Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (13): Personalissime valutazioni a venti giorni dal voto.

Partiamo dal fatto che:

- sono circa 12.000 gli iscritti nelle liste elettorali e circa 9.000 i voti validi che alla luce delle precedenti esperienze saranno espressi.
- sono poco meno di 300 i candidati con un rapporto medio quindi di un candidato al consiglio comunale ogni 30 voti validi.
- che sono cinque i candidati a sindaco con una media quindi (per quel che vale) di un candidato Sindaco ogni 1.800 votanti.

Queste le mie personalissime valutazioni.

Lista Movimento 5 Stelle, la mia stima dice che dovrebbe attestarsi tra i 250 e i 450 voti in considerazione della incompletezza della lista (solo 15 candidati), della esclusione dalla lista (con qualche trasmigrazione anche nelle liste avversarie e dichiarazione di sostegno) di una parte degli animatori locali del movimento e del tipo di competizione nella quale scarsa dovrebbe risultare l’influenza del “brand” Grillo.
La candidata sindaco ritengo potrebbe raccogliere maggiori consensi della lista per il consiglio comunale.

Le due liste a sostegno di Salvatore Fundarò sembrano pressochè equivalenti sul piano della forza esprimibile ed orientativamente attestantesi entrambe mediamente poco sotto la media. Personalmente stimerei per ciascuna una media tra i 400 e i 500 voti. Non dovrebbe superare la somma dei voti delle due liste, il candidato sindaco Salvatore Fundarò.

Le tre liste a sostegno di Maria Tesè, che “a freddo”, cio’è prima che scendessero in campo le altre squadre e che queste cominciassero a giocare potevano valere anche più di 1.600 voti, per quelle che sono le mie conoscenze del pregresso e degli ambienti politico-sociali castellammaresi nell’insieme, ad urne aperte, non dovrebbero superare nel complesso i 1.300 voti, con la candidata a Sindaco che ritengo si attesterà al di sotto di questo totale.

Credo che saranno tra i 6.300 e i 6.800 i voti che rimarranno a disposizione delle liste dei due sfidanti principali.

Nicola Coppola ha quattro liste dalla sua, tutte e quattro forti e costruite con l’obiettivo di realizzare quel 40% dei voti validi che gli assicurerebbero la maggioranza dei seggi in consiglio evitando la costruzione di liste a rischio del non raggiungimento della soglia di esclusioni. Piero Russo ha dalla sua cinque liste, ma tra queste, due appaiono molto forti e le altre tre meno seppure non appaiano a priori a rischio di non raggiungimento della soglia per essere ammesse al riparto dei seggi.
In complesso dunque le forze messe in campo dai due sfidanti sembrano (e sottolineo sembrano) equivalersi e pertanto il rischio che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 40% dei voti validi (circa 3.600 voti) mi sembra concreto, a meno di non escludibili sfondamenti, da parte di uno dei due sfidanti, che finiscano per annichilire il campo dei “competitor” marginali.

Per ciò che mi sembra di percepire Nicola Coppola, sul piano della stima e della cerchia di relazioni sociali prima ancora che politiche, parte in vantaggio su Piero Russo.

Escludo che considerazioni di tipo politico-programmatico, per cui il candidato tizio promette di realizzare questo piuttosto che quest’altro per come promesso dal candidato sempronio, per l’elettorato castellammarese costituiscano motivo di scelta di un candidato piuttosto che un’altro. Per non dire poi delle scelte intorno alla legalità, alla trasparenza e/o intorno all’impegno anti-mafia, per le quali si ritengono più che sufficienti da parte dei candidati maggiori, ma anche dalla stragrande maggioranza dell’elettorato, generiche e fiduciose promesse e prese di distanza formali.

Ecco io, giuste o sbagliate che siano, le mie considerazioni le ho fatte e messe nero su bianco.
Naturalmente per la gioia di tutti i “pierini” sono sempre pronto ad ammettere di avere sbagliato una volta aperte le urne, qualora i risultati si discostassero in modo significativo da quelli esposti a venti giorni dal voto.

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (10): Fare i conti con la sindrome di Stoccolma

Qui si tenta di dare un contributo alla comprensione del perchè e del chi vincerà le prossime amministrative di Castellammare del Golfo.

Vi siete chiesti se si può essere stuprati, violentati e da questo far discendere amore per i propri violentatori ? Oppure per essere più espliciti, come è possibile che un territorio, una comunità, un tessuto economico sociale possano, dopo essere stati sequestrati e privati dei propri diritti di cittadinanza per decenni e decenni, desiderare di tornare nelle mani (dirette od indirette poco importa) dei violentatori, piuttosto che sottrarsi ad esse?

Se ve lo siete chiesti sapete benissimo che la risposta a tali domande almeno nel primo caso è affermativa ed ha nome preciso: “Sindrome di Stoccolma“.

Tale espressione si riferisce ad uno stato psicologico particolare che può manifestarsi in seguito ad episodi di estrema violenza o traumatici, quali ad esempio, sequestri di persona o abuso ripetuti.
I soggetti affetti da Sindrome di Stoccolma durante l’abuso o la segregazione, provano sentimenti positivi, fino all’amore, nei confronti dei propri aguzzini.
In pratica si crea una sorta di alleanza e solidarietà da parte delle vittime per i carnefici, una identificazione con gli aggressori.

Ecco, e qui è la mia risposta alla seconda domanda, in una realtà come la nostra, per ragioni che sarebbero tutte da indagare, tale sindrome si manifesta a livello di massa, determinando in modo netto ed inequivocabile anche le scelte politico elettorali.

Ciò detto resta da ricordare che il primo chiaro riferimento musicale italiano alla Sindrome di Stoccolma è stata la canzone “Stoccolma” di Rino Gaetano, pubblicata nell’album “Nuntereggae più” del 1978.
Anche Rino Gaetano allude a comportamenti plurali, quelli di una società malsana di cui è prigioniero l’italiano medio, il quale riesce comunque ad amarla.

Sto ccolma sto ccolma stoc colma
si potrebbe andare a Stoccolma
tutti insieme ma andiamo a Stoccolma
tutti insieme ma con calma
sulla nave che porta a Stoccolma
donne bionde con fiori e ghirlande
tanti dischi tante bande
dai andiamo a Stoccolma dove se mangi stai colma
dove potrai dire con calma io sto colma a Stoccolma
sulle strade che vanno a Stoccolma
non c’è buche ne fango ne melma
sulle strade di Stoccolma
noi viviamo in un mondo di melma
dove ogni mattina è una salma
quindi andiamo a Stoccolma
dai andiamo a Stoccolma dove se mangi stai colma
dove potrai dire con calma io sto colma a Stoccolma
dai andiamo a Stoccolma dove se mangi stai colma
dove potrai dire con calma io sto colma a Stoccolma

Test Friuli Venezia Giulia dopo l’ennesimo atto del golpe bianco

Oggi domenica e domani lunedì, il Friuli Venezia Giulia è chiamato alle urne per eleggere il Presidente della Regione e 47 consiglieri regionali.
Sono 1.099.336 i friulani chiamati alle urne i quali dovranno esprimersi anche per il nuovo Presidente e il consiglio della provincia di Udine e di altri tredici comuni e due referendum.
I seggi sono aperti da oggi 21 aprile alle ore 8 e lo saranno fino alle 22 per riaprire alle 7 di domani 22 aprile e chiudere alle 15.

Qui l’elettore ha facoltà di votare un candidato e la lista, anche non direttamente collegati fra loro, ovvero può votare un candidato e una lista in cui esso non è compreso.
I candidati a Governatore sono quattro: Renzo Tondo per il centrodestra, che è anche il Presidente uscente, Debora Serracchiani per il centrosinistra, Saverio Galluccio per il Movimento 5 Stelle e Franco Bandelli per la lista civica “Un’altra regione” vicina al centrodestra.
Per quel che riguarda le coalizioni non sono le stesse presentatesi alle elezioni di febbraio 2013: la coalizione di centrodestra è formata da PdL, Lega Nord, La Destra e UdC, che alle politiche aveva appoggiato la lista di Scelta Civica.

Nessuna lista per Scelta Civica di Mario Monti.

Avrebbe potuto anche esserci Marino Andolina, capo lista di “Sinistra”, lista sostenuta da Rifondazione Comunista e dal Partito dei Comunisti Italiani, ma la sua candidatura è stata bocciata per carenza di firme. In corsa ci sono ben più di 500 candidati suddivisi in 13 tra partiti e liste.

Regione autonoma il Fruli è, l’unica a pagare da sola la sanità senza fondi statali ed è impegnata a costruire da sè la terza corsia dell’autostrada A4. Regione che si può definire virtuosa: con il ‘taglio’ delle spese, il numero dei consiglieri da eleggere è calato da 59 a 49.
Qualunque sia l’esito, la stabilità politica è certa, grazie a una legge che assicura un consistente premio di maggioranza – 29 consiglieri – al vincitore che raggiunge il 45% dei voti mentre come è più probabile in caso di affermazione sotto il 45%, i consiglieri di maggioranza scendono a 27.
Infine, soglia di sbarramento al 4%.
Non è previsto ballottaggio.

Qui il M5s alle politiche di febbraio è stato primo partito in regione con il 27,2% alla Camera.

Quanto alle coalizioni IBC ha fatto il 27,5% (Pd 24,7%, SEL 2,5%, CD 0,3%), il CDX il 28,0% (PDL 18,6%, LN 6,7%, FdI 1,8%, LD 0,7%, Altri 0,1%), M5S il 27,2 e Scelta Civica il 12,8% (Monti 10,8%, Udc 1,6% FL 0,5%), Altri 4,4%.

Anche qui come avvenuto già in Sicilia e poi per le politiche di febbraio, Beppe Grillo a bordo di un camper ha dato vita ad un intenso tour elettorale con partecipatissimi comizi nelle piazze e incontri con associazioni ed imprenditori del posto.

I sondaggi eseguiti dopo le politiche di febbraio non riportano variazioni significative tali da uscire dal margine di errore statistico proprio di tali rilevazioni e delineare in modo netto un qualsiasi trend.

Dopo la débâcle del Pd nella vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica il Friuli assume un po’ la veste del laboratorio in cui verificare dal vero al di fuori dei social network e dai salotti televisivi la lettura che il paese reale da di tali vicende e dei comportamenti dei diversi protagonisti.

Qui tutto, o quasi, è possibile dalla riconferma della guida di centro-destra al fatto che la regione diventi la prima ad essere targata M5S. Assai più improbabile appare che Debora Serracchiani possa essere il prossimo governatore.

Appunto per Grillo ed i grillini: “leggere Giambattista Vico !”

Ok chiuso, Bersani ha fatto ciò che doveva fare nella situazione data, non ha trovato sponda nel M5s il quale si è rivelato qualcosa di diverso da ciò che era lecito aspettarsi che fosse.
Da parte Pdl si dice che Bersani ha sbagliato a percorrere la strada di un accordo con il M5s e a sbarrare il passo ad un accordo con loro, per come sarebbe invece avvenuto in un ogni paese europeo, come ad esempio in Germania.
E’ vero però che in Germania il giudizio che l’elettore della Spd (la corrispondente formazione di sinistra)  è portato a dare sulla Merkel (la corrispondente leader della destra) e sulla sua classe dirigente non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che l’elettore del Pd dà di Berlusconi e della sua classe dirigente.
Se il giudizio di “impresentabili”, riferito ai dirigenti Pdl, pronunciato dalla giornalista Lucia Annunziata nella sua veste di intervistatrice televisiva, è da classificare come infelice ed inopportuno, tuttavia è pur vero che è ciò che pensa la stragrande maggioranza dell’elettorato ad esclusione soltanto di quello dello stesso Pdl.

C’è da considerare poi che la campagna elettorale di Grillo da un lato e di Berlusconi dall’altro pur essendosi già celebrate le elezioni, non si è affatto fermata e viene continuata da entrambi, all’inseguimento l’uno del 100% dell’elettorato e l’altro della maggioranza in eventuali e altamente probabili nuove elezioni a distanza ravvicinata.
Il Pdl in questa rincorsa della maggioranza, ha giocato di rimessa, ed ha avuto buon gioco a far apparire Bersani ed il Pd, la causa da rimuovere per arrivare ad un governo del paese.
Berlusconi si è offerto per larghe intese proponendo condizioni, che sapeva bene l’interlocutore (Bersani in primis) non avrebbe potuto accettare.
Ciò ha alimentato la divisione (per ora solo sotterranea) nel campo avversario e contemporaneamente, con una martellante presenza in voce nei principali telegiornali televisivi ha sottolineato in prima persona tutti i passaggi della crisi e continuando ad offrire la sua disponibilità ha rafforzato l’immagine di forza responsabile di governo.
Effetto di tale strategia è oggi un consenso in crescita e sopratutto il trovarsi una fetta sempre maggiore di elettorato “caldo”, ben disposto verso le sue argomentazioni di “grande pacificatore” nazionale.
E’ per questo che Berlusconi grazie anche alla sponda offertagli da Grillo è passato dal rischio di perdere tutto all’avere tutto da guadagnare da qualsiasi soluzione.

Sarà la storia a dire se alla fine Grillo avrà avuto ragione nel contribuire in modo certo e determinante a fare uscire Berlusconi dall’angolo e a rilanciarlo.
Qui per ora ci si limita alla presa d’atto della conferma ancora una volta della validità del principio detto della “eterogenesi dei fini“.

‘La concezione dell’”eterogenesi dei fini” fu teorizzata per la prima volta da Giambattista Vico, secondo cui la storia umana contiene in sé potenzialmente la realizzazione di certe finalità. In questo senso dunque ben si comprende che il percorso evolutivo dell’uomo è mirato al raggiungimento, tappa dopo tappa, di un qualche fine. Tale percorso non è però da intendersi come lineare. Può accadere che, mentre ci si propone di raggiungere alti e nobili obiettivi, la storia arrivi a conclusioni opposte.
« Pur gli uomini hanno essi fatto questo mondo di nazioni [...] ma egli è questo mondo, senza dubbio, uscito da una mente spesso diversa ed alle volte tutta contraria e sempre superiore ad essi fini particolari ch’essi uomini si avevan proposti.»
Talvolta infatti l’umanità corre il rischio del “ricorso”, ossia rischia di tornare indietro nel prestabilito percorso di auto-miglioramento a causa di errori di natura sociale e/o politica (inaridimento del sapere, perdita di memoria storica). Ma il “ricorso” è soltanto temporeaneo. Con forza, coraggio, fatica e sofferenza ogni volta l’umanità ha saputo e saprà sempre riprendere il suo cammino progressivo.‘ – Wikipedia

Un (quasi) castellammarese al Quirinale ?

Tra i nomi che circolano in questi giorni per la Presidenza della Repubblica, è spuntato oggi su La Repubblica quello di Sergio Mattarella , cattolico già deputato e più volte ministro, attualmente giudice costituzionale e (quasi) nostro concittadino essendo nato si a Palermo il 23 luglio 1941, ma figlio del castellammarese Bernardo e fratello del castellammarese Piersanti.

Di lui dice Wikipedia:

“Di famiglia di tradizione democratica cristiana, figlio di Bernardo Mattarella e fratello di Piersanti, è stato docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo.
Esponente della Democrazia Cristiana, diviene Deputato dal 1983, ministro dei rapporti con il Parlamento nei governi De Mita e Goria, al dicastero della pubblica istruzione nel Governo Andreotti VI, fino alle dimissioni, avvenute, insieme a quelle di altri ministri, per protestare contro l’approvazione della legge Mammì[1].
Direttore del quotidiano Il Popolo dal 1992 al 1994[1], Mattarella è stato uno dei principali rappresentanti del rinnovamento della Democrazia Cristiana che portò alla formazione del Partito Popolare Italiano. Porta il suo nome la riforma della legge elettorale in senso maggioritario (giornalisticamente nota anche con l’appellativo datogli da Giovanni Sartori di Mattarellum) approvata nell’agosto del 1993. Nel 1996, con la nuova legislatura a maggioranza ulivista, viene eletto capogruppo dei deputati popolari. Durante il governo D’Alema I ha assunto la carica di vicepresidente del Consiglio[1], mentre nei successivi Governo D’Alema II e Governo Amato II è stato Ministro della Difesa.
Nel 2001 viene rieletto alla Camera dei deputati nelle liste della Margherita, dal 2001 al 2002 ricopre l’incarico di vicepresidente del Comitato per la legislazione, che poi presiederà fino al 2003.
Alle elezioni politiche del 2006 è riconfermato deputato per la lista dell’Ulivo. È cessato dal mandato parlamentare il 28 aprile 2008.
Il 5 ottobre 2011 è stato eletto giudice della Corte costituzionale dal Parlamento in seduta comune. Ha giurato l’11 ottobre.”.

Attribuzione: Presidenza della Repubblica

Quirinale, Roma, Giuramento del giudice costituzionale Sergio Mattarella

Per inquadrare meglio i valori politici di cui è portatore Sergio Mattarella può essere utile questo nostro post

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (5): E della legge elettorale ne vogliamo parlare ?

Dopo la digressione leggera del precedente post, ritorniamo ad occuparci della arida tecnica.

Nello spazio di tempo intercorso tra le elezioni del 2008 e le prossime del maggio 2013, c’è stato tempo per una sorta di declassamento del nostro comune sceso sotto la soglia dei 15.000 abitanti e dall’altro per il varo di una apposita normativa per i comuni avente popolazioni compresa tra i 10.000 ed i 15.000 abitanti.

In particolare le modifiche alla precedente legge elettorale sono state introdotte dall‘articolo 8 della legge n.6 del 05.04.2011, che si riporta sotto.

Del fatto che si voti a turno unico, vista l’alta improbabilità che si raggiunga una perfetta parità di voti tra i due candidati a Sindaco che risultassero con il maggior numero di voti, avevamo già detto. Vince quindi il candidato Sindaco che prende più voti e poco importa che essi siano pari al 70 o al 20 per cento del totale.

Della possibilità di voto disgiunto e del fatto che il voto dato ad una lista non si estende automaticamente al candidato Sindaco collegato e delle possibilità di manovra che offre tale novità ai “furbetti” del voto, si è pure detto in uno dei precedenti post.
Tuttavia qui è da aggiungere che nelle realtà in cui il voto disgiunto è stato sperimentato, raramente ha prodotto risultati non coerenti, si veda a titolo di esempio le recenti elezioni per il presidente ed il rinnovo del consiglio regionale della Lombardia.

Non si è detto dell‘obbligo del rispetto della rappresentanza di genere, per rispettare il quale le liste non potranno avere più di 3/4 di candidati di un solo genere.

Resta da dire ora dell‘attribuzione dei seggi in consiglio.

Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato Sindaco proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del Consiglio viene assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. Il premio di maggioranza previsto per la lista o le liste collegate al Sindaco eletto viene attribuito solo nel caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi.
Nella particolare situazione castellammarese, per le cose dette nei post precedenti, c’è il rischio concreto di ritrovarsi un Sindaco che sin da subito non disporrà di una maggioranza in consiglio.

Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale dei voti validi espressi, il che significa che intorno ai 450 voti di lista è da fissare la soglia di allarme per cui i candidati consiglieri di una tale ipotetica lista rischiano di avere solo perso del tempo, il tutto nell’ipotesi (non irreale) di 9.000 voti validi.

Il metodo delle divisioni successive potrebbe determinare l’elezione di candidati con quoziente più basso della cifra corrispondente a tale sbarramento visto che alle scorse amministrative gli ultimi due consiglieri furono assegnati con quozienti inferiori a 400 voti e complessivamente cinque consiglieri furono assegnati con quozienti inferiori a 450 voti ?

Probabilmente si, visto che al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi.

Per il dopo c’è da dire che il numero dei consiglieri comunali è rimasto invariato e non è sceso da 20 a 16 per come previsto dalle modifiche della normativa nazionale, grazie al fatto che la Regione Siciliana non ha legiferato in materia.
Gli assessori scendono comunque a quattro dei sette che erano e potranno essere contemporaneamente anche consiglieri comunali, ma in numero non superiore alla metà della giunta.

A seguire l’articolo 8 della L.R.S. n. 6 del 5 aprile 2011

Art. 8.

Elezione del sindaco e dei consigli nei comuni
con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti
1. Dopo l’articolo 2 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, sono
inseriti i seguenti:
a) ‘Art. 2 bis. – Elezione del sindaco nei comuni con
popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti. – 1.
Nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000
abitanti il sindaco è eletto a suffragio universale e diretto
a turno unico contestualmente all’elezione del consiglio
comunale.
2. Ciascun candidato alla carica di sindaco deve
dichiarare all’atto della presentazione della candidatura il
collegamento con una o più liste presentate per l’elezione
del consiglio comunale. La dichiarazione ha efficacia solo
se convergente con analoga dichiarazione resa dai delegati delle liste interessate.
3. La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa
utilizzata per l’elezione del consiglio. La scheda reca i
nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco,
scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono
riportati i contrassegni della lista o delle liste cui il candidato è collegato. Ciascun elettore esprime separatamente
il voto per il candidato sindaco e per una delle liste ad esso
collegate; il voto espresso soltanto per una delle liste di
candidati al consiglio non si estende al candidato sindaco
collegato e il voto espresso soltanto per il candidato sindaco non si estende alla lista o al gruppo di liste collegate.
Ciascun elettore può altresì votare per un candidato alla
carica di sindaco anche non collegato alla lista prescelta,
tracciando un segno sul relativo rettangolo.
4. È proclamato eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità si procede
ad un turno di ballottaggio fra i due candidati che hanno
ottenuto il maggior numero di voti, da effettuarsi la seconda domenica successiva a quella del primo turno di votazione. In caso di ulteriore parità è proclamato eletto il più
anziano di età.’;
b) ‘Art. 2 ter – Elezione del consiglio comunale nei
comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000
abitanti – 1. Le liste per l’elezione del consiglio comunale
devono comprendere un numero di candidati non superiore al numero dei consiglieri da eleggere e non inferiore
ai due terzi, con arrotondamento all’unità superiore qualora il numero dei consiglieri da comprendere nella lista
contenga una cifra decimale superiore a 50.
2. Il voto alla lista viene espresso, ai sensi del comma
3 dell’articolo 2 bis, tracciando un segno sul contrassegno
della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre un voto di preferenza per un candidato della lista da lui
votata, scrivendone il cognome sull’apposita riga posta a
fianco del contrassegno.
3. L’attribuzione dei seggi alle liste è effettuata successivamente alla proclamazione dell’elezione del sindaco.
4. Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste
che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale
dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti
riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi.
Per le finalità di cui al comma 7, non sono pertanto computabili i voti espressi per le liste che, ai sensi del presente
comma, non sono ammesse all’assegnazione dei seggi.
5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i rispettivi candidati alla
carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna
lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2,
3, 4 . . ., sino a concorrenza del numero dei consiglieri da
eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti,
i più alti in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente.
Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti
quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi
nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere
e decimali, il seggio è attribuito alla lista o gruppo di liste
che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di
quest’ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano più
seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi eccedenti
sono distribuiti, fra le altre liste, secondo l’ordine dei quozienti.
6. Nell’ambito di ciascun gruppo di liste collegate, la
cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente ai voti
riportati, è divisa per 1, 2, 3, 4 …, sino a concorrenza del
numero dei seggi spettanti al gruppo di liste. Si determinano in tal modo i quozienti più alti e, quindi, il numero
dei seggi spettanti ad ogni lista.
7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato
proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il
60 per cento dei seggi del consiglio viene assegnato,
comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun
altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il
50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate, ai sensi del
comma 5. Il premio di maggioranza previsto per la lista o
le liste collegate al sindaco eletto viene attribuito solo nel
caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il
40 per cento dei voti validi.
8. Sono proclamati eletti consiglieri comunali i candidati di ciascuna lista secondo l’ordine delle rispettive cifre
individuali. In caso di parità di cifra individuale sono proclamati eletti i candidati che precedono nell’ordine di lista.’.
2. Agli articoli 3 e 4 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, le
parole “10.000 abitanti”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle parole “15.000 abitanti.”.

e qui la circolare interpretativa della L.R.S. n. 6 del 5 aprile 2011

I precedenti post sulle prossime elezioni amministrative castellammaresi stanno qui, qui e qui

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (2): Ancora a proposito di dati da cui partire

Continuando nella disanima dei fattori da considerare in questa lunga e convulsa fase che precede la presentazione delle candidature a Sindaco e delle liste per il rinnovo del Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo, andremo a considerare altri fattori fondamentali per orientarsi nella comprensione di cosa finirà per determinare il risultato elettorale.

La più recente autocollocazione, in un’area politica piuttosto che in un’altra dell’elettorato e la conoscenza in termini quantitativi di tali aree dice già molto sulle scarse possibilità di vittoria di un candidato Sindaco che si collochi in un’area politica già in partenza minoritaria, ma non dice tutto.
Ancor meno dice nel caso l’area di collocazione politica del candidato Sindaco non sia già minoritaria in modo netto e/o sia trasversale agli schieramenti politici preesistenti.

Riassumendo i dati esposti già nel precedente post tali aree politiche attualmente valgono:

Area M5S                     – 2.783
Area dei berlusconiani – 2.625
Area centrosinistra      - 1.251
Area dei centristi          -    542
Area di sinistra             –    297
—–
7.498 voti

L’essere passati (causa un modesto decremento della popolazione) dal sistema elettorale con eventuale ballottagio, della precedente tornata amministrativa, al sistema elettorale con turno unico (è previsto ballottaggio soltanto laddove si verifichi una perfetta ed improbabile parità di voti) e le occasioni di manovra che offre ai candidati con un certo “mestiere” la possibilità di voto disgiunto, è da ritenere che risveglieranno le ambizioni di molti, moltiplicando il numero dei concorrenti alla carica di Sindaco.
Per alcuni concorrenti questo turno di amministrative sarà solo una buona occasione di esibizione delle proprie velleità politiche, per altri (tre – quattro) è da ritenere sarà una vera e propria sfida all’ultimo voto.

Allo stato delle cose non sappiamo quanti saranno i concorrenti, ma dato il sistema del turno unico, se tali concorrenti dovessero essere in numero di cinque, sei o più pur in presenza di un facilmente prevedibile incremento dei votanti rispetto alle recenti politiche stimabile tra i 1.000 e i 2.000 votanti e nella prevedibile assenza di un qualche candidato che si stacchi in modo netto dalla pletora dei concorrenti, in quanto a trasversalità, autorevolezza e diffusione del consenso tra i maggiorenti cittadini e nei gruppi di influenza collettiva, per come accaduto con Marzio Bresciani alle precedenti elezioni, è da ritenere che potrebbero bastare anche meno di tremila voti per primeggiare e diventare Sindaco di Castellammare.

Per rinfrescare la memoria si ricorda che alle precedenti elezioni amministrative i risultati dei singoli candidati furono questi:

Bresciani Marzio                - 6.062
Mistretta Antonino               – 2.062
Bologna Antonio Salvatore – 1.168
Navarra Camillo                  -   238
—–
9.530 voti

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (1): Alcuni dati da cui partire

Un primo elemento da cui partire, in un percorso di approfondimento teso a cercare di capire cosa può accadere alle prossime amministrative di Castellammare del Golfo e come ed in che misura sarà possibile un eventuale cambiamento, è quello che ci viene offerto dai risultati elettorali delle ultime politiche e dal loro raffronto con i risultati delle precedenti politiche.

Alle elezioni del 2008 erano presenti quttro macroaree politiche identificantesi nei berlusconiani, i centristi, il centrosinistra e la sinistra. Nelle elezioni del 2013 le macroaree sono diventate cinque essendosi aggiunta l’area dei grillini.

Tra il 2008 ed il 2013 hanno abbandonato la macroarea dei berlusconiani ben 1.556 (4.181-2.625)elettori, in 892 (2143-1.251) hanno lasciato l’area del centrosinistra e in 595(1.137-542) l’area di centro, per un totale di elettorato in fuga dai tradizionali aggregati pari a 3.043 elettori.
Tra i castellammaresi che nel 2008 avevano espresso per l’insieme di queste tre macroaree 7.461 voti, nel 2013 non hanno esitato a cambiare il proprio voto rispetto alla scelta fatta nel 2008 in una percentuale pari al 40,78%.

La quarta macroarea presente nel 2008, quella della sinistra vede nel 2013 un incremento dei consensi, di 42 (297-255) voti, dato che testimonia più che un successo una incapacità di rappresentare agli occhi dell’elettorato una qualsiasi prospettiva di possibile cambiamento.

Chi intercetta invece in larga misura lo scontento è “il marchio” Grillo che a questo giro con 2.783 voti raccoglie la quasi totalità di quei 3.043 elettori fuoriusciti dai tre poli tradizionali.

La prima lezione che si può trarre per le amministrative è che l’elettorato ha acquisito mobilità e ciò è senza altro un fatto positivo, che il trend ricavabile nel succedersi dei risultati tra elezioni regionali ed elezioni politiche è che tale mobilità si muove in un senso solo, quello del M5s.
Per il futuro è prevedibile che il M5s, al valore sul mercato politico del marchio aggiungerà nella prossima competizione amministrativa l’apporto presumibile che sarà dato dalla pattuglia di deputati regionali e nazionali e quello dal basso che verrà dalla proiezione esterna dei militanti sul territorio.

Elezioni Politiche 2013 Camera – Castellammare del Golfo

IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 2.007 26,36 -
LA DESTRA 256 3,36 -
MIR – MODERATI IN RIVOLUZIONE 186 2,44 -
GRANDE SUD – MPA 127 1,66 -
FRATELLI D’ITALIA 45 0,59 -
LEGA NORD 4 0,05 -
TOTALE SILVIO BERLUSCONI 2.625 34,46 -

PARTITO DEMOCRATICO 1.099 14,43 -
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 122 1,6 -
CENTRO DEMOCRATICO 30 0,39 -
TOTALE PIER LUIGI BERSANI 1.251 16,42 -

SCELTA CIVICA CON MONTI PER L’ITALIA 326 4,28 -
UNIONE DI CENTRO 197 2,58 -
FUTURO E LIBERTA’ 19 0,24 -
TOTALE MARIO MONTI 542 7,1 -

RIVOLUZIONE CIVILE 297 3,9 -
TOTALE ANTONIO INGROIA 297 3,9 -

MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 2.783 36,55 -
TOTALE GIUSEPPE PIERO GRILLO 2.783 36,55 -

FARE PER FERMARE IL DECLINO 22 0,28 -
TOTALE OSCAR FULVIO GIANNINO 22 0,28 -

LISTA AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTA’ 50 0,65 -
LIBERALI PER L’ITALIA – PLI 29 0,38 -
FORZA NUOVA 14 0,18 -
TOTALE altri – 1,21 -

Elezioni Politiche 2008 Camera – Castellammare del Golfo

IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 3.770 46,66 -
MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALL.PER IL SUD 411 5,08 -
TOTALE SILVIO BERLUSCONI 4.181 51,74 -

PARTITO DEMOCRATICO 1.931 23,9 -
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 212 2,62 -
TOTALE WALTER VELTRONI 2.143 26,52 -

UNIONE DI CENTRO 1.137 14,07 -
TOTALE PIER FERDINANDO CASINI 1.137 14,07 -

LA SINISTRA L’ARCOBALENO 255 3,15 -
TOTALE FAUSTO BERTINOTTI 255 3,15 -

LA DESTRA – FIAMMA TRICOLORE 132 1,63 -
ASS.DIFESA DELLA VITA ABORTO?NO,GRAZIE 41 0,5 -
UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI 35 0,43 -
SINISTRA CRITICA 34 0,42 -
PER IL BENE COMUNE 30 0,37 -
P.LIBERALE ITALIANO 29 0,35 -
PARTITO SOCIALISTA 27 0,33 -
FORZA NUOVA 17 0,21 -
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 17 0,21 -
TOTALE altri 362 4,45 -

A Piazza San Giovanni è successo qualcosa

Eccellente ed utilissima per comprendere ciò che è accaduto e perchè accadrà ciò che è inevitabile che accada, l’analisi di Marco Giusti esperto di comunicazione, critico cinematografico, autore televisivo e regista che è possibile leggere interamente su Dagospia e di cui riporto qui uno stralcio.

Grillo, alla fine, ha avuto gioco facile, ha dribblato tutti e ha segnato a Piazza San Giovanni, lasciando Ezio Mauro a Fabio Fazio per il dopo festival, cacciando a suo modo giustamente tutti i giornalisti italiani dal palco (come avrebbe fatto un Moretti), scatenando l’evento che tutti noi, dentro al cuore, sapevamo possibile e volevamo così.

Il ritorno di un sogno, di una speranza. Che non ci hanno certo dato le campagne elettorali di Bersani, la più grigia, o di Monti, la più inutilmente ricca, o di Ingroia, la più vecchia, o di Berlusconi, la più divertente, perché tutta costruita al di dentro di una strategia televisiva, ma la più limitata essendo ormai la tv uno strumento che comunica quasi esclusivamente coi vecchi.

Grillo, a San Giovanni, ha distrutto l’immagine di Crozza a Sanremo, lui sì è un vero stand-up commedia, ha inglobato dentro un evento televisivo, perché questo era, tutta la grande comunicazione da primo maggio comunista, Benigni e Berlinguer, attaccando pesantemente il PD e Bersani esattamente come fece tanti anni fa a Sanremo con Craxi e i Socialisti.

Anche se è un paese strano, ancora scosso dalla vittoria di Marco Mengoni al Festival, dal goal di Totti alla Juventus, dal richiamo incredibile di Siani al cinema, dove nell’unico reality politico che abbiamo fatto si è preferito Bersani a Matteo Renzi, l’unico in grado di poter competere in tv con Berlusconi e sul palco con Grillo, dove dopo vent’anni di berlusconismo e un anno di montismo non siamo ancora usciti dalle nostre prigioni, è stata una campagna elettorale meravigliosa. E qualcosa è davvero cambiato.

Elezioni politiche 2013, la volata finale ed oltre !

Ogni tornata elettorale ha una sua storia, dinamiche proprie valide per e in quel momento storico. Solo la pigrizia intellettuale potrebbe portarci ad identificare il quanto già accaduto, con quanto accadrà a giorni e a non cogliere costanti e differenze.
Per ora solo un fatto è certo, che il bipolarismo tra un centro-destra berlusconiano ed un centrosinistra gravitante intorno al Pd è finito.
Ora siamo dentro un sistema multipolare anomalo, con vaghi, molto vaghi, riferimenti sia all’attuale configurazione della politica tedesca che greca.
In tal senso ciò che accade in Italia è perfettamente europeo.
In tale sistema la radicalizzazione che si determina negli ultimi giorni che precedono il voto, è immaginabile premierà secondo due dinamiche opposte entrambe di cambiamento.

Da un lato l’elettorato che vorrà cambiare determinando il massimo dell’instabilità rispetto allo status precedente, obbiettivo raggiungibile a parere di molti votando Grillo, e all’estremo opposto chi vorrà cambiare ma rafforzando il polo della stabilità identificato in Italia Bene Comune, quello che si raccoglie intorno al Pd e a Sel.

Gli altri, tutto gli altri raggruppamenti, ritengo soffriranno parecchio di tale dinamica. Alcuni mancando il quorum ed altri raggiungendo risultati al di sotto delle aspettative.

Se ciò si verificherà, e se questa sarà la chiave di lettura possibile anche a posteriori è allora possibile immaginare un risultato di IBC tra il 33% ed il 36%, che ove si attestasse sul valore superiore della forchetta potrebbe fare ragionevolmente sperare nel raggiungimento della maggioranza anche al Senato, un M5s tra il 22% ed il 25% ed un Cdx tra il 24% ed il 27% ed infine un centro montiano tra il 12% ed il 9%. Tutto il resto rimarrebbe fuori.

Cosa ci attende per il dopo ?

L’autosufficienza di IBC, sul piano strettamente numerico, dipende dal risultato del senato, ed in ogni caso rischia di essere comunque una autosufficienza assai relativa.
Sul piano politico invece la prospettiva che era data per auspicabile, anzi certa,  dai vertici politici del Pd, di una alleanza con il centro montiano, pur se non accantonata, non potrà che risentire delle cadute di stile mostrate da questa area nella sua difficile ricerca del consenso in campagna elettorale, ne del probabile insuccesso delle liste che a tale schieramento fanno capo.

Vi sarà da fare i conti allora con la certamente numerosa pattuglia grillina, che al di là delle estremizzazioni tattiche e strategiche del capo, tende al pragmatismo ed alle buone pratiche, una risorsa importante quindi a cui guardare con attenzione, ove non si voglia rimanere prigionieri di vecchi schemi non più rispondenti alle necessità del presente.

Immaginare quindi a Roma un quadro di relazioni politiche simile a quello messo in piedi da Rosario Crocetta in Sicilia, non è poi tanto lontano dalla realtà.