Sulla mancata depurazione delle acque, il Comune di Castellammare del Golfo, rischia la procedura di infrazione ?

Negli ultimi giorni il giornale “La Siciliadi Catania ha lanciato l’allarme, con una serie di articoli sulla situazione dei servizi di depurazione dell’isola alla luce anche dell’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’UE.
Vi ripropongo qui per l’interesse che la cosa ha per la nostra cittadina l’articolo pubblicato il 21 dicembre su il Corriere del Mezzogiorno ed uno tra quelli pubblicati sempre il 21 alla pagina 6 de “La Sicilia“.
Vi ricordo inoltre che la questione “depuratore” del comune di Castellammare del Golfo era stata affrontata su questo blog già qui, qui, qui ed anche qui per citarne solo alcuni, ed anche alla luce delle possibili misure di cui si discute in questi giorni.

SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO DI BRUXELLES 74 COMUNI TRA CUI PALERMO, CATANIA E MESSINA
Depurazione acque e reti idriche, l’Ue mette la Sicilia sotto accusa
A pesare sull’isola ci sono 81 provvedimenti per infrazioni: oltre trecento sono in fase di elaborazione

PALERMO – La Sicilia insieme a Campania e Calabria è la destinataria del più alto numero di procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea per la mancata attuazione del piano per la depurazione delle acque e per gli interventi su reti idriche e sistemi fognari. A pesare sull’isola ci sono 81 provvedimenti e oltre trecento in fase di elaborazione. Una situazione che spaventa sia il ministero per l’Ambiente che la Regione su cui graverebbero le eventuali multe e ritardi derivati dal loro pagamento.

Sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles sono finiti 74 comuni, tra cui Palermo, Catania e Messina ma anche aree sensibili di pregio naturalistico tra cui Aci Castello con la riviera dei Cicolopi, Terrasini, Castellammare del Golfo e Santa Flavia. In tutto in Italia sono 178 i comuni a non essere in regola, 129 nelle regioni meridionali, ovvero il 73 per cento.

La questione è legata all’attribuzione di competenze sulla gestione delle reti idriche all’indomani dell’entrata in vigore degli Ato idrici, una procedura che avrebbe dovuto avviare le opere di manutenzione in materia, anche alla luce dell’accordo di programma quadro firmato nel 2005 tra Regione e Ministero. Alla Sicilia sarebbe toccato un contributo di 1 miliardo e duecento milioni. Ma il meccanismo si è bloccato per lo stallo del sistema degli Ato, andato sotto gestione commissariale, poi ritornato sotto gestione regionale che avrebbe dovuto attribuire agli enti locali le competenze per far partire attività e progetti. Una situazione d’immobilismo che grava sulla Sicilia e sull’Italia che potrebbe causare danni economici di notevole livello oltre a lasciare una situazione a rischio in molte aree dell’isola.

Fonte Italpress”

da Corriere del Mezzogiorno

 

Sono 74 i Comuni che rischiano sanzioni

Catania. Settantaquattro comuni siciliani nell’occhio del ciclone, di cui undici che hanno competenze su aree protette. Situazione quanto meno imbarazzante, con fortissime sanzioni in arrivo per cui rischia di attivarsi uno scaricabarile tradizionale e triste nelle vicende siciliane. Di chi è la colpa? Un po’ di tutti. Ma quali sono le situazioni più complesse? Lo sono quasi tutte, ma ci sono aree in piena crisi. Agrigento, per esempio, che ha una serie di problematiche, dal depuratore di Licata che è stato aperto, poi chiuso, poi riaperto e di cui si sta ancora discutendo, sino alle situazioni di Agrigento e Porto Empedocle. Nel capoluogo sia le zone rivierasche che quelle del centro della città soffrono per la questione della depurazione delle acque e molti turisti questa estate, soprattutto nella zona di San Leone, hanno potuto toccare con mano le conseguenze di questi ritardi. A stare un po’ meglio è Sciacca, ma naturalmente non basta a confortare nessuno. Sta molto meglio la provincia di Ragusa, dove i depuratori ci sono, sono stati potenziati quelli della zona di Marina e i risultati si vedono e stanno nel mare più pulito di Sicilia, con tanto di riconoscimenti delle associazioni ambientalistiche. Qualche problema hanno avuto di recente Vittoria e Modica, ma le situazioni sono tornate alla normalità. Discorso diverso per il siracusano, dove nonostante l’impegno delle amministrazioni, da molti Comuni alla Provincia, ci sono ancora situazioni di enorme disagio. Per esempio quella di Augusta, dove inutilmente il sindaco Massimo Carrubba ricorda da mesi, quasi con tono accorato, che il mare augustano avrebbero bisogno del depuratore per cui da tempo sono stati trovati in fondi privati. Mancano quelli della Regione, la storia va avanti da anni, nonostante anche qui ci sia un Apq con il ministero dell’Ambiente che prevedeva una pioggia di investimenti finalizzati alla bonifica ambientale dell’area. Questo litorale, tra l’altro, è quello che si trova di fronte all’area industriale siracusana, dunque avrebbe bisogno di interventi straordinari. Le condizioni per Augusta ci sono tutte, come detto, persino con un progetto esecutivo pronto all’uso. La volontà politica, invece, non ci sarebbe ancora. Problemi anche a Melilli, dove una parte degli scarichi finisce nel depuratore consortile di Priolo, mentre un’altra grande parte ancora scarica nel pallone, dunque non passa da nessun depuratore. Impasse totale ad Avola, dove da tempo si discute del depuratore senza, però, arrivare ad una soluzione, con l’aggravante che gli scarichi a mare di questo centro finiscono con l’interessare l’area depurata di Noto con le sue splendide località turistiche e con le aree protette. E Catania? Il presidente della Sidra, la società che gestisce i servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad uso civile, irriguo ed industriale nel capoluogo e in alcuni comuni limitrofi (S. Agata Li Battiati, S. Giovanni La Punta, Tremestieri Etneo, Gravina, S. Gregorio, Misterbianco) dice: «Abbiamo impianti di depurazioni efficienti e moderni, ma purtroppo ancora intervengono soltanto con una funzionalità del 30%. Ci vorrebbero investimenti importanti, peraltro previsti e che andrebbero sbloccati al più presto, per completare con i raccordi necessari il sistema. Stiamo lavorando in alcune zone centrali della città, ma da progettare e realizzare c’è ancora molto». E’ c’è molto in quasi tutte le altre province, tanto che tra le aree paesaggistiche protette sono in crisi Santa Flavia e Terrasini (nel Palermitano) Castellammare del Golfo nel Trapanese.
A. Lod.”

da La Sicilia

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