Castellammare del Golfo e il suo “porto delle nebbie”

Approssimandosi il primo anniversario del sequestro dei lavori di costruzione del porto , senza che niente si sia mosso, né in direzione della conclusione delle indagini, né in direzione della ripresa dei lavori, mi permetto di suggerire all’Ammministrazione Comunale per il prossimo 26 maggio di farsi promotrice di una rassegna cinematografica sul tema del porto, qualcosa che possa comprendere, per citare solo due titoli, film quali:

Fronte del porto” film di Elia Kazan del 1954 nel quale Terry Malloy, lavoratore portuale ed ex promettente pugile, dopo essere stato coinvolto dal fratello Charley nelle attività di un’organizzazione sindacale che con metodi banditeschi gestisce i lavoratori nei porti di New York, dopo una coraggiosa deposizione in tribunale, si porrà alla testa del movimento per la loro emancipazione;

e

Il porto delle nebbie“, film del 1938 di Marcel Carné, con Jean Gabin e Michèle Morgan, il quale in quanto a luoghi, ambiente, e vicende nulla ha a che fare con le vicende giudiziarie e di malaffare del porto di Castellammare del Golfo, ma che in quanto a titolo non può essere più pertinente.

*** Nelle due clip video che seguono la parte finale di “Fronte del porto”

SpainRevolution, la rivoluzione in diretta

Ciò che sta accadendo in Spagna è da seguire con estrema attenzione.
La SpainRevolution, il movimento 15-M (Movimento 15 maggio)cosidetto degli “indignati” contro la crisi e le sue dinamiche, va in diretta sui mezzi di comunicazione alternativi e sui social network in un mix di piazze reali e piazze virtuali.
La pacifica, ma ferma protesta nelle piazze delle città spagnole viene quindi trasmessa in diretta video, audio e testuale utilizzando in maniera diffusa, plurale e non gerarchica, pc telefonini, tablet.

I mezzi tradizionali di comunicazione e gli operatori dell’informazione sono costretti ad inseguire, adeguarsi e difendersi, dalle accuse di manipolazione dell’informazione.

Scrive oggi Carta.org nel tentativo di descrivere ciò che accade nelle piazze spagnole:

“La Comune di Madrid

Non li ha fermati la polizia. Non ci è riuscita. Ormai a Porta del Sol, nel centro di Madrid, c’è una comune, una città auto-organizzata che rivendica diritti e che porta le ribellioni mediterranee dei mesi scorsi nel bel mezzo della Fortezza Europa. È l’ulteriore dimostrazione che quella fortezza è tutt’altro che inespugnabile, e che le idee insieme agli uomini e alle donne e alle storie che vivono, sono più forti delle frontiere.
Non è facile organizzare la convivenza spontanea di centinaia di persone provenienti da ambienti diversi, sconosciuti l’uno all’altro nel centro della città. Tutte queste persone devono mangiare, lavarsi, dormire, pulire, tenere la comunicazione e soprattutto sviluppare un discorso comune.
Tutto ciò – nota El Pais in un reportage sul fenomeno – avviene senza gerarchie, senza guru e leader carismatici. Un tabellone informa i manifestanti che arrivano in piazza: dove si trova la zona notte, dove si può recuperare del cibo e persino dove ritrovare gli oggetti smarriti. Ci sono poi otto comitati, divisi in sottocommissioni formate da molti volontari. Qualcuno ha provveduto a costruire dei teli per ripararsi dal sole e dalla pioggia, che nelle ore scorse non ha risparmiato la città. Sono comparse anche delle assi di legno che fungono da pavimento e qualcuno ha portato persino divani e brandine. «Abbiamo bisogno di pane e caffè», hanno scritto su Twitter ieri sera. Alcuni ristoratori della zona hanno donato cibo e sidro. I gruppi di lavoro sono aperti a tutti. Un moderatore si occupa di far parlare chi lo desideri. Alcuni appuntamenti durano ore, perché tutti vogliono dire la propria. In molti si occupano di monitorare ciò che avviene in rete, altri predispongono la tutela legale e ricordano a tutti di portarsi dietro il nome di un avvocato da chiamare in caso di arresto.
La principale manifestazione si era svolta lo scorso 15 maggio a Madrid. «Toma la calle el 15 de mayo, sin futuro y sin miedo» recitavano gli striscioni che della manifestazione di studenti e precari che aveva rilanciato la pratica «italiana» del book bloc, i libri-scudo simbolo della rivolta contro la riforma Gelmini. Migliaia di giovani e studenti avevano chiesto welfare, reddito contro le politiche di austerity. Simili proteste hanno riempito le strade di una cinquantina di città spagnole.

Così, il giorno successivo, e siamo al 16 maggio, migliaia di persone hanno occupato Puerta del Sol, una delle principali piazze di Madrid. Sulla scia dell’iniziativa di Madrid, ci sono state manifestazioni a Barcellona, Valencia, Saragozza, Palma de Mallorca, Siviglia e Bilbao. Il movimento rifiuta qualsiasi portavoce e non ha nessuna intenzione di farsi ingabbiare dentro schemi già conosciuti.
Ciò che consente a un messaggio spedito nel mare in tempesta della rete e dei social network di non affogare è la sua parola chiave, l’etichetta, il «tag». Se state cercando notizie e aggiornamenti sul movimento spagnolo di questi giorni potere cercare «15m», sigla che deriva dal giorno in cui tutto è cominciato. E poi c’è «acampadasol», termine che deriva dal campeggio allestito in Puerta del Sol da migliaia di persone. Sui social network è comparso anche il tag «spanishrevolution», chiaramente ispirato alle rivoluzioni nel Nord Africa e vicino Oriente.
Il prossimo 22 maggio nello stato spagnolo si terranno le elezioni regionali. Alcuni esponenti politici hanno espresso la loro opinione dopo che la polizia di Madrid sciolto ha sgomberato l’accampamento di Madrid. Tuttavia, anche il candidato socialista di Madrid alle elezioni locali, Tomás Gómez, non ha potuto condannare il popolo di Puerta del Sol, anche se ha cercato di incanalare la protesta dentro gli schemi tradizionali, facendo finta di dimenticare le responsabilità del partito popolare di Aznar prima nell’aver alimentato la bolla speculativa del cemento e dei socialisti dopo di non aver saputo gestire la crisi. «Esorto i giovani a ribellarsi – ha detto Gómez – mi identifico con le loro richieste, ma voglio anche dire loro che c’è un canale per cambiare il mondo, per cambiare ciò che è sbagliato, e questo è la politica». Gómez ha detto di condividere le preoccupazioni dei manifestanti, perché «un intero sistema economico e politico è fallito». «Tuttavia – ha proseguito il candidato socialista – i veri anti-sistema sono gli anarco-liberisti seduti nei loro uffici che vogliono porre fine alla poteri pubblici, servizi pubblici e dello stato sociale».

Il leader di Izquierda Unida Cayo Lara, la cui campagna elettorale si è concentrata sulle carenze di fronte alla crisi delle destre del Pp e del governo socialista del premier José Luis Rodríguez Zapatero. Lara ha accusato Zapatero di aver venduto ai banchieri i diritti sociali e ha rilasciato dichiarazioni di appoggio al movimento. «Non vogliamo strumentalizzare nessuno. Sosteniamo questo movimento di ribellione e di indignazione perché siamo una parte di esso, ma senza essere opportunisti o cercare le luci della ribalta», ha detto Lara nel corso di una manifestazione a Siviglia. Stigmatizzando la «violenta repressione effettuata da polizia» contro i manifestanti, l’Izquierda unida ha affermato che il vice-premier «reprime la protesta invece di occuparsi dei temi che solleva». I commentatori fanno notare che òa destra del Partido popular non si preoccupa molto delle proteste: le vedono come una faccenda tutta interna alla sinistra.
I portavoce cambiano ogni giorno. «Chiediamo un cambiamento politico, sociale ed economico – spiega al Mundo Oscar Rivas, che ieri era il portavoce di turno- Le elezioni del 22 maggio non sono la data di scadenza di questo movimento. Vogliamo continuare a venire ogni sera alla Puerta del Sol a dimostrare che un altro mondo è possibile». La commissione elettorale è in difficoltà: le regole non consentono manifestazioni politiche prima del voto, ma non ci si è mai trovati di fronte ad un’anomalia simile. Un comunicato stampa promette: «Questo è solo l’inizio. La piattaforma, orizzontale, basato su assemblee aperte alla partecipazione di lavoratori, disoccupati, studenti, giovani, pensionati continuerà a lavorare. Vogliamo approfondire il cammino che abbiamo iniziato. Crediamo sia possibile una società più giusta. E lo dimostreremo».

Un giovane, intanto, ha scritto sul cartello che indossa: «Sono stanco di essere il futuro, io sono il presente».”

Su Salemi, Sgarbi e Giammarinaro, la verità di Oliviero Toscani

“Toscani: Giammarinaro sempre presente nella giunta di Salemi

Lo afferma Oliviero Toscani, dopo le polemiche sull’indagine sull’ex deputato regionale a cui sono stati sequestrati beni per 35 milioni

TRAPANI. «Giammarinaro partecipava sempre alle riunioni della giunta municipale di Salemi. Sgarbi dica quello che vuole. Ma questa è la realtà che, tra l’altro, ho raccontato ai magistrati». Lo ha detto Oliviero Toscani, dopo le polemiche seguite all’indagine sull’ex deputato regionale Pino Giammarinaro, cui sono stati sequestrati beni per 35 milioni di euro nell’ambito di un’indagine su riciclaggio e intestazione fittizia di beni. «Anche con tutta la buona volontà, in Sicilia, non è possibile far nulla. Sgarbi parla, parla ma non conclude mai nulla: è come il coitus interruptus. – aggiunge – Io me ne sono andato da Salemi perché ho capito che non avrei mai potuto realizzare nulla di concreto. Mi sono rotto i c… e non voglio sapere più niente. Basta, è come se fossero tutti morti. Con Salemi ho già perso molto tempo e tutto quello che ho fatto è stato a titolo gratuito».”

da GDS.IT

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (10)

Udienza del 18 maggio 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice la sera del 26 settembre 1988, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminate i testi: Pietro Amodeo, Silvana Fonte, Emilia Francesca Fonte,

Apre le audizioni l’ispettore capo della Digos Pietro Amodeo che otto anni dopo l’omicidio, nel 1996, partecipò alle indagini sulla cosidetta pista interna alla Saman, sfociata nell’operazione «Codice Rosso» coordinata dalla Procura di Trapani e che si rivelò fuorviante rispetto alle indagini sull’uccisione di Mauro Rostagno.
L’inchiesta (la cosidetta pista interna) infatti non approdò a niente di significativo e a carico dei soggetti indicati come esecutori materiali (tra i quali Cammisa Giuseppe, Marrocco Luciano, Oldrini Massimo e Rallo Giuseppe tutti soggetti i quali avevano avuto dei contrasti con Mauro Rostagno) non si accertò niente di significativo.
L’Amodeo riferisce anche sui verbali di riconoscimento fotografico (quattro) cui furono sottoposte le sorelle Fonte e sulle formalità fatte rispettare in quella sede nell’ambito di quella inchiesta.
Furono sottoposti quattro fascicoli fotografici elaborati sia dalla Digos che dal reparto operativo dei Carabinieri.
Tra i soggetti riconosciuti da uno o l’altra delle sorelle Fonte o da entrambe, riferisce l’ispettore Pietro Amodeo, vi furono un tale Genovese Giovan Battista, Oldrini Massimo, Rallo Giuseppe, Marrocco Luciano, Bonanno Giacomo e Alì Monder tutti soggetti riconosciuti ed indicati come partecipanti all’omicidio.
A conclusione di questa attività furono emessi dei provvedimenti cautelari nel corso del 1996, ma in seguito furono annullati dal tribunale del riesame.

Dopo la sopspensione vergono quindi raccolte le testimonianze delle sorelle Fonte, Silvana ed Emilia, che il 26 settembre del 1988 furono testimoni del passaggio delle auto per quella strada che porta a Lenzi.
All’epoca dell’omicidio Silvana Fonte aveva 13 anni ed Emilia Fonte 17.

“Quella sera ero sui gradini della chiesa”, ha raccontato Silvana Fonte, “all’improvviso vidi arrivare l’auto di Mauro. Era insieme con Monica Serra. Procedeva ad un’andatura più elevata rispetto a quella delle altre sere. Dietro c’era un’altra auto, una Fiat Uno, con a bordo tre persone. Non si trattava di gente del posto”.

Sollecitata dai pubblici ministeri Gaetano Paci e Francesco Del Bene a fornire una descrizione degli occupanti, la donna ha risposto: “Erano tre ragazzi. Il conducente e la persona che gli sedeva accanto avevano all’incirca venticinque anni mentre quello che stava sul sedile posteriore era più giovane”.

L’imputato Vito Mazzara aveva all’epoca dei fatti quarant’anni.

La testimonianza resa in sede di dibattimento dalla Silvana Fonte contraddice precedenti verbali di riconoscimento del 1996.
Nei verbali di riconoscimento la Fonte era certa che il soggetto ritratto in più di una delle fotografie (la 3 e la 6) mostrategli dagli investigatori fosse uno degli uomini che aveva visto a bordo dell’auto (la Fiat Uno) che inseguiva Mauro Rostagno e che sedeva accanto al posto di guida.
Imoltre la Silvana Fonte aveva ritenuto di vedere il soggetto che era seduto nella Fiat Uno, togliersi una calza da donna dal viso, quando aveva rivisto l’auto passargli davanti dopo l’uccisione di Rostagno.

E’ da notare che nel corso del dibattimento si è appreso che la foto 3 e la foto 6 ritraevano in realtà non il medesimo soggetto, ma due soggetti diversi, in particolare l’Oldrini e il Rallo.

Anche il soggetto della foto numero 7 (Genovese Giovan Battista) era stato riconosciuto, ed era anche lui a bordo della Fiat Uno, ma anche il soggetto della foto 4 (Graffeo Salvatore) al 70-75% avrebbe individuato come autista della Fiat Uno .

In sede di dibattimento la Silvana Fonte afferma invece che, “Certezze non ne ho mai date”.

Silvana Fonte aveva riferito inoltre, nel corso delle indagini, di avere visto, poco prima dell’arrivo di Mauro Rostagno, una Golf malandata, targata PA “verosimilmente di colore celeste”, imboccare la stradina che conduceva a Saman con a bordo 4 persone “dall’aria losca”.

Nel dibattimento ha sostenuto che l’episodio della Golf sarebbe avvenuto uno o due sere prima dell’omicidio intorno a mezzanotte.

La sorella, Emilia, sentita subito dopo nel corso della stessa udienza, ha confermato invece che l’avvistamento della Golf avvenne la stessa sera.

Anche Emilia Fonte riferisce del passaggio dell’autovettura di Rostagno e della Fiat Uno che tallonava la Duna di Rostagno. Riferisce inoltre di avere sentito i colpi di fucile e qualcosa di somigliante a un colpo di pistola.

La Fiat Uno, con a bordo i tre uomini, era tornata indietro, subito dopo gli spari, e si era allontanata a forte velocità.

La Golf non era invece ripassata dinanzi all’abitazione delle due sorelle. Silvana ed Emilia Fonte hanno però confermato che attraverso delle stradine sterrate, nei campi, è possibile raggiungere la strada provinciale.

Prossima udienza prevista il 25 maggio 2011 alle ore 9,30.

La precedente udienza del 04/05/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

Ragazze prima lo lasciate meglio è uno che scrive sui muri: “frullino sei il mio battito d’ali”

parola del mitico Vincenzo De Luca sindaco di Salerno riconfermato al primo turno delle scorse amministrative con il 74,42% e 66.761 preferenze per il centro-sinistra, laddove la diretta concorrente si è fermata al 17,51% con 15.715 preferenze.
Un Sindaco verace e senza sfumature dalle immense simpatie e in grado di suscitare in modo consapevole grandi antipatie, ma uno che Salerno (città del Sud in zona di camorra) con il suo realismo e la sua determinazione l’ha cambiata davvero.

Tra “imbecilli”,”animali”,”bestie”,”cafoni”,”galera”,”ciao fiorellino”,”viaggi premi in Iran”,”fustigazione”,”partito degli affari”,”farabutti”,”oltraggi alla biologia”,”sterminatori di congiuntivi”,”gigino la polpetta”,”grandissimo stressato Travaglio”,”tu dici palle”,”michelino”,”come è difficile la coerenza”,”i giornalisti pipi”,”inciviltà politivo-democratica”,Beppe Grillo saltimbanco”,”Padre Zanotelli e le tecnologie”.

Ma insomma quando mi fai diventare primario ?

Ancora a proposito del risvolto castellammarese dell’operazione “Salus iniqua” apprendiamo che non una ma due sono le società sequestrate a Castellammare del Golfo, infatti oltre alla LIFE Srl altra società sequestrata è la “IL CASTELLACCIO” di Neglia Maria & C. s.a.s.

Dalle intercettazioni emerge poi che Giammarinaro aveva, in pratica, messo le mani sulla sanità in provincia di Trapani.

Oltre alla gestione delle società che attingevano ai finanziamenti pubblici grazie al regime di convenzione dalle intercettazioni si ricava che Giammarinaro arrivava a decidere avanzamenti di carriera e nomine di primari.
Giammarinaro aveva dei “fedelissimi” nei posti-chiave dell’azienda sanitaria provinciale, primo fra tutti Giuseppe Cangemi, per anni direttore sanitario della Asl e la scelta dei sanitari da promuovere era quindi vincolata dall’appartenenza politica.
Con questo criterio sarebbero stati scelti, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, due primari assegnati agli ospedali di Alcamo e di Salemi.

Altro che meritocrazia.

I meriti professionali e i titoli non avevano alcuna rilevanza tanto che, sempre dalle intercettazioni si apprende che secondo Mimmo Turano, attuale presidente della Provincia Regionale di Trapani eletto da una coalizione sostenuta oltre che da Giammarinaro anche dal senatore D’Alì, i medici “scienziati” venivano fatti fuori in favore dei sanitari “scecchi” (asini).

In un incontro in cui veniva decisa la spartizione di posti dirigenziali nella sanità trapanese, il medico Vincenzo Borruso si rivolgeva a Giammarinaroper chiedergli: “Ma insomma, quando mi fai diventare primario ?”.
Proprio in quei giorni era stato nominato il nuovo dirigente generale dell’Asl, Fulvio Manno.
La prima preoccupazione del dottor Vincenzo Borruso era stata quella di chiedere a Giammarinaro: “Questo direttore amico nostro è ?“.
Girava voce infatti che Manno volesse “liquidare” Cangemi.
Giammarinaro tranquillizzò subito il suo amico medico con un lapidario: “Ma chi racconta queste minchiate?”.

Ma chi è questo dottor Vincenzo Borruso intimo di Giammarinaro ?

E’ lui o non è lui ?

Ma si che è lui.

*** – Update: Il documento che segue è stato reperito ed è liberamente disponibile in rete

A proposito del post “Il ramo castellammarese dell’operazione ‘Salus iniqua'”, Nino Ippolito

ci tiene a dire che:

“In riferimento al contenuto dell’articolo dell’opinionista Rino Giacalone, da voi pubblicato e in cui vengo tirato in ballo, chiedo, ai sensi della legge sulla stampa, la pubblicazione della seguente replica:
Sono stato amico di Pino Giammarinaro. E lo sono stato con fierezza, pienamente consapevole delle vicissitudini giudiziarie che lo hanno riguardato. Le responsabilità penali sono personali. E, nonostante la furia forcaiola di certi antimafiosi di mestiere che vivono e si nutrono di sospetti, non si trasmette agli amici. Inoltre la pena nel nostro ordimanento, ha valore rieducativo, non contempla la morte civile di un individuo.
Da tempo, quella con Giammarinaro, è un’amicizia troncata. Per mia scelta. Ed è, come ha ricordato lo stesso Sgarbi, di dominio pubblico. Dei motivi (per principio, perchè le amicizie non si devono giustificare) non debbo darne conto a nessuno, nemmeno a quegli investigatori che si eccitano, con lo stesso spasmo che mostrano le iene di fronte al sangue, quando annunciano che «riecheggieranno le sirene» (così si legge sul profilo Facebook di un investigatore trapanese), men che meno a mediocri giornalisti, e mi riferisco all’imponente (fisicamente) Rino Giacalone, dal quale apprendo che io avrei preso e consegnato «ordini». Circostanza letteralmemnte inventata dal Giacalone perché da nessuna parte è scritta una simile cosa. E’ una sua chiosa da mestatore e suggestionatore. Essere «citati» in una indagine non può diventare, come fa il vigliacco Giacalone, il pretesto per alimentare sospetti o attribuire, arbitrariamente, comportamenti che non non ho mai avuto. Io sono stato ascoltato come «persona informata dei fatti».
In un rapporto di amicizia non si prendono o si danno ordini. Succede nei rapporti di subalternità, come quelli della disciplina militare, che Rino Giacalone, per ragioni non solo professionali, certamente conosce meglio di me.
Il solo ordine che conosco è quello cavalleresco di San Costantino, di cui ho fatto parte parte. Per contrappormi – vanamente – all’affollato e, ahinoi, non riconosciuto, «Ordine Asinino», dove albergano tanti, boriosi e ignoranti giornalisti che coltivano la ripicca e la ritorsione.
Io prendo ordini dalla mia conscienza. Per questo ciò che si è scritto su di me è una infamia da vigliacchi. E poco importa se a scriverlo sia stato un investigatore esaltato, prevenuto o infedele o, come temo, sia piuttosto il premeditato schizzo di fango ispirato da una opinione, una ipotesi, una suggestione.
Circa un anno fa, lo stesso Giacalone, giornalista antimafia «da tavolino», scrisse su di me una serie di fandonie alle quali, non dopo avergli ricordato le ricorrenti castronerie grammaticali e sintattiche di cui é notoriamente infarcita la sua scrittura (disponibile, a richiesta, a stilare l’impietoso cahier de doléances…), replicai chiedendo la pubblicazione di una rettifica nella quale sottolineavo, tra le altre cose, il suo giornalismo «a tesi» e, peggio ancora, l’assenza di riscontro preventivo alle cose pubblicate, così come il riconoscimento del diritto di replica ai soggetti chiamati in causa.
Lui, che rimprovera continuamente ai suoi supposti avversari di utilizzare la querela come strumento intimidatorio, mi denunciò. Il magistrato ha ritenuto pertinenti le mie considerazioni e comunque nell’alveo del «diritto di critica». Giacalone, probabilmente, avrà masticato amaro, anche perchè quelle mie considerazioni contenevano giudizi sulle sue qualità professionali.
Chiedo, come si dice in questi casi – l’onere della prova. Che non è una ipotesi, e nemmeno la ricostruzione fantasiosa e arbitraria di un investigatore che interpreta piuttosto che riportare i «fatti». L’onore della prova, dunque, per capire – qualunque ne sia l’origine – il perché di questa infamia. E così difendermi da questo fango gratuito. Aspettando che l’opinionista Giacalone mi dica chi ha detto o chi ha scritto che io avrei preso «ordini».

Nino Ippolito
Addetto Stampa di Vittorio Sgarbi”

*** Nota di Diarioelettorale

Quanto sopra si pubblica per dovere, con piacere, ed integralmente per rispetto della persona Nino Ippolito e del suo diritto di replica, ove nello scritto di Rino Giacalone precedentemente pubblicato abbia ravvisato giudizi gratuiti ed offensivi sulla sua persona, ovvero il riferire di fatti e circostanze non vere o cosa ancor più grave false.

Non siamo noi in condizione di stabilire se sia scritto da qualche parte che Nino Ippolito abbia preso e consegnato ordini da e del Giammarinaro, non siamo giornalisti. Di ciò si assume la responsabilità “il giornalista” Rino Giacalone, essendo stato pubblicato il pezzo integrale, da noi solo parzialmente citato, su testata giornalistica autorevole e con ben altra diffusione di quella che può vantare un blog di provincia.

Resta il fatto che qui, nella replica da parte di Nino Ippolito si esprimono giudizi su Rino Giacalone che francamente appaiono gratuiti, non suffragati da dimostrazione di alcun tipo e che quindi vengono pubblicati integralmente solo per completezza dell’informazione, secondo il principio del “chi ha detto cosa” fermo restando la totale assunzione di responsabilità in ogni sede da parte dello stesso Nino Ippolito.