Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (21)

Udienza del 7 dicembre 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminato il teste: Vincenzo Sinacori (1955), di Mazara del Vallo testimone assistito (collaboratore di giustizia).

Il collaboratore Vincenzo Sinacori risponde al pm Ingroia.

Il Pm Ingroia chiede al teste Vincenzo Sinacori alcune notizie sulla sua figura.

Sinacori dichiara di essere pentito, e di essersi autoaccusato di tutti i reati mafiosi.
Nell’81 entrò dentro Cosa nostra, prima soldato e nel 91 è stato reggente della famiglia di Mazara.
Fu arrestato nel 1996 e divenne quasi subito collaboratore di giustizia.
Nella seconda metà degli anni 80′ Agate Mariano era il capo della cosca di Mazara, poichè era detenuto lo sostituiva Francesco Messina detto mastro Ciccio.
Capo del mandamento era lo stesso Agate Mariano.
Il mandamento era quello di Mazara, Marsala e Salemi.
La cupola provinciale era guidata da Francesco Messina Denaro.
A Trapani a comandare il mandamento furono Totò Minore, Cola Gucciardi e da ultimo dopo la metà degli anni 80 Vincenzo Virga.
Nell’88 era Virga il capo del mandamento di Trapani.

Conosceva Mauro Rostagno?
“So che era un giornalista”.
“Mentre ero a Castelvetrano con Mastro Ciccio, Messina Denaro Francesco disse in quell’occasione che aveva dato l’incarico ai trapanesi di farsi Rostagno”.
Il “farsi” significava “uccidere” ed i trapanesi significava Vincenzo Virga.

“Non ho mai saputo chi materialmente uccise Rostagno”.
“Io posso fare solo supposizioni su chi poteva essere il braccio armato di Vincenzo Virga”
“Uno di fiducia era Vito Mazzara, quello di maggiore fiducia, poi c’era Pietro Bonanno ed altre persone”.
Il pm legge quindi un verbale nel quale Sinacori a suo tempo fece anche altri nomi come Vito Mazzara, Nino Todaro, Vincenzo Mastrantonio, Salvatore Bica.
Sinacori risponde che comunque si trattava ieri come oggi di supposizioni che questi potevano essere il braccio armato.
“Se a Trapani succedevano omicidi, se non andavamo noi, erano quelli di Trapani a sparare”.

Chi è Vito Mazzara chiede il pm.
“L’ho conosciuto, mi ha aiutato tantissimo durante la latitanza, uomo d’onore e rappresentante di Valderice”
“So che è stato nella squadra nazionale di tiro al piattello o a volo”
“Penso che la sua abilità nelle armi è stata usata da Cosa Nostra”
“Se non ricordo male ha commesso l’omicidio Montalto, l’ho saputo da Virga che era stato Vito a sparare a Montalto, non so se era stato in compagnia di altri”.

“Vincenzo Mastrantonio era impiegato all’Enel e camminava con Virga”
“So che l’hanno trovato morto, ma non so il perchè”

Perchè fu ucciso Rostagno?
“Perchè era uno che tutti i giorni macinava a Rtc sempre contro Cosa nostra, sempre mafia, mafia, mafia, il motivo era questo,
E’ una sua deduzione o che altro ?
“Non c’era bisogno di commentare il delitto si sapeva che il motivo era questo, tutti ci lemanetavamo di Rostagno, tutta la provincia di Trapani si lamentava di Rostagno, era una insofferenza infinita quella nutrita, lui non parlava di mafia, sparlava di mafia, parlava male tutti i giorni della mafia”

Conosceva chi era il proprietario di RTC
Il proprietario di Rtc era Bulgarella, non lo conoscevo, ma sapevo che c’era un Bulgarella che aveva rapporti con Siino e Giovanni Brusca ma non so se era la stessa persona, l’ho sentito dire da Brusca di questo Bulgarella”.

Il pm Ingroia cede il mircrofono per le domande al pm Paci.

Chi era Mastro Ciccio
“Mastro Ciccio era il sottocapo della famiglia di Mazara, l’uomo di fiducia di Riina a Mazara ed aveva rapporti con Virga”.

Ha conosciuto Francesco Milazzo ?
Sinacori afferma di avere conosciuto il boss di Paceco Francesco Milazzo e di averlo visto a Mazara incontrarsi con Mastro Ciccio, Francesco Messina.

Tra il momento in cui sente parlare dell’ordine del delitto ed il momento della esecuzione quando tempo trascorse ?
“Non ricordo ma credo che sia passato un mese, un mese e mezzo”.

Ci furono commenti dopo il delitto?
“Non ricordo”
Viene letto un verbale di sue dichiarazioni rese durante l’istruttoria, in data 7 marzo 1997: “Poi non ho saputo nulla, c’è stato solo quel fatto del fucile che è scoppiato, ma può scoppiare per qualsiasi motivo”.
“Ricordo del particolare del fucile scoppiato, ma non ricordo se l’ho letto sul giornale o me lo disse qualcuno”.
Nel verbale c’è scritto che lui lo apprese dal giornale, ma nello stesso verbale lui dice di avere chiesto a Mastro Ciccio “se lui mi diceva chi era stato, mi disse che se lo erano fatti i trapanesi”.
Sinacori conferma le dichiarazioni.

Il pm Paci chiede ancora se in altre occasioni erano scoppiate armi.
“Non lo ricordo” risponde Sinacori che però in istruttoria ha parlato di un revolver che scoppiò, credo per il delitto di Natale L’Ala (tentato omicidio), era una partita di revolver che erano fasulli.
Il pm fa anche una contestazione a proposito di dichiarazio rese sempre da Sinacori in istruttoria a proposito di un traffico di armi passato per Trapani.
“Io ho saputo che hanno scaricato una volta marsalesi e alcamesi una partita di armi dove c’erano anche questi revolver che non funzionarono.
Sinacori conferma ancora e risponde dicendo di non sapere collocare nel tempo quando avvennero questi traffici di armi, ma “penso – dice – che siamo negli anni 80″.

Il pm Paci torna sul delitto Rostagno. Lo avete commentato?
“Nessuno si lamentò tutti si complimentarono”
Tutti chi erano chiede il pm?
“Non mi ricordo i nomi intendevo dire tutti perchè era risaputo che Rostagno per quello che diceva doveva fare questa fine”.
“Nessuno è venuto a dire come mai, e come non mai, e poi io sapevo che Messina Denaro Francesco davanti a me aveva dato incarico a mastro Ciccio”

E poi su Vito Mazzara a proposito dell’uso di armi.
“Era il numero uno” e aggiunge “per il fatto che faceva parte della nazionale di tiro al volo o tiro al piattello”.

Vito Mazzara anche per commettere gli omicidi era il numero uno?
“Penso di si, per lui è facilissimo colpire l’obiettivo e basta”.

Domande sul delitto Mastrantonio.

Escluso un legame di questo omicidio con il delitto Rostagno
Sinacori ricorda la stretta vicinanza di Mastrantonio con Virga, per lui sicuramente questo Mastrantonio sarebbe impazzito perchè rivelava ciò che non doveva rivelare, nel senso che Virga parlava con lui e lui raccontava queste cose per dire a Mariano Asaro, che non era uomo d’onore, e poi questi le riferiva a Francesco Pace, imprenditore di Paceco. Il Pace che conosceva a mastro Ciccio, riferiva a quest’ultimo, questi discorsi.
Ma: “Mastrantonio è stato dentro Cosa nostra pochissimo, da Natale Santo Stefano, non era un personaggio conosciuto”

A proposito del delitto Rostagno Sinacori rammenta di ricordare di avere appreso dal giornale che il luogo del delitto non era illuminato.
Sinacori a proposito dell’assenza della luce fece il collegamento tra la circostanza ed un possibile coinvolgimento di Mastrantonio, soprannominato Enzo Enel perchè lavorava all’Enel, fece questo collegamento ma come sua supposizione, non glielo riferì nessuno.

Termina il pm Paci, prosegue il pm Francesco Del Bene

Del Bene chiede dei rapporti tra lui e mastro Ciccio.
“Eravamo paesani, appartenevamo tutti e due alla stessa famiglia, ci vedevamo quasi tutti i giorni, era un rapporto tutto mafioso, di Cosa Nostra, le informazioni che ci passavamo come regola dovevano essere vere”.

Il pm chiede dell’incontro con mastro Ciccio dopo il delitto Rostagno.
“Mastro Ciccio mi disse che erano stati i trapanesi”. “Non so cosa intendeva mastro Ciccio per trapanesi, ma per me i trapanesi erano Vincenzo Virga che era il capo mandamento”.

Il pm chiede, l’omicidio in considerazione della qualità del soggetto, chi potesse ordinarlo.
“In quel periodo senza autorizzazione di Riina non si uccideva nessuno, poi si passava per il capo provincia o la provincia, ma sempre col consenso di Riina, capo provincia era Messina Denaro Francesco, il delitto poteva essere demandato ad altri o lo poteva eseguire lui con l’assenso della provincia, la regola di Cosa nostra era che l’omicidio doveva essere autorizzato, a Trapani competente per i delitti era Vincenzo Virga che doveva anche lui autorizzare il delitto se commesso nel suo territorio, nel 1988 Virga era capo del mandamento di Trapani”.

“Qualche trasmissione di Rostagno all’ora di pranzo l’ho vista,lui sparlava di Cosa nostra,io ricordo in generale non di attacchi a soggetti specifici”.

Vincenzo Virga, ricorda Sinacori, faceva il gielliere, aveva imprese edili ma aveva anche interessi nella gestione di rifiuti ospedalieri, le imnprese non erano intestate a lui ma ad altri.

Il pm Del Bene chiede del boss di Campobello Natale L’Ala.
Credo risponde Sinacori era uno messo fuori dalla famiglia di Campobello negli anni 50 o 60, fu ucciso perchè dava fastidio ai campobellesi, assolutamente nel 1988 non contava nulla, non ricordo quando fu ucciso.

Tornando a Rostagno Sinacori dice che in quel periodo (1988) Rostagno ogni giorno parlava male della mafia, dei processi contro i mafiosi, del processo per il delitto del sindaco di Castelvetrano, Lipari. Rostagno andava a questo processo dove era imputato Mariano Agate.
Rostagno, dice Sinacori, parlava del processo Lipari e di tutte le cose che riguardavano Cosa nostra, ma secondo lui con il processo Lipari il delitto Rostagno non c’entra niente.

Sui rapporti tra Bulgarella e Siino Angelo.
“Bulgarella che dico io era un costruttore era uno che lavorava aveva tanti lavori anche a Palermo, non so da cosa nascevano i rapporti tra Bulgarella, Siino e Brusca, ma penso che questi rapporti nascevano dagli appalti”.

Ancora Sinacori espone alla Corte le sue dichiarazioni come supposizioni, e di non avere avuto conoscenze dirette, ma alla luce di altre indagini e processi, come quelle sugli appalti pilotati, o ancora su Virga, queste supposizioni si presentano sempre come verità.

Il pm chiede se altri giornalisti davano fastidio.
“Sicuramente qualche altro c’era, na non ricordo dice Sinacori”.

Intervengono le parti civili.

L’Avvocato Carmelo Miceli chiede se ci sono state ragioni specifiche sul delitto Rostagno.
Sinacori risponde di no.
Il legale legge un verbale del 1997, nel quale Sinacori spiega che Rostagno fu ucciso a Trapani perchè a Trapani all’epoca le forze dell’ordine non avevano contezza dell’organizzazione mafiosa, l’esecuzione del delitto avvenne a Trapani proprio perchè non si conosceva l’essenza mafiosa locale. Sinacori torna a dire di non sapere dell’esistenza di motivi specifici, ma che Rostagno fu ucciso per i suoi interventi televisivi.

Sempre l’avvocato Miceli introduce altri possibili scenari come la gestione dell’appalto per il porto di Mazara ed entra nel processo il nome di Pino Lipari, noto geometra palermitano legato alle famiglie di Palermo per la gestione di appalti.
Il legale Miceli legge ancora il verbale del 1997 nel quale Sinacori parla di rifiuti tossici ospedalieri.

Mafia e massoneria. “Come regola non dovrebbero esserci rapporti”. A lui non risulta che Vincenzo Virga può avere avuto rapporti con massoni” rapporti vietati in Cosa Nostra, pena la morte.

Rispondendo ancora all’avv. Miceli, Sinacori esclude ogni rappoorto tra Cosa Nostra e la comunità Saman.

Altri avvocati di parte civile non hanno domande.

La parola all’avvocato Vito Galluffo, difensore di Vito Mazzara, la domanda è sulle regole dentro Cosa Nostra.
La risposta di Sinacori è che: “La regola era una sola, Riina Salvatore”….Nel senso che si faceva quello che Riina diceva…

L’avv. Galluffo chiede se Rostagno dava fastidio ad Agate.
“Rostagno dava fastidio anche ad Agate ma dava fastidio a tutti.

Ma Agate c’entra col delitto? “No”.

L’avv. Galluffo chiede se durante un delitto un teste vede i killer, quale è la regola ?
“A secondo di chi spara” risponde Sinacori.

L’avvocato Galluffo chiede se può accadere che i testimoni di un delitto di mafia rimangono vivi ?
La risposta è che si può succedere che rimangano vivi

Galluffo chiede se Sinacori sappia se Mastrantonio era anche un killer.
Sinacori rispone che non gli risulta.

Sempre l’avvocato Galluffo chiede se per uccidere il “povero Rostagno” a Trapani i boss potevano usare anche killer di altra zona ?
La risposta è affermativa.

L’avvocato Vezzadini, difensore di Vincenzo Virga, chiede da quanto tempo gli esponenti di Cosa Nostra si lamentavano di Rostagno.
“Non so a quanto tempo prima del delitto risalgono le lamentele, se ne parlava da sempre, non so dire nè se erano anni nè se erano mesi” risponde il Sinacori.
L’avvocato Vezzadini chiede ancora sul coinvolgimento di Riina nel delitto Rostagno.
Risponde il Sinacori: “Il coinvolgimento di Riina è una mia supposizione perchè non si faceva niente senza il consenso di Riina, non so se nel caso Francesco Messina Denaro ha chiesto a Riina, Vincenzo Virga essendo campo mandamento a Trapani, avrebbe avuto l’incarico di organizzare l’omicidio, poi chi l’ha commesso non lo so io”

L’ordine di uccidere Rostagno arrivò da Messina Denaro Francesco, ribadisce Sinacori rispondendo all’avv. Giuseppe Ingrassia difensore di Virga.

L’avvocato Ingrassia chiede se abbia conoscenze dirette sul coinvolgimento di Virga nel delitto.
Sinacori risponde di no e di non non sapere altro.

Il pm Paci finite le domande della difesa riprende la parola e chiede dei rapporti tra la commissione provinciale e Vincenzo Virga.
Sinacori risponde che nel 1996 era latitante a Trapani ed i rapporti erano buoni. Era a Trapani con l’avallo di Vincenzo Virga, ci saranno stati anche dei contrasti ma non ricorda i particolari.

Le domande della Corte.

Sinacori viene invitato a descrivere l’organizzazioine di Cosa Nostra negli anni 80.
Sinacori risponde che c’era un rappresentante provinciale ed i vari mandamenti. Castelvetrano faceva mandamento e provincia.
E sulll’incontro nel corso del quale fu comunicato il delitto ribadisce: “Una mattina con Mastro Ciccio siamo andati a Castelvetrano a parlare con Messina Denaro Francesco, tra una parola e l’altra (parlavamo di discorsi di Cosa nostra) Messina Denaro disse a mastro Ciccio che aveva dato l’incarico a Virga di farsi Rostagno”.
A proposito degli omicidi a cui ha partecipato, il Sinacori non ricorda il suo primo omicidio, ma il primo omicidio a cui ha partecipato è stato l’omicidio di Vito Lipari.
Ogni famiglia di Cosa nostra poteva contare su gruppi di fuoco e accadeva che tra mandamenti ci fossero scambi di favore. C’erano omicidi che paesani dell’uomo da uccidere non avrebbero potuto fare ed allora arrivavano altre persone.
Per l’omicidio dell’agente di custodia Giuseppe Montalto, Sinacori dice, fu Virga a dirgli che a sparare all’agente era stato Vito Mazzara.

La Corte termina le domande

Rispondendo ad una domanda dell’avv. Crescimanno, Sinacori ricorda di avere partecipato all’inizio degli anni 80 all’omicidio del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari, con funzioni di autista e con lui c’erano Giovanni Leone e Andrea Gancitano.

La prossima udienza si terrà il 21 dicembre e verranno sentiti i pentiti Vincenzo Calcara e Rosario Spatola. Per gennaio 2012 le udienze si terranno l’11 gennaio e il 25 gennaio, succesiva 1 febbraio.

L’udienza si chiude qui.

Prossima udienza il 21 dicembre, saranno sentiti i collaboratori di giustizia, Vincenzo Calcara e Rosario Spatola.

La precedente udienza del 23/11/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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