Salemi, Napolitano ha firmato il decreto di scioglimento

D.P.R. 30/03/2012 Scioglimento del consiglio comunale di SALEMI (Trapani) per la durata di diciotto mesi e contestuale affidamento della gestione del medesimo comune alla commissione straordinaria composta da: dr. Leopoldo FALCO – viceprefetto; dr. Nicola DIOMEDE – viceprefetto; dr. Vincenzo LO FERMO – dirigente di II fascia, Area I.

Delibera 30, superpoteri e normalità

Poichè come diceva il povero De Andrè “… qui chi non terrorizza si ammala di terrore“, e qui non si vuole assumere nessuno dei due ruoli, vediamo di fare chiarezza in tema di: “Scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose e poteri della commissione prefettizia“, con riguardo, in particolare, ai presunti “superpoteri” dei commissari prefettizi, i quali non avrebbero permesso al Consiglio Comunale ed alla Giunta di affrontare in modo “normale” le problematiche sollevate dalla delibera 30.   

La materia è disciplinata dall’articolo 143 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali,  che ha per titolo: “Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.

L’articolo al comma 1 recita:

Fuori dei casi previsti dall’articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’articolo 59, comma 7, emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia e di componente delle rispettive giunte, anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi predetti, nonché di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte.

Basta quindi l’accertamento di “elementi”, non necessariamente prove, sui “collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.“.

Il comma 2 del medesimo articolo attribuisce al Presidente dela Repubblica su proposta del Ministro dell’interno e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. l’ emanazione del decreto di scioglimento e disciplina la procedura che porta alla eventuale emanazione dell’atto.

Lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento di scioglimento deliberato dal Consiglio dei Ministri è trasmesso al Presidente della Repubblica per l’emanazione del decreto ed è contestualmente trasmesso alle Camere. Il procedimento è avviato dal prefetto della provincia con una relazione che tiene anche conto di elementi eventualmente acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell’interno ai sensi dell’articolo 2, comma 2-quater del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410 e successive modificazioni ed integrazioni. Nei casi in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al comma 1 o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della repubblica competente, il quale, in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento.

Il comma 3 fissa i tempi di durata dello scioglimento fissando un tetto massimo di 24 mesi, ed il comma 4 limita eventuali proroghe una volta che sia fissata la data delle elezioni.

Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali, dandone comunicazione alle commissioni parlamentari competenti, al fine di assicurare il buon andamento delle amministrazioni e il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati. Il decreto di scioglimento, con allegata la relazione del Ministro, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.”

Il provvedimento con il quale si dispone l’eventuale proroga della durata dello scioglimento a norma del comma 3 è adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente la data fissata per lo svolgimento delle elezioni relative al rinnovo degli organi. Si osservano le procedure e le modalità stabilite dal comma 2 del presente articolo.

I commi 5 e 6 disciplinano casi particolari.

Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell’ente mediante invio di commissari. La sospensione non può eccedere la durata di 60 giorni e il termine del decreto di cui al comma 3 decorre dalla data del provvedimento di sospensione.

Si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi a norma del presente articolo quando sussistono le condizioni indicate nel comma 1, ancorché ricorrano le situazioni previste dall’articolo 141.

La modalità di amministrazione dei Comuni i cui organi elettivi siano stati sciolti per infiltrazioni mafiose è normata dall’articolo 144 dal titolo:”Commissione straordinaria e Comitato di sostegno e monitoraggio

Con il decreto di scioglimento di cui all’articolo 143 è nominata una commissione straordinaria per la gestione dell’ente, la quale esercita le attribuzioni che le sono conferite con il decreto stesso. La commissione è composta di tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile.

Presso il Ministero dell’interno è istituito, con personale della amministrazione, un comitato di sostegno e di monitoraggio dell’azione delle commissioni straordinarie di cui al comma 1 e dei comuni riportati a gestione ordinaria.

Con decreto del Ministro dell’interno, adottato a norma dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono determinate le modalità di organizzazione e funzionamento della commissione straordinaria per l’esercizio delle attribuzioni ad essa conferite, le modalità di pubblicizzazione degli atti adottati dalla commissione stessa, nonché le modalità di organizzazione e funzionamento del comitato di cui al comma 2.

La commissione straordinaria per la gestione dell’ente, esercita quindi le attribuzioni che le sono conferite con il decreto stesso, ed il Ministero dell’Interno monitorizza l’ azione dei commissari e dei comuni una volta riportati a gestione ordinaria.

L’articolo 145 che segue ha per titolo “Gestione straordinaria” e disciplina la possibilità di nomina dei sovraordinati (1° comma), la particolare disciplina dei lavori pubblici e dei finanziamenti (2° comma)
estese entrambe dal comma 3 anche alle amministrazioni i cui organi siano rinnovati al termine del periodo di scioglimento dalla data di insediamento degli organi e fino alla scadenza del mandato elettivo, il comma 4 relativamente ad appalti già avviati, consente alla commissione di disporre d’autorità la revoca delle deliberazioni già adottate, in qualunque momento e fase della procedura contrattuale, o la rescissione del contratto già concluso. Il comma 6 fa salve le forme di partecipazione popolare alle scelte amministrative.

Quando in relazione alle situazioni indicate nel comma 1 dell’articolo 143 sussiste la necessità di assicurare il regolare funzionamento dei servizi degli enti nei cui confronti è stato disposto lo scioglimento, il prefetto, su richiesta della commissione straordinaria di cui al comma 1 dell’articolo 144, può disporre, anche in deroga alle norme vigenti, l’assegnazione in via temporanea, in posizione di comando o distacco, di personale amministrativo e tecnico di amministrazioni ed enti pubblici, previa intesa con gli stessi, ove occorra anche in posizione di sovraordinazione. Al personale assegnato spetta un compenso mensile lordo proporzionato alle prestazioni da rendere, stabilito dal prefetto in misura non superiore al 50 per cento del compenso spettante a ciascuno dei componenti della commissione straordinaria, nonché, ove dovuto, il trattamento economico di missione stabilito dalla legge per i dipendenti dello Stato in relazione alla qualifica funzionale posseduta nell’amministrazione di appartenenza. Tali competenze sono a carico dello Stato e sono corrisposte dalla prefettura, sulla base di idonea documentazione giustificativa, sugli accreditamenti emessi, in deroga alle vigenti disposizioni di legge, dal Ministero dell’interno. La prefettura, in caso di ritardo nell’emissione degli accreditamenti è autorizzata a prelevare le somme occorrenti sui fondi in genere della contabilità speciale. Per il personale non dipendente dalle amministrazioni centrali o periferiche dello Stato, la prefettura provvede al rimborso al datore di lavoro dello stipendio lordo, per la parte proporzionalmente corrispondente alla durata delle prestazioni rese. Agli oneri derivanti dalla presente disposizione si provvede con una quota parte del 10 per cento delle somme di denaro confiscate ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonché del ricavato delle vendite disposte a norma dell’articolo 4, commi 4 e 6, del decreto-legge 14 giugno 1989, n. 230, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1989, n. 282, relative ai beni mobili o immobili ed ai beni costituiti in azienda confiscati ai sensi della medesima legge n. 575 del 1965. Alla scadenza del periodo di assegnazione, la commissione straordinaria potrà rilasciare, sulla base della valutazione dell’attività prestata dal personale assegnato, apposita certificazione di lodevole servizio che costituisce titolo valutabile ai fini della progressione di carriera e nei concorsi interni e pubblici nelle amministrazioni dello Stato, delle regioni e degli enti locali.

Per far fronte a situazioni di gravi disservizi e per avviare la sollecita realizzazione di opere pubbliche indifferibili, la commissione straordinaria di cui al comma 1 dell’articolo 144, entro il termine di sessanta giorni dall’insediamento, adotta un piano di priorità degli interventi, anche con riferimento a progetti già approvati e non eseguiti. Gli atti relativi devono essere nuovamente approvati dalla commissione straordinaria. La relativa deliberazione, esecutiva a norma di legge, è inviata entro dieci giorni al prefetto il quale, sentito il comitato provinciale della pubblica amministrazione opportunamente integrato con i rappresentanti di uffici tecnici delle amministrazioni statali, regionali o locali, trasmette gli atti all’amministrazione regionale territorialmente competente per il tramite del commissario del Governo, o alla Cassa depositi e prestiti, che provvedono alla dichiarazione di priorità di accesso ai contributi e finanziamenti a carico degli stanziamenti comunque destinati agli investimenti degli enti locali. Le disposizioni del presente comma si applicano ai predetti enti anche in deroga alla disciplina sugli enti locali dissestati, limitatamente agli importi totalmente ammortizzabili con contributi statali o regionali ad essi effettivamente assegnati.

Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano, a far tempo dalla data di insediamento degli organi e fino alla scadenza del mandato elettivo, anche alle amministrazioni comunali e provinciali, i cui organi siano rinnovati al termine del periodo di scioglimento disposto ai sensi del comma 1 dell’articolo 143.

Nei casi in cui lo scioglimento è disposto anche con riferimento a situazioni di infiltrazione o di condizionamento di tipo mafioso, connesse all’aggiudicazione di appalti di opere o di lavori pubblici o di pubbliche forniture, ovvero l’affidamento in concessione di servizi pubblici locali, la commissione straordinaria di cui al comma 1 dell’articolo 144 procede alle necessarie verifiche con i poteri del collegio degli ispettori di cui all’articolo 14 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203. A conclusione degli accertamenti, la commissione straordinaria adotta tutti i provvedimenti ritenuti necessari e può disporre d’autorità la revoca delle deliberazioni già adottate, in qualunque momento e fase della procedura contrattuale, o la rescissione del contratto già concluso.

Ferme restando le forme di partecipazione popolare previste dagli statuti in attuazione dell’articolo 8, comma 3, la commissione straordinaria di cui al comma 1 dell’articolo 144, allo scopo di acquisire ogni utile elemento di conoscenza e valutazione in ordine a rilevanti questioni di interesse generale si avvale, anche mediante forme di consultazione diretta, dell’apporto di rappresentanti delle forze politiche in ambito locale, dell’Anci, dell’Upi, delle organizzazioni di volontariato e di altri organismi locali particolarmente interessati alle questioni da trattare.

Tutto qui.

Per chi volesse saperne di più e meglio raccomando una attenta consultazione almeno di questi tre documenti:
Leotta   SISDE   Crapanzano

E per finire e ricollegarsi all’inciso iniziale ascoltare attentamente De Andrè che interpreta “Il Bombarolo“, dall’album “Storia di un impiegato“.

Di gattopardi, leoni, sciacalletti, iene ed eterogenesi dei fini

In principio vi è un atto, la cosidetta delibera 30, approvato dalla Commissione Straordinaria che ha retto il Comune di Castellammare del Golfo fino all’insediamento della Giunta Bresciani, con una solennità e in maniera tale da dare a molti l’impressione di trovarsi, se non davanti ad un atto avente il valore della approvazione di una variante urbanistica, (cosa da escludere, stante che in Sicilia la competenza dell’approvazione dei PRG, così come delle relative varianti, è demandata ai competenti organi regionali), di fronte al primo atto, questo sì di competenza comunale, di una procedura di variante, la cosidetta “adozione“.

Invece no, si tratterebbe di un puro e semplice atto di indirizzo, privo di effetti di legge, giacchè inteso come “aggiornamento” ed “adeguamento” del PRG, ed approvato non tenendo conto che in materia urbanistica gli “aggiornamenti ed adeguamenti” hanno nome di “variante” e i relativi atti e le procedure sono normati dalla legge in maniera puntuale.

Non so cosa avesse in testa il prefetto De Miro quando in estremis approvava la delibera con i poteri del Consiglio, ma è certo che per l’eterogenesi dei fini è proprio l’ approvazione di quell’atto che ha permesso, questa sera, la messa in opera del primo rozzo tentativo di questa maggioranza di riportare indietro di almeno venti anni l’orologio della storia del territorio di questa città.

Parlo di tentativo in quanto le norme adottate dovranno ora seguire l’iter per l’approvazione che le porterà infine ad approdare al CRU, dove è prevedibile che se non tutte, almeno alcune delle misure adottate non troveranno accoglimento.

Tra l’altro nel frattempo, l’obbligo di adozione delle norme di salvaguardia farà sì che ove anche si verifichi l’auspicato sblocco dell’Ufficio Tecnico e delle pratiche autorizzative, le stesse potranno essere concesse solo salvaguardando la possibilità di applicazione in futuro della più restrittiva tra la norma vigente e quella adottata e paradossalmente questo porterà per un periodo più o meno lungo all’applicazione di norme spesso ancor più limitanti di quelle previste nel vigente piano regolatore approvato con decreto assessoriale

Certo non si potrà dire con il tanto abusato Don Fabrizio Corbera, Principe di Casa Salina che, se i politici di ieri erano “i Gattopardi, i Leoni”, necessariamente quelli di oggi e di domani siano e saranno “gli sciacalletti, le iene” ma un fatto è certo, questi come quelli non saranno “il sale della terra”, di questa terra.

 

PS – “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.” da il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Castellammare del Golfo, quando il gioco si fa duro …

… i duri cominciano a giocare.

Dopo essere stata il tormentone di questi quasi sei primi mesi di amministrazione del Sindaco Marzio Bresciani, è arrivata finalmente in Consiglio Comunale, ieri sera, la discussione sulla famigerata delibera 30, con la quale, al termine del suo mandato, la Commissione Straordinaria, con i poteri del consiglio, aveva proceduto alla adozione di numerose varianti alle Norme Tecniche di Attuazione del PRG e al Regolamento Edilizio.

Sarebbe stato facile titolare con: “Assalto alla diligenza” o “Maggioranza e Giunta divisi alla meta” o ancora “Rottura tra la Giunta Bresciani e la sua maggioranza” per come rilevato ripetutamente dai consiglieri di opposizione Norfo, Galante, Cruciata, Bonventre, Motisi di fronte alla diversità di posizioni espresse a nome della Giunta dal Sindaco Marzio Bresciani e della maggioranza che la sostiene per bocca del Geometra Mimmo Bucca.

Infatti, se la Giunta ha presentato al Consiglio Comunale come proprie, solo un numero limitato di modifiche, a quanto adottato dalla Commissione Straordinaria con la delibera 30, la maggioranza ha ritenuto necessario andare oltre, introducendo altre e ben più incisive variazioni alle norme.

E non si è trattato affatto di legittima rivendicazione di autonomia da parte del Consiglio Comunale nei confronti della Giunta, quanto, a mio parere, della introduzione di una serie di norme tendenti a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di una serie di singole specifiche operazioni speculative, nella nostra realtà identificate e confuse con concetti quali lavoro, occupazione e sviluppo, ma in realtà nel breve e lungo periodo mortali per le potenzialità di sviluppo del territorio.

Nei fatti l’ insieme degli emendamenti presentati, al termine di una lungo fase politica fatta di richieste di pareri, riunioni e vertici è innegabile che appaia una sconfessione dell’operato prudente della Giunta da parte di ben più spregiudicati settori della maggioranza.

Per ora, vuoi per l’ora tarda, vuoi per i dubbi emersi in merito alla compatibilità di ciascun consigliere comunale a decidere in ordine alle variazioni non si è arrivati al voto e la illustrazione e discussione su ciascun punto di variante e l’ eventuale voto finale sono rinviati al prossimo consiglio che dovrebbe aver luogo giovedì 4 dicembre nei locali della Biblioteca Multimediale.