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Marco Travaglio su Papania
Visto che in tanti arrivano su questo blog per sapere cosa ha scritto Travaglio su Papania, vi giro l’articolo.
Lo stalliere del Pd di Marco Travaglio
Domenica abbiamo domandato in prima pagina al “nuovo” Pd di Bersani se “discuterà della moralità dei candidati”. Il “nuovo” Pd di Bersani ha subito raccolto l’appello. Infatti, nella “nuova” Direzione, fa il suo trionfale ingresso il senatore Nino Papania da Alcamo (Trapani), ex Margherita. Lo stesso a cui hanno appena arrestato l’autista-giardiniere-factotum per mafia. Lo stesso che nel 2002 ha patteggiato a Palermo 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio: era indagato per aver sistemato in posti pubblici diversi disoccupati privi dei titoli di legge, in un giro di assunzioni facili per cui sindacalisti senza scrupoli prendevano tangenti. Nel 2008 Dario Franceschini annunciò: “Non presenteremo candidati con procedimenti in corso né con sentenze passate in giudicato”. Strano: Papania fu ricandidato dopo il patteggiamento e rieletto per la terza volta senatore (diversamente da Nando Dalla Chiesa, colpevolmente incensurato). Scelta lungimirante: il 4 novembre la Dda di Palermo ha arrestato il suo braccio destro Filippo Di Maria, considerato l’autista, il cassiere e l’uomo di fiducia del boss di Alcamo, Nicolò Melodia detto “il macellaio”, catturato nel 2007 assieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo. Nei giorni pari Di Maria scarrozzava il boss Melodia, in quelli dispari il senatore Papania. Arrotondava. “Emerge – annota la Mobile di Trapani – da numerose conversazioni che Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro ad amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore”. Ed era attivissimo “in occasione di alcune competizioni elettorali”: come “le primarie 2005 per il candidato premier” e “per il candidato alla presidenza della Regione Sicilia” (contro Rita Borsellino e per Ferdinando Latteri). “Lo staff del sen. Papania – scrive il gip – e altri politici locali contattavano ripetutamente il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza”. Il Giornale gongola: “Anche il Pd ha il suo ‘stalliere’ mafioso”. Ma naturalmente chi fosse Di Maria non lo sapeva nessuno. Infatti la nuova Direzione del Pd non ha trovato un posto per due simboli dell’antimafia come Rosario Crocetta e Beppe Lumia (la Borsellino non è iscritta). Ma a Papania sì, in quota Franceschini. E questa sarebbe l’opposizione. Poi c’è il centrodestra, con i suoi Berlusconi, Dell’Utri e Cosentino. E’ la famosa “alternanza”.
Il solito Fini
A una domanda del conduttore della trasmissione “Che tempo che fa”, Fabio Fazio, il solito Fini ha detto:
“Anche a me è capitato di sentire discorsi tipo ‘quello deve essere candidato perché ha un sacco di voti, perché conta nella zona’. La politica farà un passo avanti quando dirà: meglio non candidarlo perché anche se ha un sacco di voti, magari quei voti dipendono da poteri non trasparenti“.
E anche questa volta ad Alcamo qualcuno si è risentito.
Papania c’è e lotta insieme a noi
Non ha influito ne tanto ne poco, l’operazione “Dioscuri“, sugli sviluppi della carriera politica del senatore alcamese del Pd, Nino Papania, il quale per come previsto già prima dell’operazione della Direzione distrettuale antimafia del 3 novembre scorso è uno degli otto siciliani eletti nella Direzione Nazionale del partito.
Gli otto sono: Angelo Argento, Giuseppe Berretta, Enzo Bianco, Giovanni Burtone, Antonello Cracolici, Francantonio Genovese, Alessandra Siragusa e appunto Antonino Papania.
Gli otto componenti sono stati eletti durante l’Assemblea nazionale del Pd, che si è svolta oggi Roma.
Ora delle due l’una, o della vicenda “Dioscuri” a Roma non sapevano, o se sapevano non riengono rilevante che un senatore del Pd si avvalga dei servigi di un Filippo Di Maria.
A Roma ieri Bersani dichiarava: “Noi il partito dell’alternativa”. Si può dire legittimamente che in Sicilia non l’abbiamo notato ?
Nel frattempo la stampa avversaria, non senza qualche fondamento, si esercità nei parallelismi e nelle analogie tra la vicenda di “Arcamo” e la vicenda di “Arcore”
Lo «stalliere» di Alcamo factotum del senatore e braccio destro del boss
di Gian Marco Chiocci
Anche il Pd ha il suo «stalliere» mafioso (ma non si deve dire). Parlare dello «stalliere di Alcamo», Filippo Di Maria, mafioso fidato di mafiosi, factotum-giardiniere-autista del senatore del Pd, Nino Papania, infastidisce i mafiologi di professione ossessionati dell’antico filone manganiano che porta ad Arcore. Per i magistrati siciliani, però, l’esponente del Pd «poteva non sapere» quello che ad Alcamo sapevano anche i muri. E cioè che il braccio destro del senatore Pd, arrestato nell’operazione «Dioscuri», era autista, cassiere e uomo di fiducia del boss Nicolò Melodia, il quale boss – scrive la Dda citando il pentito Gaspare Pulizzi, reggente della cosca di Carini, arrestato insieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo in un casolare a Giardinello – è uomo d’onore e capo mandamento di Alcamo. «Per gli incontri con il Melodia – rivela sempre Pulizzi – Lo Piccolo mi disse che avvenivano attraverso il contatto stabilito da tale Filippo (Di Maria, ndr) che si occupava di rintracciare Melodia ogni qual volta era necessario stabilire un contatto tra noi e la famiglia di Alcamo. Detto “Filippo” si occupava di accompagnare quale autista e uomo di fiducia Melodia Ignazio ai summit di mafia (…). Melodia ebbe a incontrare direttamente i Lo Piccolo, lo aveva accompagnato Ferdinando Gallina, il quale lo aveva prelevato a Balestrate dove a sua volta lo aveva prima lasciato il Filippo». Come se non bastasse, quando il 5 novembre 2007 la polizia irruppe nel casolare dov’era nascosto Lo Piccolo, trovò un pizzino riferito al factotum del senatore Pd in cui tale Vittorio comunicava a Lo Piccolo che era «in attesa di Filippo (Alcamo) per darmi appuntamento con Ignazio».
Leggendo intercettazioni e informative sull’uomo che curava gli interessi domestici del senatore Papania e quelli criminali del boss Melodia – detto «il macellaio» o «il riccio» – salta agli occhi la sua meticolosa professionalità nel gestire il complesso business delle estorsioni con relativa elargizione, ai componenti del clan, degli utili per migliaia di euro. Ma a forza si spulciare le carte della polizia si scopre che Di Maria, quando non prestava servizio a Cosa nostra, intratteneva «legami con alcuni uomini politici locali e con alcuni collaboratori dell’allora deputato regionale, oggi senatore (del Pd, ndr) Papania Antonino. In particolare – annota la Mobile di Trapani – emergeva dall’ascolto di numerose conversazioni che Filippo Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro a propri amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore», che non ne sapeva niente. Fra le telefonate «politiche» intercettate a Di Maria vi è il riscontro all’iperattivismo del factotum del parlamentare «in occasione di alcune competizioni elettorali e referendarie». Quali? «Nelle “primarie” dell’ottobre 2005 per la individuazione del candidato premier per la coalizione del centrosinistra». Oppure «nella raccolta delle firme a sostegno del referendum per la modifica della legge elettorale». Per non dire «delle primarie del 4 dicembre del 2005 per la individuazione del candidato alla presidenza della Regione Sicilia», ovviamente per il centrosinistra. «In tale contesto – chiosa il gip – emergeva chiaramente che lo staff del senatore Papania ed altri uomini politici locali contattavano ripetutamente, e in diverse occasioni, il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza». Tanto basta per sollevare un caso politico? Macché. Per i magistrati «nonostante l’esistenza, certamente notoria in una piccola comunità quale quella alcamese, di uno stretto legame tra Di Maria una famiglia storicamente mafiosa quale quella dei Melodia, da nessuna delle conversazioni intercettate emergeva che gli uomini politici o i loro diretti collaboratori avessero consapevolezza del ruolo mafioso rivestito da Di Maria e che quindi sfruttassero la comprovata capacità dell’associazione mafiosa di condizionare i risultati del voto e delle competizioni elettorali». Solo per la cronaca, in un’intercettazione il fiduciario dei Melodia sprona i suoi per l’imminente battaglia: «Lui mi ha detto, muovetevi, perché siamo in mezzo a una strada», diceva al telefono. Quel «lui», secondo gli inquirenti, potrebbe essere proprio Papania. Che ovviamente smentisce e si dice all’oscuro delle trame del suo «stalliere».
da IL GIORNALE
Ma dici a me ?
MAFIA: FINI, STOP A CANDIDATI VICINI A MAFIOSI
Dopo aver sollecitato più mezzi e risorse per la lotta alla mafia, il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso del suo intervento a Pescara durante la cerimonia di premiazione del 14/o premio Paolo Borsellino, ha chiesto uno “scatto” anche alla politica. “Bisogna avere la forza – ha detto Fini – di dire ”Io quel signore non lo voglio candidato perche’ magari è portatore di interessi che non hanno nulla a che vedere con gli interessi generali della collettivita” .
“La lotta alle mafie si fa attraverso una forte azione di contrasto, ma anche mostrando da parte delle istituzioni concreta vicinanza e solidarietà alle vittime delle intimidazioni mafiose, ai commercianti ai quali viene chiesto di pagare il pizzo, ai cittadini che vengono intimiditi dai boss”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
“A volte – ha sottolineato Fini – l’indifferenza uccide più del tritolo o di una calibro 9. Chi ha dimestichezza con i fenomeni mafiosi criminali, soprattutto in alcune aree del Paese, sa che le istituzioni vogliono sollevare la resistenza morale della società e incentivare la collaborazione degli onesti; non devono limitarsi alle buone intenzioni e nemmeno al varo di leggi di grande rilievo. Devono dimostrarsi attenti alle esigenze di commercianti e cittadini”.
Ad Alcamo qualcuno sembra si sia risentito.
Calma e gesso
Dall’ordinanza dell’operazione “Dioscuri” di Alcamo
“In tale contesto, emergeva chiaramente che lo staff del Senatore Papania ed altri uomini politici locali contattavano ripetutamente, e in diverse occasioni, il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate ed invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza. A tal proposito deve evidenziarsi che nonostante l’esistenza, certamente notoria all’interno di una piccola comunità quale quella alcamese, di uno stretto legame tra Filippo Di Maria e una famiglia storicamente mafiosa quale quella dei Melodia, da nessuna delle conversazioni intercettate emergeva che gli uomini politici o i loro diretti collaboratori avessero consapevolezza del ruolo mafioso rivestito da Di Maria e che quindi sfruttassero la comprovata capacità dell’associazione mafiosa di condizionare i risultati del voto e delle competizioni elettorali“
come le saggie scimmie dello Shogun:
“Le tre scimmie sagge sono rappresentate in una cornice di legno nel santuario di Toshogu a Nikko. Le tre scimmiette si tappano con le mani rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca. I loro nomi sono “mizaru”, “kikazaru” e “iwazaru” e significano rispettivamente “non vedere il male”, “non sentire il male” e “non parlare del male”. Le tre scimmie erano le tre guardiane simboliche del mausoleo dello Shogun Tokugawa Ieyasu a Nikko.“
da “Wikipedia“
Operazione Dioscuri, dieci arresti ad Alcamo
Provvedimento anche per due donne
03 novembre, 07:36
TRAPANI – Agenti della Squadra Mobile di Trapani e del commissariato di Alcamo hanno arrestato dieci persone accusate di associazione mafiosa, estorsione, incendio, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi e ricettazione. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato e dai pm della dda Paolo Guido e Carlo Marzella, ha ricostruito gli assetti del mandamento mafioso di Alcamo, controllato dalla storica famiglia mafiosa dei Melodia, strettamente legata al boss latitante Matteo Messina Denaro. Al capomafia ricercato i Melodia, da anni ai vertici del mandamento, avrebbero fatto riferimento in caso di dissidi con “famiglie” di altre zone. Tra gli arrestati anche due donne: Anna Maria Accurso, moglie del capo mandamento detenuto Antonino Melodia, e Anna Greco, figlia di uno degli arrestati. Accurso veniva impiegata per ricevere e conservare i soldi incassati dalle estorsioni. Greco, invece, era incaricata di recapitare le lettere con le richieste di pizzo e riscuotere il denaro dalle vittime del racket.
In carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palermo Antonella Consiglio, sono finiti Anna Maria Accurso, 46 anni, Filippo Di Maria, 46 anni; Lorenzo Greco, 77 anni; Diego Melodia, 74 anni; Nicolò Melodia, 85 anni; Stefano Regina, 45 anni; Gaetano Scarpulla, 40 anni; Felice Vallone, 41 anni; Tommaso Vilardi, 66 anni e Anna Greco, 49 anni. A Lorenzo Greco, Stefano Regina e Felice Vallone, già detenuti, la misura cautelare è stata notificata in carcere.
Per anni hanno combattuto una lotta fratricida per il controllo del mandamento: Diego e Nicolò Melodia, esponenti storici della mafia di Alcamo, si sono contesi i guadagni del racket delle estorsioni e la gestione degli affari illeciti della zona. E’ uno dei particolari emersi dall’operazione antimafia denominata Dioscuri proprio in riferimento al rapporto di parentela tra i due arrestati. I moderni Castore e Polluce avrebbero dato vita a due opposte fazioni reclutando, ciascuno, i propri fedelissimi. E imprenditori e commercianti sarebbero stati costretti a far fronte alle richieste di pizzo dell’una e dell’altra cosca. Secondo gli inquirenti, Nicola Melodia, dopo l’arresto dei due figli Antonino e Ignazio, ha assunto il ruolo di capo della famiglia di Alcamo. Il fratello Diego ha tentato di scalzarlo accaparrandosi il controllo del racket grazie a Lorenzo Greco, già condannato per favoreggiamento mafioso e detenzione di armi, e Felice Vallone, da poco scarcerato dopo una condanna per mafia. Dell’esercito di Nicolò Melodia, invece, avrebbe fatto parte, tra gli altri, Filippo Di Maria che, secondo gli inquirenti, avrebbe riscosso il pizzo e intrattenuto rapporti con politici locali per conto della cosca. Numerosi i danneggiamenti e le estorsioni scoperte dalla polizia: ai taglieggiamenti, spesso doppi, venivano sottoposti concessionarie di auto e imprese. Le somme chieste andavano dai 10mila euro fino ai 200mila imposti ad un imprenditore alcamese.
A Milano non si beve più !
Certo la Malaysia è lontana, e va bene, ma la Moratti è vicina quindi statevi accorti !
MALAYSIA: BEVE BIRRA IN PUBBLICO, CONDANNATA A 7 FRUSTATE
(AGI) – Bangkok, 21 lug. – Un sorso di birra costera’ caro a Kartika Sari Dewi Shukarno, trentaduenne modella di Singapore, musulmana, condannata da un tribunale islamico malese a sette frustate. Il “New Straits Times” riporta che a incastrare la giovane sono state le foto scattate durante una festa l’anno scorso in una discoteca nel nord del Paese. “E’ una sentenza giusta che speriamo spinga l’imputata al pentimento e serva da esempio a tutti i musulmani” ha detto il giudice Abdul Rahman Yunus che ha anche imposta una multa. Shukarno, che alla lettura della sentenza e’ scoppiata in lacrime, ha annunciato che ricorrera’ alla Corte Suprema, anche se quasi mai il massimo organo giudiziario malese si mette contro i tribunali religiosi che applicano la sharia.
da AGI
Per parte sua Vittorio Sgarbi sulla Moratti e sulla sua ordinanza che vieta la vendita di alcolici ai minori di sedici anni ha dichiarato che occorre educare i giovani a bere il vino.
Queste le parole del sindaco di Salemi:
«Chiedo una rivolta dei produttori di vino contro le insensatezze della Moratti. L’economia agricola e la produzione di vino sono tra le cose più straordinarie che ha l’Italia. Ma pensate che Sarkozy possa mai vietare di bere il Bordeaux? Ma stanno impazzendo tutti?
Al contrario di quel che fa la Moratti, occorre educare i giovani a bere il vino, i vini italiani. Se c’è qualcosa da vietare sono la Coca Cola, la Fanta e altri intrugli simili.
Salemi, quale Città del Vino, si candida a diventare la città della libertà assoluta di bere. Faccio un appello: vengano tutti i giovani a Salemi dove si può bere liberamente.
Bere bene significa evitare i superalcolici. Limitare l’alcool indistintamente vuol dire invece limitare anche il vino. E limitare il vino è come limitare il pane alle persone.
Soltanto una come la Moratti poteva dare il via ad una campagna così idiota, oltre che con risultati incerti.
Chiedo ai produttori di vino di ribellarsi alla Moratti. Se si proibisce il vino a 16 anni ci ritroveremo con adulti che berranno Coca Cola.
Questa idea di proibire il vino è una misura da paesi musulmani.
A questo punto chiedo sostegno a Bossi che è un bevitore.
Occorre una rivolta contro queste misure khomeiniste, di proibizionismo idiota e di cattiva educazione dei giovani».
E Oliviero Toscani assessore alla creatività della giunta di Salemi ha ulteriormente precisato:
“I giovani bevono e si ubriacano perche’ hanno genitori che vietano piuttosto che aiutarli.
Il divieto come tutti i proibizionismi servira’ solamente a intestardire chi beve e che continuera’ a bere piu’ di prima.
Quindi questo divieto sponzorizzato dalle “coca cole” e dalle “fante” e’ l’ennesima prova della poca visione moderna dell’amministrazione milanese,che invece dovrebbe capire che i giovani bevono perche’ hanno genitori come loro che vietano invece di aiutare a sollevarli dal disagio.
A Salemi i giovani non bevono cosi’ e quando berranno alla festa che organizzeremo a settembre lo faranno non per disagio ma per felicita’ ed emozione, cose che a Milano non esistono piu’ da un pezzo”.
Tutti gli uomini dell’UDC nei comuni della Provincia di Trapani
Nominati i coordinamenti in dodici Comuni della provincia.
I nuovi organigrammi, sintesi di laboriose trattative in sede locale per tenere a freno i conflitti tra le diverse anime del partito, sono stati decisi dal segretario provinciale Mimmo Turano e del suo vice Francesco Regina ed hanno l’avallo politico del segretario regionale Saverio Romano.
Il coordinamento di Alcamo è così composto da Salvatore Orlando, Saverio Messana ed Angelo Marrocco.
A Castellammare del Golfo Leonardo Foderà avrà al suo fianco un numeroso gruppo costituito da: Francesco Navarra, Vincenzo Borruso, Salvatore Fundarò, Damiano Canzoneri, Giovanni Tartamella e Giovanni Ciufia.
Il coordinamento di Castelvetrano può contare su Giovanni Curiale, Salvatore Stuppia, Silvestre Pisciotta, Francesco Cirrincione ed il vicesegretario provinciale Francesco Regina.
A Calatafimi-Segesta sono stati nominati Salvatore Garitta, Santo Pisano e Salvatore Mazzarese.
Un altro triunvirato per Campobello di Mazara con Epifanio Stallone, Andrea Gulotta e Salvatore Tumminello.
A Mazara del Vallo, Santoro Genova, Giovanni Quinci e Giacomo Marino.
A Marsala l’avvocato Stefano Pellegrino avrà la collaborazione di Gaspare Oddo e Franco Barraco.
Il coordinamento comunale di Partanna ha come riferimenti Franco Blunda, Francesco Cannia e Nicola Colletta.
A Paceco Giovanna Genna, Peppe Maltese, Antonino Galia e Michele Leo.
A Santa Ninfa l’Udc sarà rappresentata da Isidoro Spina, Francesco Lo Curto, Vincenzo Basile e Giuseppe Giambalvo.
A Vita, Baldo Accardi, Vincenzo Mannone, Paolo Buffa e Salvatore Napoli.
Mentre il coordinamento comunale di Petrosino è costituito da Giovanni Mauro, Luigi Abbignani ed Angelo Valenti.
Provincia di Trapani: cronache di normale disamministrazione
Ha per titolo: “Nubifragio a Castellammare: solo ora la Provincia chiede lo stato di calamità…” un pezzo publicato ieri su Marsala.it di
I puntini finali esprimono lo stupore del titolista e dell’estensore dell’articolo per il ritardo ingiustificabile con cui è stata avviata la procedura di richiesta dello stato di calamità.
Questo l’articolo.
“Il territorio provinciale è stato colpito lo scorso 31 gennaio da un violento nubifragio, costituito da copiose e abbondanti piogge, di intensità elevata, che hanno provocato diverse esondazioni, smottamenti e dissesti idrogeologici in particolare nelle zone di Castellammare del Golfo, Alcamo e Segesta, a causa anche delle numerose costruzioni abusive e delle lottizzazioni che in questi anni, con la compiacenza degli enti locali, hanno devastato un territorio molto fragile dal punto di vista idrogeologico.
Solo ora, comunque, la Giunta Provinciale sta correndo ai ripari. Durante i lavori dell’ultima riunione, la prima dopo i mesi di stallo dovuti al rimpasto, è stato approvato l’atto deliberativo che attiva le procedure, per la richiesta da inviare al Presidente della Regione e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il riconoscimento dello “Stato di Calamità Naturale” delle zone colpite dal nubifragio dello scorso mese di gennaio.
Secondo la relazione tecnica ,redatta dal settore viabilità della Provincia di Trapani, i danni ammonterebbero ad oltre 11 milioni di Euro. Vista l’urgenza d’intervenire nelle zone colpite da tali fenomeni naturali, il presidente Turano ha subito attivato gli uffici della Provincia per inoltrare l’istanza di riconoscimento agli organi competenti. Nella richiesta, sono state chieste le risorse finanziarie per intervenire nelle zone :
S.P. 68 “Segesta” – Ponte Bagni Inici
S. R. “Celso Inici” – :
S. P. 2 “Castellammare – Ponte Bagni-
S. P. 47 “ Alcamo- Stazione di Castellammare
S. P. 55 “Alcamo- Alcamo Marina”
S. P. 20 “Trapani- Bonagia- Valderice”
“Dopo le copiose piogge di quei giorno –afferma l’Assessore Regina-abbiamo immediatamente attivato gli uffici , con l’intento di verificare ufficialmente i danni provocati dal maltempo. Adesso , dopo l’approvazione dell’ atto deliberativo, di concerto con il Presidente Turano invieremo la documentazione per la richiesta del riconoscimento dello “Stato di Calamità Naturale” per le zone colpite, dove occorre intervenire con urgenza in considerazione anche dei notevoli disagi subiti dalla popolazione residente” .
Ma in realtà la provincia si sta muovendo con grave ritardo. Ad esempio il Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo già il 5 Febbraio approvò la richiesta di calamità naturale. In quel comune sono state colpite trentanove strade esterne (per un totale di cento chilometri), delle quali diciassette danneggiate in maniera gravissima.
La cosa ancora più grave è che quel nubifragio è costato la vita ad un uomo, rimasto intrappolato nella sua abitazione estiva, a causa dell’esondazione del fiume San Bartolomeo.
Anche la stima dei danni era già stata fatta da tempo, non è nuova. Il resposabile del settore lavori pubblici del Comune di Castellammare, l’ingegnere Simone Cusumano aveva già calcolato che solo per la messa in sicurezza delle strade, occorreranno circa 10 milioni di euro.
Turano queste cose le sapeva già. Perchè era presente alla seduta straordinaria del consiglio comunale di Castellammare dove questi dati furono presentati.“
C’è da aggiungere altro ?
Come è Baldo Gucciardi ? Esangue !
da wiktionary : “esangue = privo di sangue, che ha perso molto sangue (per estensione) pallido, smorto, smunto (senso figurato) privo di forza espressiva, di incisività, di vigore.”
Chi l’ha detto ?
Vittorio Sgarbi in una nota in risposta alle affermazioni di sconfessione dell’incontro tra alcuni esponenti del Pd trapanese e lo stesso sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.
“Provo sconforto per il metodo disumano della contrapposizione obbligatoria tra bene e male, che in Sicilia si chiama mafia ed antimafia – anche se la seconda spesso fà più danni della prima e ignora la mafia vera – ma non vorrei contribuire a moltiplicare i contrasti in casa Pd dando vita all’esangue Baldo Gucciardi, il quale si sveglia dal suo letargo soltanto per diramare un intollerabile comunicato di ispirazione autoritaria e moralistica contro un esponente sensibile e dialettico del suo partito come Giuseppe Canzoneri e i colleghi di Alcamo che lo hanno seguito in una visita di cortesia, di simpatia e di progetto di intese comuni. Io li ho ricevuti, oltretutto, proprio per scusarmi delle dichiarazioni troppo dure dopo la vicenda Serra contro il Pd, di cui Canzoneri aveva rivendicato l’opportunità e l’orgoglio politico dell’appartenenza.
Leggendo le dichiarazioni dell’onorevole Gucciardi mi rendo tristemente conto che non ci sono speranze di rigenerazione per la cattiva politica siciliana. In particolare trovo intollerabile il continuo riferimento denigratorio al ruolo di Pino Giammarinaro, anche da parte di un democristiano come Gucciardi di cui non sarebbe opportuno dimenticare che Ignazio Salvo fu padrino di battesimo, per essere coerenti con la logica che ispira le sue, come di altri, affermazioni genericamente diffamatorie.
La mia attività politica a Salemi non è in alcun modo subordinata alle decisioni degli esponenti locali, i quali sono talvolta sconcertati delle mie stesse scelte. In ogni caso Gucciardi non ha dato a Salemi, non solo quanto, nella sua attività politica tradizionale, ha dato Giammarinaro, ma quanto abbiamo dato politicamente, umanamente e moralmente io, Oliviero Toscani, Peter Glidewell, Bernardo Tortorici, e anche gli assessori locali, stimati e stimabili come Nino Scalisi, Vincenzo Lo Castro, Pino Ilardi, e oggi l’indipendente e del tutto svincolata dalla politica locale Antonella Favuzza vicesindaco.
Non so quindi quali contrapposizioni pretenda Gucciardi, atteso che, nella politica nazionale, già la presenza di Oliviero Toscani, fa riferimento alla componente più laica e libera del Partito Democratico. Forse Gucciardi non se n’è accorto. E forse ha dimenticato che anche i radicali fanno parte del PD.
Ora non vorrei che, denudato nella sua sterile ostinazione alla contrapposizione, Gucciardi ritirasse la sua firma al disegno di legge che ha presentato per Salemi, che ha condiviso con noi.
Con questo precedente, in cui egli ha manifestato lo stesso spirito che oggi autoritariamente interdice ed inibisce a Canzoneri, come giustifica la sua pretesa “opposizione chiara e netta” ?
E come può dirsi incompatibile e alternativo, oltre che a Giammarinaro, ad una parte politica con la quale ha collaborato ?
O si troverà forse nella condizione di quei «quattro improbabili attori della politica fragile dei nostri tempi”, di cui lui, evidentemente, è il quinto ?”
E dagli torto.











