Se Atene piange, Sparta non ride !

Sembra che anche a Sparta, pardon Castellammare di Stabia abbiano problemi in qualche modo legati al porto. Qui infatti la Fincantieri ha annunciato la chiusura dello storico cantiere navale di Castellammare, nato nel 1790, cosa questa che porterà alla perdita del posto di lavoro per 640 lavoratori della Fincantieri e per altri 1.200 dell’indotto.

E così i castellammaresi di laggiù esasperati hanno devastato il municipio:

Fincantieri: devastato Municipio Castellammare di Stabia – Distrutti busti e scale marmo, scritte contro sindaco

24 maggio, 14:38

(ANSA) – CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI), 24 MAG – E’ uno scenario di devastazione quello che si presenta nel Municipio di Castellammare di Stabia (Napoli) dove la scorsa notte e’ esplosa la protesta in seguito all’annuncio della Fincantieri di voler chiudere lo stabilimento stabiese.

I simboli dell’Unita’ d’Italia, come i busti in marmo di Garibaldi e Vittorio Emanuele, custoditi a Palazzo Farnese sono finiti in pezzi. Si sono salvati solo il Crocifisso e il quadro del Presidente Napolitano.(ANSA).”

Diciannove anni dopo Capaci, tra vittime, furfanti e sciacalli

«È accaduto l’otto dicembre, a Fiumicino. L’ho fermato io. L’ho supplicato piangendo di dire la verità. E mi sono quasi affidata a lui, invece di ignorarlo e di maledirlo come bisogna fare con quanti hanno fatto affari e coperto gli assassini di Cosa Nostra. Perché l’ho fatto? Io ce l’ho con me stessa, sciocca, caduta nella trappola. Ma ce l’ho soprattutto con chi mi aveva fatto credere che quel furfante fosse davvero affidabile. Lo vedevo protetto dalla polizia, coccolato dai magistrati, all’università accanto a Salvatore Borsellino, osannato nelle trasmissioni televisive, sui plachi della politica, perfino a Verona con gli uomini di Di Pietro e, fino a qualche settimana fa, in comunella con i giornalisti antimafia al convegno di Perugia…»

«Non sono più sicura di niente. Ma è assurdo che tanti magistrati fossero invece sicuri di Ciancimino. Ci servono eroi vivi in questo Paese. Ma eroi alla Ninni Cassarà. Inquirenti come lui che facevano indagini serie. Anche con gli infiltrati per scavare e scoprire. Non solo affidandosi a pentiti infidi, alle parole, a mafiosi pagati con stipendi certo superiori al mio. Ci pensino i magistrati che vanno ai convegni, in tv, a presentare libri. La mia diffidenza di sempre mi porta a pensare che tanti cercano un po’ di visibilità per se stessi. Anche a costo di usare un personaggio dubbio e ambiguo. E ci sono caduta anch’io. Ma lo Stato non dovrebbe metterci in condizioni di diventare creduloni, con le cicatrici che ci portiamo addosso»

Quelle sopra sono parole di Rosaria Costa la giovane moglie di Vito Schifani agente di polizia della scorta di Giovanni Falcone, saltato in aria con il giudice e la moglie quel 23 maggio del 1992, e che tutti ricordiamo per il sofferto perdono pronunciato nella chiesa di San Domenico di Palermo ai funerali delle vittime della strage di Capaci.
Il “furfante” di cui parla Rosaria Costa è Massimo Ciancimino.

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