio che era fermo al terremoto del ‘68, anno in cui ebbe inizio l’esodo dal centro storico. Le leggi alimentarono scelte che allontanavano i cittadini dal cuore di Salemi: veniva garantito l’indennizzo del cento per cento se si costruiva altrove. Logico che il centro si sia svuotato. Si tratta adesso di catalogare gli immobili per stabilire esattamente quanti siano quelli da poter assegnare. E questo crea parecchio stress in assessorato. Ma ce la faremo».

Attualmente le case certamente in possesso del Comune (per la maggior parte manca proprio l’acquisizione per via notarile, omessa a suo tempo anche dopo aver concesso gli indennizzi a fronte della perdita di possesso dei cittadini terremotati) sono 219, di cui 110 non recuperabili, su circa tremila “indennizzate” dopo il terremoto. E’ questo che fa dire ad Angelo Calogero, capogruppo dell’opposizione, che «siamo alla politica dell’annuncio e basta, visto che non sarà facile attuare un progetto così poco aderente alla realtà». Insomma, Sgarbi sogna.

«Non sarà sogno, ma scommessa difficile certamente», ammette Peter Glidewell, assessore alla Cultura e all’agricoltura, o «all’agricoltura», per dirla col sindaco. E non solo per la storia della casa a un euro. «Qui c’è da ribaltare un disastro culturale ed ambientale, ma soprattutto si tratta di recuperare l’intraprendenza ed intelligenza siciliane per vincere la tentazione dell’immobilismo rassegnato».

Ovviamente perciò si cerca di tenere alta l’attenzione con eventi a cadenza quasi settimanale (l’ultimo, la proiezione di «Ladri di biciclette» restaurato in digitale) e con annunci che prestano il fianco a polemiche distruttive. Come l’idea del Museo della mafia, garante il giudice Giuseppe Ayala, «ora che il potere di Cosa nostra è quasi scomparso».

Affermazione non condivisa che ha provocato scontri col Centro Impastato (Umberto Santino: «Sgarbi vuol fare di Cosa Nostra delle belle statuine») e con «Articolo 21» per un pezzo che indica Salemi come «la città dei Salvo, di Giammarinaro (il patron politico, discusso ma assolto, di questa giunta ndr) e del sindaco Sgarbi». La replica del professore è stata violenta, il che non si addice a «Sgarbilandia».

Francesco La Licata per “La Stampa”

da La Stampa

 

A ruba le case ad un euro

Dal miliardario lituano al giornalista toscano ieri a Salemi per lavoro. Sono oltre duemila le richieste per vedersi assegnata una casa a un euro dal comune siciliano. Mail, fax, lettere e piccioni viaggiatori. Dall’Australia e anche dal Sud Africa. Ogni mezzo è buono l’importante è manifestare la propria intenzione all’acquisto e alla successiva ristrutturazione dell’immobile. Pare che tra le «intenzioni» ricevute ci siano quelle di Anna Falchi, Afef, Massimo Moratti, Forattini e anche del ministro Zaia. Le case sono 3.500 ma pare che ne saranno vendute solo mille. Il sindaco Vittorio Sgarbi ha aggiunto ieri che entro il 2009 sarà costruito a Salemi il Museo della mafia che lui considera vinta e ormai sparita.

da Il Giornale