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“Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione” ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Parole che indispettiscono il segretario del Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece: “Il ministro ha perso una buona occasione per tacere. Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti però sostiene che l’intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?“.
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha telefonato al procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara per dare “pieno sostegno alle indagini e celerità nell’accertamento della verità e dei colpevoli” e per esprimere “vicinanza alla famiglia Cucchi“. Alfano ha voluto ribadire “fiducia nell’operato della Polizia Penitenziaria che, ogni giorno, svolge i suoi delicati compiti con abnegazione e in contesti difficili. Auspico – ha concluso il ministro – che l’autorità giudiziaria accerti, in tempi brevi, la verità dei fatti“.
Ignoti chi ?
Oggi la procura di Roma ha deciso di procedere per il reato di “omicidio preterintenzionale” (che prevede la reclusione da dieci a diciotto anni), al momento a carico di ignoti.
Ma la decisione del pm Barba non è piaciuta al legale della famiglia Cucchi: “Si procede a carico di ignoti ma credo che coloro che l’hanno avuto in custodia o in cura non sono ignoti. Mi aspetto indagati, mi aspetto che queste persone vengano a dare una spiegazione“.
Catena di complicità
Durissima, infine, la posizione degli avvocati della Camera Penale di Roma: “Non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano abbia potuto subire una fine così orrenda, mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto, poi del pm, del giudice, poi ancora della direzione di Regina Coeli e del suo personale penitenziario e dei medici ed, infine, dell’ospedale. Siamo indignati“.
da “La Repubblica“

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