La corrente di Gianfranco Miccichè si struttura

Forza del Sud, nominati i responsabili provinciali

PALERMO. “Fanno parte del coordinamento regionale di Forza del Sud in Sicilia i parlamentari regionali Titti Bufardeci e Michele Cimino, il senatore Mario Ferrara, gli ex parlamentari nazionali Silvio Liotta e Giovanni Mauro, l’ex onorevole regionale Giuseppe Maurici”. Lo rende noto il coordinatore regionale di Forza del Sud in Sicilia Pippo Fallica che indica come responsabili organizzativi provinciali del partito “l’onorevole regionale Toni Scilla per la provincia di Trapani, l’onorevole Giacomo Terranova per la provincia di Palermo, il dottor Mario Baldacchino per la provincia di Agrigento, l’onorevole Ugo Grimaldi per la provincia di Enna, l’onorevole Francesco Stagno D’Alcontres per la provincia di Messina, il senatore Salvo Fleres per la provincia di Catania, il senatore Roberto Centaro per la provincia di Siracusa”. “Le province di Caltanissetta e Ragusa – conclude Fallica – sono state affidate a due commissari straordinari, rispettivamente, l’ex senatore Giovanni Mauro e il senatore Roberto Centaro”.

da GDS

Sulla modifica del patto di stabilità dei comuni sciolti per mafia, Lumia c’è

“Il gruppo consiliare del PD di Campobello di Licata comunica che il Senatore Lumia ha presentato in Commissione Bilancio del Senato un emendamento alla manovra finanziaria che, se approvato, risolverebbe il problema del rispetto del patto di stabilità per i Comuni che hanno subito un provvedimento di rigore quale lo scioglimento per infiltrazioni mafiose e quindi anche per il Comune di Campobello di Licata.
L’emendamento incide su due aspetti, il primo riguarda il periodo temporale preso come base di riferimento del saldo finanziario ai fini del rispetto del patto di stabilità, mentre il secondo “sterilizza” ovvero esclude dal calcolo del saldo, tutte le risorse finanziarie (otre 5 milioni di euro) trasferite dallo Stato al Comune durante il periodo di scioglimento per effettuare investimenti (commi 704 e 707 della legge 296/2006).
Il gruppo consiliare del PD, dunque, ha fatto la sua parte nonostante l’azione solitaria dell’Amministrazione Comunale e per grande senso di responsabilità vuole evitare polemiche proprio per cercare di salvare la Comunità, tuttavia non possiamo non evidenziare come l’azione fin qui condotta dal Sindaco è stata inconcludente atteso che tra gli emendamenti proposti al Senato dall’ANCI (Associazioni Nazionale Comuni d’Italia) ci sono solo proposte che indirettamente aiuterebbero il Comune di Campobello (come lo sblocco del 4% dei residui o gli interventi relativi all’edilizia scolastica, l’eliminazione delle sanzioni) ma non c’è nessun emendamento che direttamente riguardi i Comuni sciolti per mafia, come quello presentato dal Sen. Lumia, e che risolverebbe definitivamente il problema del Comune di Campobello.
Gradiremmo sapere, altresì, quali sono gli emendamenti presentati dalla sua maggioranza per il Comune di Campobello di Licata.
Il testo dell’emendamento è disponibile nel sito del Senato al seguente indirizzo: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=16&id=489607&idoggetto=588789 ovvero nel blog http://www.giuseppesferrazza.blogspot.com .
Campobello di Licata, 25/6/2010″

da canicattiweb.com

Così come il gruppo consiliare del PD del comune di Campobello di Licata, relativamente alla situazione politica del comune di Licata, anche qui ci si chiede se l’azione del Sindaco, dell’amministrazione e della maggioranza consiliare del comune di Castellammare del Golfo non sia troppo in “solitaria”, e anche noi gradiremmo sapere quali sono gli emendamenti presentati, per la risoluzione dei problemi legati al patto di stabilità del comune di Castellammare del Golfo dagli esponenti politici nazionali di centro destra, ed in particolare dal nume tutelare di questa amministrazione, senatore Antonio D’Alì e dal neo-protettore onorevole Gianfranco Miccichè, per tacere degli altri.

Gianfranco Miccichè, Lucio Battisti, Berlusconi e la crisi

Un estratto dall’intervento conclusivo del Sottosegretario di Stato al CIPE, Gianfranco Miccichè, al primo seminario di formazione dei giovani del “PDL-Sicilia”, tenutosi il 5 marzo scorso a Siracusa.
Anche Miccichè ha cantato.

Pd se ci sei batti un colpo

… noi in Giunta col Pd non possiamo stare e, di converso, presumo sia così anche per loro. Non avrei comunque vergogna ad accettare un Governo di minoranza, composto da Mpa e Pdl – Sicilia, con l’appoggio esterno del Pd.

Mi sbaglio o questa affermazione di Gianfranco Miccichè (leader del Pdl- Sicilia) meriterebbe da parte della inesistente direzione del Pd una risposta quantomeno piccata ?

Perchè il senso della frase, ed il messaggio diretto ai suoi, di tutta evidenza, è il seguente: normalmente si dovrebbe provare vergogna ad avere a che fare con il Pd, ma fidatevi io sono talmente capace che non c’è motivo di provare vergogna. Certo non a confondersi con “quelli”, ma averne l’appoggio esterno, è tutto guadagno.

E se finirà così avrà avuto ragione lui.

Che Sicilia sarà senza Cuffaro ?

Come preannunciato qui stretti nella tenaglia Lombardo – Miccichè gli Udc di Totò Cuffaro sono da ieri all’opposizione del governo della regione.

E per capire come l’anno presa niente di meglio che questo articolo – intervista di Sebastiano Messina a Totò Cuffaro, per La Repubblica in cui è possibile tra l’altro leggere:

Oggi il suo ex amico Raffaele ha annunciato la sua nuova giunta: la prima – da 24 anni a questa parte – in cui Totò non entra o non designa almeno un assessore. Da questo momento è fuori dalla Regione, danaroso epicentro del potere in un’isola sempre più povera. E’ l’ultimo atto, mormorano a Palermo, della ‘decuffarizzazione’ della Sicilia.

ed ancora:

Oggi invece il suo successore a Palazzo d’Orleans sta mettendo alla porta uno dopo l’altro tutti gli uomini del suo ex amico e alleato. Ma lui non ci sta, a passare per il vecchio che viene cacciato dal nuovo. ‘Lombardo sta smantellando se stesso. E’ stato il mio segretario regionale, nell’Udc. E’stato il mio amico più caro, in politica, fin da quando frequentavamo insieme la segreteria di Calogero Mannino. Non c’è una sola nomina, non c’è una sola decisione politica, che io non abbia concordato preventivamente con lui. Prima ci mettevamo d’accordo noi due, poi convincevamo gli altri partiti ad accettarle’.

ed infine:

‘La rottura è avvenuta quando lui, eletto presidente, ha cominciato a prendere le distanze da me. Umanamente. Quando non ha smentito la notizia, falsa, che io ero rimasto quattro ore nella sua anticamera. Quando ha lasciato fuori dalla sua giunta l’unico nome che gli avevo dato io, il capogruppo dell’Udc. Voleva accreditare l’idea che io fossi il vecchio e lui il nuovo. Dopodiché lui ha sbagliato tutto. Ha voluto governare senza coinvolgere gli altri partiti. Ha rinnegato quello che c’era scritto nel programma’.

Ma che milazzismo vogliono solo far fuori l’UDC

Mi sono chiesto a lungo se un “fedelissimo del capo“, quale è Gianfranco Miccichè, potesse nutrire ambizioni le quali potessero, anche solo minimamente, rischiare di entrare in collisione con i disegni del capo, ed ho concluso che non era e non è possibile.

Ciò detto la crisi annunciata (prima) e l’accelerazione di questi ultimi giorni, del governo regionale di Raffaele Lombardo, trovano spiegazioni che riconducono allo scenario nazionale ed al disegno berlusconiano di una sempre maggiore autosufficienza del “suo” Pdl.

Fallito il tentativo di eliminazione su scala nazionale dell’ UDC nel 2008, grazie anche al forte radicamento in Sicilia, nonostante la concorrenza di Raffele Lombardo e dell’Mpa, si era programmata da parte del capo e dei suoi fedelissimi l’attacco alla roccaforte dell’UDC, con un’azione che doveva far leva sulla progressiva alimentazione dell’esasperazione di Raffaele Lombardo (sbarramento, corsa ad handicap per le europee, negazione dei fondi FAS, immobilismo della giunta) che avrebbe dovuto portarlo ad una sempre maggiore insofferenza verso tutto e tutti, dopo la consultazione per le europee che lo avrebbe visto sconfitto, (e se non sconfitto, quanto meno ridimensionato rispetto alle politiche anche l’UDC) e ad una crisi il cui risultato avrebbe dovuto essere  una accentuazione del peso del Pdl in giunta e un ridimensionamento di UDC ed Mpa, oltrechè dello stesso Raffaele Lombardo.

Ma si sa non sempre le cose vanno per come debbono andare.

La questione “Veronica”prima, e la questione “Noemi” poi, unite alle voci, confermate da alcuni sondaggi, i quali mostravano spostamenti, orientati dalle gerarchie ecclesiastiche in alcune zone del paese, dal Pdl all’UDC, quasi a volere lanciare un segnale forte ed un ammonimento al cavaliere, hanno determinato l’accelerazione ed il cambio di strategia in Sicilia.

Chiamato Raffaele Lombardo, Gianfranco Miccichè ha dovuto convincerlo della bontà della operazione di questi giorni e della convenienza che ne sarebbe derivata per lui.

Naturalmente ha dovuto garantirgli a priori il raggiungimento del 4% alle europee, in modo che possa continuare a presentarsi da vincitore presso i suoi, presso l’elettorato di riferimento e presso quanti in questo periodo si saranno esposti avventatamente e dovranno battere strategicamente in ritirata, e cosa che conviene ad entrambi, anche verso le truppe in rotta dall’UDC.

Quanto ai cosidetti “vertici” del partito, all’oscuro di ciò che è noto al capo, fanno la parte che tocca fare ai “vertici”, e quindi intimano, auspicano, disapprovano ecc. ecc.

Poi alla fine “Lui” uscito comunque e nonostante vincitore dalle europee, li ripagherà tutti.

Fantapolitica ?

Provateci voi a dare spiegazioni più convincenti.

Gianfranco Miccichè a Castiglione senza peli sulla lingua

Nel quadto della lotta interna a “Il Popolo della Libertà” tra la corrente che fa capo a Gianfranco Miccichè e quella che fa riferimento ad Angelino Alfano e al coordinatore regionale Giuseppe Castiglione c’e da registrare una durissima dichiarazione di Gianfranco Micchichè nei confronti di Giuseppe Castiglione, ma anche condanna di un modo di intendere la politica come pura e semplice affermazione personale, a costo di mettere sotto i piedi le ragioni del territorio di provenienza:

Finche’ il co-coordinatore regionale del Pdl Giuseppe Castiglione continuera’ a dire sui Fondi Fas queste minchiate a Silvio Berlusconi e gli continuera’ a fare capire che questi fondi li spenderemo male soltanto per non farli arrivare in Sicilia, e dunque cosi’ far cadere il presidente della Regione”, “finche’ ci sara’ questa gente che fa il suo interesse personale contro la Sicilia, lottero’ e piuttosto mi dovranno sparare per fermarmi”. Lo ha detto a Modica il sottosegretario Gianfranco Micciche’, durante una manifestazione elettorale a sostegno di Michele Cimino, commentando l’incontro tra Castiglione e il premier sui fondi Fas e una intervista del quotidiano La Sicilia al presidente del Consiglio. “Andro’ avanti - ha aggiunto Micciche’ – per fermare a denunciare il signor Castiglione, che e’ un farabutto che e’ andato da Berlusconi a dire bugie e non e’ degno di stare nel nostro partito”.

Contattato dall’agenzia di stampa ITALPRESS, Giuseppe Castiglione, ha così replicato: “Le volgarita’ non hanno bisogno di essere commentate. Ringrazio il mio amico Gianfranco, prodigo di complimenti nei miei confronti … saranno i cittadini a giudicarmi e a giudicare il mio operato politico. Avevo gia’ deciso il silenzio stampa figuriamoci se mi faccio trascinare nelle polemiche sulle affettuosita’ di Miccichè …”.

Salemi, non solo pane ma anche “writers” …

Già su “Ordinanza Pazza” abbiamo informato qui, e qui sulla questione legata ai “writers” e/o “graffitisti”, e la presa di posizione fuori dal coro del critico d’arte e sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.

Ora una nota dell’Ansa ci informa che:

La legge contro il degrado urbanistico annunciata dal governo è sbagliata: secondo Vittorio Sgarbi ‘se è giusto proteggere dai graffiti dei writers gli edifici storici fino al 1958, non ha senso estendere il divieto agli edifici moderni, soprattutto quelli nati con la speculazione edilizia degli anni ’60”.
Sgarbi, che nei mesi scorsi ha organizzato una mostra di “graffitisti” a Milano, con tanto di catalogo, invita i writers a recarsi in massa a Salemi, la cittadina siciliana della quale è sindaco.
‘In virtù dell’autonomia regionale siciliana in materia di beni culturali – spiega Sgarbi – ho tutto il diritto di reclutare i graffitisti e avvalermi della loro opera per riqualificare alcune brutture edilizie presenti nel mio comune. Penso anche di farli operare a Gibellina, il paese colpito dal terremoto nel 1968 e ricostruito negli anni ’70 con l’intervento di grandi artisti: l’architettura di Gibellina si presta in particolar modo a ospitare composizioni artistiche di grafitisti’. Secondo Sgarbi, l’idea potrebbe estendersi ad altri centri della Sicilia: ‘Penso a Gela, città deturpata da un’edilizia selvaggia che non potrebbe che migliorare con grandi graffiti dipinti sui muri’. “La mia idea – sottolinea – è appoggiata dal sottosegretario Micciché, che ne ha parlato a Berlusconi. Il premier, per la verità, si è mostrato un po’ rigido, ma visto che lo statuto della regione Sicilia consente l’autonomia in questo campo, intendo andare avanti con la mia idea’
.

Debbo dire la verità questa idea di Sgarbi non mi entusiasma affatto, per due ordini di motivi.

Il primo legato alla natura stessa della forma espressiva tipica dei writers la quale nasce in contesti di disagio metropolitano e appare quindi di difficile esportazione in un contesto non metropolitano, di tipo rurale o semi rurale quali possono essere Salemi o Gibellina.

Il secondo legato alla natura del degrado urbano cui fa riferimento lo steso Sgarbi, la cui riqualificazione richiede interventi sulla struttura sociale, dei servizi ed urbanistica, e rispetto ai quali l’intervento sul paesaggio urbano dei writers sembra improbabile possa aggiungere valore.

Provi Vittorio Sgarbi a proporre a Gianfranco Miccichè un grande progetto di riqualificazione, per il tramite dei “writers”, dell’ex “ZEN” a Palermo, e fra qualche anno interroghiamo assieme gli abitanti per sapere quanto è cambiata la loro vita e la loro percezione del futuro.

Della cosa loro di Sicilia, e della cosa nostra di Salemi

Il caso è quella dell’assessore regionale Giovanni Ilarda e della figlia. La vicenda è stata raccontata dalle Agenzie di stampa e dai giornali ed è quella della assunzione in qualità di dirigente e per chiamata diretta con un contratto quinquennale da 75 mila euro lordi annui nell’ufficio di gabinetto dell’assessore ai Beni culturali Antonello Antinoro, della figlia Giuliana Ilarda 27 anni, dell’assessore regionale alla presidenza, del governo di Raffaele Lombardo l’ex magistrato Giovanni Ilarda.

L’indecenza è che negli organici della Regione siciliana sono già in servizio 2.320 dirigenti cosa questa che è stata oggetto di “osservazione“, a causa del numero, da parte della Corte dei Conti nella recente relazione annuale del 30 giugno 2008 e che quindi non si sentiva proprio l’esigenza di una nuova dirigente, tanto meno all’assessorato regionale ai Beni culturali, dove già prestano servizio 379 dirigenti. Chi deve controllare, verificare e probabilmente dare l’assenso per nuove assunzioni è proprio il papà della neo assunta l’assessore al Personale Giovanni Ilarda.

Dopo la tanta pubblicità data alla notizia infine Giuliana Ilarda, ha rinunciato al posto e ha rassegnato le sue dimissioni.

Il padre invece ha dichiarato udite, udite: “la mia azione di rigore, che ha prodotto in pochi mesi risultati incontestabili, ha toccato il nervo scoperto di chi vuole ancora continuare a massacrare la nostra terra con sprechi e clientele che si alimentano nell’illegalita’ e nel sottosviluppo che ho contrastato e continuero’ a contrastare con ogni forza”.

Da che pulpito.

Raffaele Lombardo infine ha dichiarato:”Giovanni Ilarda e sua figlia Giuliana oggi hanno dato una risposta chiara e indiscutibile a chi ha attentato all’integrita’ del loro nome e ha tentato di gettare ombre sul loro operato: il governo non offre il fianco alle pressioni di chi sta provando a rallentare l’opera di risanamento che e’ stata avviata”.

Come dire, facciamo tutto da soli e come i preti se pecchiamo ci assolviamo da noi stessi e nessuno pensi di giudicarci su questa terra.

Intanto circolano i nomi dei tanti altri “cittadini speciali“, che avrebbero trovato o troveranno accoglienza tra le materne braccia di “mamma regione“, tra questi il figlio del sindaco di Palermo Diego Cammarata, entrato in una società partecipata dalla Regione.
Ma l’elenco è lungo, ed è organizzato sempre per rimanere in tema secondo una “catena di sant’Antonio” che parte dalle nomine negli staff dei neo assessori: lo stesso Ilarda ha aperto le porte del proprio ufficio di gabinetto ad Antonella Scoma, sorella di Francesco (altro assessore di Lombardo), il quale, a sua volta, ha fatto firmare un contratto da dirigente “esterna” a Danila Misuraca, sorella del deputato forzista Dore Misuraca, mentre Ernesto Davola, già autista del sottosegretario Gianfranco Micciché, ha avuto un posto nel gabinetto dell’assessore al Bilancio Michele Cimino. Negli uffici della Regione hanno trovato sistemazione poi anche consiglieri regionali “trombati” alle recenti elezioni di aprile: gli Udc Decio Terrana (anche lui prescelto da Ilarda) e Francesco Regina, ritenuto indispensabile dall’assessore all’Industria Pippo Gianni.

Intanto a Trapani per presentare la costituenda Confederazione nazionale delle associazioni antiracket, Vittorio Sgarbi ha esordito dando del mafioso all’autore di un pezzo, Rino Giacalone, apparso oggi sul quotidiano online Articolo 21, dal titolo “Salemi, la città dei Salvo, Giammarinaro e del sindaco Sgarbi“.

Dice il sindaco di Salemi: “Non mi faccio intimidire dal racket della cattiva informazione, [per costoro ] è come se mi fossi contaminato perché difendo Pino Giammarinaro“, ex deputato regionale Dc inquisito per mafia, assolto e sottoposto a 3 anni di sorveglianza speciale.

Sgarbi ha più volte bersagliato la stampa e si è chiesto per quale ragione si scrive sempre dei cugini Nino e Ignazio Salvo e di Giammarinaro e “non si parla mai di un deputato di Salemi del Pd, Baldo Gucciardi, figlioccio di Ignazio Salvo“.

Alla confusione di idee, (per non dire altro) del sindaco di Salemi a proposito di mafia e mafiosi hanno risposto con una dichiarazione congiunta, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, e i segretari dell’Assostampa siciliana Alberto Cicero e trapanese Mariza D’Anna.

Vittorio Sgarbi conosce molto poco, o non conosce affatto, la storia del giornalismo siciliano. Altrimenti non avrebbe usato espressioni riprese dal codice mafioso per attaccare i cronisti che continuano, malgrado tutto, a tenere la schiena dritta. L’idea di Sgarbi del giornalismo siciliano – aggiungono – non e’ solo faziosa ma offensiva per gli otto cronisti uccisi e per i tanti che continuano a essere intimiditi e minacciati perche’ invece di ricorrere all’antimafia retorica si ostinano a raccontare semplicemente i fatti. E per questo, solo per questo, meritano la gogna“.