Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (3): L’importanza delle liste di sostegno

Detto dell’importanza del fattore “appartenenza politica” e del fattore “numero di concorrenti” in questo post si sottolineerà l’importanza di un terzo fattore non secondario per potere aspirare seriamente a concorrere con buone possibilità di successo alla carica di Sindaco, il fattore “quantità e qualità delle liste di sostegno“.
E’ intuitivo, ma utile sottolineare, che avere una lista di sostegno formata da venti candidati al consiglio comunale tutti o quasi con poche o nulle possibilità di essere eletti, non è un fattore favorevole e non è certo la medesima cosa di avere cinque liste con cento candidati, e nelle quali almeno venti-trenta tra questi si contendono con buone possibilità di successo la possibilità di essere eletti in consiglio comunale.
L’avere dalla propria parte tante persone sguinzagliate alla ricerca del voto per se stessi, solo nel caso di una fortissima presenza di voto disgiunto non determina un ovvio positivo trascinamento per il candidato collegato alle loro liste, di regola l’effetto trascinamento si ha e finisce per essere determinante.
Pertanto, a questo giro, rischiano di essere puniti dall’elettorato quei candidati a Sindaco che, vuoi per essere espressione di movimenti sulla cresta dell’onda per recenti ed esaltanti risultati, vuoi per essere espressione di movimenti costituiti da entusiasti aderenti sul territorio, pensassero di poter fare da soli, con una sola lista, in splendido isolamento ed ottusamente certi della propria forza.

A dimostrazione di ciò, nella precedente tornata elettorale il candidato che si classificò quarto fu il candidato Navarra Camillo (238 voti), sostenuto da una sola lista, quella di Rifondazione Comunista (218 voti), peraltro incompleta.
Al terzo posto si classificò Salvo Bologna (1.168 voti) sostenuto anche esso da una sola lista quella del PD (1.084 voti) anchessa incompleta ma di buona qualità.
Al secondo posto risultò Antonino Mistretta (2.062 voti) sostenuto da due liste una quella dell’MPA (872) e l’altra quella dell’UDC (700) risultate entrambe qualitativamente inferiori in quanto a corrispondenza al peso del candidato sindaco visto che venne a determinarsi uno scarto di 490 voti (2.062-1.572) tra quelli avuti dal candidato sindaco e quelli avuti dalle liste.
Il candidato vincitore del 2008, Marzio Bresciani (6.062 voti) ha potuto disporre di ben cinque liste, PDL (2.151 voti), Lavoro e sviluppo (1.515 voti), Castellammare democratica unita (1.178 voti), Bresciani sindaco (820 voti) e Socialdemocrazia (701 voti).
A seguire la composizione delle liste nel 2008:

Candidato sindaco: SALVO BOLOGNA

Lista PD

Rosario Bambina, Massimo Bonventre, Girolamo Caleca, Giovanni Cascio, Calogero Corbo, Sebastiano Cruciata, Salvatore Galante, Antonio Fundarò, Domenico Grassa, Giuseppe Maltese, Antonella Paratore, Giovanni Portuesi, Grazia Maria Sabella, Maria Tesè, Angela Giuseppa Aguanno, Girolamo Tarantola, Giuseppa Grimaldi.

Assessori designati: Ignazio Bica, Maria Grazia Filippazzo, Grazia Maria Stella.

Candidato sindaco: MARZIO BRESCIANI

Lista PDL

Vincenza Barone, Epifanio Bonventre, Domenico Bucca, Giovanni Ciufia, Liliana Maria Ignazia Crociata, Giuseppe Maria Crociata, Alessandra D’Aguanno, Giuseppe Di Legami, Leonardo Di Stefano, Valerio Duca, Pietro Ilardi, Camillo Sergio Impastato, Nicola Lentini, Salvatore Maiorana, Pietro Monticciolo, Vincenzo Palizzolo, Giovanni Pilara, Francesco Poma, Giuseppe Schiavo, Cecilia Vasile.

Lista civica Bresciani Sindaco

Mariano Asaro, Matteo Bongiovanni, Felice Buccellato, Francesco Caleca, Gaspare Caleca, Paola Ciaravino, Rosalia Como, Salvatore Como, Vito Di Stefano, Rosanna Fasulo, Roberto Filogamo, Giuseppe Fontana, Carlo Ligotti, Maria Lorito, Leonardo Mancuso, Fabio Giuseppe Mililli, Ivano Motisi, Oreste Orlando, Maria Giuseppa Pipitone.

Lista Psdi

Antonino Oliva, Cristian Aiello, Francesco Anselmo, Rosario Bonnino, Pasquale Barone, Daniela Blunda, Nazzareno Ciotti, Domenico Como, Gaspare Compagno, Vito D’Anna, Giuseppa Gerbino, Samantha Leone, Vito Milotta, Federico Mistretta, Rosario Pisciotta, Giuseppe Saccheri, Antonino Sottile, Bernardo Stabile, Vitalba Turrigiano, Andrea Marcello Tumbarello.

Lista Sviluppo e Lavoro

Epifanio Asaro, Antonio Buscemi, Piero Colomba, Antonio Como, Giacomo Curatolo, Sebastiano Cusenza, Mario Di Filippi, Leonello Di Gregorio, Roberto Di Stefano, Sebastiano Ferrarello, Francesco Foderà, Vincenza Fundarò, Girolamo Genna, Antonio Giovanni Mercadante, Salvatore Ippolito, Gaetano Miranda, Giovanni Battista Pizzo, Lorenzo Sciacca, Antonio Stabile, Annunziata Gisella Venezia.

Lista civica Castellammare democratica unita

Gaspare Canzonieri, Giuseppe Arena, Domenica Asaro, Nicola Di Bartolo, Alessandro Di Benedetto, Andrea Maggio, Santo Mattarella, Girolamo Melodia, Tommaso Notaro, Maurizio Paradiso, Michele Pellegrino, Antonio Russo, Salvatore Saraceno, Simone Scaraglino, Paolo Siliprandi, Giuseppe Stabile, Lucia Tedeschi, Alberto Manzo, Orsola Ventimiglia.

Assessori designati: Giuseppe Fundarò, Carlo Navarra, Antonietta Maniaci.

Candidato sindaco: ANTONINO MISTRETTA

Lista Mpa

Valentina Minore, Lorena Di Gregorio, Giuseppe Barone, Abderrazek Ben Rejeb, Alberto Calabrò, Saverio Cammisa, Luigi Vincenzo Castronovo, Silvestro Colomba, Sebastiano Cusenza, Tommaso Giaconia, Sebastiano Internicola, Domenico Leone, Vincenzo Ligotti, Giuseppe Mercadante, Giuseppe Norfo, Giuseppe Paduvano, Antonino Puma, Francesco Villarosa, Antonino Adragna, Francesco Milazzo.

Lista Udc

Silvana Gervasi, Giuseppa Valenti, Antonino Alagna, Vito Bonventre, Vito Buccellato, Salvatore Russo, Vito Marcello Cacciatore, Salvatore Carrara, Salvatore Colomba, Giovanni Cusenza, Francesco Ferrara, Paolo Lucchese, Antonino Navarra, Giuseppe Paduano, Sebastiano Sabadino, Antonella Sclafani, Pietro Turriciano.

Assessori designati: Rosaria Marchello, Savino Augugliaro, Franco Navarra, Tommaso Sclafani.

Candidato sindaco:CAMILLO NAVARRA (238)

Lista Rifondazione Comunista (218)

Camillo Navarra, Francesca Abitabile, Maria Rosa Baldo, Antonina Cascio, Maria Lorena Corso, Yanira Pinilla, Mariano Caleca, Giuseppe Caroddo, Giacomo Cascio, Matteo Coppola, Mariano Di Nicola, Eneas Ghioldi, Pietro Ilardi, Giuseppe Margagliotti, Salvatore Morsellino, Camillo Navarra, Leonardo Stellino, Vincenzo Vivona.

Assessori designati: Cathy La Torre, Mariangela Galante, Yanira Pinilla.

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (2): Ancora a proposito di dati da cui partire

Continuando nella disanima dei fattori da considerare in questa lunga e convulsa fase che precede la presentazione delle candidature a Sindaco e delle liste per il rinnovo del Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo, andremo a considerare altri fattori fondamentali per orientarsi nella comprensione di cosa finirà per determinare il risultato elettorale.

La più recente autocollocazione, in un’area politica piuttosto che in un’altra dell’elettorato e la conoscenza in termini quantitativi di tali aree dice già molto sulle scarse possibilità di vittoria di un candidato Sindaco che si collochi in un’area politica già in partenza minoritaria, ma non dice tutto.
Ancor meno dice nel caso l’area di collocazione politica del candidato Sindaco non sia già minoritaria in modo netto e/o sia trasversale agli schieramenti politici preesistenti.

Riassumendo i dati esposti già nel precedente post tali aree politiche attualmente valgono:

Area M5S                     – 2.783
Area dei berlusconiani – 2.625
Area centrosinistra      - 1.251
Area dei centristi          -    542
Area di sinistra             –    297
—–
7.498 voti

L’essere passati (causa un modesto decremento della popolazione) dal sistema elettorale con eventuale ballottagio, della precedente tornata amministrativa, al sistema elettorale con turno unico (è previsto ballottaggio soltanto laddove si verifichi una perfetta ed improbabile parità di voti) e le occasioni di manovra che offre ai candidati con un certo “mestiere” la possibilità di voto disgiunto, è da ritenere che risveglieranno le ambizioni di molti, moltiplicando il numero dei concorrenti alla carica di Sindaco.
Per alcuni concorrenti questo turno di amministrative sarà solo una buona occasione di esibizione delle proprie velleità politiche, per altri (tre – quattro) è da ritenere sarà una vera e propria sfida all’ultimo voto.

Allo stato delle cose non sappiamo quanti saranno i concorrenti, ma dato il sistema del turno unico, se tali concorrenti dovessero essere in numero di cinque, sei o più pur in presenza di un facilmente prevedibile incremento dei votanti rispetto alle recenti politiche stimabile tra i 1.000 e i 2.000 votanti e nella prevedibile assenza di un qualche candidato che si stacchi in modo netto dalla pletora dei concorrenti, in quanto a trasversalità, autorevolezza e diffusione del consenso tra i maggiorenti cittadini e nei gruppi di influenza collettiva, per come accaduto con Marzio Bresciani alle precedenti elezioni, è da ritenere che potrebbero bastare anche meno di tremila voti per primeggiare e diventare Sindaco di Castellammare.

Per rinfrescare la memoria si ricorda che alle precedenti elezioni amministrative i risultati dei singoli candidati furono questi:

Bresciani Marzio                - 6.062
Mistretta Antonino               – 2.062
Bologna Antonio Salvatore – 1.168
Navarra Camillo                  -   238
—–
9.530 voti

Città senza depuratore, l’Ue ci condanna

Anche Castellamamre del Golfo (probabilmente, in considerazione che questo comune non è dotato di impianto di trattamento delle acque reflue), insieme ad altre 100 tra grandi città come Trieste, Reggio Calabria e Messina, e perle del turismo quali Capri, Rapallo, Ischia, Porto Cesareo, Cefalù e Giardini Naxos, ha ricevuto la bocciatura dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
La Corte di giustizia europea ha stabilito due giorni fa infatti che l’Italia ha violato le norme Ue sulla raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue urbane non rispettando i tempi stabiliti per la loro applicazione.
I giudici comunitari hanno quindi dato ragione alla Commissione europea che nel 2009 ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto delle norme Ue in decine di comuni italiani con una popolazione uguale o superiore ai 15.000 abitanti.
Più che le città sono state bocciate le rispettive reti fognarie, perchè non rispondono ancora ai requisiti fissati nel 1991 per salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini attraverso un’adeguata gestione delle acque reflue.
Le norme Ue stabiliscono non solo che tutti i centri urbani con almeno 15.000 abitanti devono essere dotati di adeguate reti fognarie e impianti di trattamento biologico delle acque reflue. Ma anche che questi impianti devono essere in grado di far fronte ai carichi derivanti da fattori stagionali, quali il turismo o le piogge autunnali.

La sentenza emessa dalla Corte ribadisce quindi l’obbligo per circa un centinaio di comuni sparsi in tutto il Paese di avviare al piu’ presto le opere necessarie per mettersi in regola con la direttiva Ue. Iniziative che, osservano fonti comunitarie, dovranno essere realizzate “al piu’ presto possibile”: altrimenti la Commissione potra’ avviare una nuova procedura d’infrazione chiedendo stavolta allo Stato italiano, ultimo responsabile della corretta applicazione del diritto comunitario, di pagare delle multe.

Ovviamente la responsabilità è dei comuni interessati, anche se dall’Ue puntano il dito contro l’amministrazione centrale.

L’Unione europea, con la direttiva 271 del 1991, aveva introdotto norme per proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative degli scarichi di acque reflue fissando in particolare al 31 dicembre 2000 il termine ultimo per dotare tutte gli agglomerati urbani con 15.000 o piu’ abitanti di reti fognarie.

Ma stabilendo anche che le acque reflue urbane fossero sottoposte, prima dello scarico, a trattamento biologico.
Nel 2009 la Commissione aveva deciso di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia dopo aver constatato che decide e decine di comuni non si erano ancora adeguati, ben nove anni dopo la scadenza del 2000, agli obblighi imposti dalla direttiva per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.

Castellammare del Golfo, in materia di mafia il Sindaco e la giunta intendono fare sul serio

… ed il consiglio comunale ?

Il sindaco e la giunta con un apposito atto deliberativo hanno fissato “motu proprio” un importante principio in materia di amministrazione della cosa pubblica ed indagini di mafia, che non si possa cio’è essere coinvolti a qualsiasi titolo in indagini di mafia e nel contempo continuare a rivestire il ruolo di amministratori della cosa pubblica.

Questo il comunicato che ne da notizia:

Il sindaco e gli assessori si impegnano a dimettersi in caso di indagini per reati di mafia.

Importante e significativa delibera dell’amministrazione comunale: il sindaco Marzio Bresciani e gli assessori del Comune di Castellammare del Golfo, con una delibera approvata il 4 luglio “si impegnano a rassegnare le proprie dimissioni, ove venissero a conoscenza di essere indagati per reati di mafia”. Con la delibera “il sindaco e gli assessori intendono allontanare dalla istituzione ogni disagio e sospetto e dimostrare trasparenza e disinteresse personale a permanere, pur se indagati, nell’incarico anche nelle ipotesi in cui ciò sia consentito dalla normativa in materia. Pertanto per assicurare esemplarità e onorabilità, il sindaco e gli assessori procederanno a rassegnare le proprie dimissioni ove venissero a conoscenza di essere indagati per reati di mafia”. La delibera è stata votata il 4 luglio e resa di immediata esecuzione perché “in ogni Comune devono sempre albergare legalità e trasparenza oltre che integrità in capo ad ogni amministratore comunale per un sereno vivere sociale ed un ottimale operato amministrativo”. Gli amministratori considerano opportuno che “alle iniziative legislative nazionali e regionali volte a contrastare il fenomeno mafioso, si accompagnino anche, da parte degli amministratori, comportamenti che preservino le istituzioni da sospetti e disagi, particolarmente rilevanti qualora un amministratore sia soggetto ad indagini giudiziarie relative a reati di mafia, anche se non ancora pervenute a rinvio a giudizio o a misure restrittive della libertà personale”.

Si tratta di un gesto concreto, di particolare rilievo, in una realtà quale Castellammare del Golfo, ma il cui significato ed i cui effetti sul piano del costume amministrativo non mancheranno di produrre frutti anche nelle altre realtà locali, in cui operano forti e radicate consorterie mafiose.

Ora si auspica altrettanta risolutezza da parte del Consiglio Comunale che non ha affatto brillato in materia.

Si, vabbè, però…

non so voi, ma io penso che un comunicato così lo si poteva fare trenta anni fa, non nel 2012.

Dal massimo rappresentante del consesso cittadino, ci si attendono considerazioni intorno al coinvolgimento nell’inchiesta di un componente del consiglio comunale, nonchè membro (seppur autosospeso) del suo partito.

Tutto il resto è fuffa !

“Comunicato stampa

a seguito dell’operazione “CRIMISO” della Polizia di Stato
CASTELLAMMARE NON E’ QUESTA!

Il Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo, colpito con sgomento dalle notizie di cronaca di questi giorni, ripudia fermamente questi atti mafiosi portati alla luce dalle Forze dell’Ordine ai quali esprime gratitudine per il lavoro di “pulizia” svolto, per non aver mai abbassato la guardia e per la forza che continuano a darci nello sperare in un futuro liberi dalla morsa della mafia.

Il prossimo passo spetta a noi Castellammaresi per cambiare quelle condizioni che favoriscono il proliferare delle criminalità organizzate.

Il Consiglio Comunale ricorda che fin da subito, dal suo insediamento, dietro invito dell’Associazione Antiracket ed Antiusura di Castellammare del Golfo, ha creato un Regolamento a sostegno delle vittime del racket e dell’usura con relativa costituzione di un capitolo di spesa per sostenere le vittime e tutti coloro i quali denunciano questi atti mafiosi collaborando con la Polizia di Stato a fare “pulizia”.

Ma il nostro lavoro non può limitarsi a questo; è chiaro che la forte disoccupazione e la crisi economica mondiale non è di aiuto in quanto è scientificamente provato che con l’aumento della disoccupazione, e del conseguente disagio economico e sociale, aumenta progressivamente la delinquenza comune ed organizzata.

L’aumento della disoccupazione rende più facile, alle organizzazioni mafiose, procurarsi manovalanza.

Castellammare del Golfo custodisce da tempo una delle possibili soluzioni che può aiutare a far mancare la manovalanza alla mafia; questa soluzione si chiama “Porto di Castellammare”.

Avere il porto turistico ultimato darebbe inevitabilmente uno slancio all’economia non solo di Castellammare del Golfo ma dell’intero circondario.

E proprio sulla questione porto presto verrà ritrattato in Consiglio Comunale tale tema quale ultimo atto di una commissione consiliare speciale che tanto si è spesa per illuminare numerosi lati oscuri di una vicenda divenuta sicuramente non trasparente.

Il Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo nell’esprimere il proprio plauso alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine, invita tutti quanti – ognuno per la propria parte – a lavorare per ridurre fino all’annientamento il facile recupero di manovalanza criminale contribuendo a sbloccare i lavori del porto, ritenuto strumento indispensabile per il rilancio dell’economia e la diminuzione della disoccupazione.

Il Presidente del Consiglio

F.to Giuseppe Cruciata

Retata antimafia a Castellammare del Golfo

MAFIA: TRA ALCAMO, CASTELLAMMARE E CALATAFIMI LA RETE DEL RACKET DI COSA NOSTRA

19 giugno 2012 · by Rino Giacalone · in Notizie dall’Italia

Avevano riorganizzato le cosche mafiose tra Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi, le 12 persone arrestate la scorsa notte dalla Polizia nell’ambito del blitz denominato Crimiso. Tra gli arrestati volti noti, dal pedigree mafioso accertato, come i boss Nino Bonura, Nino Bosco, Michele Sottile, il giovane Diego Rugeri, ma anche soggetti nuovi. A capo delle “famiglie” storiche come quelle di Alcamo e Calatafimi vi sarebbero soggetti fino ad ora scon osciuti, un procacciatore di affari, Vincenzo Campo, e un operaio della Forestale, Nicolò Pidone. A incastrarli un summit che i poliziotti sono riusciti ad intercettare per intero e che si è svolto nelle campagne di monte Inici, appena sopra il golfo di Castellammare. Quel summit si era reso necessario perché erano insorti dei litigi e quindi dall’alto, dal vertice mafioso per eccellenza, dagli uomini più vicini al latitante Matteo Messina Denaro, era arrivato un boss, Tommaso Leo, anche lui arrestato la scorsa notte. La mafia sommersa non vuole avere a che fare con le armi, e le lotte intestine che una volta venivano affrontate con le faide e le armi, oggi vengono risolte con i “commissariamenti”. Proprio così. Un “commissario”, il boss di Vita Tommaso Leo, il cui nome per la prima volta venne fuori nell’ambito dell’operazione antimafia e antidroga internazionale denominata Igres, si è occupato di mettere pace a Castellammare del Golfo.

girolamo-genna-ls-ca-coDa Vita si è trasferito a Castellammare, ha rimesso in riga tutti. Ascoltando quella riunione i poliziotti hanno ricostruito la rete mafiosa dedita al racket. Oltre agli arresti anche 15 avvisi di garanzia: uno di questi ha raggiunto il consigliere comunale di Castellammare del Golfo Girolamo Genna, appartenente al Fli; avrebbe messo a disposizione il suo ufficio per alcuni incontri riservati. Tra i risvolti dell’operazione ancora dalle intercettazioni è emerso il nervosismo dei mafiosi verso la politica, anche i boss a proposito di antipolitica la pensano come i comuni cittadini. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio aggravato, violazione di domicilio e violazione della sorveglianza speciale. Gli arresti sono scattati all’alba di oggi, poliziotti dello Sco, della Squadra Mobile di Trapani, e dei Commissariati di Alcamo e Castellammare del Golfo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palermo Luigi Petrucci su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo (indagini coordinate dal procuratore aggiunto Principato, e dai pm Guido, Marzella e Padova). I destinatari dell’ordinanza sono stati:

BONURA Antonino, imprenditore alcamese del 1963 residente a Sesto San Giovanni (MI), pregiudicato per mafia, già Sorvegliato Speciale di P.S.;
BOSCO Antonino, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo del 1955, in atto detenuto all’ergastolo.
BOSCO Vincenzo, operaio castellammarese del 1963;
BUSSA Sebastiano, pregiudicato castellammarese del 1975 già Sorvegliato Speciale della P.S;
CAMPO Vincenzo, procacciatore d’affari pregiudicato di Alcamo del 1968;
GIORDANO Salvatore, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (AG) del 1959 residente a Milano;
LEO Rosario Tommaso, imprenditore agricolo pregiudicato di Vita (TP) del 1969;
MERCADANTE Salvatore, allevatore di Castellammare del Golfo del 1985;
PIDONE Nicolò, dipendente stagionale del Corpo Forestale di Calatafimi del 1962;
RUGERI Diego, detto “Diego u’ nicu” pregiudicato e Sorvegliato Speciale di P.S. di Castellammare del Golfo del 1980;
SANFILIPPO Giuseppe operaio pregiudicato di Castellammare del Golfo del 1983;
SOTTILE Michele, pregiudicato di Castellammare del Golfo del 1962 già sorvegliato speciale di P.S.;

L’indagine ha consentito di ricostruire l’organigramma dei vertici di tale propaggine di Cosa Nostra trapanese oltre che una serie di condotte delittuose commesse dagli indagati.

da Malitalia

Mafia, dodici arresti tra Sicilia e Lombardia indagato anche un consigliere comunale

Gli arrestati secondo la Procura di Palermo sarebbero organici ai clan trapanesi. Perquisizioni a carico di altri 15 indagati, tra cui un consigliere comunale di Castellammare del Golfo

Dodici persone sono state arrestate dalla polizia nell’operazione antimafia ”Crimiso” con l’accusa di far parte dei clan mafiosi della provincia di Trapani. I provvedimenti, emessi dal Gip di Palermo Luigi Petrucci, su richiesta del procuratore aggiunto della Dda, Maria Teresa Principato, e dei sostituti Paolo Guido, Carlo Marzella e Pierangelo Padova, sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Trapani e della sezione Criminalità organizzata, in Sicilia a Castellammare del Golfo, Alcamo, Calatafimi e Vita, e in Lombardia a Milano e Sesto San Giovanni.

Associazione mafiosa, estorsione, incendio, violazione di domicilio e violazione delle prescrizione della sorveglianza speciale le accuse contestate a vario titolo. Sono state effettuate perquisizioni domiciliari a carico degli arrestati e di altri 15 indagati in stato di libertà cui è stata notificata l’informazione di garanzia. Tra questi, un immobiliarista e il titolare di uno studio di progettazione, che è anche consigliere comunale di Castellammare del Golfo. I due avrebbero consentito delle riunioni dei mafiosi presso i loro esercizi.

Gli arrestati sono Antonino Bonura, imprenditore alcamese 49 anni residente a Sesto San Giovanni (Milano), pregiudicato per mafia, Antonino Bosco, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo, 58 anni, detenuto all’ergastolo, Vincenzo Bosco, operaio di 49 anni, Sebastiano Bussa, pregiudicato di 38 anni,Vincenzo Campo, procacciatore d’affari pregiudicato di 45 anni, Salvatore Giordano, 54 anni, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (Agrigento) e residente a Milano, Rosario Tommaso Leo, 44 a nni, imprenditore agricolo pregiudicato, Salvatore Mercadante, 28 anni, allevatore, Nicolo’ Pidone, 50 anni, dipendente stagionale del Corpo Forestale di Calatafimi, Diego Rugeri, 33 anni, pregiudicato, Giuseppe Sanfilippo, 30 anni, operaio pregiudicato, Michele Sottile, 50 anni, pregiudicato. L’indagine ha fatto luce su una spaccatura apertasi all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici alcuni anni fa nelle operazioni Tempesta I e II. Una spaccatura che secondo li inquirenti poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare. Un gruppo legato a Diego Rugeri, rampollo di una famiglia mafiosa, sotto l’egida del piu’ autorevole Antonino Bonura, ”reggente” del clan di Alcamo, aveva intrapreso alcune estorsioni ai danni di operatori economici castellammaresi senza il consenso di Michele Sottile, uomo d’onore di Castellammare che, per ”anzianita”’ anagrafica, riteneva di dover capeggiare la cosca locale.

Gli attriti tra i due, sostiene la polizia, potevano sfociare in una vera e propria ”faida”. Per appianare le divergenze, Bonura, assieme a Rosario Leo, affiliato alla famiglia mafiosa di Vita, aveva convocato un summit dei clan di Alcamo, di Castellammare e di Calatafimi in aperta campagna per appianare le divergenze. Questa riunione e’ stata intercettata dagli investigatori, che hanno cosi’ compreso quel che si muoveva nel contesto mafioso provinciale. E’ stata anche riscontrata la presenza di un’ulteriore ”ala autonomista” all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare: i boss infatti accusavano Sebastiano Bussa (non presente al vertice di aver richiesto, senza l’autorizzazione della ”famiglia” il pagamento di un’estorsione ad un’impresa edile che stava svolgendo lavori pubblici nel centro della cittadina del golfo. Le indagini hanno fatto chiarezza anche su una serie di estorsioni e incendi ai danni del ristorante ”Egesta Mare” e dei bar ”Vogue” e ”La Sorgente” di Castellammare del Golfo, di vari imprenditori, di un dentista, delle ditte ”Prom.Edil” e ”F.lli Tamburello G. & c. s.n.c.”, esecutrici dei lavori appaltati dal Comune di Castellammare del Golfo per la riqualificazione urbana e il ripristino dell’antica pavimentazione del centro storico. Otre al regolare pagamento di somme di danaro, alle vittime veniva imposto di assumere parenti degli indagati, o di fornire prestazioni professionali gratis. Quest’ultimo e’ il caso del dentista.”

da la Repubblica

RETATA NEL TRAPANESE

Mafia, dodici arresti. Strappata la rete del pizzo
Martedì 19 Giugno 2012 07:23 di Riccardo Lo Verso

Retata nella zona di Trapani. Smagliata la rete del racket e decapitate le cosche. Dodici arresti.
Azzerati i vertici delle famiglie mafiose di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi. In dodici sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Antonino Bonura, imprenditore alcamese e già sorvegliato speciale; Antonino Bosco, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo, detenuto all’ergastolo; Vincenzo Bosco, operaio castellammarese; Sebastiano Bussa, anche lui pregiudicato di Castellammare; Vincenzo Campo, procacciatore d’affari di Alcamo; Salvatore Giordano, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (Ag), Rosario Tommaso Leo, imprenditore agricolo e pregiudicato di Vita (Tp), Salvatore Mercadante, allevatore di Castellammare del Golfo, Nicolò Pidone, operaio della forestale di Calatafimi, Diego Rugeri, sorvegliato speciale di Castellammare, Giuseppe Sanfilippo, operaio e pregiudicato anche lui di Castellammare, così come Michele Sottile, ennesimo volto noto alle forze dell’ordine coinvolto nell’inchiesta della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile di Trapani. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Maria Teresa Principato, e dai sostituti Polo Guido, Carlo Marzella e Piero Padova. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio aggravato, violazione di domicilio e violazione della sorveglianza speciale.

E’ stata ricostruita la spaccatura all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo. Il gruppo legato a Diego Rugeri, sotto l’egida di Antonino Bonura, reggente di Alcamo, aveva iniziato a imporre il pizzo senza chiedere il permesso a Michele Sottile. All’orizzonte si profilava una faida evitata nel corso di una riunione. I due gruppi si compattarono per fronteggiare l’avanzata di un’altra fazione, quella di Bussa e dei Bosco. Lungo l’elenco delle vittime del racket: dai titolari del ristorante Egesta Mare di Castellammare del Golfo all’imprenditore Salvatore Buscemi; dai proprietari del bar Vogue al dentista Salvatore Magaddino, sempre di Castellammare del Golfo agli imprenditori della Prom.Edil. e della Fratelli Tamburello di Partanna, vincitrici della gara per la riqualificazione del centro storico di Castellammare. Per finire con il titolare del noto bar La sorgente di Castellammare del Golfo e con gli imprenditori Giuseppe Blunda e Luigi Impastato. Tra gli indagati a piede libero ci sono anche un immobiliarista e il titolare di uno studio di progettazione di Castellammare con un passato da consigliere comunale che avrebbero ospitato delle riunioni di mafia.”

da Live Sicilia

“Mafia: 12 arresti nel trapanese, in carcere consigliere comunale

ultimo aggiornamento: 19 giugno, ore 08:38

Palermo, 19 giu.- (Adnkronos) – E’ in corso una vasta operazione antimafia nel trapanese eseguita dalla Squadra mobile che ha arrestato dodici persone. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Palermo Luigi Petrucci, che ha accolto le richieste del Procuratore aggiunto di Palermo, Maria Teresa Principato e dei pm Paolo Guido, Carlo Marzella e Pierangelo Padova. In carcere anche un consigliere comunale di Castallemmare del Golfo. Gli arresti sono stati eseguiti tra la Sicilia e la Lombardia, da Castellammare del Golfo, Alcamo, Calatafimi e Vita, e in Lombardia a Milano e Sesto San Giovanni.”

IGN

Un castellammarese tra gli arrestati per il cemento depotenziato del porto di Balestrate

Tra gli arrestati per l’nchiesta sul cemento depotenziato utilizzato per i lavori di costruzione del porto di Balestarte vi è pure Antonino Turriciano.

Nato nel 1958 a Castellammare del Golfo, ma residente a Bolognetta in provincia di Palermo, Turriciano è stato candidato al consiglio comunale nella lista dell’MPA, partito di cui è leader il governatore Raffaele Lombardo, alle ultime amministrative.
Ha raccolto 104 voti e a poco meno di un mese dalla mancata elezione, ora è costretto a difendersi dall’accusa di avere falsificato tutta una serie di verbali.

Ad inchiodarlo sarebbe la consulenza chiesta dalla Procura.
“E’ emerso che Antonino Turriciano e Pietro Sacco (si legge nel parere dell’esperto inserito nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari), assistenti del direttore dei lavori Leonardo Tallo e quindi pubblici ufficiali hanno registrato in sette distinti giorni, dal 14 al 23 maggio 2007, un prelievo di calcestruzzo, sebbene in tali giorni non siano state eseguite forniture”.
“Ebbene emerge in tutta evidenza – dice il consulente – la falsa attestazione di Turriciano e di Sacco atteso che i calcestruzzi esaminati non sono conformi alle prescrizioni progettuali, mostrando valori di resistenza significativamente inferiori, con una differenza media superiore al 40 per cento”.

I due pubblici ufficiali per conto del Genio civile avevano il compito di controllare la qualità del materiale utilizzato.
Ma i controlli sarebbero stati effettuati solo sulla carta.

Generale non solo a Trapani, anche a Castellammare è quello il problema!

Il problema di Trapani? L’alimentazione

IL NEO SINDACO DI TRAPANI sembra Johnny Stecchino, il protagonista del film di Benigni, che alla domanda: “Qual è il problema di Palermo?”, rispondeva: “Il traffico”. Vito Damiano, generale in pensione, eletto da pochi giorni ai ballottaggi con il 53,56% dei voti, ritiene che il problema di Trapani non sia la mafia.
Più di mafia si parla e più importanza le si dà: “Non bisogna parlarne”, ha suggerito.
Fermamente convinto della cosa, il sindaco ha spiegato il concetto ai ragazzini di una scuola media.
Se devono fare approfondimenti, allora si occupino dei veri problemi di Trapani: l’educazione all’alimentazione. Al limite di integrazione.
Gli insegnanti sono avvertiti: lavorino su quello. La mafia non esiste.”

da La Repunbblica.it

Questa è la notizia fresca che riguarda Trapani

(ANSA) TRAPANI, 30 MAG – “Non bisogna parlare di mafia perché si rischia di dargli soltanto troppa importanza”. Lo ha detto il neo sindaco di Trapani, Vito Damiano (generale dei carabinieri in pensione), intervenendo nel pomeriggio a un incontro con gli alunni e i genitori della scuola media “Simone Catalano”.
Per Damiano, “i progetti dove si parla sempre e solo male della mafia, in realtà danno importanza ai mafiosi”. Secondo il sindaco di Trapani bisogna invece “puntare su progetti improntati che riguardano lo sviluppo sociale”. Damiano ha apprezzato, ad esempio, due progetti della scuola: uno sull’educazione alimentare e l’altro sull’integrazione tra gli alunni. “Questi – ha detto – sono i tipi di progetti che io sosterrò in qualità di sindaco“. (ANSA).

E questa quella che riguarda Castellammare

Promozione della salute: avviata la seconda fase della campagna di sorveglianza nutrizionale nelle scuole

Inizia domani, martedì 29 maggio, la seconda fase dello studio “La salute nelle scuole. Prevenzione dell’obesità e promozione dello stile di vita fisicamente attivo”. L’indagine mira a prevenire malattie che dipendono dall’alimentazione e dallo stile di vita dei giovanissimi, analizzando questi aspetti tra gli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado (elementari e medie). Il progetto è stato avviato a dicembre con la distribuzione di un questionario per comprendere scelte alimentari, abitudini dietetiche e attività fisica dei giovani e nasce dall’accordo di collaborazione scientifica siglato dall’assessorato comunale alla Promozione della Salute, retto dall’Assessore Angelo Palmeri, con il dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute “G. D’Alessandro” dell’Università degli Studi di Palermo, la Provincia Regionale di Trapani e l’A.S.P. 9 di Trapani. In questa seconda fase, saranno valutate le misure corporee (misure antropometriche: peso corporeo, altezza, circonferenza addominale, spessore delle pliche del tessuto adiposo, composizione corporea) degli studenti. La rilevazione dello staff medico interesserà solo un campione di ragazzi estratto sulla base di criteri statistici tra tutti gli studenti coinvolti (scuole primarie Verga, Mignosi, Pirandello; scuole secondarie Pitrè e Pascoli). Tutte le misurazioni si svolgeranno in condizioni di adeguata riservatezza e tutela della privacy. «L’eccesso di peso, la scarsa attività fisica e l’alimentazione scorretta, rappresentano uno stile di vita ormai troppo diffuso tra i giovanissimi, che porta a successive malattie cronico-degenerative – spiega l’assessore alla Promozione della Salute, Angelo Palmeri-. Per diffondere una cultura alimentare fondata sui principi del vivere sano e modificare comportamenti che possano causare nel tempo patologie occorre prevenire ma, prima ancora, conoscere i dati su questi comportamenti. La campagna di sorveglianza nutrizionale mira proprio ad ottenere dati precisi per educare a corretti stili di vita e prevenire disturbi e malattie».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)”

Che salutisti questi amministratori del PDL !

Generale

Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c’è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant’anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c’è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.

Castellammare del Golfo: Bresciani vs. D’Alì ?

Mafia e politica: rito abbreviato per il senatore Pdl Antonio D’Alì

di Rino Giacalone – 11 maggio 2012

Si è conclusa oggi in Tribunale a Palermo la lunga fase della discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, parlamentare trapanese, berlusconiano della prima ora, oggi presidente della commissione Ambiente del Senato. Il gup, giudice Francolini, ha deciso di accogliere la richiesta avanzata dalla difesa del parlamentare, avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino, di procedere a processare il senatore con il rito abbreviato.

La Procura antimafia di Palermo non si è opposta, i pubblici ministeri sono i sostituti procuratori Paolo Guido e Andrea Tarondo. In sostanza il giudizio verrà espresso, dopo che le parti discuteranno, sulla base della documentazione che è già entrata nel fascicolo dell’udienza preliminare, oltre un centinaio di faldoni. Prima udienza il 5 ottobre. Il resto delle udienze verranno svolte in modo ravvicinato, entro la fine del 2012 potrebbe esserci la decisione del giudice. In caso di condanna, la pena verrà ridotta di un terzo, considerata la scelta del rito alternativo, ma la difesa del politico è certa che per le prove a discolpa il pronunciamento sarà quello dell’assoluzione.

Una vicenda che arriva ai giorni nostri ma che risale a tantissimi anni addietro. Quando la famiglia dei potenti mafiosi di Castelvetrano Messina Denaro faceva da campiere con i suoi potenti uomini, don Ciccio e Matteo, nei terreni dei D’Alì. Uno di questi appezzamenti risulta venduto dai D’Alì ai Messina Denaro, ma si tratterebbe di una vendita che avrebbe permesso alla mafia una operazione di riciclaggio per 300 milioni di vecchie lire, soldi che i D’Alì avrebbero restituito ai Messina Denaro, proprio a Matteo, l’attuale super latitante della mafia trapanese. Un intreccio che secondo l’accusa ancora oggi continua a produrre effetti, a maggior ragione perché oggi c’è una mafia che è diventata impresa e per la Dda di Palermo il senatore D’Alì sarebbe stato “garante” di tutta una serie di affari tra mafia, politica e impresa.

Il nome del senatore D’Alì è stata una costante nelle indagini antimafia più recenti. La cosiddetta mafia borghese, quella che ha “comandato” su Trapani e la provincia è finita spesso associata alla sua persona. Lui è uscito dal silenzio protestando perché continuamente il suo nome viene accomunato a “malefatte” e “complotti”. Addirittura raccontati anche dall’ex moglie del parlamentare, la signora Picci Aula che però ha a suo tempo smentito alcune delle dichiarazioni riportate da un quotidiano nazionale, anche se chiamata poi davanti ai pm qualcosa l’ha dovuta ammettere sugli stretti rapporti tra l’ex marito e i mafiosi belicini.

Dentro al faldone processuale vi sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, si legge di appalti e campagne elettorali, di rapporti con imprenditori discussi come il valdericino Tommaso Coppola, condannato per mafia e appalti, o Francesco Morici uno degli indagati in un maxi filone di lavori pubblici finiti in mane mafiose. Un altro dei capitoli di indagine è quello relativa alla “cricca” che si sarebbe realizzata ai tempi dei lavori preliminari per rendere il porto di Trapani adeguato ad accogliere nel 2005 le barche a vela della Coppa America. Lì la mafia, lo dicono sentenze passate in giudicato, si infiltrò con le proprie forniture. Cemento, ferro, inerti. Propedeutica a non avere intralci sarebbe stata l’azione contestata anche al senatore D’Alì di avere “spinto” nel 2003 perché andasse via l’allora prefetto Fulvio Sodano, al suo posto giunse l’ex questore di Roma, Giovanni Finazzo che con D’Alì si mostrava apertamente come grande “amicone”. Il contrasto tra D’Alì e Sodano ci sarebbe stato all’epoca dell’intervento della prefettura a favore dell’azienda confiscata alla mafia Calcestruzzi Ericina.

“Sono una persona onesta e per bene – si difende D’Alì – Non avrei mai immaginato che a stabilire ciò dovrà essere il giudizio di un tribunale, oltre quello dei cittadini, che mi conforta, da sempre e con diverse espressioni manifestatomi. Ma va bene anche così”.
?Il processo ha visto la costituzione come parti offese di alcune associazioni, quelle antiracket di Alcamo, Marsala, Mazara, Castellammare, del centro Pio La Torre, dell’associazione Libera. Solo per due il gup ha già dichiarato l’ammissione, sostanzialmente c’è anche per le altre e però alla prima udienza del rito abbreviato, il 5 ottobre, dovranno completare la produzione documentale a dimostrare le titolarità delle proposte costituzioni. Non è un processo qualsiasi – dice l’avv. Enza Rando che rappresenta l’associazione Libera – è un processo che punta a difendere la dignità dello Stato, la credibilità dello Stato, per questo c’è Libera perché è noto il suo impegno a difesa dei cittadini, che sono il vero Stato, “noi” cittadini”. L’attenzione di Libera è puntata sulla gestione dei beni confiscati. Tra le accuse al senatore D’Alì ci sarebbe quella di non avere gradito l’azione del prefetto Fulvio Sodano a favore di uno dei beni confiscati alla mafia più importante della provincia di Trapani, la Calcestruzzi Ericina. “Libera è l’associazione – ricorda l’avv. Rando – che ha difeso la legge sui beni confiscati, che ha raccolto le firme perché non venisse stravolta, Libera ha conosciuto l’impegno e il sacrificio del prefetto Fulvio Sodano che è stato a Trapani vero primo rappresentante dello Stato che vuole combattere la mafia”. ??“Il lavoro di Libera – aggiunge il suo presidente don Luigi Ciotti – è innanzitutto quello di cogliere e portare in mezzo alla gente, anche nelle aule dei Tribunali, l’addolorato grido di dolore dei familiari delle vittime delle mafie che pretendono il rispetto del “bisogno” di giustizia e verità che appartiene anche a tutti “Noi”. In un processo dove emerge il presunto tentativo di un indagato, il senatore Antonio D’Alì, di rendere vana la legge sui beni confiscati alle mafie, Libera, che ha raccolto 1 milione di firme per la tutela e l’applicazione di una legge importante e fondamentale, nell’unico interesse della società civile responsabile, non potevamo non costituirsi parte civile per potere meglio conoscere la storia della mafia nella terra del latitante Matteo Messina Denaro, le cui mani, sporche del sangue di tanti morti ammazzati, oggi muovono i fili di una parte dell’economia, di imprese e sono capaci di intaccare il consenso elettorale per le connessioni coltivate da quella che in provincia di Trapani, e non solo, si chiama mafia borghese. Qui – prosegue don Ciotti – lo Stato non ha avuto sempre il volto che la Costituzione ha disegnato, ha conosciuto come volto di uomo fedele alle Istituzioni quello del prefetto Fulvio Sodano che il governo ha da qui allontanato nel 2003 proprio per la sua difesa dei beni confiscati dall’assalto delle mafie. Qui l’antistato spesso è stato lo “stato”, oggi vanno ristabilite le regole fondamentali della Costituzione, celebrare e partecipare a questo processo significa ripristinare le violate regole di convivenza”.

Tra le parti civili c’è un solo ente locale, il Comune di Castellammare del Golfo. Sindaco è un imprenditore, Marzio Bresciani, area centrodestra. Bresciani da presidente di Assindustria si era interessato a favore dell’imprenditore Vincenzo Mannina per far si che questi potesse comprare la Calcestruzzi Ericina, e per questa ragione incontrò l’allora prefetto Sodano che però decise di non farsene nulla di quella offerta. Tempo dopo Mannina fu arrestato per mafia. L’azione odierna del sindaco Bresciani potrebbe essere letta come volontà a riparare a quel suo intervento, nei fatti la presenza del Comune di Castellammare è legata ai lavori del porto sui quali sono emersi interessi mafiosi e “raccomandazioni” che sarebbero state esercitate dal senatore D’Alì. La costituzione di parte civile potrebbe essere letta anche come una crepa nel muro della solidarietà politica che ha sino a qui circondato il senatore D’Alì.

da Antimafia Duemila

*** – Il neretto è di Diarioelettorale.